L’importanza di spendere i soldi

Dopo anni passati a parlare di reddito, risparmio e investimenti, in questo episodio di The Bull rimettiamo al centro la vera domanda: a cosa serve accumulare ricchezza se poi non la trasformiamo in vita vissuta?
Dalla distinzione tra consumo e spesa consapevole, al concetto di ROI esistenziale e dividendi emotivi, fino al problema dell’oversaving e dell’utilità decrescente del denaro nel tempo.

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34 minuti
L’importanza di spendere i soldi
The Bull - Il tuo podcast di finanza personale

286. L’importanza di spendere i soldi

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L'utilità dei soldi nel tempo

Spendere vs consumare

Tempo, salute, denaro

L'importanza dei dividendi emotivi

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I contenuti hanno scopo puramente informativo, non sono consulenza finanziaria e investire comporta rischi. La newsletter include inserzioni pubblicitarie di terzi.

Trascrizione Episodio

Bentornati a The Bull, il tuo podcast di finanza personale.

Allora quest’episodio è stato scritto durante le “vacanze” di Natale – e dico “vacanze” perché il fatto che durante le “vacanze” abbia scritto alcuni degli episodi che avete visto fino a qui vi fa capire che sono più di due anni che di “vacanze” non ne faccio, semplicemente in certi momenti dell’anno cambio la latitudine a cui scrivo.

Comunque, l’idea di questo episodio mi è venuta mentre ho speso un’assurda quantità di denaro per andare una settimana scarsa a Sharm el Sheik – quindi non esattamente alle Maldive, però pescando ovviamente la settimana più costosa dell’anno.

Se vi state chiedendo perché nonostante una settimana a Sharm sia bianco come una burrata il motivo è che il giorno che sono arrivato mi sono ritrovato con 38° di febbre e una tonsillite, quindi 3 giorni li ho trascorsi chiuso in camera – ma questa è un’altra storia.

Comunque, il punto non sono tanto le mie disavventure personali durante le feste, quanto la riflessione che le sponde del mar Rosso mi hanno suscitato, ossia sull’importanza finanziaria di – attenzione bene – SPENDERE I SOLDI.

Ho passato ormai più di 2 anni e mezzo a parlare di finanza, portafogli, investimenti, mercati e tutto il resto, ma in effetti mi sono concentrato prevalentemente solo su UNO dei CINQUE grandi pilastri della finanza personale.

Non me ne voglia Paolo, i 5 pilastri non c’entrano un tubo con i suoi 4 pilastri.
Né me ne voglia il nostro amico William Bernstein, il titolare di altri 4 pilastri da più di 30 anni.

I 5 pilastri della finanza personale sono: REDDITO; RISPARMIO; INVESTIMENTO; SPESA; DONAZIONE.

In effetti non ne avevo mai parlato in questi termini, ma forse è il framework più corretto per inquadrare tutta la questione della finanza a supporto della qualità della nostra vita.
Io mi sono sempre concentrato quasi solo sul tema investimenti perché:
UNO: è quello più tecnicamente vasto e complesso ed è quello su cui quasi nessuno sa una beata mazza; e
DUE: perché è quello più figo di tutti, dai, gli altri sono du palle.

Però tutti gli altri sono importanti – e forse sono in qualche modo più importanti dell’investimento.

PERCHE’?

Perché l’investimento è un acceleratore potentissimo di tutto il resto, ma da solo non sta in piedi.
Teoricamente invece gli altri possono funzionare anche senza l’investimento, purché ci sia un reddito, del risparmio e una pianificazione di spesa e donazione intergenerazionale.

Il REDDITO, come sappiamo è la chiave di tutto. Per partecipare al divertentissimo gioco che raccontiamo qui due volte a settimana, devi avere un reddito, altrimenti manca il requisito minimo.
Devi investire innanzitutto nella tua carriera e massimizzare le opportunità economiche, possibilmente in armonia con la tua soddisfazione e realizzazione professionale. Questo conta immensamente di più di un rendimento composto dell’1% più alto o più basso.
Di conseguenza i migliori investimenti che puoi fare, soprattutto all’inizio, sono:
Su una Formazione costante
Sullo sviluppo de la tua Capacità di negoziazione, affinché a parità di lavoro tu possa ottenere il massimo ritorno economico, e infine
Sul Network, sulla costruzione di relazioni rilevanti, un asset incredibilmente sottovalutato.

Uno dei grandi consigli di Nassim Taleb è: “state nelle grandi città e andate alle feste”, cioè esponetevi all’opportunità asimmetrica di fare incontri casuali con persone che vi cambieranno la vita.

Una volta che massimizzi il reddito, la seconda cosa è

Il RISPARMIO; devi spendere meno di quel che guadagni e soprattutto consolidare quel mindset di cui parliamo spesso qui: spendi ciò che resta dopo aver risparmiato, non risparmiare ciò che resta dopo aver speso, altrimenti non resta più niente.
Il risparmio non è il risultato passivo di una gestione morigerata dei soldi.
È un comportamento attivo, pianificato a monte, che coordina reddito e spese in maniera tale da allocare ogni mese una quota minima di capitale all’investimento.

