Summer School – Quanti soldi tenere fermi sul conto?

Secondo episodio della The Bull Summer School. Parliamo di liquidità e di come gestire i sldi che devono restare disponibili senza lasciarli semplicemente fermi sul conto. Confrontiamo conto deposito, BOT ed ETF monetari per capire differenze, vantaggi e limiti delle principali alternative.

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16 minuti
Summer School – Quanti soldi tenere fermi sul conto?
The Bull - Il tuo podcast di finanza personale

3412. Summer School – Quanti soldi tenere fermi sul conto?

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Risorse

Punti Chiave

00:00 Intro — 1.163 miliardi fermi

02:32 Il risk-free rate: cos'è e perché conta

04:50 Conto deposito: pro, contro e l'insidia dell'interesse composto

06:59 BOT e titoli di Stato: rendimento bloccato e rischio cambio

09:04 ETF monetari: il tasso che segue la BCE

10:35 Quante tasse paghi davvero?

11:31 Duration zero: perché il cash è uno scudo

12:50 Quando parcheggiare la liquidità (e quando no)

14:57 La regola finale + checklist

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Trascrizione Episodio

1.163 miliardi fermi: quanto ti costa la liquidità
Hai dei soldi fermi sul conto corrente.
Tremila euro, diecimila, cinquantamila.
Magari lo stipendio che si accumula mese dopo mese anno.
Magari quello che tieni “da parte” per ogni evenienza.

Non è tanto il “quanto”.
La cosa importante è che sono lì.
Fermi.
E ogni mese che passa quei soldi non fanno assolutamente niente.
Zero.

La vogliamo dire la cosa più trita e ritrita detta in ogni salsa da tutta la comunità di personal finance in Italia?
E diciamola.

Gli Italiani hanno 1.163 miliardi parcheggiati sui conti correnti, il cui valore viene ciucciato via anno dopo anno dall’inflazione.

La ragione di questo peccato finanziario originale è una convinzione sbagliata: che i soldi
o li rischi “giocando in Borsa”
oppure se vuoi stare sereno li tieni fermi sul conto

Ora, a parte che pure la prima è una mezza stronzata perché “giocare in borsa” è un’espressione completamente fuori luogo.
Ma a parte questo in mezzo c’è un mondo intero.

Un mondo in cui puoi far fruttare la tua liquidità a rischio praticamente zero.

Chi segue The Bull lo sa bene.
Ma chi è nuovo di queste parti, magari non sa che si possono far rendere i soldi fermi senza rischiare quasi nulla.
Non è un trucco, è semplicemente la base della teoria finanziaria.

Nei prossimi quindici minuti ti spiego come.
Tranquilli: non serve diventare un trader, non serve rischiare, e non serve nemmeno tanto tempo.

Ci sono almeno tre strumenti per farlo.
Il conto deposito.
I titoli di stato a breve, come i BOT.
E gli ETF monetari.
Oggi te li metto uno di fianco all’altro e vediamo: come funzionano, quanto rendono, che pro e che contro hanno e perché vanno considerati un’asset class vera e propria all’interno del nostro portafoglio.

E alla fine avrai una checklist da scaricare per scegliere in due minuti lo strumento più giusto per te.

Sigla.

Bentornati a The Bull, il tuo podcast di finanza personale.
Questo è il secondo appuntamento della The Bull Summer School, il nostro percorso estivo in otto episodi superpratici, ciascuno dedicato ad una singola decisione concreta che prima o poi ogni investitore si trova davanti.

Se mi segui da sempre, è il ripasso operativo su una parte del patrimonio che quasi tutti trascurano: la liquidità.
Se invece sei arrivato oggi per la prima volta, sei nel posto giusto, perché partiamo dalle basi senza dare niente per scontato.

In descrizione potete scaricare un pdf con il riassunto delle cose di cui parliamo qui e alcuni esempi di strumenti che possono essere utilizzati sin da subito. Tutti i materiali di oggi e quelli degli altri episodi della Summer School sono disponibili al link in descrizione.
Basta inserire l’email e li ricevi tutti assieme. E se ti va di darmi una mano, metti segui al canale su YouTube, Spotify o Apple Podcast: a te non costa niente, a me permette di continuare a fare tutto questo.

