Perché (forse) ci sarà un crollo nel 2026?
In questo episodio analizziamo perché il 2026 ha buone chance di vedere una correzione significativa dei mercati. Non parliamo di previsioni sensazionalistiche o “bolle” immaginate: ci concentriamo su ciò che la statistica ci dice guardando 75 anni di rendimenti dell’S&P 500, cicli presidenziali, cali intra-year e durata media dei bull market.
Raccontiamo perché il ritorno medio del mercato è rarissimo, perché anni come il 2025 assomigliano a pattern già visti in passato, come funziona davvero il concetto di base rate e perché ignorarlo porta a stime completamente distorte.

279. Perché (forse) ci sarà un crollo nel 2026?
Trascrizione Episodio
Bentornati a The Bull – il tuo podcast di finanza personale
Ben ritrovati amici miei!
Spero che siate sopravvissuti a cenoni e pranzoni e che non abbiate litigato a tavola con nessun parente convinto che sia “meglio tenere i soldi sotto il materasso” e che investire sia tutta una fregatura.
Come la precedente, anche questa sarà una puntata un po’ light che altrimenti cappelletti e capitone vi tornano su – a seconda della latitudine a cui avete trascorso le feste.
Oggi è il 29 dicembre! ormai mancano solo due giorni prima della fine di questo assurdo 2025 che non dimenticheremo mai.
Mazza quest’anno l’ho vissuto come gli anni dei cani, 7 al posto di uno.
Che ridere quando pensavamo che l’avvento di DeepSeek a inizio anno, il competitor cinese di ChatGPT, sarebbe stato il grande disruptor dei mercati.
Ahhh… che illusi…
E invece ci ha pensato poi LUI!!!
Il formidabile ballerino newyorkese, occasionalmente impegnato nel ruolo di uomo più potente al mondo in quanto Presidente degli Stati Uniti d’America a scaldare la pista dei mercati e dell’economia globale.
Dazi
Persecuzione dei nemici politici
Umiliazione di leader internazionali non dittatori
Piani di invasione del canada e della groenlandia
Pare che gli sia apparso in sogno l’imperatore Caligola a dirgli: “Presidente, condivido tutto, ci mancherebbe, a me lo dice… però ascolti un moderato: si dia una calmata. Faccia come me, quando si annoia faccia cose più soft, che ne so, nomini un cavallo senatore”.
Lui non aveva cavalli da nominare senatori però da lì in poi per hobby si è messo a scavare la fossa a Jerome Powell, presidente della Federal Reserve, e a cercare uno yesman come sostituto che entrerà in carica nel 2026.
Il prossimo capo della Fed
Lo yesman prossimo capo della Fed, l’equivalente del cavallo senatore di Caligola, potrebbe essere Kevin Hassett, almeno stando alle quote dei prediction market.
Hasset è lo head del National Economic Council, noto per aver scritto il famoso libro Dow 36.000 nel 1999,
predicendo le magnifiche sorti e progressive per il mercato azionario che secondo lui e il suo co-autore tutti per un secolo avevano considerato più rischioso del dovuto e che invece – attenzione: nel 1999, all’apice della dot-com bubble – sarebbe stato ampiamente sottovalutato.
Manco il tempo di finire il tour di presentazione del libro e c’è stato lo scoppio della più spettacolare bolla azionaria del dopoguerra.
Non contento e forte delle sue evidenti abilità previsionali, nel 2005, quando iniziava a sentirsi in giro puzza di bolla immobiliare, disse memorabilmente che non vedeva nessuna buona regione per aspettarsi qualcosa di catastrofico e che erano i liberali di sinistra a vedere bolle dappertutto.
Testualmente: I don’t think a catastrophe is very likely, non penso che una catastrofe sia molto probabile.
Neanche 3 anni dopo, sbam!
La peggiore crisi finanziaria dai tempi del 1929, innescata da una gigantesca bolla speculativa nel mercato immobiliare e pompata da una diffusione epidemica di prodotti obbligazionari derivati che spesso avevano come sottostante nascosto dei mutui concessi a gente che manco aveva un lavoro.
O ancora nel 2010 firmò una lettera aperta all’allora capo della Fed Ben Bernanke sostenendo che il quantitative easing, il programma monstre di acquisto di titoli di Stato da parte della Fed per stimolare l’economia, avrebbe provocato currency debasement del dollaro e inflazione.
Da allora al 2021:
il dollaro si rafforzò di quasi il 30% contro l’euro e
l’inflazione rimase piatta per 11 anni.
