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327. BTP Italia Sì: a chi conviene davvero?
Il BTP Italia Sì sembra sicuro. Ma lo è davvero?
Il nuovo meccanismo spiegato semplice
Vecchio BTP Italia vs BTP Italia Sì
Perché la cedola può deludere
La soglia che decide chi vince
Hai già troppa Italia?
A chi può servire davvero?
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[Il BTP Italia Sì sembra sicuro. Ma lo è davvero?]
Oggi, 15 giugno 2026, il Ministero dell’Economia ha aperto il collocamento del nuovo BTP Italia Sì, il nuovo membro dell’amatissima famiglia dei titoli di Stato indicizzati all’inflazione più atteso dai risparmiatori italiani della settima stagione di Mare Fuori.
È il classico prodotto perfetto per l’investitore medio: Stato italiano a garanzia, tassazione agevolata, premio fedeltà, cedola indicizzata all’inflazione mentre non si parla d’altro che di inflazione e quella rassicurante sensazione che, dai, con un BTP Italia non puoi sbagliare.
Il problema è che molti compreranno questo titolo facendosi la domanda sbagliata, ossia: “Quanto rende?”
Invece la serie di domande giuste è: “Che rischio sto comprando, da quale inflazione mi protegge davvero, quanta Italia ho già infilata nel mio patrimonio e soprattutto: quando mi serve davvero e quando no?”
Perché il BTP Italia Sì può essere sicuramente uno strumento sensato – in alcuni casi.
In altri non lo è affatto.
In questo episodio allora facciamo tre cose.
Primo: spieghiamo cosa c’è di nuovo in questo BTP Italia “Sì” rispetto al fratello più vecchio che conoscevamo – perché il MEF ha cambiato un pezzo importante del meccanismo. [NOVITÀ BTP ITALIA Sì]
Secondo: vediamo perché un titolo indicizzato all’inflazione promette cose un po’ più sottili di quelle che l’investitore medio di solito capisce e facciamo l’esempio della famosa cedola staccata a settembre 2023 che fece incazzare mezza Italia – così capiamo assieme cosa “non” aspettarsi dal BTP Italia versione 2026.
Terzo: ci facciamo la domanda delle domande: è davvero un no brainer comprare uno strumento che protegge l’italico potere d’acquisto oggi che la guerra in Iran ha fatto tornare prepotentemente l’inflazione sul tavolo e sulla tavola dei risparmiatori della penisola? Oppure no?
Alla fine di questo video dovreste aver tutto ben chiaro per prendere la migliore decisione possibile per ciascuno di voi.
Sigla!
Bentornati a The Bull – il tuo podcast di finanza personale.
Allora, BTP Italia sì, partiamo dai fatti nudi e crudi, che se volete sono spiegati in maniera molto chiara anche sul sito del MEF.
Il BTP Italia Sì è un titolo di Stato italiano riservato esclusivamente agli investitori retail – quindi a noi piccoli e grandi investitori privati, non agli istituzionali.
Dura cinque anni, scadenza giugno 2031.
Si compra a 100, taglio minimo mille euro, sul MOT, il mercato obbligazionario telematico della Borsa di Milano.
Zero commissioni di sottoscrizione.
Se uno vuole comprarlo la cosa più semplice è usare il codice ISIN che è stato comunicato il 12 giugno e che resterà in vigore per tutta la durata del collocamento.
Le cedole sono semestrali – ogni sei mesi vi staccano un coupon, così potete farvi due crociere all’anno invece che una sola.
[Il nuovo meccanismo spiegato semplice]
Qui c’è un primo punto importante da capire, perché segna una novità rispetto ai BTP Italia precedenti: ogni cedola è calcolata sommando due cose:
Una parte fissa, garantita anche in caso di deflazione, che il MEF ha annunciato venerdì 12 giugno – quindi tre giorni prima dell’inizio del collocamento – e che potrà essere rivista solo al rialzo a fine collocamento.
venerdì 12 GIUGNO COMUNICA IL RENDIMENTO CHE VA FATTO COMPARIRE QUA NEL VIDEO, COME GRAFICA
Siccome però questo video l’avevo registrato prima, io che vi parlo dal passato il tasso definitivo non lo conosco ma chi sta guardando il video lo vedrà in grafica, perché l’abbiamo inserito prima di pubblicare il video.