Risk-free rate: far rendere i soldi a rischio (quasi) zero
Allora.
Partiamo dal concetto che tiene insieme tutto l’episodio, perché se capisci questo hai capito tutto. Si chiama risk-free rate.
Il tasso privo di rischio.
In finanza è la pietra di paragone di ogni cosa: è il rendimento che il mercato ti riconosce per prestare i tuoi soldi senza – praticamente – correre alcun rischio.
È lo zero assoluto della finanza.
Sembra strano, ma tenere i soldi sul conto ad un rendimento inferiore al tasso senza rischio è quasi una violazione della fisica finanziaria.
Stai letteralmente buttando via i soldi.

Tutto il resto, azioni, obbligazioni, immobili, si misura rispetto a lui, con una domanda sola: “quanto mi rendi in più rispetto a startene tranquillo?”.

Infatti il rendimento di un asset può essere sempre visto come:

tasso di interesse senza rischio più premio per il rischio di quell’asset.

Ora, il nostro problema culturale è che praticamente dal 2012 al 2022 questo numero è stato zero.

Anzi, a un certo punto negativo: c’era gente che veniva pagata per farsi prestare i soldi, un mondo alla rovescia.
In quel decennio tenere liquidità era davvero denaro morto, “cash is trash” si diceva, e ci siamo fatti tutti l’idea che “i soldi fermi non rendono”.

Ma era vero solo in quel contesto lì.
Perché quel mondo, fatto di crescita e inflazione zero e banche centrali che letteralmente stampavano denaro è finito – e se dio vuole è finito per sempre.

La Banca Centrale Europea ha riportato i tassi in territorio pesantemente positivo dal 2022 al 2024 per contrastare l’inflazione post-covid, poi li ha abbassati gradualmente ma da giugno 2026 li ha rialzati di un quarto di punto per effetto dello shock petrolifero in Iran portando il tasso sui depositi al due e venticinque percento.

Tradotto in soldoni: oggi il risk-free rate è di nuovo un numero vero, intorno al due, due e mezzo percento. [RISK-FREE RATE ≈ 2-2,5%]

Su cifre importanti sono centinaia di euro l’anno che puoi incassare rischiando praticamente nulla. Lasciarli fermi sul conto corrente a zero, invece, non è “prudenza”: è una scelta semplicemente senza senso, perché ti assumi costo che paghi in silenzio, ogni mese.

Ora, veniamo alla domanda pratica: come me lo prendo, questo rendimento?
Vediamo i tre strumenti più semplici.

Conto deposito: pro, contro e l’insidia dell’interesse composto
Numero uno: il conto deposito.
Presti i tuoi soldi a una banca, che te li remunera per un periodo – di solito li “vincoli” da sei a sessanta mesi.
Al momento in cui registro, i migliori conti deposito vincolati a dodici mesi rendono più del tre percento lordo, quelli liberi un po’ meno.

Il grande pro dei conti deposito è la sicurezza: fino a centomila euro per banca sei coperto dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi.
È la cosa più vicina al rischio zero che esista.
E se lo vincoli, blocchi quel tasso: sai già oggi, con precisione, quanto avrai tra un anno, qualunque cosa succeda.
Il contro è l’altra faccia della stessa medaglia: proprio perché lo blocchi, se nel frattempo i tassi salgono tu resti fermo al tasso vecchio; e i soldi vincolati non li tocchi, o paghi una penale per uscire. [contro: rendimenti vincolati]

Inoltre bisogna stare attenti ad un dettaglio aritmetico: gli interessi del conto deposito, di norma, non sono composti.

Esempio: 3,5% all’all’anno su 10.000 € significa che ti pagano 350 € all’anno di interessi. Se il vincolo dura più di un anno, per ottenere davvero un rendimento del 3,5% all’anno bisognerebbe reinvestire anche gli interessi maturati a quel tasso – è il principio magico dell’interesse composto.

Ma il conto deposito non fa questa cosa automaticamente, quindi il rendimento effettivo è spesso leggermente inferiore.
Non è la fine del mondo, ma va saputo quando confrontiamo diversi strumenti.

