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Il 2025 è stato l’anno dei metalli preziosi: argento +94%, oro +45%, palladio e platino in rally. Poi, all’improvviso, il crash. Cosa è successo davvero il 30 gennaio?
È stata colpa di Trump, della Fed o c’è qualcosa di più tecnico dietro?

296. L’anno d’oro dei metalli: perché sono così volatili
L'anno record e il crollo dei metalli
Mercato fisico vs. Futures
Le cause tecniche del crollo (Il "combustibile")
Le cause macroeconomiche e psicologiche (L'"accendino")
Il nuovo ruolo industriale dell'argento
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Se andiamo a vedere quali sono stati gli etf ed etc più remunerativi del 2025 per esempio su JustETF, bisogna arrivare al 27° posto in classifica per trovare qualcosa che non sia legato a metalli preziosi o aziende che si occupano di estrazione di metalli preziosi.
Per la cronaca, il miglior ETF non legato ai metalli del 2025 è stato un ETF di iShares sul settore bancario della zona euro, che ha segnato un formidabile + 90%.
Non c’è dubbio che Oro, Argento e altri metalli preziosi abbiano dominato in lungo e in largo e siano stati i vincitori assoluti nel 2025.
In Euro – e quindi già al netto dell’effetto negativo dell’indebolimento del dollaro – le performance sono state esorbitanti:
Argento: +94%
Palladio: +61%
Platino: +52%
Oro: +45%.
Che dire di queste cifre se non:
Oltre alla roboante ascesa, però, abbiamo anche tutti assistito a rovinosi crolli, in particolare quello del 30 gennaio che ha visto soprattutto il prezzo dell’argento accartocciarsi su stesso come l’ennesimo palloncino di Masha e Orso che per una settimana ha abitato il mio soffitto e poi si è lentamente accasciato a terra senza più elio dentro.
Anche visivamente, bisogna dire che il volo di testa del cugino sfigato dell’oro risulta piuttosto impressionante.
Intraday, parliamo di oltre un terzo del valore dell’argento che si è vaporizzato quel giorno.
E da lì in poi, è continuato il viaggio sulle montagne russe che neanche il Raptor a Gardaland.
Bisogna dire che anche oro, platino e palladio non si sono trattenuti, con delle discese che sono andate da-10 a oltre -15% in un giorno.
Ciò non toglie, comunque, che nonostante questi scivoloni, dall’inizio del 2025 al 12 febbraio, quando sto registrando, per tutti e 4 i principali metalli preziosi parliamo di una crescita di prezzo che va dal 70 al 150%
Ora, fatto questo breve recap sull’anno magico dei metalli preziosi, nell’episodio di oggi parleremo di tre cose:
NUMERO UNO: come funziona il mercato dei metalli e in particolare cosa ha determinato quel crollo vertiginoso – soprattutto dell’argento.
E questo è importante perché noi andiamo sempre alla ricerca di motivazioni razionalissime e fondamentali, ma a volte i movimenti più violenti del mercato sono dovuti soprattutto a ragioni tecniche.
NUMERO DUE: cosa ha determinato questa meteorica ascesa dei metalli e probabilmente ciascuno di essi ha una storia peculiare.
NUMERO TRE: vorrei parlare qualche spunto per i portafogli, ma naturalmente ci limiteremo a qualche considerazione di buon senso, perché con i metalli non è che ci siano molti appigli fondamentali.
Eh sì perché con i metalli è sempre un tiro di dadi, sono supervolatili, non è mai chiarissimo perché salgono e perché scendono, a volte hanno sono visti come riserve di valore, altre volte sono legati a cicli industriali e così via.
Comunque sia, investire in metalli non è per cuori deboli.
Se invece non vuoi che anche andare su internet ti faccia venire le palpitazioni, soprattutto quando sei fuori casa e ti attacchi a tutte le connessioni che trovi pur di non rimanere 4 secondi senza scrollare i tuoi reel preferiti, allora puoi usare NordVPN, sponsor di quest’episodio, navigare in totale privacy, connesso da uno dei migliaia di server in tutto il mondo, al riparo da virus, siti fraudolenti e pubblicità ingannevole. E con password manager, hai tutte le password in unico posto invece che scrivertele sul telefono in una sicurissima nota chiamata “Le mie password”.
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Allora, intanto cerchiamo di capire una distinzione fondamentale.
Quando parliamo di investire in azioni e obbligazioni si tratta dello scambio di un titolo che rappresenta un diritto sugli utili di una società o sugli interessi e il montante di un prestito.
In altre parole: con azioni e obbligazioni stai comprando un flusso di reddito.
Con le commodities il discorso è un po’ diverso perché parliamo di una cosa fisica.