Chi non guarda il video invece lo trova in descrizione.
Poi c’è una parte variabile, agganciata all’inflazione FOI italiana misurata dall’ISTAT, registrata nel semestre di riferimento – che è l’inflazione di Famiglie di Operai e Impiegati esclusi i tabacchi, che non coincide esattamente con l’“inflazione” di cui ogni mese parlano i media.
Infine anche su questo titolo, come fatto anche per BTP Italia precedenti, c’è un premio fedeltà, in questo caso dello 0,6% che il MEF riconosce a scadenza, ma solo a due condizioni:
l’avete comprato durante il collocamento, cioè questa settimana, e
l’avete tenuto fino al 2031 senza venderlo prima.
Sennò, nisba, niente premio.
Ovviamente, come per ogni titolo di stato in Whitelist la tassazione di capital gain e cedole è al 12,5% non 26%, perché bisogna incentivare l’esercito di risparmiatori tricolore a fregiarsi dell’onore di sostenere il debito della Res Publica.
Eh sì perché la domanda che ci si potrebbe fare è: ma perché l’Italia emette un titolo di Stato indicizzato all’inflazione, solo per gli investitori Retail, con un premio se lo tengono fino alla fine?
Sic et simpliciter, perché l’Italia ha un debito pubblico che ormai è al 138% del PIL, la crescita del PIL ristagna come il Po ad agosto, per i prossimi due anni è prevista una crescita economica dello 0 virgola qualcosa percento e la BCE da un pezzo ha smesso di comprare debito pubblico ad libitum perché la cuccagna dei tassi a zero e del quantitative easing è finita.
Quindi che si fa?
Gli investitori istituzionali sono birichini perché ogni tanto scaricano il debito italiano, mandano i nostri rendimenti alle stelle e rischiamo il default, come nel 2011.
Ricordate?
Ah quanti ricordi…
Il cassettista italiano invece, come si chiamava una volta l’investitore buy and hold, si tiene il suo bel titolo di Stato fino a scadenza e non è esattamente il tipo di investitore che si mettono a fare i bond vigilantes per allineare i rendimenti dei titoli di stato ai fondamentali economici quando la politica inizia ad andare a farfalle.
Ormai quasi il 15% del gigantesco debito pubblico della penisola più amata del mondo è detenuto da famiglie e investitori privati, contro circa un terzo di quello che fanno Francesi e Tedeschi con i propri debiti nazionali.
E complessivamente il 70% del debito è detenuto da investitori Italiani: Banca d’Italia, Banche, Assicurazioni e così via.
Solo il 32% è in mano ad investitori esteri.
Ora però attenzione ad una cosa:
lo slogan classico da campagna elettorale è: se noi siamo proprietari del nostro debito nessuno ci può fare niente, il debito italiano agli italiani! Guarda il Giappone, hanno sì il debito al 240% del PIL, ma al 90% è detenuto dagli stessi giapponesi – e chi li ammazza! Facciamolo anche noi così possiamo emettere debito all’infinito, ma che ce frega!
Peccato che ce frega: c’è un piccolo problema che si chiama “confondere lo stock di debito con l’investitore marginale”. Cioè: anche se il 70, l’80, il 90% del debito fosse detenuto da Italiani che giurano sulla testa dei propri figli che porteranno tutti i loro BTP a scadenza senza turbare di una virgola i mercati, comunque il prezzo – cioè i rendimenti – lo fanno soprattutto i non italiani che invece scambiano i BTP sul mercato.
Se c’è un sell-off di BTP che porta i rendimenti a salire, fai, dell’1%, l’impatto si propaga su tutto lo stock di debito, non solo sui titoli effettivamente scambiati.
Quindi da un lato ok, teoricamente è meglio se hai tanti cittadini disposti a comprarsi il debito italiano senza troppe storie, però dall’altra parte se dovesse esserci uno shock sui rendimenti dei BTP il fatto di avere tanti italiani con BTP in tasca non fa molta differenza.
