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per continuare a costruire le tue finanze, un passo alla volta. Capire cosa sta succedendo sui mercati non serve a prevedere il futuro, ma a prendere decisioni più consapevoli.
In questa puntata un ospite che ci ricorda quanto l’Italia sia eccezionale, nel bene e nel male. Davide Passero , CEO Alleanza Assicurazioni e Country Chief Marketing & Product Officer di Generali Italia, mette in evidenza quanto la cultura assicurativa nel nostro Paese non sia ancora così diffusa.

301. La protezione dai rischi di longevità come strategia finanziaria con Davide Passero
Proteggersi prima per investire meglio
L'inverno demografico
La gestione irrazionale del rischio
Sanità privata e Long-Term Care
Il gap previdenziale
L'emergenza dell'educazione finanziaria
Intelligenza Artificiale nelle Assicurazioni
Riccardo:
Caro Davide, benvenuto a The Bull. Grazie, grazie Riccardo, grazie dell’invito.
È un piacere avere qui un pezzo di storia del mondo assicurativo italiano.
Davide Passero:
Beh, è una storia lunga quella della nostra compagnia. Siamo nati nel 1898 e quindi di strada se n’è fatta tanta, si è attraversato il Novecento, il secolo breve, e adesso ci accingiamo a vivere da grandi protagonisti. In un periodo che di incertezza non è assolutamente, tra l’altro, tranquillo, sereno.
Così nulla, così nulla, ma anche gli ultimi anni sono stati abbastanza sfidanti, diciamo.
Riccardo:
Ci siamo annoiati. Sì. Tu hai fatto una vita intera in questo mondo, in particolare poi nel gruppo generali.
Davide Passero:
Beh, in verità io sono in generali da tanto, perché ho tanti anni, ma ho spaziato un po’ dalla tecnologia al settore finanziario, al settore assicurativo, ho lavorato in Omnit Vodafone, sono stato il capo del digitale della RAI, poi ho lavorato in Deutsche Bank, banca generali e poi assicurazioni generali, poi Alleanza, Generatella a Trieste.
Riccardo:
Tutti questi temi, la tecnologia e la finanza, poi ritorneranno nel corso dell’IDH. Diciamo che ha aiutato, aiuta, sì, aiuta. Beh, se dovessimo sintetizzare dopo più di un secolo di vita, oggi, il posizionamento della tua società, il payoff è proteggersi prima per investire meglio.
Perché avete scelto questa definizione e che cosa significa?
Davide Passero:
Allora, un po’ di background sulla compagnia, la compagnia oggi è la quarta compagnia a vita del Paese e nelle prime tre dieci compagnie nel ramo salute ed infortuni, quindi noi lavoriamo a contatto con un mercato di massa, abbiamo due milioni di clienti e abbiamo questa aspirazione, che è quella di dare un nostro contributo come assicuratore responsabile, socialmente responsabile, dare un contributo allo sviluppo delle famiglie, nostri clienti. Allora, proteggersi prima per investire meglio non è uno facile slogan, è una affermazione di volontà di creazione di valore attraverso due considerazioni.
La prima, gli italiani sono esposti a rischi e sottoassicurati, questo rispetto a qualunque tipo di analisi confronto media europea siamo sotto, ma siamo sotto non perché l’italiano sia antropologicamente uno che accette il rischio, tutt’altro, la verità vera è che siamo diversamente assicurati e la principale forma di assicurazione in Italia è quella di detenere del denaro, del risparmio perché non si sa mai, certo, e lo si detiene su conti correnti tipicamente o comunque investimenti molto liquidi, giustamente, perché potrebbe essercene bisogno quanto prima, allora quello che noi diciamo è che se noi riusciamo a rendere consapevoli le persone che tenere denaro su conto corrente è una forma inefficiente di assicurazione e invece è più efficiente quello di avere una copertura assicurativa, allora si smobilizza questo risparmio, lo si può orientare ad investimenti più rischiosi, con un orizzonte temporale più lungo, con un maggior livello di diversificazione e quindi alla fine ottenendo risultati migliori in termini di rendimento di questo risparmio.
Riccardo:
Sì perché è un grosso tema che si farà sempre più pressante e che guardando al futuro stanno cambiando dei presupposti che magari dieci, venti, trent’anni fa non erano così scontati perché la vita si sta allungando e questa è una cosa sicuramente positiva, ma dal punto di vista finanziario una vita troppo lunga in realtà diventa un problema quando mancano gli altri elementi all’interno di un’economia che devono sostenere questa cosa, noi abbiamo una bassa crescita, abbiamo delle tensioni sul sistema pensionistico, sul sistema sanitario, quindi quali sono le conseguenze più importanti in una popolazione che andrà via via di invecchiare senza un ricambio adeguato a sostenerla?