E se vogliamo confrontare le offerte di conti deposito sul mercato per trovare quella migliore per noi, la strada più facile è … facile.it!
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BOT e titoli di Stato: rendimento bloccato e rischio cambio

Numero due: i BOT.
I Buoni Ordinari del Tesoro.
Qui i soldi non li presti a una banca: li presti allo Stato italiano, per sei o dodici mesi.
Funzionano così: li compri a un prezzo scontato, sotto cento, non ricevi interessi e alla scadenza lo Stato ti ridà cento. La differenza è il tuo rendimento.

All’ultima asta dei BOT a dodici mesi, quella di luglio 2026, siamo intorno al due e settanta percento lordo.

I pro: rischio bassissimo – è vero che c’è il rischio-Italia, che non è zero come ad esempio per la Germania, ma sul brevissimo termine è trascurabile. Inoltre, come il conto deposito ti blocca il rendimento: sai esattamente quanto prendi e quando.
Qui però c’è un vantaggio fiscale, e ci torno tra un secondo.

I contro sono identici al deposito: è un tasso bloccato, quindi se i tassi salgono non ne approfitti, e per uscire prima devi rivenderlo sul mercato al prezzo del momento.
Inoltre i BOT non durano oltre 12 mesi.
Per bloccare la liquidità più a lungo si possono usare BTP o altri titoli di Stato dell’area Euro con scadenze superiori.
In questo caso però solitamente pagano degli interessi, che a loro volta devono essere reinvestiti per ottenere davvero il rendimento previsto alla scadenza.

Attenzione:
generalmente vanno bene tutti i titoli di Stato dell’area Euro con rating investment grade, come Francia, Germania, Spagna, Olanda, Austria, Belgio e così via – perlomeno finché parliamo di brevi scadenze, su quelle lunghe dovremmo invece aprire un capitolo a parte.
Eviterei invece titoli di Stato in altre valute, come in dollari, sterline, franchi, ecc., perché lì è presente il rischio di cambio. Se per esempio compro un Treasury americano e il dollaro si indebolisce contro l’euro, io perdo soldi anche se al Treasury non è successo nulla.

La regola d’oro è che la liquidità va investita in asset denominati nella stessa valuta in cui paghiamo le nostre spese.

Ad ogni modo se uno vuole selezionarsi da solo tutti i titoli di stato che vuole con le scadenze che vuole, uno dei siti migliori è sicuramente simpletoolsforinvestors.eu.

ETF monetari: il tasso che segue la BCE

Numero tre: gli ETF monetari.
Qui cambia la logica, ed è la parte più interessante.
Un ETF monetario è un fondo quotato in Borsa che presta i tuoi soldi sul mercato a brevissimo termine usando principalmente titoli di stato e altri strumenti a breve scadenza, giorno per giorno, seguendo il tasso overnight dell’area euro, che si chiama ester €STR.

€STR è fondamentalmente il tasso a cui le banche prendono in prestito soldi a brevissimo termine ed è la misura pratica del costo del denaro.

Uno strumento come questo, identificabile con il Ticker XEON, è uno degli strumenti più usati per replicare il tasso senza rischio in euro.

Costa circa zero virgola dieci percento l’anno e rende in linea con quel tasso, oggi attorno al due percento lordo.

E qui c’è la differenza chiave rispetto agli altri due: il rendimento [enfasi] non è bloccato, è variabile. Segue i tassi in tempo reale.

I pro sono tre e sono grossi.
Primo: se la BCE alza i tassi, il rendimento sale con lei, in automatico, senza che tu debba fare niente. [rendimento segue i tassi]
Secondo: la liquidità è totale, lo vendi in qualsiasi giorno di Borsa come un’azione, nessun vincolo, nessuna penale. [sempre accessibile]
E c’è un terzo pro che sul tempo pesa: è ad accumulazione, cioè gli interessi vengono reinvestiti dentro il fondo e cominciano a generare altri interessi. Qui l’interesse composto c’è, mentre nel conto deposito e nei titoli di stato non è automatico.

Il contro è lo specchio del pro: se i tassi scendono, scende anche il tuo rendimento, non hai bloccato niente. [rendimento variabile]

Quante tasse paghi davvero?

