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per continuare a costruire le tue finanze, un passo alla volta. Capire cosa sta succedendo sui mercati non serve a prevedere il futuro, ma a prendere decisioni più consapevoli.
Investire per i figli non si riduce a scegliere il prodotto giusto da intestare loro. Vediamo i tre strumenti che hanno senso davvero (il buono postale per minori, il PAC in ETF e il fondo pensione, più la polizza sanitaria come bonus) e a quale orizzonte risponde ciascuno: università, casa, pensione.

352. Come investire DAVVERO per i figli
00:00 Investire DAVVERO per i figli
02:53 I migliori strumenti per i figli
05:32 #1: Il buono postale per minori
09:10 #2: PAC in ETF
12:13 Si può intestare un PAC in ETF a un minore?
14:37 #3: Il Fondo Pensione
17:57 Investire senza accumulare: l’assicurazione
19:27 3 principi per investire DAVVERO per i figli
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Come investire davvero per i figli
Molte persone iniziano a preoccuparsi di finanza personale quando hanno un figlio in arrivo.
Io, con una figlia in arrivo, tre anni fa decisi addirittura di fare un podcast di finanza personale, per provare a spiegare a quante più persone possibili come non sbagliare su uno dei temi esistenziali più importanti: la gestione a lungo termine dei soldi.
Per la verità, “Come investire per i figli” è un tema che ho toccato raramente in modo diretto.
Ma questo perché in realtà l’ho toccato indirettamente praticamente in ogni singolo episodio dei 351 prima di questo.
Per capire in che senso, però, seguitemi in questo video – che non sarà semplicemente un episodio su quali strumenti si possono intestare ai figli, quanto rendono e bla bla bla.
Sarà soprattutto un episodio per capire cosa significhi DAVVERO investire per i figli.
Nei prossimi quindici-venti minuti ci portiamo a casa queste cose:
UNO: vediamo i tre strumenti che più hanno senso per un investimento direttamente dedicato ai figli;
DUE: cerchiamo di capire quali sono i tre veri obiettivi, i tre macro casi concreti, su diversi orizzonti temporali, per cui ha senso investire per i figli.
TRE: comprenderemo che investire PER i figli ha in realtà un significato più profondo e sottile – e qual è il modo migliore per interpretarlo nella maniera più efficace.
Insomma oggi vediamo tre strumenti concreti. Ma soprattutto vediamo tre principi ch econtano molto più dello strumento.
E uno di questi parte da un’idea apparentemente strana: il portafoglio di vostro figlio, molto spesso, non esiste.
Sigla!
Bentornati a The Bull, il tuo podcast di finanza personale.
In questo podcast parliamo di finanza, investimenti e mercati per aiutare chiunque a capire come investire al meglio i propri soldi e costruirsi la vita che desidera.
Ho una preghiera da farvi: mettete segui al canale su YouTube, Spotify o Apple Podcast – è un gesto di mezzo secondo a costo zero per voi, per me significa tutto.
E se siete capitati qui per la prima volta, i concetti fondamentali da conoscere li trovate nella partite playlist “Comincia da qui” su Youtube: in meno di un pomeriggio avrete le basi per seguire qualunque altro video senza problemi.
Se consideriamo che due persone su tre tra voi hanno tra 28 e 44 anni, non stupisce che “come investire per i figli” sia una delle domande che mi arriva più spesso.
I figli sono proprio quell’unica esperienza biologica che ti impone di pensare long-term.
Fino a quel giorno – a meno che sei un fanatico come me di questi temi – tipicamente l’unità temporale di riferimento massima è: da qui al week-end.
Questa domanda è giusta e sbagliata allo stesso tempo:
GIUSTA: perché ha sicuramente senso capire quali sono gli strumenti migliori per dedicare soldi ai figli e a che scopo;
SBAGLIATA: perché si commette spesso l’errore di ragionare a compartimenti stagni e considerare l’investimento per i figli come qualcosa di avulso dalla nostra pianificazione finanziaria generale.