Davide Passero:
Sì hai detto bene, il tema demografico, il cosiddetto inverno demografico, che è italiano ma non solo italiano, è un tema che attraversa tutto l’Occidente, ma in Italia è particolarmente accentuato, è un tema che è strettamente correlato alle dinamiche di sviluppo economico e devo dire che se ne parla poco rispetto ad altri determinanti, di impatto economico, l’intelligenza artificiale, la tecnologia, che incidono, sono importantissime sulla produttività eccetera, però il tema demografico è un tema centrale e che si muove lentamente ma ineludibilmente e in Italia questo significa che la popolazione decresce e invecchia. Noi in Italia abbiamo raggiunto il picco di nascite nel 63, oltre un milione di nuovi nati, l’anno scorso sono stati 300.000. Noi all’inizio degli anni Ottanta in Italia avevamo 56 milioni di abitanti con un’incidenza degli immigrati irregolari 300.000, assolutamente trascurabile. Oggi noi abbiamo, anziché 56, 58 milioni di abitanti, però con 5 milioni di immigrati irregolari, il che vuol dire che, anzi, 59 milioni di abitanti, 5 milioni di irregolari, netto dell’immigrazione la popolazione dagli anni Ottanta a oggi in 50 anni è scesa di 2 milioni di persone, cioè come se la città di Milano fosse sparita. Questo è il trend demografico. Accanto a questo abbiamo il fatto che non solo le nascite calano, ma come ricordavi per fortuna si vive più a lungo.
Si vive più a lungo ma significa avere una maggiore quota di persone che in età pensionistiche e che quindi di fatto a livello di collettività, di comunità, sono consumatori netti di reddito, perché non producono reddito e consumano risorse e questo dal punto di vista economico ha un impatto. Sempre negli anni 70 noi avevamo tre lavoratori per ogni pensionato, oggi abbiamo un lavoratore e mezzo per ogni pensionato. I lavoratori sono quelli che producono quel reddito che anche i pensionati consumano e da questo punto di vista l’immigrazione irregolare ci aiuta perché sono lavoratori, sono tendenzialmente più giovani e quindi anche grazie a questo il sistema ha dei problemi, ma dei problemi che si manifestano con maggiore lentezza, ma che ci sono.
Questo vuol dire la pressione sui sistemi pensionistici, sui sistemi sanitari, il servizio sanitario nazionale, la distribuzione della ricchezza, l’educazione, veramente ha un impatto incredibile.
Riccardo:
E uno dei temi era nel 2050 probabilmente avremo un pensionato e un lavoratore. Serve un’aritmetica elementare per capire che questa cosa non può stare insieme o comunque avrà degli impatti chiaramente sulla qualità della tua vita, quindi devi iniziare molto prima a capire come salvaguardare la qualità della vita della tua famiglia, come proteggerti da eventuali rischi. E una cosa che mi ha sempre affascinato il mondo assicurativo è che il mondo assicurativo è il mondo della statistica e della probabilità, perché tutto quello che fa un’assicurazione si basa su un’analisi pazzesca di dati che cercano di in qualche modo prevedere il futuro e girare le probabilità ovviamente a favore dei propri servizi per i propri clienti.
Invece noi abbiamo un problema, noi come esseri umani, nella comprensione della probabilità. Non siamo bravissimi a capire quale può essere l’impatto di un certo evento finché non lo tocchiamo e quindi quando pensiamo a proteggerci pensiamo a cose che, ma sì, figurati se capiterà, figurati se un evento raro succederà a me. Invece probabilmente sarebbe importante iniziare a comprendere il tema del rischio in termini di probabilità e impatti invece che come reazione ad eventi catastrofici che però sono estremamente rari da verificarsi, in maniera tale che diventino parte integrante del processo decisionale quando uno decide come pianificare le proprie finanze.
Ecco, come cambierebbe se uno incorporasse la persona, il singolo investitore, il singolo risparmiatore, incorporasse questa idea di gestione del rischio nelle decisioni che prende nel corso della vita?
Davide Passero:
Il punto di partenza è un punto legato a una cifra culturale e soprattutto di educazione, educazione finanziaria assicurativa, poi magari dopo ne parleremo, ma in Italia non è diffuso, come per esempio in altri paesi d’Europa, questa abitudine, questa attitudine ad affrontare tematiche finanziarie assicurative con una logica di estrema razionalità. Ti faccio un esempio che secondo me è eclatante e illuminante da questo punto di vista. Gli italiani sono dei grandi proprietari, grandi proprietari di casa, giustamente per fortuna la casa, tutte le statistiche, anzi tutte le indagini che facciamo dicono che la salute e la casa sono i due beni che vengono giudicati più preziosi.
Ebbene oggi in Italia un italiano su tre è assicurato, ha la casa assicurata, un italiano su tre e gli altri due su tre non hanno una casa assicurata, ma il problema è anche un problema banalmente di sensibilità, cioè l’assicurazione sulla casa in Italia costa meno, anzi quasi la metà dell’assicurazione dell’auto. È chiaro, l’auto è obbligatoria, la casa non è obbligatoria, ma non è un tema di obbligatorietà, è un tema di evitare che dei rischi, magari anche remoti, anche se purtroppo come sappiamo con l’avvicendamento e i cambiamenti climatici, soprattutto i rischi derivanti da agenti atmosferici, sono fortemente aumentati. Ma detto questo, il tema non è che l’evento è raro, il tema è che c’è una probabilità bassa ma quando accade ha un impatto devastante, devastante e quindi è quasi assolutamente, come dire, è contro logica il fatto che io sia proprietario di una casa che vale centinaia di migliaia di euro e non abbia un’assicurazione che costa 300 euro l’anno.