Comunque, sta di fatto che il ministero del tesoro ha molto debito da ripiazzare, c’è il vecchio BTP Italia che è appena scaduto a maggio 2026, e quindi con magnanimità e benevolenza ha deciso di emettere questo nuovo titolo per salvare il risparmio degli italiani dall’inflazione brutta e cattiva riportata da quel mattacchione di Trump che si diverte a giocare a Call of Duty in giro per il mondo.
[Vecchio BTP Italia vs BTP Italia Sì]
Detto questo, il MEF, nel passare dal vecchio BTP Italia al nuovo BTP Italia Sì, ha cambiato una cosa che sembra una supercazzola tecnica ma è sostanziale.
Il vecchio BTP Italia aveva un tasso cedolare reale fisso, applicato a un capitale rivalutato sulla base dell’inflazione. In più, la rivalutazione del capitale maturata veniva riconosciuta periodicamente insieme alle cedole. Quindi l’investitore riceveva due componenti distinte: la cedola reale e il recupero dell’inflazione maturata.
Il nuovo BTP Italia Sì [tasso fisso + inflazione del semestre] semplifica tutto: non rivaluta il capitale nello stesso modo del vecchio BTP Italia. Prende il tasso fisso e l’inflazione del semestre, li somma, e applica quella somma al capitale nominale iniziale.
Tradotto: il vecchio BTP Italia era più vicino alla logica classica di un titolo indicizzato, con separazione tra rendimento reale e rivalutazione inflattiva. Il nuovo Sì è più facile da capire perché trasforma tutto in cedola: tasso fisso più inflazione semestrale.
È più semplice? Sì.
È automaticamente meglio? No – dipende.
Ora, facciamo un esempio concreto, così capiamo meglio.
Ipotizziamo un investimento di 10.000 euro, un tasso fisso annuo del 2%, quindi circa 1% a semestre, e un’inflazione FOI semestrale dell’1%.
Il vecchio BTP Italia funzionava con una logica diversa: il capitale veniva rivalutato attraverso il coefficiente di indicizzazione e la cedola reale veniva calcolata sul capitale rivalutato. In più, la rivalutazione del capitale maturata nel semestre veniva pagata all’investitore insieme alla cedola.
Quindi dopo sei mesi, con inflazione semestrale dell’1%, il capitale di riferimento passa da 10.000 a 10.100 euro.
La cedola reale semestrale è l’1% di 10.100 euro, cioè 101 euro.
A questa si aggiunge la rivalutazione del capitale maturata nel semestre, cioè 100 euro.
Totale incassato dopo sei mesi: 201 euro lordi.
Il semestre dopo, se l’inflazione fa di nuovo +1%, il capitale indicizzato di riferimento passa da 10.100 a 10.201 euro.
La cedola reale diventa l’1% di 10.201, cioè 102,01 euro.
La rivalutazione del capitale maturata nel secondo semestre è 101 euro.
Totale incassato nel secondo semestre: 203,01 euro lordi.
E così via.
Nel nuovo BTP Italia Sì il meccanismo è più semplice.
Il capitale non viene rivalutato. Resta 10.000 euro nominali.
La cedola semestrale è data da:
1% di tasso fisso semestrale + 1% di inflazione semestrale = 2%
Applicato a 10.000 euro fa 200 euro lordi.
Il semestre dopo, se l’inflazione fa ancora +1%, succede la stessa cosa: cedola del 2% su 10.000 euro, quindi altri 200 euro lordi.
A scadenza vengono restituiti i 10.000 euro nominali, più l’eventuale premio fedeltà dello 0,6%, quindi 60 euro, per chi ha comprato in collocamento e ha tenuto il titolo fino alla fine.
Quindi qual è la differenza vera?
Nel nostro esempio, il vecchio BTP Italia avrebbe pagato circa 201 euro nel primo semestre, mentre il nuovo BTP Italia Sì pagherebbe 200 euro.
La differenza non è enorme, ma il meccanismo è diverso.
Il vecchio BTP Italia separava le due gambe: rendimento reale da una parte, recupero dell’inflazione dall’altra.