Risparmiare è come fare una dieta o andare in palestra.
Non si fa a caso cercando di mangiare meno o di sudare ogni tanto.
Si fa con un programma, delle regole e degli obiettivi.
Su questo ci torno tra poco.

Solo se hai sistemato reddito e risparmio, allora a quel punto hai la possibilità di INVESTIRE [INVESTIMENTO] il tuo risparmio residuo in un meccanismo che auspicabilmente ha la capacità di amplificare e moltiplicare il tuo patrimonio nel tempo.
E su questo, due cose negli anni le abbiamo dette.

Bene.
Ma uno si potrebbe chiedere: A CHE PRO?
Cioè perché facciamo tutto questo?

Ecco, gli altri due pilastri sono la risposta a questa domanda: in qualche modo sono la ragione TELEOLOGICA di tutta la finanza personale.

TELEOLOGICA viene da “telos” che in greco vuol dire “fine”, cioè sono lo scopo che traina tutto quello che ci sta prima.
Noi guadagniamo, risparmiamo e investiamo non perché siamo guidati da un CAUSA che ci spinge a farlo, ma per un FINE verso cui siamo attratti.

Bella sta cosa no?
Gli animali generalmente sono mossi da ragioni EZIOLOGICHE, da una causa: fame, istinto di riproduzione, desiderio del mio gatto di mangiarsi le bacchette dei miei occhiali e così via.

Le persone invece, se ci pensate, sono mosse principalmente da ragioni TELEOLOGICHE, cioè fanno cose perché si prefigurano un fine che vogliono realizzare e implementano più o meno consapevolmente tutte quelle attività necessarie ad arrivarci.

Le cose per noi hanno senso quasi sempre dentro un quadro telelogico.
Non facciamo una cosa se non ne capiamo il fine, di solito, no?

Un bilanciere o un tapis roulant per noi non hanno senso in sé.
Hanno senso se ho l’obiettivo di rimettermi in forma dopo essermi mangiato anche mia suocera durante le feste – e quindi per quello scopo farò tutta una serie di cose apparentemente grottesche, come sollevare un peso 6 volte per 4 per rimetterlo sempre allo stesso posto oppure mangiare roba ai limiti della violazione dei diritti umani come petto di pollo alla piastra e riso bollito.

Anche se, diciamocelo, la mia preferita sono le persone che escono di casa, prendono l’ascensore, salgono in auto, arrivano in palestra dove pagano un cospicuo abbonamento e poi si mettono a correre per 40 minuti davanti al muro sul tapis roulant, prima di riprendere auto, ascensore e tornare a casa.

Se proprio ti piace correre – per motivi che a me restano oscuri – non fai prima a correre intorno a casa tua?

È un po’ come se devi fare un viaggio, risparmi su ogni cosa con tutti gli hack possibili su prenotazioni e servizi, e poi appena sei in aeroporto ti attacchi al wi-fi e un minuto dopo “puff”, virus, malware, siti fraudolenti e chissà quale altra schifezza informatica ti ritrovi nel pc e sistemare tutto ti costa un multiplo di quello che avevi risparmiato.
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Comunque al di là delle nostre piccole contraddizioni il punto è: il senso delle nostre azioni dipende quasi sempre dal fine per cui le facciamo.
Noi ci prefiguriamo il fine e per così dire facciamo reverse engineering degli step intermedi per arrivarci.
Solo in questo processo le cose esistono per noi e hanno senso.
Il bilanciere non è una barra cilindrica d’acciaio con una determinata composizione molecolare, inserito all’interno di dischi di ghisa di raggio x o y.
No.
È il mezzo per raggiungere il fine che è: rimettersi in forma, sentirsi più a nostro agio, diventare più forti, quello che è…

Fuor di metafora, tutto l’ambaradan della finanza personale – REDDITO, RISPARMIO, INVESTIMENTO – ha quindi senso solo a partire dagli altri due, che poi in realtà sono un unico FINE visto da due prospettive diverse, cioè: COME SPENDERO’ E DONERO’ I MIEI SOLDI?
Il nostro processo di guadagno, risparmio e investimento, le nostre decisioni finanziarie, la nostra stessa asset allocation – niente di tutto ciò ha senso di per sé se non in funzione del fine che attraversa tutto quanto, ossia: in che modo utilizzerò quei soldi affinché la qualità della mia vita e di quella della mia famiglia migliori.

Sembra un happy problem – anzi non sembra un problem nemmeno.
Intuitivamente siamo tutti d’accordo che la cosa complicata è accumulare un patrimonio, non spenderlo.
Una volta che c’hai i soldi, ci fai quel che vuoi.