Furono poi il Covid, la guerra in Ucraina e il bazooka di sussidi pubblici del governo Biden a far salire l’inflazione, ma appunto – 11 anni dopo.
Bisogna dire che anche il mio idolo Cliff Asness firmò quella lettera.
Da buon repubblicano liberista, un massiccio intervento pubblico nell’economia non era certo nel suo credo.
Ma con il senno di poi la Fed fece bene a sostenere l’economia post crisi del 2008-09 con le buone e con le cattive, usando anche armi non convenzionali.
Anche i geni a volte sbagliano.
E abbiamo la controprova: in Europa negli stessi anni la Germania impose l’austerità e la disciplina di bilancio.
E questo è quello che è successo al PIL di Stati Uniti ed Europa.
Il PIL americano e quello dell’Area Euro erano praticamente identici nel 2009, intorno ai 15.000 miliardi di dollari.
Nel 2025, invece, probabilmente il PIL americano avrà superato i 30.000 miliardi di dollari, mentre quello Europeo si fermerà intorno ai 21.000.
Insomma, rassicurante sapere che il prossimo capo della banca centrale più importante del mondo durante le due peggiori crisi di questo secolo aveva capito esattamente l’opposto di quel che stava accadendo.
Comunque sto divagando.
Questa scelta di Hasset mi fa attraversare la schiena da un brivido, ma non era questo ciò di cui volevo parlare oggi.
Altrimenti sembra che il motivo per cui è probabile che ci sarà un crollo nel 2026 dipenda dalla possibile scelta di Hasset sullo scranno più alto della Federal Reserve.
In realtà ho solo paura che a fronte di un eventuale crisi di mercato, Hasset ancora una volta riterrà esiti catastrofici poco probabili: in quel caso consiglio di toccare ferro.
Ma potrei benissimo sbagliarmi, naturalmente.
Magari, per regressione verso la media, dopo aver sbagliato tutte le previsioni per un quarto di secolo, a sto giro casualmente le prende tutte.
Dicevo però che – come recita il titolo di quest’episodio apparentemente menagramo giusto per rovinarvi l’umore prima di Capodanno – è probabile che nel 2026 ci sarà un calo significativo del mercato azionario.
Quello che farò oggi però non sarà dire “eh scoppierà la bolla dell’AI per questo questo e quest’altro” oppure “eh ci sarà una crisi sulle obbligazioni a lunga scadenza così o cosà” o altre robe del genere.
La probabilità di base
No, oggi faremo delle previsioni fondate sul cosiddetto base rate, la probabilità di base, che è un concetto fondamentale della probabilità bayesiana.
Che sto dicendo?
Allora il base rate rappresenta la probabilità incondizionata che un certo evento si verifichi, e viene calcolata osservando la sua frequenza storica, prima di prendere in considerazione qualsiasi nuova informazione specifica.
Nel nostro caso, il ruolo del Base Rate è fornire il punto di partenza per ogni previsione sull’andamento del mercato.
Cercheremo di capire cosa farà l’S&P 500 l’anno prossimo – e un pochino in quelli successi – senza partire dalle informazioni di oggi, ma considerando solo quello che viene chiamato il Prior, cioè = la probabilità di base incondizionata che un certo evento abbia luogo.
Per spiegare meglio il concetto di probabilità incondizionata mi faccio aiutare dal noto statistico, il dottor Cox della serie Scrubs.
Siccome però se metto tutta la clip YouTube me la blocca, chi sta guardando il video vedrà solo un frame e la voce ce la metto io, se la immagini come quella del dottor Cox
Se senti rumori di zoccoli ti conviene andare sul tranquillo e dire “cavallo” non zebra!
Capito orsacchiotto stupidotto!?
Ecco, questa cosa spiegata dal dottor cox è esattamente il concetto di Prior, di base rate della probabilità baysiana.
Formulare una previsione, invece, ignorando le probabilità di base si chiama Base Rate Neglect, che è un bias molto tipico in finanza.
Ok?
Quindi il concetto sarà: formulare previsioni incondizionate sull’andamento a breve termine del mercato semplicemente basandoci sulla probabilità di base che un certo anno vada mediamente bene, male o così così.
Ma andiamo con ordine.
Intanto qual è la stima migliore che possiamo fare sul target dell’S&P 500 alla fine del prossimo anno?
Prendo S&P 500 e non il mercato globale perché come tutti sapete bene, dato che pesa due terzi del totale quel che succede a Wall Street succede anche nel resto del mondo.
Almeno a livello direzionale.