Seguitemi, così sbrogliamo entrambi gli aspetti.
I migliori strumenti per i figli
Cominciamo dalla prima parte e vediamo i principali strumenti e il perché di ciascuno di essi.
Sì perché i soldi per i figli non è che servono “per quando è grande”.
Come sapete bene, il tempo è fondamentale in finanza – grande non vuol dire una cippa.
Se i soldi servono a diciannove anni per pagarle l’università fuori sede è un discorso dove la certezza conta più del rendimento.
Se parliamo di aiutarli un domani che vorranno comprare casa è un altro discorso, in cui rendimento e flessibilità si devono parlare.
Se parliamo di garantire loro una pensione degna di questo nome è un altro discorso ancora, perché lì paradossalmente un investimento vincolato può essere migliore di uno sempre accessibile.
Certezza.
Crescita flessibile.
Crescita vincolata.
Questi concetti potrebbero definire i tre orizzonti temporali e le tre tipologie di esigenze finanziarie macro per i nostri figli.
Detto questo, ora vediamo tre strumenti più uno che, volendo, corrispondono a ciascuno di questi tre orizzonti temporali.
Non fermatevi lì, però, perché il senso di tutto arriva quando chiudiamo il discorso nell’ultima parte dell’episodio.
Prima di proseguire, lasciatemi dire una cosa.
Un’altra delle domande che mi arriva più spesso è: “Riccardo, io riesco anche a mettere via 200 euro al mese, ma da dove parto?”. E quasi sempre la risposta è la più semplice: si parte da un portafoglio di ETF.
L’ETF è uno strumento pratico ed efficiente che investe in decine, centinaia, a volte migliaia di titoli — diversificazione, costi bassi, e lo puoi fare con tutti i tuoi risparmi in un colpo solo o anche con poco, un po’ alla volta, ogni mese attraverso un piano d’accumulo, così attenui gli alti e i bassi dei mercati.
E diversamente dai fondi comuni d’investimento, gli ETF sono quotati in borsa esattamente come se fossero un’azione, quindi si possono comprare e vendere con estrema semplicità.
Ma non tutti gli ETF sono uguali.
BNP Paribas Asset Management, uno dei più grandi e solidi istituti finanziari d’Europa e sponsor di quest’episodio, gli ETF li costruisce di mestiere.
Hanno ETF sui grandi indici azionari e obbligazionari, che fanno da base per qualsiasi portafoglio perché danno un’ampia esposizione alle principali asset class.
Hanno ETF tematici, per chi vuole investire nei grandi trend del futuro.
E hanno gli ETF attivi, che utilizzano ricerca proprietaria e algoritmi per implementare specifiche strategie.
In pratica: dalla fondazione del portafoglio fino alle scelte più specifiche, c’è uno strumento pensato apposta.
Naturalmente gli ETF sono il mezzo.
La cosa fondamentale è poi adattare il portafoglio al proprio profilo di rischio e all’orizzonte temporale dei nostri investimenti.
Per tutto questo, beh, ci sono oltre 350 episodi di The Bull che ne parlano, ma se intanto vuoi scoprire tutta l’offerta di BNP Paribas Asset Management, trovi tutta la loro gamma e i materiali per capirci di più al link in descrizione.
#1: Il buono postale per minori
Strumento UNO: rendimento e data certa: il buono postale per minori.
Il buono fruttifero postale dedicato ai minori è uno dei pochi strumenti che può essere intestato direttamente ad un minore e che resta uno degli all-time favourite di nonni e zii alla nascita dei nipoti.
Come strumento è eccitante come guardare il silicone della doccia che asciuga, ma bisogna ammettere che il suo compito lo fa bene.
Funziona così.
È un buono a rendimento fisso crescente con gli anni di possesso:
si parte dal 2% lordo annuo nei primi tre anni e si sale a gradini fino ad arrivare al 4% nell’ultima fascia.
si compra da cinquanta euro e multipli.
Non ci sono costi di sottoscrizione né costi di rimborso.