Beh, sì e no.
In realtà quello su come spendere i soldi È un problema molto importante che accompagna tutta la nostra esperienza di investitori, non solo una certa fase finale di decumulo quando siamo in là con l’età.

Perché, potreste chiedermi, conoscere i miei obiettivi di spesa sarebbe importante nella mia pianificazione finanziaria?
Beh, per una ragione fondamentale: i soldi NON HANNO SEMPRE LA STESSA UTILITÀ nel tempo.

Per utilità intento proprio il concetto economico: la stessa quantità di denaro reale, quindi epurata degli effetti dell’inflazione, ha un peso specifico diverso nelle diverse fasi della nostra vita e in particolare ha un’utilità decrescente: valgono più da giovani e sempre meno da vecchi.

Questa non è una cosa da poco, perché infatti oltre a guadagnare, risparmiare e investire dobbiamo anche essere bravi a pianificare cosa e come spendere, altrimenti si crea uno squilibrio in cui la nostra vita viene consumata senza soddisfazione e poi moriamo con molti più soldi di quanti ne abbiamo mai avuti in vita.

Lo dico in un altro modo.
Quando ci occupiamo di finanza personale abbiamo due problemi da risolvere, non uno.
Come massimizzare la creazione di ricchezza (cioè: come fare più soldi possibile) e
Come ottimizzare l’allocazione di quella ricchezza (cioè: come spendere al meglio quei soldi).

Chiaro?
Ok che il 99% di questo podcast è dedicato al primo problema.
Ma quello ha poco senso in sé se sganciato dal secondo, ossia su come ottimizzo le risorse a disposizione nel tempo per massimizzare la qualità della mia vita.

Certo, avere un patrimonio netto di un milione di euro fa vivere meglio che avere 50.000 € anche se non spendo niente – su questo siamo tutti d’accordo.
Dà opzionalità
Dà peace of mind
Dà risorse per intraprendere progetti altrimenti irrealizzabili.

Ma in sé e per sé la nostra ricchezza resta fine a se stessa se non viene incanalata in ciò che massimizza l’utilità della nostra vita.

Noi ci concentriamo sempre sul primo punto perché chiaramente è il più importante soprattutto all’inizio.
Però più si va avanti più diventa fondamentale armonizzarlo con il secondo – e ben prima di arrivare al momento del retirement.

Se vi sembra un problema paradossale, lontano dalla nostra esperienza comune, è proprio perché si tende a prendere consapevolezza di questa cosa troppo tardi.

Se ci pensate, tutti i pilastri della finanza personale servono a una cosa sola: permetterci di spendere i soldi in modo migliore nel corso della nostra vita.
Il reddito serve a creare possibilità.
Il risparmio serve a stabilizzarle.
L’investimento serve ad amplificarle.

Ma la spesa è l’unico momento in cui il denaro diventa vita vissuta.

Ed è anche il momento su cui siamo meno allenati, perché nessuno ci ha mai insegnato a farlo in modo consapevole.
Spendere, nella nostra cultura finanziaria, è spesso visto o come qualcosa di sbagliato o al più come un processo automatico.

In realtà spendere è una competenza.
E anche piuttosto complicata.
Perché non si tratta di spendere tanto per spendere, quanto di spendere in maniera tale da capitalizzare gli sforzi dei nostri risparmi e investimenti in beni ed esperienze che portano valore aggiunto all’interno della nostra vita.

In una survey fatta da Allianz negli Stati Uniti l’anno scorso era emerso che 2 pensionati su 3 temevano di vivere più a lungo dei propri soldi che non di morire.

Cioè il risparmiatore/investitore tipico, che ha costruito una certa solidità finanziaria nel tempo, ha più paura di finire i soldi prima di morire che della morte stessa.

Come conseguenza i pensionati americani tendono a commettere due gravi errori:
Spendono meno di quel che dovrebbero, privandosi di esperienze memorabili e accettando uno standard di vita inferiore; e poi
Danno via parte della propria ricchezza a figli e nipoti troppo tardi, rispetto a quando avrebbero un impatto significativo sulle loro vite.

L’oversaving è un problema finanziario di natura uguale e contraria all’overspending, perché entrambi possono determinare un deterioramento della qualità della vita che invece si potrebbe conseguire pianificando correttamente non solo i propri investimenti, ma anche e soprattutto ciò per cui vogliamo spendere la nostra ricchezza.

[SPENDERE vs CONSUMARE]
Qui però serve una distinzione fondamentale, che spesso viene trascurata.
Spendere non è la stessa cosa che consumare.

Consumare:
è facile.
È spesso automatico.
È spesso ripetitivo.
È principalmente orientato a BENI

Senza una consapevolezza finanziaria olistica, che tiene insieme tutti i vari aspetti, per la maggior parte delle persone i flussi di denaro in uscita sono MERO CONSUMO.