Non sto dicendo che 300 euro sono pochi per parte della popolazione, comunque sono soldi rilevanti, ma io credo ben indirizzati rispetto a, certo che poi se a fronte di questo tengo i soldi sul conto corrente, che rendono nulla perché stanno sul conto corrente, è chiaro che magari con una parte di quel rendimento potrei anche permettermi di pagare l’assicurazione sulla casa e quindi, come dire, avere una composizione più equilibrata e soprattutto non essere esposto a rischio, perché questo rischio quando accade è devastante e quel risparmio che avevo accumulato per anni svanisce.
Riccardo:
Si tratta di tagliare la coda sinistra, come viene chiamata nelle discussioni, gli eventi rari ma che quando capitano?
Davide Passero:
E’ evidente che è un approccio razionale. Cosa succede? Che poi invece sono i picchi di assicurazione sulla casa quando ti fanno vedere le devastazioni dell’inondazione in Emilia Romagna.
Allora lì c’è il picco di assicurazione, perché il tema, e qua dobbiamo ricordare, il tema della decisione di assicurarsi è una decisione razionale ma anche molto emotiva, perché si va a toccare alcuni temi che sono particolarmente ansiogene da un lato e rilevanti dall’altro, l’educazione dei figli, la salute, come dicevo prima, quindi c’è un livello anche di emotività nelle decisioni che non va trascurato.
Riccardo:
Si beh, ci sono tanti condizionanti psicologici nelle nostre decisioni, qui da qualche parte, eccolo qua, c’è Caneman, pensieri lenti e veloci, parla spesso di assicurazioni perché è uno degli ambiti dove si vede davvero questa cosa, c’era il famoso esempio per esempio dopo l’11 settembre, tante persone negli Stati Uniti che si assicuravano contro problemi terroristici anche se avevano assicurazioni che coprivano già potenzialmente eventi terroristici perché il framing di quell’evento lì aveva un impatto nell’esperienza, invece il fattore emoto non ce l’ha. Tornando al tema del lungo termine, diventerà sempre più pressante il concetto di long term care, cioè di prendersi cura del nostro lungo termine, legato ovviamente al tema della salute che diciamo era l’altro grande pilastro. Tanto qual è la differenza tra spesa sanitaria e spesa di non autosufficienza?
Davide Passero:
Beh, sono due ambiti complementari. Spesa sanitaria, punto di partenza, bisogna affermare con forza e con io credo anche orgoglio che l’Italia ha uno dei migliori sistemi sanitari nazionali dell’Occidente e questo è una nota di merito. Cosa accade però?
Accade che questo servizio sanitario nazionale, che è la seconda spesa del bilancio pubblico dopo quello delle pensioni, e anche il tema delle pensioni l’abbiamo parzialmente toccato, ma la spesa sanitaria nazionale sono 150 miliardi di euro l’anno. Allora questa spesa sanitaria, noi abbiamo un servizio sanitario universale, copre tutta la popolazione, tutti i cittadini, ma è evidente che avendo una quota di popolazione che invecchia, il consumo pro capite di spesa sanitaria aumenta e la disponibilità, dati vincoli di bilancio che abbiamo, di espandere la spesa sanitaria è bloccata o limitata, perché poi è chiaro, è facile dire bisogna aumentare la spesa sanitaria, poi bisogna trovare i soldi nel bilancio dello Stato per aumentare quella, poi c’è la difesa, poi ci sono le pensioni, è chiaro che, se sarebbe bello poter aumentare tutto, abbiamo un vincolo che come sappiamo è un vincolo binding europeo, per cui le spese del Stato e il rapporto il debito pubblico non può non può salire, e quindi il tema è che accanto alla spesa sanitaria pubblica esiste comunque una spesa sanitaria privata che sono 40 miliardi, 150 quella pubblica, 40 miliardi quella privata e questa privata ancora una volta sono soldi come si dice out of the pocket, cioè che uno prenda il proprio portafoglio e paga il servizio sanitario privato, perché molto spesso quando ho un’urgenza dal punto di vista della salute non posso permettermi di aspettare, certo, tanto si parla della sanità pubblica, della accessibilità alla salute sul servizio sanitario nazionale, ma la spesa alla salute banalmente non è guidata dal fatto che un istituto di cura guadagna di più se fai la, per se vai come privato e invece sei in coda se vai col servizio sanitario nazionale, non è questo, è che la regione assegna un budget di spesa ad ogni istituto di cura e quindi questa spesa se viene saturata per poter avere nuove disponibilità bisogna aspettare che si liberi, ed è per questo che uno dice ma come vengo domani, mi operi domani mattina invece col servizio sanitario nazionale devo aspettare 8 mesi, sì ma non è un problema, il problema è che tu potresti venire domani mattina anche col servizio sanitario nazionale, il problema è che lo Stato in quel momento non ti dà disponibilità di spesa, quindi questa dinamica fa sì che sia costretto a andare sul servizio sanitario nazionale che funziona, va benissimo eccetera, ma quando ci sono casi di urgenza il tema dell’accessibilità alle cure diventa una priorità. L’ultimo punto ancora una volta poca assicurazione, nel senso che poi 40 miliardi di spesa sanitaria privata accanto ai 150 di public, ma di questi 40 miliardi solo il 10% è coperta da polizze assicurative quindi da rimborso e quindi il resto proprio ancora una volta i famosi soldi che stanno sul conto corrente che se non si è incendiata la casa ce li ho disponibili per farmi curare, è un sistema, ripeto, di assicurazione fai da te che è assolutamente poco efficiente, certamente poco efficiente. Secondo me