Cioè se compri le azioni di Apple non è che ti mandano a casa un pezzo di muro da Cupertino.
Ma se investi in oro o argento, teoricamente stai comprando oro e argento, cioè in molti casi c’è proprio il trasferimento fisico di oro e argento da un caveau ad un altro.
E questa è una discreta seccatura, perché spostare pezzi di metallo da una parte all’altra del mondo non è esattamente la cosa più pratica e veloce del mondo.
Che poi i metalli hanno pure il vantaggio che lì li metti e lì stanno.
Quando invece si tratta di Petrolio, Gas, Grano, Cacao, Uranio e così via, peggio mi sento, c’è tutto un problema di stoccaggio e di deperimento.
Insomma, per farla breve, dalla notte dei tempi gli uomini si sono inventati dei metodi per scambiarsi materie prime senza necessità di scambiarsi fisicamente il bene, ma utilizzando dei contratti che fissano il prezzo di scambio in una data futura.
Naturalmente stiamo parlando dei Futures, che in varie forme esistono probabilmente dal tempo dei Romani, mentre nella versione più o meno attuale esistono dal 1865, quando è stato istituito il Chicago Board of Trade.
Per chi volesse una spiegazione perfetta del funzionamento dei futures sulle materie prime consiglio di guardare Trading Places, più noto in Italia con il titolo: Una Poltrona per due.
Il mercato delle commodities è prettamente un mercato di prodotti derivati.
Ci sono le materie prime sottostanti che hanno un certo prezzo spot quotidiano;
Ma principalmente vengono scambiati contratti su quelle materie prime, generalmente per volumi molto superiori.
Quando quindi parliamo di “prezzo dell’oro” o “prezzo dell’argento” non è che esiste esattamente un unico prezzo.
Ci sono almeno tre prezzi che in qualche modo devono andare a convergere, ma che possono avere anche divergenze temporanee piuttosto significative.
Prendiamo l’oro:
Il prezzo spot è il prezzo delle negoziazioni di oro fisico che viene settato principalmente in due audizioni giornaliere, alle 10:30 e alle 15:00 al London Bullion Market. Qui non si tratta di scambi in borsa, ma di audizioni fisiche over-the-counter come si dice.
Il prezzo dei future invece viene negoziato praticamente H24 al Comex, che è l’exchange dei metalli del Chicago Mercantile Exchange, il CME.
Qui i contratti standard sono per:
100 once d’oro, cioè circa 3 kg, che al valore odierno sono circa 500.000 dollari; e
5000 once d’argento, circa 155 kg, ad oggi circa 400.000 dollari.
Esistono anche mini futures per transazioni più piccoline, ma i big boys sono questi due.
E poi ci sono gli strumenti come gli ETC, che chiaramente cercano di replicare il prezzo spot, ma a loro volta sono soggetti ad alcune oscillazioni perché l’emittente di un ETC emette di fatto una sorta di obbligazione il cui valore è garantito solitamente dalla detenzione del metallo fisico, ma allo stesso tempo l’emittente si copre con i futures su quel metallo. Inoltre il prezzo può essere influenzato da temporanei episodi di scarsa liquidità.
In momenti di forte volatilità i prezzi ballano parecchio e strumenti che replicano lo stesso metallo possono avere performance molto diverse tra loro, anche se poi su orizzonti più lunghi si riallineano.
Ora, per capire bene il patatrac del 30 gennaio dobbiamo considerare due ordini di ragioni:
Uno è il TRIGGER, cioè ciò che ha innescato il movimento al ribasso dei prezzi: l’accendino.
L’altro è, diciamo così, il COMBUSTIBILE, quello che ha amplificato i movimenti creando una sorta di effetto a catena: una stanza piena di gas metano, basta una scintilla e boom!
Il trigger lo sanno anche i sassi: Trump ha nominato Kevin Warsh prossimo capo della Fed,
quando il povero bistrattato Jay Powell lascerà l’incarico e siccome in passato Warsh ha sempre avuto posizioni da falco, quindi politica monetaria restrittiva, controllo del bilancio della Fed e così via, il mercato l’ha subito interpretato come un segnale opposto a quelli che invece avevano mandato sulla luna il prezzo dei metalli fino al giorno prima.
L’oro in primis e come parziale conseguenza gli altri metalli erano saliti molto prima, perché tra le varie cose sembrava che Trump potesse scegliere un capo della Fed un po’ troppo solidale con la sua idea di tenere tassi bassissimi e di indebolire il dollaro.
Ciò era visto con preoccupazione sia per i possibili effetti inflattivi – cioè se tagli i tassi con l’economia che corre rischi di fare esplodere l’inflazione – sia per un possibile ulteriore degrado della situazione del debito degli Stati Uniti, che è già enorme.