Spendere bene invece significa usare il denaro in maniera attiva, per esempio:
Per ridurre attriti permanenti nella vita.
Per migliorare salute ed energia
Per creare esperienze che lasciano un segno anche a distanza di anni

Il problema non è quasi mai spendere troppo.
Il problema è spendere tanto in cose a basso ROI, a basso ritorno esistenziale.
Facciamo alcuni esempi:
Il mio reddito è una funzione diretta del mio tempo e quindi la gestione del tempo e delle energie è fondamentale.
Di conseguenza ho deciso che ci sono alcune spese apparentemente discutibili prese per sé, ma che funzionano nel contesto complessivo.
Tipo:
la lavanderia,
la consegna della spesa a casa
l’uso del taxi
Queste e tante altre sono tutte cose che in sé e per sé sono costi puri, che teoricamente andrebbero evitati, ma mi risparmiano una serie di attriti quotidiani e mi fanno guadagnare tempo.
Non sapete quanti script di The Bull sono stati scritti in Taxi.

Queste sono spese che eliminano frizioni fastidiose nella mia vita, quindi il trade-off per me funziona.

Comprare un paio di scarpe in più invece è una cosa di cui mi frega il giusto, avrebbe un basso ROI esistenziale per me. Sarebbe puro consumo

Stesso discorso potrei farlo per i costi dell’abbonamento in palestra o del fisioterapista che mi cura la sciatica: hanno un impatto positivo sulla qualità della vita.

Oppure ancora viaggi ed esperienze con la mia famiglia sono poi la cosa più banale da spiegare. Non amo particolarmente viaggiare, ma quando lo faccio ho imparato che preferisco spendere tanto per viaggiare in un certo modo, piuttosto che risparmiare e poi stare incazzato una settimana perché non mi piace l’albergo, mi devo fare sbattimenti, mi stresso e così via.

Questo quindi è un primo principio fondamentale: guadagno, risparmio e investo per avere più risorse economiche da spendere in beni o esperienze con un elevato ROI esistenziale.

C’è un libro molto famoso, scritto nel 2020 da un ex hedge fund manager di nome Bill Berkins, dal titolo Die with Zero.

Non sono necessariamente d’accordo con il 100% del libro, anche perché contiene una teoria molto bella sulla carta ma in larga parte inapplicabile nella vita reale.

Ci sono però alcune idee molto potenti che val la pena richiamare qui perché in qualche modo dovrebbero entrare nel nostro sistema – diciamo così – di valori finanziari, in maniera tale da guidare le nostre decisioni di investimento in moto utile per la nostra vita.

Il punto di partenza è riconoscere che ci sono tre fattori principali che, in proporzioni diverse, condizionano le varie fasi della nostra vita.

Questi sono: TEMPO, SOLDI e SALUTE

Salvo casi particolari, generalmente l’individuo medio si trova ad attraversare queste tre fasi.

Quando si è GIOVANI,
generalmente si ha molto tempo a disposizione e il massimo stato di forma, però il più delle volte non si hanno tanti soldi.
Quindi si sacrifica il tempo – e molte energie – nella propria vita professionale per ottenere un reddito possibilmente sempre più alto.

Quando sì è ADULTI, invece
Si ha pochissimo tempo per sé, perché si è oberati dal lavoro e dalle responsabilità familiari.
In questa fase si comincia ad avere un certo patrimonio e si sarebbe ancora in buona salute per goderlo, ma non si ha il tempo per farlo e probabilmente non è stato accumulato ancora abbastanza per avere indipendenza finanziaria a tempo indeterminato.

Quando si è ANZIANI, infine
Si ha generalmente il massimo livello di ricchezza, soprattutto se uno ha risparmiato e investito in maniera oculata, il tempo gradualmente ritorna disponibile perché via via si riducono le responsabilità professionali e familiari,
ma la salute e l’energia cominciano ad avere un sensibile calo, riducendo l’opportunità di fare esperienze qualitative.

Possiamo vedere questa cosa anche in un altro modo

Il TEMPO tende ad essere limitato quasi per tutta la vita, tranne nelle fasi estreme all’inizio e alla fine.
Il DENARIO invece tende a concentrarsi nella fase finale della carriera
SALUTE ed ENERGIA fanno invece il contrario, sono alte all’inizio e si riducono gradualmente verso la fine.

Teoricamente non c’è scampo in questo schema, perché i casi in cui si hanno contemporaneamente il massimo del tempo, del denaro e dell’energia sono rari.

L’obiettivo della finanza personale è allora duplice:
Da un lato è quello di creare le condizioni affinché il “magic moment”, quello in cui la combinazione di tempo, soldi e salute è massimizzato, sia il più grande possibile. Per fare questo è importante:
Fare più soldi possibile nella propria carriera professionale;
Risparmiare e investire il prima possibile e il più possibile e
Curare il più possibile la propria salute e forma fisica.
Dall’altro però si tratta anche di riuscire a creare dei sotto obiettivi lungo tutta la nostra vita, affinché possiamo vivere delle esperienze che sono significative in un dato momento e che non lo sarebbero in un altro.