Gli interessi, inoltre, sono quelli dei titoli di Stato: 12,5%
Lo possono comprare genitori, nonni, zii, amici chi gli pare – ma è intestato esclusivamente al minore.
Due cose importanti.
La prima.
Per come è fatto il meccanismo a step-up dei rendimenti, ha senso se lo acquistate entro il primo anno di età, così ai 18 anni maturano interesse pieno (oggi 4%). Se lo fate più tardi c’è il doppio svantaggio di avere meno tempo di maturazione degli interessi e rendimenti inferiori.
Facciamo un calcolo, immaginiamo 10.000 € investiti il giorno della nascita contro 10.000 € investiti a per 14 anni.
Nel primo caso arriviamo a oltre 20.000 €, nel secondo ci fermiamo a 15.600.
Quindi, the sooner the better.
Ovvio che, naturalmente, il rendimento varia e come sa bene chi mi segue questo dipende dai rendimenti dei BTP.
Se domani i rendimenti esplodono o collassano, i rendimenti dei nuovi buoni per minori si adattano.
Chiaramente una volta comprato uno il rendimento è bloccato fino alla fine.
Dal punto di vista strettamente finanziario non è conveniente.
Oggi un BTP che scade tra 18 anni rende oltre il 4,5%.
E su tutte le scadenze inferiori batte significativamente il buono.
Il BTP non è però una cosa che intesti AL minore.
Inoltre ti serve un conto titoli, capire un bond ti richiede uno sforzo di 10 minuti, mentre andare in posta a comprare un buono zero – insomma è il classico prodotto retail in cui paghi il rendimento con la semplicità.
Altra cosa non trascurabile, il BTP stacca cedole.
Se non le reinvesti in realtà il rendimento a scadenza sarebbe più basso – altra complessità che il genitore medio non vorrebbe gestire.
Per come la vedo io, se proprio uno deve fare un investimento dalla nascita ai 18 anni e vuole che sia garantito dallo Stato, un BTP rende di più, lo puoi vendere quando vuoi ed è più efficiente.
Però capisco che anche la semplicità senza sbatti e il fatto di intestarlo al piccolo ha un valore.
La seconda cosa importante, che comunque accumuna buoni e BTP, è che entrambi sono esclusi dal calcolo dell’ISEE fino a cinquantamila euro per nucleo familiare – perlomeno finché la legge non cambia.
Se stiamo investendo per l’Università, l’ISEE è il numero che decide quanto si paga di tasse universitarie, in quale fascia di contribuzione finirete e se vostro figlio avrà diritto o no ad alcune borse di studio.
È, in qualche modo, il coefficiente del costo dell’università.
Investire in strumenti per l’Università che abbassano il costo dell’Università è sicuramente un vantaggio.
Ma è un vantaggio solo entro certi limiti di patrimonio.
Se invece li superate – e auguro a tutti voi di farlo abbondantemente – il beneficio viene meno.
Ora, è chiaro che non è uno strumento per diventare ricchi – copre quasi certamente l’inflazione ed è ragionevolmente molto sicuro, perché è un prodotto di Poste garantito dallo Stato.
La cosa simpatica è che è proprio per il bambino o la bambina, che ha 18 si troverà quei soldi per sé.
Oltre a questo però, non può fare altro – e quindi resto uno strumento limitato.
#2: PAC in ETF
Strumento DUE: crescita e flessibilità: il PAC in ETF.
Ora, spiegare cosa sia un PAC in ETF in questo podcast è come se Fabio Caressa prima della finale dei mondiali avesse spiegato cos’è il fuorigioco.
Diciamo solo questo: se voglio investire per i miei figli, con un investimento a lungo termine ma ad orizzonte indeterminato, conservando tutta la flessibilità del mondo in termini di strumenti, allocazione, contributi e prelievi, allora il PAC in ETF va benissimo.
In cosa investire?
Con un orizzonte pluridecennale, neanche a dirlo, 100% in azioni è la scelta di default.