E la fiscalità?
Questa è tutta a favore di titoli di stato e ETF monetari

In Italia gli interessi di conto deposito si tassano al ventisei percento, i titoli di stato al dodici e mezzo.
Un ETF come XEON, fatto prevalentemente di titoli di Stato, è tassato intorno al 13-14% in questo momento.

Se quindi vediamo un conto deposito che rende magari anche 3,5% e lo confrontiamo con un ETF monetario facciamo attenzione.
Prima di chiudere il discorso e dire il primo è meglio, ricordiamoci tre cose:
Quel 3,5% diventa circa 3% per equiparare la tassazione a quella di un ETF monetario;
Inoltre diventa ancora meno se consideriamo il mancato interesse composto.
Infine va ricordato che i conti deposito più redditizi sono vincolati, quindi non posso prendere soldi prima della scadenza: anche questo ha un costo che si chiama costo-opportunità.

Duration ≈ zero: perché il cash è uno scudo

Detto questo, c’è un vantaggio della liquidità di cui si parla poco, e che proprio in un momento come questo in realtà vale oro.
Il cash, si dice, ha duration quasi zero.
La duration, per farla semplice, è la sensibilità del prezzo di un asset alle variazioni dei tassi di interesse, cioè quanto un investimento soffre se i tassi salgono.
Un asset a lunga duration come un BTP a vent’anni, un ETF di bond lunghi, un’azione growth che oggi investe tanto e non fa ancora utili – tutte queste cose hanno duration alta: quando i tassi salgono, il prezzo scende, e può scendere parecchio. L’abbiamo visto tutti nel 2022: l’inflazione è esplosa, le banche centrali hanno alzato i tassi di corsa, e i bond a lunga scadenza hanno perso anche il venti, trenta percento. Sulla carta erano “sicuri”. Nella pratica, in un anno storto, hanno fatto malissimo.

La liquidità, no. Il conto deposito, il BOT a dodici mesi, l’ETF monetario hanno scadenze brevissime o nulle: quando i tassi salgono non crollano, anzi il loro rendimento si adegua verso l’alto. Ecco perché in una fase di inflazione crescente e tassi in salita la liquidità ben gestita è una delle poche cose che ti protegge, mentre gli strumenti a lunga duration ti fanno sanguinare. In certi momenti la liquidità non è un parcheggio: è uno scudo.

Quando parcheggiare la liquidità (e quando NO)
Bene.
Ora la domanda pratica: quando ha senso tenere liquidità parcheggiata?
E non parlo del fondo di emergenza — quello lo date per fatto, è un altro discorso e se ve lo siete persi guardatevi il video prima di questo.
Parlo di liquidità strategica.

Mi vengono in mente cinque situazioni in cui ha senso avere del cash ben allocato.

Uno: hai un obiettivo a breve, dodici, ventiquattro, trentasei mesi. La caparra per la casa, il matrimonio, l’auto, le tasse da mettere via se hai la partita IVA. Su un orizzonte così corto l’azionario è una roulette: quei soldi vanno parcheggiati, e parcheggiati bene. E se l’orizzonte ha durata incerta, meglio un ETF monetario rispetto a un deposito.

Due: le munizioni. Il dry powder.
Liquidità pronta per ribilanciare o per comprare quando gli altri vendono. Un tempo tenerla costava; oggi rende qualcosa mentre aspetta.
Attenzione: non sono un fan dell’idea di tenere soldi da parte in attesa di un crollo, statisticamente è una pessima idea.
Ma in un momento in cui c’è pressione sull’inflazione e c’è il rischio che azioni e obbligazioni vadano giù assieme, avere un po’ di cash allocato sotto la categoria “asset a bassa duration” può essere utile per ribilanciare il portafoglio in modo più efficiente.

Tre: i soldi in transito.
Hai venduto casa e aspetti di ricomprare, ti è arrivato un TFR, un bonus, un’eredità. Quel denaro non deve dormire un anno.
In attesa di capire cosa farci, mettilo a lavorare senza rischio.

Quattro: il cuscino che ti fa dormire, oltre al fondo di emergenza.
Per qualcuno ha un valore prezioso tenere una riserva di cash per tranquillità psicologica che permette magari di restare investiti più aggressivamente con tutto il resto senza andare nel panico alla prima correzione.