Il nuovo BTP Italia Sì semplifica tutto e mette entrambe le componenti dentro la cedola: tasso fisso più inflazione semestrale, calcolati sul capitale nominale.
Fa differenza? Potrebbe, ma è più sottile di quanto sembri.
A parità di tasso fisso e di inflazione realizzata, con inflazione positiva e regolare, il vecchio BTP Italia tendeva a essere leggermente più favorevole all’investitore, perché la cedola reale veniva calcolata su un capitale che si rivalutava con effetto composto. Il nuovo BTP Italia Sì invece somma tasso fisso e inflazione semestrale e applica tutto al capitale nominale.
Con inflazione ordinaria – diciamo intorno al 2% annuo – la differenza è piccola. Nel nostro esempio, su 10.000 euro e cinque anni, il vecchio meccanismo genera circa 100 euro lordi in più in 5 anni se confrontiamo solo la formula tecnica senza considerare il premio fedeltà.
Con inflazione molto più alta, invece, la differenza cresce: perché nel vecchio meccanismo l’indicizzazione del capitale aumentava più che proporzionalmente anche la base su cui veniva calcolata la cedola reale.
Però attenzione: questo non significa che il vecchio BTP Italia batta sempre il nuovo Sì.
Se un’inflazione esplosiva probabilmente premiava la vecchia formula, in un regime di inflazione più “laterale”, diciamo, con l’inflazione che magari va prima giù e poi di nuovo su, il nuovo BTP Italia Sì può riconoscere più rapidamente l’inflazione positiva del semestre successivo. Il vecchio BTP Italia, invece, doveva aspettare che l’indice tornasse sopra la base già raggiunta prima di riconoscere nuova rivalutazione del capitale.
Quindi in sintesi:
il BTP Italia Sì è più facile da capire, più trasparente e più focalizzato sulla pura cedola. In alcuni scenari può essere meno conveniente, in altri può comportarsi meglio. Dipende non solo da quanta inflazione ci sarà, ma anche dal percorso con cui ci arriveremo.
[Perché la cedola può deludere]
E qui arriviamo al secondo punto, che con questo è strettamente collegato – cioè: a volte non è perfettamente chiaro come funziona un titolo indicizzato all’inflazione.
Cosa è successo nel settembre del 2023?
Prima di raccontare questa storia di micro-isteria collettiva, se alla fine di questo episodio vorrete investire in BTP, o in quello che vi pare, una grande idea potrebbe essere usare Fineco, sponsor di questo episodio nonché la banca tramite cui investo da quando inflazione, pandemie e guerre sembravano fantasie da paranoici.
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Torniamo al 2023.
A Febbraio l’inflazione in Italia stava ancora viaggiando vicino alla doppia cifra e nei dodici mesi precedenti aveva fatto picchi sopra il 12%.
Il MEF emette un BTP Italia con tasso reale del 2% e premio fedeltà.
Quale è stato il ragionamento di tanti?
Dunque:
Inflazione a febbraio era stata del 9 e fischia%
Rendimento reale 2%
9+2 = 11%, mi aspetto un 11% di rendimento.
Alla prima cedola pagata a settembre però esce fuori un 1,34%!
What?
Come è possibile?
È possibile perché anche se l’inflazione era ancora alle stelle, quello che conta è la variazione dell’inflazione nel semestre di stacco della cedola, che era comunque in calo.
Cioè mi spiego:
L’inflazione misura il tasso di crescita del livello generale dei prezzi rispetto a un periodo precedente, di solito un anno prima.
La variazione dell’inflazione misura invece se questo tasso sta aumentando o diminuendo.
Quindi se un mese l’inflazione era il 9% e poi diventa il 7% io ho comunque i prezzi che continuano ad aumentare, però l’aumento è rallentato.
La cedola quindi non riflette l’inflazione attuale – quella già acquisita che vedi al supermercato. Riflette l’inflazione del semestre di riferimento, che in quel caso era già in calo.
Tecnicamente, questo si chiama indexation lag – ritardo di indicizzazione.