Per quanto riguarda lo strumento, beh, anche qui il go-to senza pensarci è investire nell’ETF azionario globale più ampio possibile, per cercare di catturare l’evoluzione dei mercati nella sua forma più ampia.
Tra l’altro su questo tema, segnatevi di guardare il prossimo episodio perché parliamo di nuovi interessantissimi strumenti per la parte più importante di qualunque portafoglio: l’esposizione all’azionario globale.
E ci sono almeno due interessantissime novità – don’t miss it.
Per il neoarrivato, in ogni caso, qualunque ETF azionario globale va bene.
Invece perché l’S&P 500 o il Nasdaq – che per qualche motivo sono le proposte che mi fate sempre – non sono l’ideale?
Uno, perché un investimento a lunghissimo termine per finanziare i sogni di vostra figlia in una valuta 100% diversa dalla vostra, in linea di principio ha qualcosa che non va.
Due, perché investire sul Nasdaq, soprattutto oggi, significa fare una scommessa che deve attraversare i decenni concentrata su una manciata di mega aziende attuali.
In altre parole: “se sto costruendo un capitale destinato a vivere per trenta o quarant’anni, perché scommettere oggi su quale singolo Paese o settore sarà dominante nel 2055? Un indice globale mi permette semplicemente di lasciare che sia il mercato a decidere per me”.
Un vantaggio non trascurabile del pac, comunque, è che è appunto un PAC.
Versi un po’ per volta, quando e quanto puoi – e il tempo fa il suo.
100 euro al mese aumentati del 3% ogni anno per compensare l’inflazione danno un risultato mediano di circa 140.000 € in 30 anni, con un rendimento medio atteso del 7% e una volatilità del 16%.
Dato che però le medie esistono solo nei libri di finanza e non nella vita, il range più realistico cade tra 70.000 € di uno scenario massicciamente negativo, a quasi 300.000 € in uno molto positivo.
Comunque sia, si tratta di una scommessa che certamente vale la pena prendere.
Su un orizzonte di venticinque o trent’anni, che si sposta con un obiettivo a lungo termine ma a data flessibile come ad esempio l’anticipo della casa, il PAC in ETF è il motore.
È lo strumento con il rendimento atteso più alto, è quello in cui il tempo lavora davvero per noi.
Quali sono invece i limiti?
Beh, quasi tutti fiscali.
UNO: un PAC azionario è tassato al 26% e non al 12,5%.
DUE: non ci sono sconti sull’ISEE, non ci sono agevolazioni per i minori, non c’è decontribuzione, niente di niente.
TRE: non può essere intestato direttamente al minore.
Si può intestare un PAC in ETF a un minore?
Questo non è solo un fatto estetico.
Tecnicamente un conto titoli si può intestare a un minore.
Solo che è molto vincolato.
Un genitore può aprirlo a nome del figlio, ma serve un’autorizzazione di un giudice che poi fissa i limiti sul tipo di investimenti e sulla durata.
Si capisce che per un piano di accumulo che potreste voler modificare, sospendere e ribilanciare nel corso di diciotto anni, è ingestibile.
Cosa succede invece quando il figlio è minorenne e vogliamo passargli il conto titoli?
Nel caso di azioni e obbligazioni l’istituto giuridico della donazione consente il subentro ereditando il prezzo di carico del donatore, così che il destinatario di fatto non ha tasse da pagare in quel momento.
Nel caso di ETF e fondi, invece, siccome rientrano nell’ambito dei redditi da capitale e non dei redditi diversi, l’orientamento prevalente è che il trasferimento di un conto titoli generi un evento fiscale – esattamente come se venisse venduto e ricomprato. Di conseguenza si pagano tutte le tasse sulle plusvalenze maturate sino a quel momento.
Uso il condizionale perché andrebbe verificato caso per caso e l’orientamento della vostra banca.
Ma in linea generale, mettiamo in conto che il nostro pac in ETF per il piccolo Carlo o la piccola Vittoria ci costerà tasse sulle plusvalenze al momento del cambio di intestatario.