Riccardo:
ci stiamo abituando troppo lentamente rispetto al cambiamento in atto a questo passaggio da una situazione precedente in cui la sanità in qualche modo era data per scontata come garantita per tutti, però con un’età media ovviamente che era anche più bassa, una popolazione lavorativa che andava avanti a lavorare di più e invece l’aumento della vita, le situazioni che abbiamo descritto prima creano un rischio maggiore in termini di long-term care che forse non è ancora adeguatamente compreso.
Davide Passero:
Sì prima ho parlato della spesa delle cure, tu avevi detto qual è invece il tema di long-term care che è complementare a questo, sull’on-term care non stiamo parlando, perché poi non gli piacciono i termini inglesi, ma stiamo parlando di non autosufficienza nella terza e quarta età, allora la non autosufficienza nella terza e quarta età non è necessariamente legato a patologie o a patologie come dire che richiedono cure attive ma richiedono assistenza, assistenza domiciliare ed è questo il tema della non autosufficienza, la necessità di avere persone anziane che vengano assistite e tipicamente al domicilio perché non hanno patologie che richiedono un ricovero. Allora come viene affrontato in Italia questo? Viene affrontato in famiglia, i caregiver in Italia, famoso tempo di cura, coloro i quali o coloro le quali, perché poi è prevalentemente un’attività femminile, si dedicano all’assistenza ai genitori anziani, tipicamente sono in Italia 8 milioni di persone impegnate parzialmente o giornalmente in attività di assistenza agli anziani e quindi questo è un altro di quegli aspetti che impatta sulla qualità della vita e sullo sviluppo economico anche del paese perché poi parliamoci chiaro, è chiaro che dedicarsi personalmente e perché banalmente altrimenti occorre pagare centinaia di euro al mese, questa volta sì, per avere un’assistenza professionale al domicilio e anche qua ci sono forme di assicurazione che coprono il rischio di non autosufficienza e quindi forniscono poi una rendita mensile che consente poi di coprire parzialmente o totalmente le spese per un’assistenza domiciliare.
Pochissimo diffusa in Italia però c’è alta sensibilità e devo dire che i tassi di crescita sono significativi di questo segmento che viene utilizzato sia da persone responsabili che lo fanno per se stessi, quindi vogliono evitare che in futuro di poter, di dover gravare su familiari piuttosto che di figli che lo fanno per coprendo i genitori proprio per per prevenire questo tipo di situazione e ripeto è complementare alla spesa sanitaria che invece quella per la cura della persona insomma. Sono tematiche, come dire, tornando all’inizio tutte legate alla dinamica dinamica demografica che è irreversibile, cioè non succederà che improvvisamente l’orologio torni indietro e la gente comincia a diventare più giovane.
Riccardo:
C’è un meccanismo proprio meccanico banalmente perché mi è capitato di fare un episodio prima di Natale toccando questi questi temi e avevo visto un report dell’istat credo fosse, che diceva che non ci sono abbastanza donne nate tra gli anni 80 e gli anni 90 che sarebbero quelle in età fertile oggi per invertire questo questo trend, quindi è una cosa che richiede tempi molto molto lunghi per per riadattarsi e quello che si può fare forse è rallentare il tasso di declino ma per farlo
Davide Passero:
invertire… Allora come dicevo prima lo puoi rallentare e comunque la componente di flussi migratori regolari è indispensabile proprio per per i motivi che dicevi, i tassi di letalità sono tali che non consentono di invertire questo trend se non si aumenta la quantità di persone in età in grado di riprodursi quindi in età fertile e quindi questo questo è lo stato ripeto dell’Italia ma dell’Occidente in generale.
Riccardo:
L’altro grande tema che è la prima voce di bilancio del nostro paese ovviamente quello che riguarda la spesa previdenziale, sta cambiando qualcosa, a luglio ci saranno qualche aggiornamento importante anche nella nella normativa però è un tema che noi ogni tanto abbiamo toccato perché è importante pensare presto a questa cosa che comunque ci sembra sempre molto molto lontana nel tempo?