L’esempio classico potrebbe essere questo:
A 25 anni un mese zaino in spalla in Perù o in Nuova Zelanda sarebbe un’esperienza memorabile per una vita intera, anche se il costo di quell’esperienza potrebbe essere elevato in rapporto al patrimonio disponibile;
A 40 anni quello stesso costo per me sarebbe irrilevante, ma ovviamente oggi non ho il tempo – e forse neanche le energie – per esperienze del genere.

Il punto però è trovare un equilibrio tra la costruzione di un patrimonio finanziario e l’utilizzo del denaro per esperienze che lasciano quelli che Perkins chiama dividendi emotivi per tutta la vita e che hanno senso in una certa fase della vita e non in altri.

Questo è quello che intendevamo prima quando dicevamo che l’utilità del denaro varia nel tempo, in base a età, condizioni personali e obiettivi.
10.000 € a 25 anni per un’esperienza memorabile hanno un’utilità elevatissima;
Questi stessi 10.000 € oggi, che quell’esperienza non la posso più fare, hanno un valore nettamente inferiore.

Il secondo principio è quindi: dedicare una parte della propria pianificazione finanziaria ad esperienze con un elevato dividendo emotivo.

Per altro è un fatto noto che il rendimento composto funziona anche con i dividendi emotivi, non solo con quelli finanziari.
Mi spiego.

Se mia moglie compra una borsa da 2.000 € la sua felicità è massima nel momento dell’acquisto, ma poi ha un decadimento rapido, che peraltro accelera maggiore è il numero di borse nel suo armadio.
E ahimé… quel numero è piuttosto elevato
No lo dico per lei eh, perché la sua utilità marginale si assottiglia, mica per altro…

Ma quando si tratta di un’esperienza, l’impatto è diverso

Quando viviamo un’esperienza – possibilmente positiva – questa si radica nei nostri ricordi, generalmente viene epurata degli aspetti negativi e il ricordo tende a rafforzare l’effetto positivo nel tempo.
Il ricordo del mio viaggio di nozze in Giappone è probabilmente migliore della realtà del viaggio stesso, ma l’esperienza continua a produrre effetti positivi nei racconti con gli amici, nella memoria di certi momenti assieme, nel ricordo delle cose che ho imparato su quella cultura.

Quando compri un oggetto c’è un’elevata probabilità che sia consumo – anche se non sempre: se comprassi una Gibson Les Paul si tratterebbe sì di un oggetto, ma sarebbe l’esperienza di suonarla il vero valore memorabile.
Quando invece compri un’esperienza, è molto più probabile che sia spesa attiva, con un valore atteso positivo nel tempo grazie ai suoi dividendi emotivi.

Quella della Les Paul tra l’altro è però un esempio interessante sull’utilità variabile del denaro nel tempo.

Per i non chitarristi, parliamo di uno dei due modelli più iconici nella storia del rock, l’altro è la Fender Stratocaster.

Hanno suonato Les Paul leggende come Jimmy Page dei Led Zeppelin, Eric Clapton, Slash dei Guns n Roses, Joe Perry degli Aerosmith.

Da sempre la mia chitarra preferita.
Da giovane suonavo in una band nei peggiori locali tra Varese e Novara e avevo una Epiphone Les Paul, la versione economica della chitarra leggendaria.
Una vera Les Paul non potevo permettermela, ma sarebbe stato tutto per me.
Parliamo di una chitarra che potrebbe costare dai 2.500 ai 20.000 €, a seconda del modello.

Oggi potrei comprare una Les Paul senza battere ciglio, ma non l’ho mai fatto, perché non ho più quella band che ho amato come una seconda famiglia.
Oggi non ha più lo stesso senso.
10.000 € oggi valgono per me meno di 1.000 € quando avevo 20 anni.
Eppure non produrrebbe lo stesso dividendo emotivo.
Con il senno di poi, allora avrei dovuto vendermi anche le mutande, trovare fonti di reddito, risparmiare ossessivamente per comprarmi la Les Paul che mi avrebbe fatto brillare gli occhi per la vita.

Quando devi decidere se una spesa ha senso, puoi farti tre domande molto semplici.
Prima: è time-sensitive? Cioè se non la faccio ora, perde valore o diventa impossibile?
Seconda: migliora una singola giornata o molte giornate future?
Terza: è in conflitto con la mia sicurezza futura o è sostenibile senza ansia?

Se una spesa passa queste tre domande, probabilmente è una buona spesa.
Anche se è “cara”.
Se non le passa, probabilmente è solo consumo, anche se è “economica”.

Nel suo libro, Perkins parte da quest’idea fondativa, cioè di cercare di morire con zero soldi e spendere o dare via tutto prima della fine per vivere esperienze memorabili, e costruisce il suo sistema attorno ad una serie di principi.