Significa che il dato di inflazione che entra nella cedola di oggi è quello del semestre passato, non quello attuale. Quando l’inflazione sta scendendo rapidamente – come stava succedendo tra metà 2023 e inizio 2024 – l’investitore si prende una cedola che non riflette il livello acquisito di inflazione ma quella del semestre precedente, che in quel caso era più bassa di quella di un anno prima.
Quindi quando uno compra uno strumento indicizzato all’inflazione per paura dell’inflazione deve anche sapere da quale inflazione verrà protetto: non quella già acquisita e attesa nel prossimo futuro, ma quella eventualmente inattesa. [BPT Italia protegge da inflazione inattesa]
Adesso veniamo al BTP Italia Sì.
Nel Sì il lag c’è ancora, non lo puoi eliminare.
Ma c’è una differenza importante: l’inflazione non si accumula nel capitale, viene tutta scaricata nella cedola del semestre.
Quindi se l’inflazione sale rapidamente, prendete subito cedole più alte.
Se scende rapidamente, idem in negativo.
Morale: se qualcuno decide di sottoscrivete il BTP Italia Sì, non si aspetti a dicembre una cedola “che riflette l’inflazione di adesso”. A dicembre ricevete una cedola che riflette l’inflazione semestrale FOI da fine maggio a fine novembre, comunicata con un lag.
Se in quei sei mesi l’inflazione sarà stata – fai – 1,5% sai mai che a Hormuz si risolve tutto e amici come prima, la vostra cedola annualizzata sarà nell’ordine del tasso fisso più l’1,5%, non + 2,8% che avete sentito con i dati di aprile.
Questa è la differenza tra proteggersi dall’inflazione – che è quello che il BTP Italia Sì fa piuttosto bene – e guadagnare da uno shock inflattivo – che invece richiede uno shock non ancora anticipato nell’inflazione attesa dal mercato.
[La soglia che decide chi vince]
Ora vediamo una cosa interessante che secondo me è istruttiva per capire tutte ste menate dei tassi nominali, reali, aspettative di inflazione e così via.
Prendiamo due BTP, stessa scadenza giugno 2032.
Il primo è un BTP classico, cedola 0,95. Rendimento 3,22% a scadenza, a fine maggio mentre sto registrando.
Il secondo è un BTP Italia giugno 2032, quello vecchio col capitale rivalutato. Cedola reale 1,85%. Attualmente rende l’1,35% di tasso reale a scadenza per chi lo compra adesso.
Se facciamo la differenza tra il rendimento del nominale del primo e il tasso reale del BTP Italia otteniamo circa 1,85%.
Questo 1,85% è una stima del break-even inflation, cioè il tasso medio di inflazione FOI che, semplificando, renderebbe equivalenti il BTP nominale e il BTP Italia comprati oggi e tenuti fino a scadenza..
Se l’inflazione sarà mediamente più alta sarà stato più conveniente comprare il BTP Italia;
Se sarà stata più bassa, allora era meglio il BTP Nominale.
Questo esempio secondo me è interessante perché aiuta a capire che nei titoli di Stato nominali, in realtà, è già inclusa una compensazione sull’inflazione attesa, che è parte del suo premio per il rischio.
Quindi non è che un titolo indicizzato protegge dall’inflazione mentre uno nominale no.
Dipende da come variano le aspettative sul mercato.
Comunque teniamo questo concetto di break-even inflation in testa perché ci serve per due cose.
Primo: faccio una stima alla buona di cosa avrà annunciato il MEF venerdì 12 come tasso fisso del Sì – poi voi ovviamente confrontatelo con il tasso effettivamente comunicato.
Il MEF non poteva chiaramente tirare un numero a caso, il tasso fisso deve essere coerente con i rendimenti degli strumenti in circolazione. Considerando che il BTP Italia 2032 rende 1,35% reale, aggiustando per il fatto che il Sì scade un anno prima, per la differenza di meccanismo che abbiamo discusso, per il premio fedeltà e per un piccolo premio retail-friendly tipico del MEF quando fa queste emissioni, la stima per il tasso fisso del Sì potrebbe essere intorno a 1,5-1,7%.
Quando vedrete questo video, però saprete già quanto ci sono andato vicino.
Secondo: capiamo quando il nominale batterà l’indicizzato e viceversa.