Davide Passero:
Allora l’abbiamo citato prima no? 2040 un lavoratore per un pensionato è chiaro che il sistema non è un sistema di equilibrio diciamo così, come sappiamo è delicato dal punto di vista politico perché come dire è delicato dal punto di vista politico perché questa popolazione crescente e tendenzialmente più anziana sono voti e gente che vota. Bambini tendono a votare.
Quindi tendono a votare e quindi come dire è difficile fare interventi strutturali e vediamo quanto poi si alza il livello del dibattito sul tema di allungamento dell’età pensionabile, non parliamo proprio di contenimento della spesa pensionistica perché se no si parla di impovimento della popolazione però è un dato di fatto che oggi non se ne parla perché il tema è assolutamente spinoso perché bisogna andare a raccontare che chi lavora oggi andrà in pensione tra 25 anni, andrà in pensione con se va bene il 70% dell’ultimo reddito, se va bene. Sì infatti. Se va bene il 70% dell’ultimo reddito vuol dire che se prima avevo un reddito di 3.000 euro dal giorno in cui vado in pensione diventano 2.000 euro. Sì l’impatto sulla qualità della vita è significativo. È devastante, è devastante e quindi perché pensarci per tempo per cercare e trovare la modalità, se si hanno flussi di risparmio, capacità di risparmio, di colmare almeno imparto in tutto questo gap pensionistico. Questo è il gap che deve essere colmato perché uno possa andare in pensione con una stabilità di entrate finanziarie.
Ripeto, è un tema, come dire, che dal punto di vista di dibattito pubblico certamente non scalda gli animi e siccome poi parliamo di un problema che arriva tra 25 anni.
Riccardo:
E le legislazioni durano meno di solito.
Davide Passero:
Diciamo che abbiamo un orizzonte temporale un po’ più contenuto, diciamo che non è di grande attrattività di dibattito ma è un tema assolutamente fondamentale. Qualcosa sta cambiando, faremoci chiaro, già oggi la fiscalità sulla previdenza complementare 5.000 e passa euro deducibili l’anno è probabilmente il trattamento fiscale più favorevole rispetto a qualunque altra incentivazione di qualunque altro tipo di attività o di segmento. Quindi c’è già oggi e sarà pur aumentata probabilmente fino a 5.300 euro questa deducibilità. Quindi c’è un grosso incendio fiscale, quindi il famoso rendimento del risparmio oltre ad essere indirizzato a lungo termine, quindi poter andare su investimenti magari un po’ più rischiosi, più diversificati, con un’attesa di rendimento superiore beneficia anche del fatto che 30%, se la liquida fosse quella del 30%, 30% di guadagno ce l’ho gentilizzata semplicemente per l’evento della deducibilità fiscale.
Quindi c’è questa grossa spinta perché il tema è reale. Poi è compito delle istituzioni, ma ho già detto, degli operatori, gli assicuratori e dei media cercare di rendere più popolare e più conosciuta la dinamica e le soluzioni che ci sono per affrontarla. È un livello di conversazione pubblica che sta crescendo, il segmento e il numero degli aderenti sta crescendo, però ancora due lavoratori su tre oggi in Italia non hanno un sistema di prevenza integrativa e questo è un tema, è un tema legato ovviamente anche ai tanti limiti dal punto di vista della pianificazione finanziaria che in generale caratterizza il nostro paese.
Riccardo:
Poi dopo parleremo magari anche proprio del tema dell’educazione finanziaria, però è un fatto che questo podcast è nato anche in risposta a questa consapevolezza.
Che non fa parte della nostra cassetta degli attrezzi, avere un pensiero strutturato di questo, eppure protezione, previdenza, investimenti dovrebbero essere considerati come tre aspetti complementari di un unico piano finanziario, a volte vengono un po’ visti come elementi giusti a posto, magari uno ne fa uno, uno si concentra su un altro, invece sono tre elementi che difficilmente possono essere disgiunti.
Davide Passero:
Certamente è così, la pianificazione finanziaria dovrebbe far parte della cassetta degli attrezzi di ogni cittadino consapevole, diciamo. Ciò non accade, un po’ per rettaggio culturale, come ho detto prima, e un’educazione finanziaria che in Italia è ancora troppo bassa. Dall’altro, è anche guidata da questo, la poca ricerca e confronto dei singoli sulle scelte da fare, cioè si fa un fai-da-te un po’, come dire, improvvisato, se così si può dire, o comunque un po’ passivo, per cui l’importante è risparmiare, e noi siamo tra i paesi con i tassi di risparmio più alti al mondo.
Il problema è che questo risparmio, paradossalmente, non essendo destinato a investimenti produttivi, ha un’allocazione inefficiente anche dal punto di vista di sistema economico. Quindi noi abbiamo due controindicazioni da questo. Uno, il ritorno basso perché risparmia in assenza di una pianificazione che allunghi l’orizzonte temporale.