Per dirla con due parole molto di moda, oro e altri metalli erano i protagonisti del Debasement Trade, cioè una scommessa sul debasement del dollaro, sulla perdita di valore del dollaro dovuta a debito elevato e alla perdita di fiducia internazionale nei suoi confronti come valuta di riserva globale.
Abbiamo detto tante volte che questo probabilmente è solo parzialmente vero.
Le banche centrali hanno comprato tanto oro negli ultimi anni, vero, soprattutto Cina Russia e altre banche non occidentali;
E il dollaro si è indebolito in maniera significativa, vero anche questo.
Ma ad oggi le probabilità che il dollaro possa essere sostituito come valuta di riferimento globale, almeno in un orizzonte prevedibile, sono quasi zero.
Più di metà delle riserve valutarie estere sono in dollari, oltre metà dei bond globali sono emessi in dollari e 6 fatture su 10 nel mondo sono emesse in dollari.
Inoltre se il mercato vedesse davvero come un problema imminente questa ipotesi di debasement, i rendimenti dei titoli di Stato americani avrebbero dovuto impennarsi per riflettere il maggiore rischio percepito verso il dollaro, ma così non è stato – almeno sinora.
I Treasury a 10 anni rendono oggi meno di un anno fa.
Comunque sia, ci sono stati un po’ di timori sia macreconomici che geopolitici, questo è certo, ma
on top a tutto questo c’è stato anche un massiccio afflusso di investitori, soprattutto retail, una volta che il treno dei metalli è partito e che hanno magnificato le performance.
Ditemi se questa non è la migliore rappresentazione di quanto l’investitore medio globale può essere un clamoroso pecorone certe volte…
Per chi sta solo ascoltando, sto facendo vedere un grafico del Financial Times che fa vedere che gli investitori retail hanno fatto acquisti netti per oltre un miliardo di dollari in ETF sull’argento nel solo mese di gennaio, giusto un attimo prima del più fragoroso crollo dal 1980.
Buy high and sell low nella sua espressione più cristallina.
In parte sarà stato debasement trade, ok, ma in parte – e pure una bella parte – ci sarà anche stata una bella dose di puro trend che si è autoalimentato soffiando sul fuoco della FOMO dell’investitore retail, della sua paura di perdersi l’affare del secolo.
Comunque, dicevamo, Warsh è stato il trigger.
La sua nomina ha probabilmente innescato la miccia.
Qualcuno avrà pensato che un capo della Fed che è sempre stato molto critico verso la Fed quando allentava la politica monetaria avrebbe dato forza al dollaro e ridotto i timori di debasement – e quindi fosse così verrebbe un po’ meno la tesi investimento sui metalli.
Warsh però non è il vero motivo di questo crollo verticale.
Per comprendere il combustibile che ha fatto divampare l’incendio dobbiamo andare nella microstruttura del mercato dei metalli, perché la cosa che probabilmente ha amplificato questo movimento epico è stato soprattutto un fatto tecnico:
Il 28 gennaio il CME ha alzato i margini di garanzia sui futures su oro e argento.
Per capire cosa vuol dire andiamo proprio a vedere come funziona sta cosa.
Sul sito del CME c’è un bell’esempio che spiega proprio la differenza tra investire in un ETF sull’argento e in futures sull’argento.
Il mercato dei futures è molto più grande di quello degli ETF.
Il più grande ETF sull’argento, l’IShares Silver Trust scambia giornalmente l’equivalente di 22 milioni di once d’argento.
Il future standard sull’argento, scambia invece l’equivalente di oltre 400 milioni di once d’argento al giorno. Quello dei future è un mercato molto più profondo e liquido.
Quindi CME scrive “guardate come sono liquidi i nostri futures e soprattutto guardate che bello, vi basta il 5% di margine per avere un’esposizione al 100% del valore nominale di argento in cui volete investire”.
Grandissima opportunità.
E c’è l’esempio
Se tu vuoi investire 10.000 dollari in argento, cosa puoi fare:
Se sei un povero sfigato senza palle ti compri il noioso ETF sull’argento, che per esempio con 10.000 dollari ti dà esposizione a 180 once se il prezzo è circa 55 dollari all’oncia;
Se invece sei figo e cazzuto con 10.000 dollari puoi avere esposizione con un future sull’argento a ben 3.600 once, quindi all’equivalente di 200.000 dollari.
10.000 è il 5% di 200.000.
Così se per esempio il prezzo dell’argento aumenta di un dollaro all’oncia, quello con ETF guadagna 180 dollari, quello con il future guadagna 3.600 dollari, un rendimento del 36%: booom!