È un problema?
Da una parte, pagare le tasse prima del dovuto non piace a nessuno – siamo d’accordo
Dall’altra, una volta che lo quantifichiamo non parliamo di un danno memorale.
Se prendiamo il caso mediano della simulazione precedente e ipotizziamo di passare tutto ai 18 anni del figlio, pagheremmo le tasse su circa 40% di capital gain, perché il resto sarebbe capitale versato.
Si tratta quindi di lasciare per strada circa il 10% del capitale totale, cioè il 26% di 40%.
Se poi diciamo che a 30 anni tutto viene liquidato in entrambi i casi, il mancato profitto netto sarebbe nell’ordine del 2-4% del capitale totale.
Quindi sì, si perdono dei soldi per via di questa assurda legge italiana.
Ma non così tanti dopo tutto.
Ricordiamoci poi una cosa: il senso di fare un PAC per un figlio può essere benissimo per iniziare a costruirgli un patrimonio investito – certo. Ma in realtà lo scopo principale, come diremo tra un attimo, è dargli dei soldi per fare qualcosa di importante per la sua vita in un momento in cui quei soldi pesano tanto.
Di conseguenza questo PAC in ETF nasce con l’idea di essere “speso” ad un certo punto.
Il trasferimento comporta solo l’anticipazione di tasse che probabilmente verrebbero comunque pagate qualche anno dopo.
#3: Il Fondo Pensione
Strumento TRE: crescita con vincoli: il Fondo Pensione.
Il terzo strumento è uno dei più interessanti ed è quello più logico in ottica davvero di lunghissimo termine.
Dico così perché uno dei suoi limiti – cioè il fatto che ha molti vincoli – diventa il suo punto di forza nella giusta prospettiva.
Andiamo con ordine e vediamo le caratteristiche principali.
UNO: può essere intestato direttamente al minore che fin da subito matura anzianità contributiva e partono tutti i contatori per sboccare i vari benefici.
DUE – la cosa più importante: i contributi sono deducibili dal reddito di un genitore fino a 5.300 € all’anno (però attenzione che questi contributi si sommano a quelli che eventualmente versa il genitore per il proprio fondo pensione, quindi il massimo è 5.300 in tutto)
Esempio:
Se il genitore guadagna 40.000 € all’anno paga un’aliquota marginale irpef del 33%
Se quindi versa 1.000 € all’anno, quell’importo va in deduzione
Conclusione: è come se di tasca sua pagasse solo 667 €, il 33% in meno.
Se invece avesse un reddito più alto che cade nella fascia irpef del 43% il beneficio fiscale sarebbe ancora più alto.
Sotto i 28.000 €, invece il beneficio corrisponde all’aliquota del 23%.
Questa cosa funziona finché il figlio è fiscalmente a carico. Il giorno in cui comincia a lavorare e a carico non è più, la deduzione se la prende lui.
Con un twist: se nei primi 5 anni lavorativi non satura il tetto di contributi di 5.300 € all’anno, nei vent’anni successivi la deducibilità totale sale a 7.950 € l’anno fino al raggiungimento di tutti i contributi non versati nei primi 5.
Terza caratteristica: sono soldi vincolati fino alla pensione.
Per un bambino nato oggi parliamo di qualcosa che succede dopo il 2090.
Il fatto che però l’investimento in un fondo pensione sia vincolato al raggiungimento dell’età pensionabile non è necessariamente una cosa negativa.
Per due ragioni.
Prima ragione: i soldi sono parzialmente svincolabili:
Dopo 8 anni si può prelevare fino al 75% del montante accumulato per acquisto prima casa e il 30% per qualunque motivo.
Inoltre si può sempre prelevare il capitale per gravi motivi di salute o lunga disoccupazione
Quindi non è l’ideale per finanziare l’Università di un figlio, ma andrebbe teoricamente bene per il discorso casa.