Dall’altro, il fatto che questo risparmio non viene veicolato attraverso investimenti diretti nel sistema produttivo, tipicamente in azioni, obbligazioni societarie, corporate societarie e quant’altro. Ecco, questo è un tema, è un tema anche a livello europeo, cioè questa saving investment union proposal che vorrebbe promuovere una maggiore diffusione, mettiamo così, detta male dell’azionariato popolare, però per far capire la rilevanza del tema. E’ chiaro che in assenza di questo, lo dicevo prima, occorre comunque uno sforzo di istituzioni, media e grandi operatori che vogliano assolvere ad un ruolo sociale.
Perché l’impatto non è solo sulla scelta del singolo individuo, ma è che la collettività risente in maniera virtuosa di comportamenti che siano finalizzati a rendere un po’ più equa la distribuzione del reddito. Più equa nel senso che è chiaro che, data il limitato all’ammontare di risorse pubbliche, è chiaro che queste devono prioritariamente essere indirizzate a quella fascia della popolazione che è meno abbiente. E’ quindi che chi se lo può permettere l’assicurazione sulla casa, l’assicurazione sulla pensione integrativa, l’assicurazione sulla salute, deve in qualche modo parzialmente o totalmente pensarci da sé.
Perché questa è la situazione. Ci vuole tempo, le cose si stanno muovendo, ci sono segnali positivi nel mio modo di vedere e comunque non c’è alternativa.
Riccardo:
Hai toccato un grosso tema. Spesso educazione finanziaria, investimenti sono pensati come un tema del singolo. Io che magari guadagno di più dei miei investimenti, avrò più soldi un domani.
Ma in realtà è proprio un tema sociale ed economico, perché per esempio Paesi anglosassoni, soprattutto gli Stati Uniti, che hanno una maggiore predisposizione all’investimento azionario, vedono poi una maggiore dinamicità nell’economia, mentre in Europa sappiamo che alcuni limiti della nostra imprenditoria, per esempio delle nostre aziende, legate al fatto che sono molto legate esclusivamente al credito bancario, c’è poco investimento in capitale di rischio, perché ovviamente è tutto collegato anche alla propensione che hanno le persone verso l’investimento e quindi l’educazione finanziaria non ha a che fare solo con quello che io singolo mi porto a casa, ma crea un meccanismo virtuoso di cui beneficia tutto il sistema di cui stiamo parlando.
So che Alleanza è molto impegnata anche direttamente su tematiche di educazione finanziaria, fa interventi, fa survey per verificare lo stato dell’educazione finanziaria in Italia, qui parliamo un po’ forse ad una nicchia, perché chiaramente ti ascolto un podcast di finanza personale, vai design, probabilmente è più interessata a questi temi, però in generale quali sono le lacune che voi riscontrate più spesso, visto che avete un osservatorio che va su tutto il paese?
Davide Passero:
Sì, allora, l’educazione finanziaria è dimostrato che ha una correlazione diretta sul livello di sviluppo e benessere del paese, tanto è vero che l’obiettivo di miglioramento del livello di educazione finanziaria è uno dei golden goals fissati dalle Nazioni Unite per tutti i paesi del mondo, quello di migliorare il livello di educazione finanziaria attraverso questo migliorare i tassi di sviluppo e di distribuzione del reddito e quindi di equità sociale nei diversi paesi.
In Italia siamo sotto la media europea, l’ho già accennato, siamo sotto la media europea perché in Italia l’educazione finanziaria è un retaggio ereditario e cioè si tramanda di padre, rigorosamente di padre in figlio, più da padre in figlio che da padre in figlia, tanto è vero che le donne hanno un livello di educazione finanziaria in Italia inferiore a quello degli uomini, che comunque sono sotto la sufficienza. La famiglia è il principale fonte di educazione finanziaria ed è chiaro che questo contribuisce a un divario sociale, ad aumentare la diseguaglianza sociale, perché io se ho la fortuna di nascere in una famiglia educata finanziariamente, possiedo quelle nozioni che mi consentono di avere maggiore dimestichezza, maggiore sensibilità, maggiore orientamento alle tematiche finanziarie rispetto a chi non e siccome questo, come dicevamo prima, ha impatto sulla capacità di affermarsi, contribuisce a creare divario sociale.
Ci sono frange deboli, che sono le donne, l’ho già detto, e anche i giovani, e anche i giovani. Adesso meritoriamente questa legislatura ha introdotto l’educazione finanziaria nella scuola dell’obbligo all’interno delle due ore di educazione civica, è sufficiente? No, è una legge che giaceva in Parlamento da dieci anni ed è un primo passo, perché attraverso questo si crea anche un circolo un po’ più virtuoso, per cui se ne parla in famiglia, se ne parla a scuola, se ne parla a scuola, se ne parla anche in famiglia, e questo innesta una meccanica che naturalmente è un trend ancora una volta di lunghissimo periodo, quello di aumentare il livello di educazione finanziaria, però non lo misuriamo ogni anno. Alleanza promuove questo edufin index, questo indice che misura il livello di educazione finanziaria del Paese e vediamo che le cose si stanno muovendo e i segnali soprattutto nelle nuove generazioni ci sono e questo, ripeto, noi lo interpretiamo come parte del nostro ruolo sociale come assicuratore responsabile e peraltro pensiamo che avere cittadini più educati finanziariamente, questo premia anche operatori di qualità, evita truffe finanziarie che purtroppo ci sono e quindi noi come operatore facciamo la nostra parte, ma come dire, riteniamo che tutto questo sia anche nel nostro interesse come scopo aziendale.