Poi i valori dei singoli mercati possono cambiare, ma è molto difficile che l’S&P 500 vada male e chiuda in negativo il prossimo anno e invece i mercati europei o quello cinese facciano guadagni a doppia cifra, perlomeno al netto di eventi straordinari sui cambi valutari.
Previsioni basate sugli utili
Per fare una stima dovremmo usare un metodo strutturato che prenda le stime bottom-up sugli utili delle 500 società, ipotizzare come cambieranno i multipli e tirare una conclusione.
Per esempio se ipotizziamo che alla fine dell’anno prossimo l’aspettativa sugli utili delle società dell’S&P per i 12 mesi successivi sarà 345 dollari, allora il prezzo a fine anno dell’S&P 500 sarà:
7.600 se scende leggermente a 22 (dai 22 e mezzo di oggi)
7.945 se sale a 23 e
8.290 se sale a 24
E così via, in su e in giù.
Oggi abbiamo una stima sugli utili a fine 2026 di circa 300 dollari.
Se anche l’anno prossimo cresceranno del 14% come hanno fatto quest’anno arriviamo in effetti intorno ai 340 e otteniamo per esempio la stima di Ed Yardeni, che per il 2026 ha fissato il target a 7.700 punti, grossomodo una crescita del 10% rispetto a quest’anno.
Aggiungiamo un 1% di dividendi e il total return dell’S&P 500 sarebbe intorno all’11%, che corrisponde esattamente alla sua media storica dal 1950 ad oggi.
E che è anche dei motivi per cui il buon dottor Ed potrebbe sbagliarsi questa volta.
Il ritorno medio dell’S&P 500
Perché?
Beh, perché il ritorno dell’S&P in un singolo anno molto raramente coincide con il ritorno medio
Negli ultimi 75 anni ha fatto:
Più del 20% 22 volte;
Ha finito l’anno in negativo 21 volte;
E ha chiuso l’anno in positivo, tra 0 e 19%, le altre 32 volte.
Quindi abbiamo complessivamente 54 anni positivi e 21 ani negativi negli ultimi 75.
Diciamo spesso infatti che quello che ci si può aspettare è circa un anno negativo ogni 4 – e più o meno siamo lì.
Anzi, se guardiamo al total return, quindi dividendi inclusi,
La percentuale di anni negativi scende al 21%, quindi praticamente un anno su 5.
Mentre 2 anni su 3 abbiamo avuto ritorni oltre il 10%
Di conseguenza:
Da un lato sparare a caso e ipotizzare una crescita annua superiore al 20% ha più probabilità di successo che ipotizzare un anno negativo; >20% più frequenti che <0
Invece è molto raro che nell’anno medio si ottenga il ritorno medio, che è intorno al 9% più i dividendi, quindi 10-11%.
Quindi se ci basiamo esclusivamente sulla probabilità di base, stimare una crescita del 10% per l’anno prossimo appare poco probabile.
Yardeni ovviamente fa una previsione unicamente basata sulla stima dei profitti futuri, non considera la probabilità di base.
Praticamente gli anni in cui il prezzo dell’S&P è cresciuto di circa il 10% sono stati solo 4 dal 1950 ad oggi:
Nel 1959
Nel 1965
Nel 2004 e
Nel 2016
Dal 2000 ad oggi come è andata?
Beh abbiamo avuto:
7 anni negativi
19 anni positivi
Di cui oltre il 20%
Anche qui abbiamo perfettamente rispettato la media di poco più di un anno negativo ogni 4.
E gli ultimi 3 alla fine sono stati molto positivi, anche se probabilmente il 2025 non si chiuderà con guadagni oltre il 20%.
Come dissi però anche qualche episodio fa, notate niente?
Questi ultimi 3 anni hanno preso un corso moooolto simile al 97, 98, 99.
Non vuol dire niente, eh, però… curioso quanto meno…
Ora, non è che voglio mettervi la strizza che sicuramente nel 2026 inizierà un nuovo decennio perduto.
Però, se fosse, meglio proteggersi per tempo.
E come fai a proteggerti mi chiederai?
Beh, immagina di avere un portafoglio solido che ti protegge dalle recessioni così come NordVPN ti protegge da virus, malware, siti fraudolenti, bolle finanz.. ah no, questo non lo fa.
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Stiamo sulla statistica però.
Dicevo che il ritorno medio non è qualcosa che capita spesso.
Magari il buon dottor Ed avrà ragione ancora una volta, ma stimare che l’S&P 500 crescerà l’anno prossimo del 10% è paradossalmente una previsione più azzardata che non ipotizzare che andrà molto meglio o molto peggio.