La seconda ragione, invece, è che avere un capitale vincolato a lunghissimo termine porta con sé un beneficio comportamentale: un fondo pensione, da cui non si possono liquidare facilmente i capitali, è il veicolo ideale per investimenti molto aggressivi.
Come ho spiegato in altri video, casomai il problema di molti fondi pensione italiani è che sono eccessivamente conservativi.
A maggior ragione per un bambino, invece, il fondo pensione migliore è teoricamente quello che più si avvicina ad un asset allocation 100% azionaria.
In ottica pensionistica, questo è chiaramente uno strumento ideale per dare un supporto ai figli nel lunghissimo termine, su cui poi potranno entrare senza soluzione di continuità nel momento in cui inizieranno a lavorare.
Bene.
Abbiamo visto gli strumenti e abbiamo visto gli orizzonti temporali.
Certezza a medio termine 🡪 buono postale
Rendimento flessibile 🡪 PAC in ETF
Crescita a lungo termine 🡪 Fondo Pensione
A seconda di dove si collocano i vari obiettivi che abbiamo in mente per i nostri figli – dove Università, Casa e Pensione sono i Big Three – ciascuno strumento offre soluzioni specifiche, con tutti i pro e i contro che abbiamo visto.
Investire senza accumulare: l’assicurazione
Queste soluzioni hanno in comune una cosa: sono fatte per accumulare.
Ma accumulare soldi potrebbe non essere sempre la risposta finanziaria più giusta.
Perché purtroppo una delle più grandi minacce finanziarie di una famiglia – lasciando da parte tutte le implicazioni umane che comporta – è un grave problema di salute o comunque un problema che richiede visite e terapie continuative.
Certo, abbiamo il servizio sanitario nazionale, ci mancherebbe.
Ma sappiamo tutti la differenza tra dover attendere mesi per un servizio pubblico e poter intervenire la settimana successiva in una struttura privata.
Ecco, uno dei modi migliori per investire per noi stessi e i nostri figli è un investimento che non genera capitale, ma fa “reverse investment”: cioè ci assicura di non perdere soldi – ed è una polizza sanitaria, che è lo “strumento bonus” del discorso.
Chiaramente la speranza è quella di aver buttato i soldi e non usarla mai.
Ma nello scenario in cui bisogna farvi riscorso, potrebbe valere decine, a volte centinaia di migliaia di euro di capitale risparmiato e – aggiungo – prestazioni sanitarie più efficaci.
Naturalmente è una cosa che va fatta il prima possibile e soprattutto con i bambini in salute.
La buona notizia è che è l’unica spesa in cui l’età del figlio gioca a nostro favore sul prezzo: un bambino sano di pochi anni è, per un’assicurazione, il cliente meno costoso che esista.
La cattiva è che molte famiglie ci arrivano al contrario, cioè se ne occupano quando c’è un motivo per occuparsene, che è esattamente il momento in cui non si può più.
Ovviamente ci sono molti fondi sanitari di categoria che forniscono ampie coperture, sia per dipendenti che professionisti.
Altrimenti, 3-4 preventivi da altrettanti istituti assicurativi non sono una cattiva idea.
3 principi per investire DAVVERO per i figli
Detto questo, veniamo a ciò che ritengo il concetto più importante dell’episodio.
Abbiamo detto che questo è un episodio dedicato a come investire DAVVERO per i figli.
Ma investire “davvero” non è una roba che si riduce agli strumenti.
Questi strumenti che abbiamo visto vanno benissimo, ma perdono molto del loro senso se si pensa che “scelta dello strumento UGUALE soluzione al problema, punto”.
Non è così.
Il problema di come investire per i figli richiede, a monte degli strumenti, di comprendere questi tre principi fondamentali.
NUMERO UNO: la fungibilità del denaro.
Il denaro è fungibile.
Noi possiamo fare tutto il mental accounting del mondo e dire “questi soldi sono per questo, questi per quello”, possiamo credere di allocare i nostri risparmi in enne strumenti e portafogli diversi – ma la verità è un’altra.