Riccardo:
Quello delle truffe è un tema veramente potenzialmente esplosivo perché oggi con la facilità che garantisce la tecnologia e l’intelligenza artificiale è troppo semplice creare una truffa che sembra perfetta e quindi il numero di persone che sono vittime di miracolose promesse di soldi facili è inquietante, quindi probabilmente la migliore arma non è avere un software che ti protegge dalle minacce online, ma avere la consapevolezza che certe cose probabilmente finanziariamente non stanno in piedi ed è più facile proteggersi da quel punto di vista.
Uno dei meme di questo podcast più famosi che dicevo, lo raccontavo spesso all’inizio, c’è un famoso report di Standard & Poor’s che credo sia di una decina di anni fa, in cui c’era il ranking dell’Ox e dei paesi, no, dei paesi di tutto il mondo a punto di vista dell’educazione finanziaria e il punteggio dell’Italia era sotto quello dello Zimbabwe. Io dicevo, ragazzi, almeno lo Zimbabwe è il paese con la più alta inflazione della storia dell’umanità, dobbiamo almeno superare lo Zimbabwe. Quindi tanti ogni tanto mi scrivono, ma abbiamo superato lo Zimbabwe?
Però questi numeri effettivamente ci fanno pensare che sia un tema importante che ancora ci sia molto da fare perché il livello medio è insufficiente ad affrontare problematiche molto importanti che non sono problematiche on top, le problematiche della vita fanno parte delle problematiche più quocenti che ciascuno ha.
Davide Passero:
Ma è chiaro che le cose che abbiamo detto prima hanno tutte alla base il fatto che un maggiore livello di educazione e consapevolezza finanziaria consente di prendere scelte più razionali nell’allocazione, nelle decisioni di come gestire le proprie finanze e il proprio risparmio e quindi è chiaro che questo ha un impatto, ha un impatto individuale, ha un impatto poi sociale.
Riccardo:
Chiudiamo il cerchio con il tema dei temi di questi ultimi mesi, di questi ultimi tre anni direi che è il tema della tecnologia, in particolare delle disruption dell’intelligenza artificiale. Poi nelle ultime settimane in particolare abbiamo visto un grandissimo sell off su tantissime azioni, in particolare negli Stati Uniti, di società legate al mondo dei servizi finanziari o ad altri ambiti che in qualche modo sono legati a servizi che sembra che l’EIA in qualche modo trasformerà in maniera radicale. Adesso probabilmente i mercati vanno sempre un po’ per la tangente quando ci sono delle narrative molto potenti e quindi si fanno un po’ prendere la mano, però è un fatto che sicuramente, probabilmente, perché sicuramente l’EIA è qualcosa che è qui per restare e porterà delle trasformazioni in tante industry.
Secondo te la tecnologia, l’intelligenza artificiale, il digitale, che so che sono temi molto importanti, anche in una società che ha un secolo e passa di storia, come trasformeranno il settore assicurativo? E sono una minaccia o un’opportunità?
Davide Passero:
Allora, innanzitutto disclaimer, fare previsioni in quest’ambito bisogna contare molto sulla memoria corta di chi ascolta, quindi questo è il disclaimer. Prendi un numero o una data, mai entrambi. Esatto, detto questo adesso siamo nella fase hype e quindi, come dire, c’è una bulla.
Ce ne sono state altre, ricordo il metaverso, prima ancora Second Life, non so se lo ricordate. Detto questo stiamo parlando di tutt’altra cosa, ho fatto questi esempi per dire che l’impatto sistemico dell’intelligenza artificiale non è associabile al metaverso, men che meno a Second Life. Diverso è dire cosa succederà e che impatti avrà.
Sul settore assicurativo, il settore assicurativo ha come core business il data management. Certo. L’assicurazione è fatta di gestione dei dati, per cui è inevitabile che questo tipo di applicazioni sul settore assicurativo saranno dieci volte quelle che ci saranno sul settore della produzione di pannolini, ma semplicemente perché lì si producono pannolini e noi produciamo e gestiamo dati.
Certo. E quindi, siccome di quello si parla, può darsi che l’intelligenza artificiale aiuti a aumentare la produttività nella produzione di pannolini, ma da noi può cambiare le regole, può cambiare le regole di profilazione del rischio. E qua secondo me c’è un tema che peraltro ha sollevato Sam Altman recentemente, parlando in generale dell’impatto dell’intelligenza artificiale, ed è il fatto che l’abitudine all’utilizzo dell’intelligenza artificiale produrrà decisioni più omogenee e più a basso rischio, perché è evidente che l’intelligenza artificiale ti aiuta a prendere delle decisioni sulla base dell’esperienza passata.