Poi sotto in piccolo c’è scritto
I margini sono soggetti a cambiamenti.
Notare che la leva amplifica sia i profitti che le perdite.
Quindi cosa è successo?
È successo che con la crescita senza fine del prezzo dell’argento e la puzza di bolla nell’aria, quelli di CME – che non sono esattamente gli ultimi scemi di questa terra – hanno detto: “sai che c’è” bello tutto, ma noi alziamo i margini di garanzia”.
Attenzione che i margini sono un anticipo sul prezzo del sottostante, ma vengono proprio definitivi come “good-faith” money, cioè denaro in buona fede messo a garanzia dell’investitore sulla sua capacità di onorare le condizioni del future.
Ma non è che CME ha alzato i margini perché sono stronzi, ma perché si tratta di un importante funzione di regolazione del mercato, per contrastare la creazione di situazioni disfunzionali.
Tra l’altro quelli sull’argento non erano al 5% come nell’esempio ma erano già all’11% e sono stati portati al 15%.
Quelli sull’oro sono passati dal 6 all’8%.
Facciamo un esempio numerico, con 1 milione di dollari investito.
PRIMA dell’aumento
DOPO l’aumento
Margine
11%
15%
Cash a garanzia
1.000.000 $
1.363.636
Valore nominale dell’esposizione
9.090.909 $
9.090.909
Se prima con un milione eri esposto a 9 milioni di dollari d’argento, dopo che CME alza i margini da 11 a 15% tu devi mettere altri 363.636 dollari a margine, altrimenti ti viene chiusa la posizione.
Ed è lì che cominciano le vendite da parte di coloro che non sono in grado di mettere altro cash per mantenere aperto il trade.
Ma le vendite causano una discesa dei prezzi e man mano che scendono o gli investitori mettono altri soldi o le posizioni a margine vengono chiuse, ma nuovamente tutto questo porta altre vandite o semplicemente scattano gli stop-loss, che vendono in automatico ad un certo prezzo.
Insomma è facile capire che si crea quindi una reazione nucleare a catena per cui il prezzo collassa fino a stabilizzarsi nel punto in cui viene fatta pulizia di tutte le posizioni con troppa leva e insostenibili.
Alla fine il mercato trova sempre il modo di autoregolamentarsi.
Chiaro?
La leva è una componente implicita nel future ed è una cosa molto positiva in generale perché consente di operare sul mercato delle commodities senza la necessità di tirare fuori in anticipo tutto il cash che serve.
Mettiamo che sono un produttore di cioccolatini e che per proteggermi dal rischio di rialzo del prezzo del cacao compro un future da 10 milioni di dollari sul cacao ad un certo prezzo con consegna tra tre mesi.
Il vantaggio è che non devo tirar fuori 10 milioni di dollari subito, ma magari bastano 500.000 o un milione per bloccare il prezzo di 10 milioni di dollari di cacao.
Però soprattutto sui metalli preziosi, pochi contratti future si chiudono davvero con la consegna del bene fisico, perlopiù restano transazioni su carta per avere esposizione ai prezzi di quei metalli.
Ogni giorno profitti e perdite vengono regolati, quando viene fatto il cosiddetto clearing.
E la stragrande maggioranza delle posizioni viene chiusa o rollata prima della scadenza: la consegna fisica è l’eccezione, non la regola.
Ma perché c’è bisogno del CME, o meglio del COMEX, che come dicevamo è il più grande mercato su cui vengono scambiati i futures sui metalli?
Non basta il prezzo spot?
Eh no, perché il COMEX è un mercato aperto globalmente praticamente 24 ore al giorno ed è quello più liquido e profondo di tutti – anche se soprattutto il mercato dell’argento resta comunque molto meno liquido rispetto ai mercati azionari e obbligazionari, quindi piccole variazioni nella domanda determinano grandi variazioni nei prezzi, come si dice è un mercato più INELASTICO.
La vera price discovery comunque viene fatta nello scambio tra futures, perché appunto è un modo infinitamente più efficiente di regolare le transazioni sui metalli rispetto alla compravendita fisica del bene.
E poi non è solo un mercato per speculare sui prezzi – anzi.
Minatori, industrie, banche e altri attori professionali nel mercato dei metalli usano i futures per coprirsi o per assumersi un certo rischio di prezzo.
Insomma, già quello dell’argento non è un mercato gigante, in più la liquidità è poca perché c’è molta leva, in circostanze estreme come quelle che abbiamo visto, con prezzi alle stelle senza senso, è bastato un piccolo scossone per provocare un bear market in un giorno solo.
Per l’oro in realtà si è trattato dello stesso discorso, solo in misura minore perché il suo è un mercato più grande, liquido e in cui c’erano posizioni meno estreme.