Una delle frasi più mie di questo podcast, che ripeto ossessivamente in varie salse da anni, è che noi abbiamo UN SOLO PORTAFOGLIO.
Quando mi scrivete: “il mio portafoglio è fatto così” mentre quello per mio figlio è fatto cosà, in realtà quella distinzione è solo nella vostra testa.
Abbiamo sempre un solo portafoglio che è fatto da tutti gli asset che abbiamo in gestione.
Questa non è una questione solo semantica.
È proprio una questione finanziaria.
Investire per i figli significa due cose:
Sfruttare gli strumenti migliori a disposizione per cogliere tutti i benefici che ci sono, soprattutto in termini fiscali dove possibile.
Ma poi principalmente si tratta di costruire il nostro portafoglio complessivo – che include anche quegli strumenti – considerando la stratificazione temporale dei nostri obiettivi, cioè:
C’è l’orizzonte temporale della mia vita e
C’è l’orizzonte temporale della vita dei miei figli – che è chiaramente sfasato di 20-30-40 anni in avanti rispetto al mio.
Quindi quando costruite i vostri portafogli non cadete nell’errore di dire: il mio portafoglio giusto è – boh – il Golden Butterfly, con azioni, bond e oro, mentre quello per mia figlia è 100% azionario.
No, quel 100% azionario entra nel nostro stesso portafoglio e bisogna quindi chiedersi: “messo tutto assieme, questa allocation è ancora corretta PER ME?”.
Creare “portafogli a parte” può essere un trucco psicologico per darsi disciplina comportamentale ok.
Ma per esempio un PAC in ETF per i figli, sono sempre soldi nostri finché non glie li diamo.
Come tali, sono parte integrante del nostro portafoglio e vanno gestiti e allocati come allochiamo ogni singolo euro della nostra vita.
Quindi, primo principio è: non ragionare per compartimenti stagni ma in chiave olistica, altrimenti tutti i ragionamenti che andrebbero fatti di asset allocation, risk management, pianificazione ecc. escono tutti sballati.
NUMERO DUE: dare via i soldi presto.
Questo è un problema classico della finanza personale.
Quando si pensa alla ricchezza generazionale, si ragiona in termini di cosa lascerò ai miei figli quando non ci sarò più.
Nella maggior parte dei casi, però, quando uno passa a miglior vita i figli sono già troppo grandi.
Il beneficio marginale di un’eredità in età molto adulta è spesso inferiore a quello di un supporto economico, anche più piccolo, quando sono giovani.
Poi ciascuno ha la propria sensibilità, ma dare i soldi ai figli non significa viziarli, assecondare loro ogni desiderio e semplificar loro la vita in maniera eccessiva.
Significa dare loro delle opportunità supplementare che da soli non potrebbero permettersi.
Far fare esperienze all’estero formative paga dividendi per tutta la vita
Un percorso universitario d’eccellenza idem
Aiutarli ad avere una casa (o a pagare l’affitto) lasciando loro la possibilità di concentrarsi su altri aspetti della vita ha un valore inestimabile.
Il criterio deve essere sempre: aiutare economicamente i figli quando più possibile in tutte quelle cose che possono moltiplicarne il capitale umano.
Spendere tantissimo sull’educazione, la salute, il network e le capacità dei figli è un investimento;
Comprar loro ogni genere di cazzata no.
NUMERO TRE: trasferire competenza finanziaria
Sembra banale, ma le banalità sono quelle che più spesso rischiamo di trascurare.
Il modo migliore per investire per i figli, per migliorare la loro situazione finanziaria futura, è trasferire competenza finanziaria nel tempo.
Questa cosa si fa in tre modi:
In primo luogo indirettamente: crescere in una famiglia in cui si parla apertamente di soldi avvicina naturalmente i figli al tema, rispetto all’abitudine della famiglia italiana media di tenere questo (e altri temi fondamentali della vita) fuori dalla finestra.