Quindi nella maggior parte dei casi sono delle decisioni prudenti, a basso rischio. Allora, innanzitutto c’è già questa cosa che si prendono decisioni a basso rischio e uno dice, ah ma io faccio l’assicurazione, se prendo una decisione a più basso rischio guadagno di più, perché c’è meno rischio e guadagno di più, dimenticandoci che in assenza di rischio non c’è assicurazione. Assolutamente, certo.
Quindi in verità questo impatto produce e proietta una riduzione dei rischi, quindi una riduzione dei margini e quindi un’accelerazione dei processi che peraltro sono generato di concentrazione di massa, perché come dire, io ricordo che in Italia oggi abbiamo 130 compagnie che aspettano 140 compagnie non abita da anni. L’altra cosa però è che questa attitudine riduce anche la spinta all’innovazione, questo è l’altro aspetto, perché se io culturalmente mi abituo a prendere decisioni a più basso rischio sono anche meno portato a fare innovazione, certo, a fare innovazione. E questo è l’altro aspetto su cui invece occorre tenere i fari ben accesi e porsi la domanda di come far sì che l’impatto dell’intelligenza artificiale non comporti un abbattimento dell’orientamento al rischio che chi fa impresa deve avere per forza e anzi può diventare, se io riesco a coltivare un ambiente che comunque mantiene biodiversità di pensiero può diventare addirittura un vantaggio competitivo in un ambiente complessivo che tende a prendere decisioni meno rischiose. Quindi questi secondo me sono un po’ le due, i due aspetti principali in questo momento, oltre a tutti quelli altri sono abbastanza noti, dibattuti sulla produttività.
Riccardo:
È un punto di vista molto interessante perché effettivamente è difficile farsi un’idea precisa di una cosa che cambia ad una velocità in cui è possibile adattarsi, ma questo punto di vista in particolare, la chiave che ci hai dato, si inserisce bene anche in tematiche che tocchiamo spesso perché il rischio è una parola che in italiano suona brutta ma in realtà non lo dovrebbe essere perché è semplicemente il modo in cui la vita funziona, prendersi rischi stimola ovviamente la produzione di cose nuove altrimenti ci appiattiamo e come lo gestisci in realtà che fa la differenza e come tagli gli scenari estremi che possono essere…
Davide Passero:
poi il rischio non è incoscienza, è anzi consapevolezza… esatto… consapevolezza della…
esiste il rischio… e quindi una presa di decisione che non è che dici sono incosciente e quindi mi espongo al rischio, anzi lo affronto ben cosciente che c’è un rischio, quindi questo se no parleremmo di incoscienza, invece non è questo.
Riccardo:
Davide grazie mille è stata una chiamata davvero molto interessante, torna a trovarci presto. Quando volete. Ciao a tutti.
Quando capisci come funziona la finanza… ti viene voglia di raccontarla!
Riccardo mi ha letteralmente cambiato la vita e fatto scoprire che amo la finanza, ho ascoltato il podcast già due volte e non mi stufo mai di ascoltarlo, parla in modo semplice e chiaro
Massimo D., 23 Set 2025Da quando l'ho scoperto in 15 gg mi sono ascoltato 150 puntate senza fermarmi, ho annullato gli altri podcast per portarmi alla pari ed ascoltare tutte le precedenti puntate, ben fatto, esattamente il livello di informazione che mi serviva
Gianluca G., 11 Set 2025Veramente interessante, chiaro e conciso. Cambia la vita finanziaria di chiunque.. da ascoltare assolutamente anche per chi di finanza non vuole occuparsi mai
Francesca B., 6 Apr 2024Ho seguito tutte le puntate! Grazie veramente
Amalia A., 17 Set 2025Dovrebbero ascoltarlo buona parte degli italiani e io avrei dovuto scoprirlo con qualche anno in anticipo ma meglio tardi che mai
Matteo C., 3 Set 2025Veramente veramente raccomandato! la finanza personale riassunta alla perfezione! e spiegata partendo dall'ABC! Ottimo anche da ascoltare a velocita 1,5x!
Giorgia R., 23 Gen 2025Podcast che dà sempre spunti interessanti che personalmente mi ha fatto appassionare alla finanza personale spingendomi ad approfondire in prima persona.
Lorenzo, 13 Mar 2025Podcast piacevole, scorre veloce ma in modo estremamente chiaro, spiega i concetti chiave per gestire le proprie finanze, fornendo la classica cassetta degli attrezzi. Complimenti, davvero ben fatto!
Massimiliano, 29 Mag 2024Ho acquistato e letto il suo libro e l' ho trovato. Esprime i concetti economici in modo semplice e chiaro. Sentirlo parlare conferma che è un professionista del settore.
Giulia N., 11 Ago 2025