Tra l’altro: quanto oro c’è e quanto ne viene scambiato?
Secondo il World Gold Council alla fine del 2025 erano state estratte 219.891 tonnellate d’oro
Ossia l’equivalente di un cubo di 22 metri per lato.
Il 44% viene usato nella gioielleria
Il 23% per finalità di investimento
Il 18% è detenuto da banche centrali e
Un altro 15% è destinato ad altri scopi, anche di natura industriale.
Strano vero?
Pensare che il metallo più importante del mondo, forse la valuta più importante del mondo secondo alcuni, possa essere racchiusa in un cubotto che ci starebbe tranquillamente tutto dentro al Forum di Assago.
Bene, questo cubotto, ad un prezzo di 5.000 dollari l’oncia, vale 35 mila miliardi di dollari.
Ai prezzi attuali, vale più di un terzo dell’intera capitalizzazione dell’MSCI ACWI.
E ogni giorno, nel 2025, sono passati di mano oltre 360 miliardi di dollari di oro.
Non c’è nessun asset che si è neanche lontanamente avvicinato, in termini di controvalore.
Ovviamente ciò sarebbe impossibile se si trattasse ogni volta di consegnare fisicamente l’oro da una parte all’altra e si capisce perché il grosso del mercato sia costituito da scambi di contratti future.
Detto questo, l’oro è cresciuto tanto per motivi che abbiamo detto molte volte no:
Debolezza del dollaro;
Tassi reali in discesa (per ora);
Timori sulla tenuta dei debiti
Acquisti delle banche centrali e
Momentum.
L’argento invece ha una storia solo parzialmente assimilabile a quella dell’oro.
Nell’episodio 213 uscito il 14 maggio dell’anno scorso avevamo spiegato perché una corsa dell’argento potesse essere in agenda, anche se nessuno si sarebbe mai sognato una roba del genere.
In pratica la chiave è il rapporto tra il prezzo dell’oro e quello dell’argento.
La media storica è intorno a 61, quindi un’oncia d’oro costa 61 volte un’oncia d’argento;
Ogni volta che questo rapporto ha superato le due deviazioni standard dalla media e in pratica è andato oltre 100, il prezzo dell’argento ha sempre poi corso molto per “recuperare”.
A maggio il rapporto era addirittura a 102: oro intorno ai 3.000, argento sotto i 30 dollari; da lì in poi sapete come è andata e c’è ancora qualcuno tra voi che ha benedetto quell’episodio.
L’argento tende a fare questi movimenti, a recuperare sull’oro, per due ragioni:
Da un lato perché spesso l’oro sale in contesti di tensione economica, che poi sono seguiti da riprese industriali durante le quali l’argento rappresenta una risorsa importante;
Dall’altro perché banalmente rappresenta una sorta di scommessa a leva sull’oro, e quindi tende ad oscillare molto di più, in positivo e in negativo.
L’ultima volta che l’argento ha fatto una corsa paragonabile a quella del 2025 è stato nel 1979 (che è stato anche il miglior anno di sempre per l’oro).
Al picco, il rapporto tra oro e argento era crollato a 19.
E infatti nel 1980 l’argento ha avuto il suo peggior tracollo di tutti i tempi.
Oggi a quanto siamo?
Nel momento in cui sto scrivendo:
Oro intorno ai 5.100 dollari
Argento intorno a 80 dollari.
Il Gold/Silver ratio è quindi intorno a 63, giusto un pelo sopra la media storica.
Da qui non si può trarre una particolare indicazione statistica sul comportamento futuro.
Può succedere di tutto, ma come dicevamo anche a inizio gennaio, quando abbiamo fatto finta di essere l’hedge fund che conosce in anticipo tutti i trade migliori dell’anno, non sembra ci siano particolari motivazioni per avere grandi posizioni sull’argento andando avanti.
Anche se per esempio c’è Michael Widmer, Head of Metals di Bank of America, che continua a confermare la sua stima di fine anno per l’argento tra 135 e 309 dollari l’oncia, il che sarebbe una crescita fino a quasi 4 volte i valori di oggi.
Anche lui fa riferimento al Gold/sIlver ratio, ritenendolo piuttosto compresso – anche se sinceramente non mi pare che lo sia, a meno che l’oro non continui a correre.
C’è però sicuramente un’altra cosa che ha tirato molto l’argento nel 2025 – e quindi qui si tratta di capire se nel 2026 e oltre sta cosa rappresenti più un rischio o un’opportunità.