In secondo luogo semi-direttamente: finché non guadagnano soldi propri è difficile spiegar loro azioni e obbligazioni. Si può però creare una sorta di gamification dell’apprendimento finanziario. Invece che dare le paghette da spendere in ogni cosa che passi loro per la testa, può essere utile disegnare delle regole per cui, per esempio, la rinuncia ad uno sfizio e il risparmio vengono premiati con interesse composto (che paga il genitore chiaramente). Così si comincia ad abituare i figli all’idea fondativa di tutta la finanza personale: il premio della rinuncia è una crescita moltiplicativa del risparmio.
In terzo luogo direttamente: quando sono pronti – e soprattutto quando hanno soldi loro – spiegare come si gestiscono e come si investono.
La maggior parte di chi mi sta guardando in questo momento e che ha seguito centinaia di episodi di The Bull saprà farlo egregiamente.
Insomma investire per i figli non significa trovare il prodotto finanziario perfetto da intestargli. Significa avere un patrimonio familiare costruito bene, usare i soldi nel momento in cui possono produrre il massimo impatto sulla loro vita, investire nel loro capitale umano e, soprattutto, trasferire insieme ai soldi anche la capacità di gestirli
Bene amici miei, siamo arrivati alla fine.
Spero che l’episodio sia stato utile sia per comprendere quali STRUMENTI si possono usare per investire per i figli e cosa davvero significa investire DAVVERO PER i figli, affinché alla fine si trovino non solo con un capitale nel momento in cui è più utile per loro, ma anche sappiano cosa farne.
Come sempre vi invito a mettere segui e attivare le notifiche su Spotify, Apple Podcast e YouTube, per supportarci e permetterci di continuare a produrre contenuti che vi spiegano che i nostri figli non si tratta di scegliere lo strumento migliore da intestare ma investire nel loro capitale umano sempre nuovi.
Per questo episodio invece è davvero tutto, e noi ci rivediamo lunedì, sempre qui, naturalmente, con The Bull, il tuo podcast di finanza personale.
Quando capisci come funziona la finanza… ti viene voglia di raccontarla!
Dovrebbero ascoltarlo buona parte degli italiani e io avrei dovuto scoprirlo con qualche anno in anticipo ma meglio tardi che mai
Matteo C., 3 Set 2025Da quando l'ho scoperto in 15 gg mi sono ascoltato 150 puntate senza fermarmi, ho annullato gli altri podcast per portarmi alla pari ed ascoltare tutte le precedenti puntate, ben fatto, esattamente il livello di informazione che mi serviva
Gianluca G., 11 Set 2025Ho acquistato e letto il suo libro e l' ho trovato. Esprime i concetti economici in modo semplice e chiaro. Sentirlo parlare conferma che è un professionista del settore.
Giulia N., 11 Ago 2025Podcast piacevole, scorre veloce ma in modo estremamente chiaro, spiega i concetti chiave per gestire le proprie finanze, fornendo la classica cassetta degli attrezzi. Complimenti, davvero ben fatto!
Massimiliano, 29 Mag 2024Ho seguito tutte le puntate! Grazie veramente
Amalia A., 17 Set 2025Veramente veramente raccomandato! la finanza personale riassunta alla perfezione! e spiegata partendo dall'ABC! Ottimo anche da ascoltare a velocita 1,5x!
Giorgia R., 23 Gen 2025Podcast che dà sempre spunti interessanti che personalmente mi ha fatto appassionare alla finanza personale spingendomi ad approfondire in prima persona.
Lorenzo, 13 Mar 2025Non sono solito a mettere recensioni e specialmente non ascolto podcast, ma da quando ho iniziato questo, faccio fatica a staccarmi, e quasi non posso più fare a meno di ascoltare e arricchirmi culturalmente.
Andrea V., 22 Set 2025Riccardo mi ha letteralmente cambiato la vita e fatto scoprire che amo la finanza, ho ascoltato il podcast già due volte e non mi stufo mai di ascoltarlo, parla in modo semplice e chiaro
Massimo D., 23 Set 2025