Mettiamo che il MEF venerdì 12 abbia annunciato un tasso fisso dell’1,5%.
Un BTP nominale a cinque anni rende circa 3,15%. Il break-even del Sì sarebbe circa 1,55% all’anno, considerando il premio fedeltà annualizzato.
Quindi:
se l’inflazione FOI media dei prossimi cinque anni starà sopra l’1,55%, il BTP Italia Sì vince;
se starà sotto l’1,55%, vince il BTP nominale.
Morale: se il break-even a 6 anni del vecchio BTP Italia è intorno all’1,85% e quello stimato del BTP Italia Sì fosse intorno all’1,55%, allora il Sì partirebbe con un piccolo vantaggio rispetto al nominale a 5 anni: grosso modo 0,2-0,3% annuo. Non è ovviamente un’opportunità di arbitraggio: è una combinazione di premio fedeltà, struttura retail e differenze tecniche tra strumenti.
Su 10.000 euro investiti, sui cinque anni, parliamo di un vantaggio atteso intorno ai 100-150 euro lordi. Non il colpo della vita, ma neanche zero – e soprattutto è coerente con il premio fedeltà dello 0,6% che il MEF mette sul piatto.
Alla luce di tutto quello che abbiamo detto:
il Sì è un titolo che paga se l’inflazione italiana sarà uguale o superiore alle aspettative attuali del mercato. Esprime quindi un’inclinazione verso uno scenario “inflazione moderata-alta”. Per chi ha il portafoglio già lungo nominali e cerca un piccolo bilanciamento, ha logica.
Sarebbe invece una scommessa “perdente” in tutti gli scenari di disinflazione.
[Hai già troppa Italia?]
Ora, tutto questo era il discorso più o meno tecnico.
Ma dicevamo all’inizio che la domanda delle domande è: conviene averlo in portafoglio?
Ecco prima di qualunque riflessione di natura puramente finanziaria su tassi, prezzi, rendimenti e compagnia bella io mi farei questa domanda.
Quanta Italia hai già dentro la tua vita?
Vediamo.
UNO: Probabilmente molti di noi lavorano in Italia, quindi il nostro capitale umano – la nostra capacità di produrre reddito nei prossimi decenni – è esposto all’andamento dell’economia italiana. Se l’Italia va in stagnazione, probabilmente anche il potenziale di reddito si riduce.
DUE: Probabilmente, se siete italiani veri con il pedigree, avete una casa in Italia o ne comprerete una. Quindi il vostro patrimonio immobiliare – che spesso è la quota più grande del patrimonio totale di un italiano medio – è esposto al più importante mercato interno, che è quello immobiliare – e che dipende dalla demografia italiana, dalle tasse italiane, dalla politica italiana.
TRE: Probabilmente versate contributi all’INPS, e quindi la vostra pensione futura è una promessa fatta dallo Stato italiano. Affidabile, tra l’altro, come le promesse che fa mia figlia quando mi assicura che guarderà solo un’altra puntata di Peppa Pig prima di venire a fare la doccia. Alla fine, la doccia la fa, ma solo dopo molti altri episodi di quei maiali deformi.
Pensione e BTP Italia sono entrambe IOU della Repubblica Italiana.
Insomma, prima di decidere se il BTP Italia sì abbia un senso finanziario specifico, l’elefante nella stanza è quanto rischio Italia voglio complessivamente nel mio patrimonio finanziario.
Fate i conti e non stupitevi se magari già l’80-90% del vostro patrimonio totale, finanziario e umano, è già esposto a questo rischio.
Considerate quindi quanto altro rischio-Italia è conveniente per ciascuno di voi mettersi in tasca.
[A chi può servire davvero?]
A scanso di equivoci: non sto dicendo “non comprate il BTP Italia sì”.
Sto dicendo che quando uno pensa “sottoscrivo il BTP Italia Sì perché è sicuro, è dello Stato italiano, perché così sto a posto con l’inflazione, bla bla bla”, si sta ragionando solo su quella singola operazione.
È invece importante considerare il quadro complessivo e a quanto già ammonta la posizione long di ciascuno verso l’economia italiana in generale e quanto, in questo momento, ha senso in ogni portafoglio maggiore diversificazione o maggiore concentrazione.