Diversamente dall’oro, l’argento ha un largo impiego industriale, soprattutto in settori che oggi sono molto hot e che tanti considerano sull’orlo di un boom:
Transizione energetica (sono fondamentali per esempio per i pannelli solari);
Elettrificazione, servono per esempio da 25 a 50 grammi di argento per ogni singola auto elettrica;
E ovviamente l’AI che è più o meno direttamente connessa alla domanda per l’argento. Non è che direttamente l’AI richiede l’argento, però la crescita di domanda di data center, elettricità e infrastrutture genera maggiore domanda di componentistica ed elettrificazione, dove invece l’argento è largamente usato
E questo non è un tema mica da poco, perché le previsioni sulla domanda di elettricità legata ai data-center sono esponenziali.
Secondo l’agenzia internazionale per l’energia, entro il 2030 i datacenter negli Stati Uniti saranno responsabili del 10% dell’intero consumo di elettricità.
Questa cosa naturalmente ha tutta una serie di potenziali ripercussioni negativi, ma è anche potenzialmente correlata ad una maggiore domanda di argento, che è un eccellente conduttore di elettricità, per tutta la componentistica necessaria per il funzionamento di un data center.
Come dicevamo, diversamente dall’oro che ha soprattutto altri impieghi, le applicazioni industriali dell’argento assorbono ormai 2/3 della domanda complessiva, in crescita praticamente costante dal 2012, quando meno di metà della domanda di argento era destinata a scopi produttivi.
Nell’ultimo anno abbiamo quindi avuto questa singolare combinazione di:
Tensioni macroeconomiche che hanno spinto il prezzo dell’argento, assieme a quello dell’oro, come riserva di valore e allo stesso tempo
Aspettative di boom industriale dove l’argento rappresenta una risorsa piuttosto critica.
Come sempre bisogna provare a indovinare quanto sia già scontato nei prezzi o se invece i due fattori appena citati sono stati addirittura sottovalutati.
Cioè, si tratta di indovinare se questa crescita comunque mostruosa dell’argento, nonostante il tonfo di fine gennaio, abbia già pienamente scontato i timori macroeconomici e geopolitici che conosciamo E allo stesso tempo il boom di produttività che ci si attende, soprattutto grazie all’AI.
Se una delle due cose non solo viene meno, ma porta ulteriori sorprese, allora potrebbe saltare il sostegno a questa corsa.
Servono probabilmente queste tre cose perché la corsa dell’argento continui:
La fiducia nell’indipendenza della Fed deve venire ulteriormente minata – magari accompagnata da notizie sorprendentemente negative sull’inflazione o sui tassi di interesse
[aumento sfiducia su indipendenza Fed]
L’entusiasmo degli investitori retail deve ulteriormente infuocarsi
[entusiasmo investitori retail]
Infine servirebbe qualche shock tra domanda e offerta: se la crescita di domanda industriale non viene sufficientemente sostenuta dall’attività di estrazione, che peraltro è piuttosto piatta almeno da 5-6 anni, allora questo farebbe pressione al rialzo sui prezzi.
Serve quindi un allineamento non da poco.
Una normalizzazione della situazione della Fed con Warsh alla guida e un’AI meno meravigliosa delle aspettative cambierebbero il quadro.
Sembra che stia suggerendo che sono scettico su un’ulteriore crescita dell’argento.
In realtà non ne ho idea, se avessi 10.000 € da investire e potessi scegliere solo tra ARGENTO e CASH, probabilmente farei metà e metà.
Sono pavido e ignavo, lo so, Dante mi metterebbe nell’anticamera dell’inferno a correr dietro nudo ad un vessillo insignificante per l’eternità punto da vespe e mosconi.
Ma d’altra parte è un’impresa indovinare il fair value di un’azione che rappresenta un’azienda che produce cose vendute nel mondo reale, figuriamoci con un metallo.
Detto tutto questo, cosa ci possiamo portare a casa?
Purtroppo è un terreno minato quello delle commodities – e sinceramente faccio fatica ad avere una posizione netta.
Proviamo a mettere giù qualche punto:
NUMERO UNO: ha senso avere una parte del portafoglio investita in metalli per il lungo termine?
L’oro probabilmente è il metallo più adatto ad una posizione di lungo termine. Ancora una volta ha dimostrato di essere ciò che la maggior parte dell’umanità continua a considerare la riserva definitiva di valore.
In questi giorni in cui si bistratta tanto Bitcoin – e in questo, da non investitore in Bitcoin e non amante di Bitcoin, secondo me vengono dati giudizi un po’ troppo frettolosi sulla sua “ennesima” imminente fine – cmq dicevo, pur non pensando che l’epopea di Bitcoin sia affatto finita, mi ha fatto spaccare Paul Krugman, noto economista premio Nobel per l’economia nel 2008, che qualche giorno fa da Bloomberg ha detto: “alla fine è saltato fuori che il “nuovo oro, the new gold … è proprio l’oro” e non Bitcoin.