Cinque: vuoi entrare gradualmente sui mercati e non investire tutti i risparmi one-shot: matematicamente non è la decisione a maggior rendimento atteso, ma psicologicamente è ragionevole: la parte non ancora investita non deve marcire su un conto mentre aspetta il suo turno.

La regola finale + checklist

Qualunque sia il motivo, comunque, tutto questo vale per soldi con un orizzonte breve o un compito preciso.
La liquidità non deve essere una scusa per non investire.
Se avete trent’anni davanti e tenete tutto parcheggiato “in attesa del momento giusto”, quello non è prudenza, è market timing travestito, e sul lungo periodo l’inflazione se lo mangia.
Il parcheggio è un parcheggio – con le strisce blu.
Il costo del parcheggio è il mancato rendimento in asset più rischiosi.
A breve termine ha senso, a lungo termine – beh – era meglio che prendevi l’autobus.

Bene amici miei, fine dell’episodio di oggi.
La checklist con tutte le informazioni essenziali di oggi e tutti i materiali della Summer School, li trovate al link in descrizione: inseriste l’email e arrivano tutti assieme.

Come sempre vi invito a mettere segui e attivare le notifiche su Spotify, Apple Podcast e YouTube, per supportarci e permetterci di continuare a produrre contenuti che vi spiegano che i vostri soldi fermi sul conto corrente non sono al sicuro, sono solo disoccupati — ed è ora di trovargli un lavoretto estivo — sempre nuovi.
Per questo episodio invece è davvero tutto, e noi ci rivediamo tra pochi giorni con un nuovo appuntamento della Summer School, sempre qui, naturalmente, con The Bull, il tuo podcast di finanza personale.

Recensioni

Quando capisci come funziona la finanza… ti viene voglia di raccontarla!

Veramente interessante, chiaro e conciso. Cambia la vita finanziaria di chiunque.. da ascoltare assolutamente anche per chi di finanza non vuole occuparsi mai

Francesca B., 6 Apr 2024

Podcast piacevole, scorre veloce ma in modo estremamente chiaro, spiega i concetti chiave per gestire le proprie finanze, fornendo la classica cassetta degli attrezzi. Complimenti, davvero ben fatto!

Massimiliano, 29 Mag 2024

Da quando l'ho scoperto in 15 gg mi sono ascoltato 150 puntate senza fermarmi, ho annullato gli altri podcast per portarmi alla pari ed ascoltare tutte le precedenti puntate, ben fatto, esattamente il livello di informazione che mi serviva

Gianluca G., 11 Set 2025

Ho acquistato e letto il suo libro e l' ho trovato. Esprime i concetti economici in modo semplice e chiaro. Sentirlo parlare conferma che è un professionista del settore.

Giulia N., 11 Ago 2025

Riccardo mi ha letteralmente cambiato la vita e fatto scoprire che amo la finanza, ho ascoltato il podcast già due volte e non mi stufo mai di ascoltarlo, parla in modo semplice e chiaro

Massimo D., 23 Set 2025

La mia ignoranza in materia mi ha sempre creato dei dubbi, ma grazie a un amico ho iniziato ad ascoltare il podcast. Per fortuna che ho 24 anni e un po' di tempo e soldi da dedicarmi a imparare le varie nozioni per me stesso. Grazie mille!

Luca G. 10 Ott 2025

Dovrebbero ascoltarlo buona parte degli italiani e io avrei dovuto scoprirlo con qualche anno in anticipo ma meglio tardi che mai

Matteo C., 3 Set 2025

Non sono solito a mettere recensioni e specialmente non ascolto podcast, ma da quando ho iniziato questo, faccio fatica a staccarmi, e quasi non posso più fare a meno di ascoltare e arricchirmi culturalmente.

Andrea V., 22 Set 2025

Ho seguito tutte le puntate! Grazie veramente

Amalia A., 17 Set 2025

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I contenuti hanno scopo puramente informativo, non sono consulenza finanziaria e investire comporta rischi. La newsletter include inserzioni pubblicitarie di terzi.
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