Se uno ha già un portafoglio ben diversificato a livello globale – azionario globale, un obbligazionario aggregate, asset class alternative come magari oro e materie prime – e l’esposizione Italia rappresenta una piccola fetta del vostro totale, soprattutto se il patrimonio finanziario è significativo rispetto al capitale umano, allora il BTP Italia Sì può essere un completamento sensato.
E a maggior ragione ha senso se una ha una spesa specifica da finanziare tra cinque anni e vuole fare quel che si chiama asset-liability matching. Quello è il caso d’uso più pulito di tutti.
Come fatto in altri episodi, però, oggi vorrei soffermarmi anche qui su quello che ultimamente chiamo la differenza tra il fotogramma e il film, tra l’investment case del singolo strumento Btp Italia sì e il suo ruolo più complessivo nel portafoglio dell’investitore all’interno del flusso continuo della sua vita.
Il fotogramma è quello di uno strumento relativamente sicuro che tutelerà il valore reale del capitale dell’investitore, a condizione che tenga lo strumento per 5 anni.
Il film [flusso continuo della vita dell’investitore], invece, è qualcosa di diverso. Una persona che ha davanti vent’anni, trent’anni, quarant’anni di accumulazione, prelievi, ribilanciamenti, eventi finanziari imprevisti in positivo e negativo, cambi di vita, eredità, divorzi, malattie, alterne fortune…. Insomma: un capitale che entra ed esce, che si reinveste a tassi diversi, in scenari diversi, in regimi macro diversi.
In questa prospettiva quello che conta davvero non è mai il singolo strumento, come come si vuole costruire l’esposizione strutturale del portafoglio a diversi fattori di rischio e rendimento: equity, duration, credito, inflazione da domanda, inflazione da offerta, debasement monetario e così via, ciò che il portafoglio cattura nel suo insieme, non nel singolo pezzettino che oggi siamo considerando.
Il fotogramma del BTP Italia Sì ha senso per chi chi ha una spesa precisa nel 2031 in euro: pagare l’università della figlia che inizia, pagare l’acconto per una nuova casa o qualsiasi altra cosa programmata per il 2031… ammesso di riuscire davvero a programmare nel 2026 una spesa “certa” nel 2031.
Se vi sembra banale programmare una spesa a 5 anni vi consiglio di tornare a febbraio 2020 e provare a pianificare una spesa per febbraio 2025: sarebbe stato sufficiente tenere in considerazione la più grande pandemia globale dai tempi dell’influenza spagnola, una nuova guerra in Europa dopo 80 anni, un boom inflazionistico che non si vedeva da 50 anni, la fine della globalizzazione, l’esplosione della più grande innovazione tecnologica di tutti i tempi e così via… e che ci vuole a programmare spese certe a 5 anni!
Il fotogramma invece non basta per chi sta facendo accumulazione di lungo termine e che non ha alcuna scadenza specifica al 2031 ma una vita finanziaria continua, dinamica, piena di imprevisti davanti.
In questo secondo caso, probabilmente ciò che vuole un investitore non è uno strumento che protegge dall’inflazione di uno specifico segmento temporale della sua vita, ma un’esposizione al fattore inflazione Europa, che probabilmente è più efficiente con un ETF inflation-linked, che ha questi vantaggi:
UNO: diversificazione tra più emittenti europei;
DUE: esposizione strutturale ai tassi reali europei attraverso la duration del fondo, indipendentemente dalle scadenze dei singoli bond che ci sono dentro;
TRE: semplicità operativa, soprattutto per quanto riguarda piani di accumulo e reinvestimento continuo di cedole e capitale.
Ovviamente non c’è una risposta universale che dica che una cosa è sicuramente sempre meglio dell’altra per tutti a prescindere.
Il BTP Italia Sì risponde alla domanda “come copro una spesa reale in Italia al 2031”.
L’ETF inflation-linked area euro risponde a “come tengo esposizione strutturale all’inflazione europea nel mio portafoglio per i prossimi vent’anni?”.
Non è la stessa partita. Sono due strumenti diversi per due esigenze diverse.