Quindi sembra che la narrativa: “quando ci sono problemi compro oro”, sia ancora ben salda nel mondo.
L’argento, e a maggior ragione Platino e Palladio, hanno una connotazione molto più industriale.
Probabilmente vengono trainati in certi momenti dall’oro quando domina la narrativa della ricerca di depositi di valore fisici, in un mondo che sta mettendo in dubbio il valore degli asset nominali.
Detto questo, a loro manca proprio il radicatissimo significato culturale che ha l’oro e che esattamente ciò che ne fa un asset di ultima istanza.
Alla fine sono tutti sassi che si trovano sottoterra.
Il motivo per cui l’oro è l’oro è il valore simbolico universale che gli attribuiamo.
Gli altri metalli hanno millenni di consolidamento culturale da recuperare.
Detto questo potrebbe avere senso un’allocazione a tutti i metalli preziosi, perché no. In questo periodo si sono mossi in tandem, ma non è che sia sempre stato così.
Negli ultimi 10 anni andiamo dal +132% del Platino, al +444% dell’argento, quando l’S&P 500 in mezzo ha fatto +268%, giusto per avere un termine di paragone.
Esistono ETC che per esempio permettono di esporsi a tutti e quattro i principali metalli preziosi, così da catturare eventuali singoli exploit, come quello del palladio che era quadruplicato di valore tra il 2016 e il 2021.
A puro titolo di esempio – e naturalmente non è in alcun modo un suggerimento di investimento, ma ne ho preso uno a caso – Wisdomtree ha un ETC quotato da più di 10 anni che replica oro, argento, platino e palladio, con l’oro che pesa più di metà, un quarto argento, e circa il 17% gli altri due
Una cosa del genere può rappresentare un’idea “comoda” per avere esposizione ai metalli preziosi senza troppi sbattimenti e ragionevolmente sovrappesando l’oro.
Ma ripeto, non è affetto neanche un’allusione ad un consiglio di investimento.
È un tipo di strumento che ha senso se uno ritiene di volere quest’esposizione: io non do per scontato che sia una cosa necessaria.
NUMERO DUE: quanto dovrei averne in portafoglio?
Qui la risposta è già più sottile.
Probabilmente se uno aveva in mente di avere in portafoglio una certa quota di oro, quella stessa quota la potrebbe suddividere su più metalli invece che aumentare la quota complessiva, che toglierebbe spazio ad altri asset come azioni e obbligazioni.
In fondo questi ultimi hanno rendimento reale atteso positivo.
I metalli no.
Un bel giorno magari il platino cadrà in disuso e l’argento non si userà più nei pannelli solari.
Ho letto sul WSJ qualche giorno fa che per esempio fatto 100% il costo per produrre un pannello fotovoltaico, l’argento è passato dal costare 5% del totale al 30%.
Questo nel breve è un bene per l’investitore in argento, ma allo stesso tempo un prezzo oneroso incentiva la ricerca di soluzioni industriali alternative che potrebbero rendere la materia prima inutile ad un certo punto.
Un’azienda può innovarsi.
Un metallo quello è da quando esiste l’universo e quello resta.
Come regola di massima si potrebbe fare un ragionamento di questo tipo:
Quanto sono disposto a mettere permanentemente a rischio? Non so, il 2% del portafoglio;
Qual è la volatilità attesa da quel metallo o basket di metalli? Se con un indice di azioni globali ci aspettiamo una deviazione standard del 15-16% annualizzata, con 4 metalli probabilmente 25% ci sta tutta.
Prendo la quota che sono disposto a perdere, divido per la volatilità attesa e ho trovato la mia quota ragionevol.
Esempio: portafoglio da 100.000 € per fare i conti facili
Valore portafoglio
100.000 €
Quota massima a rischio
2.000 €
Volatilità attesa
25%
Quota investibile
8%
2% sono 2.000 €, 2.000 diviso 25% fa 8.000 €, l’8% del mio portafoglio.
8.000 € potrebbe essere la quota complessiva di investimento in metalli che sarebbe coerente con il mio profilo di rischio, o almeno con questa mia valutazione soggettiva.
Non è che questo ragionamento migliora il rapporto tra rischio e rendimento del portafoglio – né è una garanzia rock-solid di non perdere soldi.
Dice solo che è un’allocazione coerente con quanto sono disposto a tollerare e con l’idea di avere un asset o un set di asset generalmente poco correlati con le azioni e, cosa comunque non da poco, spesso inversamente correlati con i destini del dollaro.
Quell’ETC di WisdomTree dal lancio ad oggi ha reso oltre l’8% all’anno.