Alcuni sono questi:
Massimizzare le esperienze positive della vita;
Iniziare ad investire presto in dividendi emotivi;
Pensare alla propria vita come distinta in diverse fasi e quindi vivere ciascuna di essere in maniera corrispondente;
Dare via a figli e nipoti la ricchezza in eccesso ben prima di morire, così da avere un impatto sulle loro vite quando ne hanno davvero bisogno;
Prendersi i rischi più grandi soprattutto quando si ha poco da perdere.

E questi sono tutti condivisibilissimi.
Al di là della radicalità del libro di Perkins e del fatto che, come dicevo, la sua è un’idea bellissima sulla carta ma piena di variabili reali che la rendono difficilmente implementabile tout court, sicuramente c’è qualcosa di molto valido alla base che si può prendere.

Se io parto dal fine, da come voglio spendere i miei soldi, questo crea un effetto traino positivo su tutti gli altri pilastri:
Sarò maggiormente incentivato ad avere successo nel mio lavoro;
Sarò più consapevole nelle decisioni di risparmio, distinguendo accuratamente consumo e spese ad alto dividendo emotivo;
Sarò infine più diligente nei miei investimenti, perché sarò in grado di adattare il livello di rischio del mio portafoglio in maniera corretta nelle varie fasi della vita, in funzione degli obiettivi esperienziali che mi sono prefisso.

Per quel che mi riguarda il fine guida tutto quello che sto facendo.
Io voglio raggiungere l’indipendenza economica e potermi ricomprare, con essa, una cosa in particolare: il TEMPO.

Voglio avere tutto il tempo possibile, il prima possibile – perché averlo a settant’anni meglio che niente, ma ovviamente a 45-50 è tutta un’altra cosa – e poter riempire quel tempo di esperienze che danno senso alla mia vita.

Ci sono tantissime cose che vorrei studiare
Ci sono tantissime esperienze sportive che vorrei fare
Ci sono tantissime esperienze professionali o semiprofessionali che vorrei svolgere, senza alcuna pressione di dover portare a casa un reddito
C’è insomma un intero stile di vita che ho ben in mente e che vorrei tanto riuscire a conquistare durante il tempo utile della mia vita.

L’idea debole della teoria di PERKINS la sposo appieno.
Costruisci un sistema finanziario finalizzato a realizzare il maggior numero possibile di esperienze emotivamente rilevanti che abbiano un senso per te, e non accumulare tanto per accumulare.

Questo per me si traduce in una pianificazione finanziaria TELEOLOGICA: parto dai fini e implemento gli step intermedi in funzione di quello.

L’idea forte, invece, non la prendo perché non è applicabile, per un motivo finanziario molto semplice che noi conosciamo molto bene e che si chiama RISCHIO DI SEQUENZA.

Per applicare alla lettera la teoria di Perkins bisognerebbe fare un calcolo complesso che miri a determinare come consumare il mio capitale nel tempo al fine di morire con zero appunto.
Ma sappiamo bene che i mercati finanziari sono tutt’altro che prevedibile e che quando inizi a prelevare soldi dal portafoglio, il rischio di sequenza può giocarti due scherzi mortali:
Puoi finire i soldi molto prima del previsto, oppure
Puoi finire per spendere molto meno di quanto avresti potuto, morendo più ricco di quando eri in vita.

Ammettiamo di avere un portafoglio che renda il 6% all’anno con una deviazione standard di 12% e che a 55 anni dovessi avere un milione di euro investito – ammettiamo che sia un milione in valore reale.

Se applico la classica regola del 4%, cioè prelevo il 4% il primo anno e poi ogni anno successivo aggiusto quella cifra per inflazione, mi espongo ad esiti diametralmente opposti:

Nello scenario al 90esimo percentile continuerei a diventare sempre più ricco anche da morto.
Dopo 30 anni avrei oltre 4 milioni di euro.
Nello scenario al 10mo percentile, invece, a 75 anni non avrei più un soldo.

E tutto questo senza ipotizzare uno scenario particolarmente sfigato con un rischio di sequenza avverso.
Ammettiamo per esempio che i 5 peggiori anni durante il mio retirement siano esattamente i primi 5.

Già dopo 12 anni non avrei più soldi e pure in tutti gli altri casi non arriverei quasi mai agli 85.

Insomma, spendersi tutto in memory dividends è una superlativa idea, ma è molto complicata da implementare, perché inevitabilmente bisogna mantenere un approccio conservativo quando si decumula, proprio ipotizzando il rischio di sequenza peggiore.
Quindi non si può davvero morire con zero.
Però tenderci asintoticamente è una buona idea.