Il primo è un’operazione di tesoreria, con un approccio deterministico in un tempo preciso; il secondo è un’esposizione continua del portafoglio.
Soluzioni diverse a problemi diversi.
Ora, giusto prima di chiudere, facciamo un po’ una mega sintesona con tre categorie a cui il BTP Italia Sì può servire e tre a cui probabilmente no:
A chi può servire:
Uno: il pensionato o quasi-pensionato che ha bisogno di flussi reali per le proprie spese correnti italiane nei prossimi cinque anni. Liability matching pulito. Stesso discorso anche per chi vuole costruirsi una scala di BTP indicizzati con scadenze diverse per finanziare consumi futuri specifici.
Due: chi ha il BTP Italia 2018 in scadenza questo mese e vuole semplicemente fare un roll sul nuovo titolo per mantenere la stessa funzione di portafoglio.
Tre: chi vuole un catturare le caratteristiche retail-friendly dello strumento da allocare per un 5-10% del portafoglio totale.
A chi probabilmente non serve:
Uno: chi è già strapieno di Italia nel patrimonio totale.
Due: chi sta facendo accumulazione di lungo termine, per cui un ETF inflation-linked area euro è forse più adatto.
Tre: chi vuole diversificare la componente bond del portafoglio. Diversificazione significa più emittenti, più valute, più scadenze. Un singolo titolo italiano va invece nella direzione della concentrazione.
Bene amici miei, fine dell’episodio di oggi. Spero che adesso il BTP Italia Sì sia un po’ meno opaco di quanto vi appariva stamattina, e che usciate da questi trenta minuti con una posizione personale informata e consapevole che va al di là dello strumento in sé.
Una cosa per chi resta: questo è uno di quegli episodi in cui mi piacerebbe sapere cosa decidete.
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Per questo episodio invece è davvero tutto e noi ci rivediamo tra pochi giorni con un nuovo appuntamento assieme sempre qui naturalmente con The Bull, il tuo podcast di finanza personale.
Quando capisci come funziona la finanza… ti viene voglia di raccontarla!
La mia ignoranza in materia mi ha sempre creato dei dubbi, ma grazie a un amico ho iniziato ad ascoltare il podcast. Per fortuna che ho 24 anni e un po' di tempo e soldi da dedicarmi a imparare le varie nozioni per me stesso. Grazie mille!
Luca G. 10 Ott 2025Veramente veramente raccomandato! la finanza personale riassunta alla perfezione! e spiegata partendo dall'ABC! Ottimo anche da ascoltare a velocita 1,5x!
Giorgia R., 23 Gen 2025Veramente interessante, chiaro e conciso. Cambia la vita finanziaria di chiunque.. da ascoltare assolutamente anche per chi di finanza non vuole occuparsi mai
Francesca B., 6 Apr 2024Riccardo mi ha letteralmente cambiato la vita e fatto scoprire che amo la finanza, ho ascoltato il podcast già due volte e non mi stufo mai di ascoltarlo, parla in modo semplice e chiaro
Massimo D., 23 Set 2025Podcast che dà sempre spunti interessanti che personalmente mi ha fatto appassionare alla finanza personale spingendomi ad approfondire in prima persona.
Lorenzo, 13 Mar 2025Podcast piacevole, scorre veloce ma in modo estremamente chiaro, spiega i concetti chiave per gestire le proprie finanze, fornendo la classica cassetta degli attrezzi. Complimenti, davvero ben fatto!
Massimiliano, 29 Mag 2024Dovrebbero ascoltarlo buona parte degli italiani e io avrei dovuto scoprirlo con qualche anno in anticipo ma meglio tardi che mai
Matteo C., 3 Set 2025Ho acquistato e letto il suo libro e l' ho trovato. Esprime i concetti economici in modo semplice e chiaro. Sentirlo parlare conferma che è un professionista del settore.
Giulia N., 11 Ago 2025Non sono solito a mettere recensioni e specialmente non ascolto podcast, ma da quando ho iniziato questo, faccio fatica a staccarmi, e quasi non posso più fare a meno di ascoltare e arricchirmi culturalmente.
Andrea V., 22 Set 2025