Con il senno di poi sarebbe stato un diversificatore di gran lunga migliore dei titoli di Stato.
Per il futuro… chissà.
Le materie prime comunque sono molto particolari, non vanno mai confuse concettualmente con asset che generano flussi di cassa.
Hanno delle logiche completamente diverse e soprattutto hanno una gigantesca path dependece: quando inizi ad investirci e il percorso che fanno conta molto di più che con le azioni, per via dell’elevatissima volatilità.
Negli ultimi 40 anni i metalli preziosi hanno reso complessivamente bene, ma se per esempio escludiamo la performance astronomica del 2025, dal 1985 al 2024 avrebbero reso tanto quanto titoli di Stato, a fronte però di molto più rischio – almeno stando al backtest disponibile su portfolio visualizer.
Conclusione:
Oro, argento e altri metalli hanno senso come asset per diversificare il portafoglio, probabilmente sì, anche se l’oro sembra giocare in un campionato a parte, essendo poco legato ai cicli industriali e per il suo valore culturale;
Hanno però una volatilità elevata in primis per motivi strutturali, legati a come funziona il trading di materie prime, oltre ad altri fattori, tra cui il fatto che si muovono esclusivamente per variazioni della domanda o per shock di offerta, non hanno flussi di reddito da scontare. Questa ampia volatilità aumenta la path dependance, quindi il rendimento effettivo dell’investitore può essere MOOOOLTO diverso da quello dell’asset.
Infine …
Bene cari miei, fine dell’episodio, che spero come sempre vi sia piaciuto e che vi abbia dato qualche utile spunto in questo periodo in cui i metalli sono tornati grandi protagonisti sul palco della finanza.
Presto arriveremo al mitologico episodio 300, in cui ci sarà un ospite eccezionale, forse il simbolo globale della finanza personale.
Ma le sorprese non finiscono qui, perché sia prima che dopo avremo altri due personaggi pazzeschi che verranno a trovarci – e vi dico solo che uno dei due qualche anno fa è passato da Stoccolma a ritirare un noto premio.
In attesa di questi che si candidano a diventare 3 tra gli episodi più clamorosi della storia di The Bull, vi invito a mettere segui e attivare le notifiche su Spotify, Apple podcast e Youtube per supportarci e permetterci di continuare a produrre contenuti metallari sempre nuovi.
Per questo episodio invece è davvero tutto e noi ci rivediamo lunedì prossimo con un nuovo appuntamento assieme, sempre qui, naturalmente con The Bull v. – il tuo podcast di finanza personale.
Quando capisci come funziona la finanza… ti viene voglia di raccontarla!
Veramente veramente raccomandato! la finanza personale riassunta alla perfezione! e spiegata partendo dall'ABC! Ottimo anche da ascoltare a velocita 1,5x!
Giorgia R., 23 Gen 2025Ho seguito tutte le puntate! Grazie veramente
Amalia A., 17 Set 2025La mia ignoranza in materia mi ha sempre creato dei dubbi, ma grazie a un amico ho iniziato ad ascoltare il podcast. Per fortuna che ho 24 anni e un po' di tempo e soldi da dedicarmi a imparare le varie nozioni per me stesso. Grazie mille!
Luca G. 10 Ott 2025Riccardo mi ha letteralmente cambiato la vita e fatto scoprire che amo la finanza, ho ascoltato il podcast già due volte e non mi stufo mai di ascoltarlo, parla in modo semplice e chiaro
Massimo D., 23 Set 2025Podcast piacevole, scorre veloce ma in modo estremamente chiaro, spiega i concetti chiave per gestire le proprie finanze, fornendo la classica cassetta degli attrezzi. Complimenti, davvero ben fatto!
Massimiliano, 29 Mag 2024Non sono solito a mettere recensioni e specialmente non ascolto podcast, ma da quando ho iniziato questo, faccio fatica a staccarmi, e quasi non posso più fare a meno di ascoltare e arricchirmi culturalmente.
Andrea V., 22 Set 2025Podcast che dà sempre spunti interessanti che personalmente mi ha fatto appassionare alla finanza personale spingendomi ad approfondire in prima persona.
Lorenzo, 13 Mar 2025Da quando l'ho scoperto in 15 gg mi sono ascoltato 150 puntate senza fermarmi, ho annullato gli altri podcast per portarmi alla pari ed ascoltare tutte le precedenti puntate, ben fatto, esattamente il livello di informazione che mi serviva
Gianluca G., 11 Set 2025Dovrebbero ascoltarlo buona parte degli italiani e io avrei dovuto scoprirlo con qualche anno in anticipo ma meglio tardi che mai
Matteo C., 3 Set 2025