A questo punto però serve fare una precisazione fondamentale, perché altrimenti tutto quello che stiamo dicendo rischia di sembrare un discorso valido solo per chi è già arrivato alle soglie del retirement, per chi è vicino alla pensione o per chi ha già accumulato un patrimonio importante.
In realtà il tema di come spendere i soldi è forse ancora più importante durante la fase di accumulo, cioè quando stai costruendo il tuo patrimonio e ogni euro ha usi alternativi molto chiari e in competizione tra loro.
Quando sei nella fase di accumulo, ogni euro che hai può fare almeno tre cose:
può essere speso oggi,
può essere investito per il futuro,
può essere usato per aumentare il tuo reddito futuro.

Questo rende le decisioni di spesa molto più delicate, perché il costo reale di una spesa non è solo quello che paghi, ma tutto ciò a cui stai rinunciando.
Diecimila euro spesi a venticinque o trent’anni non sono semplicemente diecimila euro in meno sul conto. Sono anni di rendimento composto persi, meno flessibilità futura, meno margine di errore. Di conseguenza le decisioni di spesa devono superare una certa soglia di qualità.

Durante la fase di accumulo, infatti, la funzione principale del denaro non è massimizzare il consumo presente, ma aumentare l’opzionalità futura.
Spendere bene in questa fase significa privilegiare spese che aumentano le possibilità, che migliorano il potere contrattuale, che riducono la fragilità.
Formazione che aumenta il reddito potenziale,
scelte geografiche che aprono opportunità professionali,
cura della salute e della forma fisica,
riduzione di vincoli rigidi e costi fissi inutili:

Tutte queste sono spese che, pur non essendo investimenti finanziari in senso stretto, accelerano indirettamente il processo di accumulo.

Allo stesso tempo, esistono spese che fanno l’opposto:
aumentano strutturalmente il costo della vita,
creano abitudini costose difficili da ridurre,
soddisfano bisogni di status più che bisogni reali.

Queste spese non solo rallentano l’accumulo, ma rendono il percorso più fragile nel tempo.

Il punto, quindi, non è vivere come un monaco né rimandare tutto a un futuro indefinito.
Il punto è non sabotare il proprio futuro per un presente mediocre.
Una regola pratica che trovo utile in fase di accumulo è questa: ogni spesa significativa dovrebbe fare almeno una di tre cose.
Dovrebbe aumentare il tuo reddito futuro,
oppure migliorare in modo tangibile la tua salute e la tua energia,
oppure creare un’esperienza che ha senso adesso e che non avrebbe lo stesso valore più avanti.

Se non fa nessuna di queste tre cose, probabilmente è una cattiva spesa, è puro consumo, anche se sulla carta “te la puoi permettere”.

Cosa intendiamo per spesa SIGNIFICATIVA?
Si può usare per esempio la regola del nostro amico Nick Maggiulli: ogni spesa di importo inferiore allo 0,01% del patrimonio netto non deve essere oggetto di discussione. Si spende e basta.
Esempio, ammettiamo di avere questa situazione

Ogni spesa one shot di 20 € non sposta niente nell’economia generale di una pianificazione finanziaria.
Cifre significativamente superiori a questa dovrebbero invece essere sottoposte all’algoritmo decisionale che dicevamo prima:
Aumenta il reddito futuro?
Migliora stabilmente la mia salute o la mia energia?
È un’esperienza con elevato dividendo emotivo non procrastinabile?

C’è però anche l’errore opposto, che è molto diffuso tra le persone razionali e disciplinate: spendere troppo poco, per troppo tempo.
Un piano di accumulo che non prevede alcuna gratificazione significativa, alcun miglioramento percepibile della qualità della vita, è un piano fragile. E i piani fragili prima o poi si rompono.
Spendere bene durante la fase di accumulo non significa rallentare il percorso verso l’indipendenza finanziaria, ma renderlo sostenibile.
Significa arrivare alle fasi successive della vita con un patrimonio sufficiente, sì, ma anche con buona salute, relazioni sane, energia mentale e soprattutto con una chiara consapevolezza del perché si è fatto tutto questo.

C’è una grande verità che ho sempre letto e che alcune persone multimilionarie che ho conosciuto in quest’esperienza di The Bull mi hanno confermato: raramente la crescita della ricchezza incrementa proporzionalmente la crescita della felicità.
Fino ad un certo livello sì, nella misura in cui fa uscire da una condizione di povertà o di ristrettezze;
Ma una volta che viene superato il livello oltre il quale vengono meno le preoccupazioni finanziarie di base, i soldi tendono a diventare più un amplificatore di problemi, che non una soluzione.

In uno studio del 2010, il compianto Daniel Kahneman, premio Nobel per l’economia e padre dell’economia comportamentale, aveva mostrato che c’è una soglia di reddito, intorno ai 75.000 – 100.000 dollari l’anno, oltre il quale l’incremento di felicità si appiattisce rapidamente.

Altri studi hanno invece mostrato un incremento di felicità anche ben oltre benché progressivamente decrescente, ma rilevando che persone cronicamente infelici non sperimentavano alcun incremento di felicità all’aumentare del livello di reddito o di patrimonio.

Cioè:
Le persone nel 15° percentile più felici lo diventano ancora di più all’aumentare del reddito, perché ciò probabilmente amplifica la possibilità di accedere ad esperienze emotivazione significative;
Le persone nel 15° percentile più infelici, invece, non trovano alcun beneficio dall’aumento di reddito oltre i 75 – 100.000 dollari.

Al di là dei diversi risultati dei vari studi emerge un punto in comune: la ricchezza di per sé non migliora situazioni di infelicità cronica. Eventualmente è la conversione della ricchezza in esperienze emotivamente significative che può farlo.

Il nostro amico ed ex ospite Barry Ritholtz una volta scrisse che se sei un asshole, una volta che diventi milionario, sarai solo un asshole milionario e con ogni probabilità i problemi che avevi prima continuerai ad averli anche dopo, solo su una scala maggiore.

Per questo è importante che i soldi aiutino a sviluppare una maggiore qualità della vita, perché in sé e per sé, da soli, non portano valore aggiunto, ma devono permettere di avere accesso a standard di vita, esperienze e opportunità superiori, altrimenti tanto vale.

Quindi amici miei:
GUADAGNATE più che potete
RISPARMIATE più che potete
INVESTITE più che potete

MA

SPENDETE anche più che potete e
DONATE a vostri figli, nipoti o chi vi pare il prima possibile

Sulle sponde del Mar Rosso, chiuso in camera con la tonsillite, tutto sommato ero contento di aver speso una discreta somma di denaro per stare con la mia famiglia in un posto diverso, per spiegare per la prima volta a mia figlia come si mette la cintura in aereo, per conoscere persone nuove e in generale per collezionare esperienze che resteranno nella memoria.

I dubbi più importanti da qui alla fine della vostra vita da investitori non riguarderanno l’asset allocation: riguadreranno il motivo per cui fate tutto questo.
E il motivo deve essere: creare il prima possibile i mezzi per accedere ad esperienze con elevato ROI esistenziale e corposi dividendi emotivi.

Tutto il resto è rumore di fondo.

Cari amici, fine dell’episodio di oggi, fatemi sapere che ne pensate perché credo sia un tema importante all’intersezione tra i numeri della finanza e la realtà della vita.

Grazie per avermi seguito anche oggi e come sempre vi invito a mettere segui e attivare le notifiche su spotify, apple podcast e YouTube per supportarci e permetterci di continuare a produrre contenuti che per due anni vi hanno fatto una testa tanta sull’importanza di risparmiare solo per poi dirvi di spendere come pazzi in ciò che vi rende felici sempre nuovi.

Per questo episodio invece è davvero tutto e noi ci rivediamo tra pochi giorni con un nuovo appuntamento assieme, sempre qui, naturalmente, con The Bull il tuo podcast di finanza personale.

Recensioni

Quando capisci come funziona la finanza… ti viene voglia di raccontarla!

Podcast che dà sempre spunti interessanti che personalmente mi ha fatto appassionare alla finanza personale spingendomi ad approfondire in prima persona.

Lorenzo, 13 Mar 2025

Ho seguito tutte le puntate! Grazie veramente

Amalia A., 17 Set 2025

Veramente veramente raccomandato! la finanza personale riassunta alla perfezione! e spiegata partendo dall'ABC! Ottimo anche da ascoltare a velocita 1,5x!

Giorgia R., 23 Gen 2025

La mia ignoranza in materia mi ha sempre creato dei dubbi, ma grazie a un amico ho iniziato ad ascoltare il podcast. Per fortuna che ho 24 anni e un po' di tempo e soldi da dedicarmi a imparare le varie nozioni per me stesso. Grazie mille!

Luca G. 10 Ott 2025

Veramente interessante, chiaro e conciso. Cambia la vita finanziaria di chiunque.. da ascoltare assolutamente anche per chi di finanza non vuole occuparsi mai

Francesca B., 6 Apr 2024

Ho acquistato e letto il suo libro e l' ho trovato. Esprime i concetti economici in modo semplice e chiaro. Sentirlo parlare conferma che è un professionista del settore.

Giulia N., 11 Ago 2025

Riccardo mi ha letteralmente cambiato la vita e fatto scoprire che amo la finanza, ho ascoltato il podcast già due volte e non mi stufo mai di ascoltarlo, parla in modo semplice e chiaro

Massimo D., 23 Set 2025

Podcast piacevole, scorre veloce ma in modo estremamente chiaro, spiega i concetti chiave per gestire le proprie finanze, fornendo la classica cassetta degli attrezzi. Complimenti, davvero ben fatto!

Massimiliano, 29 Mag 2024

Dovrebbero ascoltarlo buona parte degli italiani e io avrei dovuto scoprirlo con qualche anno in anticipo ma meglio tardi che mai

Matteo C., 3 Set 2025

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Capire cosa sta succedendo sui mercati non serve a prevedere il futuro, ma a prendere decisioni più consapevoli.

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