Nell’anno medio cosa succede invece?
Beh il mio amico e nostro ospite passato Ben Carlson
ha tirato fuori un bel grafico qualche settimana fa in cui ha fatto vedere che:
Nel tipico anno positivo, il ritorno medio dell’S&P 500 è stato del 21%;
Mentre nel tipico anno negativo, il ritorno medio è stato del -13%.
Questo cosa ci porta a dire?
Ci porta a dire che se consideriamo solo il base rate, le probabilità di base, allora per l’anno prossimo è forse più probabile attendersi un +21% o -13%, che non la media delle medie intorno al 10%.
Tuttavia, come recita il titolo di questo episodio, ci sono due buoni motivi per ritenere che nel 2026, qualunque sarà il risultato finale, un crollo ad un certo punto sarà probabile.
Non necessariamente un anno disastroso o l’inizio di chissà quale bear market.
Ma un crollino nel corso dell’anno – quello amici miei, mano sul fuoco, non ce lo toglie nessuno.
Come faccio a saperlo mi chiederete?
Semplicemente immaginare un anno senza un bel crollo corposo è come immaginarsi 20° a Milano il giorno di Natale.
Non impossibile ma moooolto improbabile.
Per chi sta guardando il video mi piace sempre mostrare questo grafico di Jp morgan che fa vedere i cali intra-year, ciò nel corso dell’anno, in ciscun singolo anno del 1980 ad oggi.
Praticamente non c’è mai stato un solo anno senza un calo significativo del mercato – e questo anche durante gli anni più positivi:
Nel 1998 il mercato ebbe un tonfo del 19%, a seguito del collasso di Long Term Capital Management del nostro amico Victor Haghani, ma poi chiuse l’anno a +27%;
Nel 2009 arrivò a perdere il 28%, ma poi chiuse a +23%;
Nel 2020, nell’assurdo anno del Covid, -34% tra marzo e aprile e poi +16% a fine anno.
E pure quest’anno, -19% sempre ad aprile, ma poi una crescita a doppia cifra.
Quindi scommettere che l’anno prossimo ci sarà un crollo piuttosto significativo è quasi come scommettere che i Jalisse non andranno a Sanremo.
Come scommessa è un goal a porta vuota – serve uno un po’ ciuccio che accetti di prendersi l’altra parte della scommessa.
Chiaramente quello che non posso sapere è di quanto:
Un calo inferiore al 10% lo chiameremo RITRACCIAMENTO;
Tra il 10 e il 19% lo chiameremo CORREZIONE;
Oltre il 20% lo chiameremo con il suo nome: BEAR MARKET.
Ma così, se vogliamo fare un gioco tra noi senza valore, tutte le mie fish le metto su una bella correzione, tra l’altro nella prima metà dell’anno – ma non su un bear market.
Per il prossimo bear market con tutti i sacri crismi, invece, non lo so, me lo seno più intorno al 2029-2030.
Non è che ho un particolare motivo per pensare questa cosa, se non nuovamente la statistica.
Intanto
Dal dopoguerra ad oggi abbiamo avuto grosso modo un bear market ogni circa 5 anni.
L’ultimo è stato nel 2022.
Prima ancora ne abbiamo avuto uno brevissimo nel 2020 durante il covid.
E prima ancora dobbiamo tornare al 2009, anche se bisogna dire che sia nel 2011 che nel 2018 che anche nello stesso 2025 l’abbiamo sfiorato per un pelo.
Dal punto di vista puramente statistico, il bull market in cui ci troviamo è ancora relativamente giovane, visto che ha compiuto tre anni solo lo scorso 12 ottobre.
Il bull market medio invece dura quasi 5 anni.
3 previsioni di base per i prossimi anni
Per questo, senza mettermi a fare alcuna previsione nel merito cercando di interpretare fatti e dati di oggi, pistola alla tempia sarei portato a formulare queste tre previsioni puramente incondizionate:
La PRIMA è che un Bear Market prima o poi ci sarà, perché se ce n’è stato uno in media ogni 5 anni, è altamente probabile che entro il 2030 rivivremo almeno una volta questa bella esperienza;
La SECONDA è che è meno probabile che accada nei prossimi 1-2 anni, perché ciò farebbe di quello attuale uno dei più brevi bull market dagli anni ’70 ad oggi;
La TERZA è che nel 2026 una correzione a doppia cifra ci sarà, perché anni con cali superiori al 10% capitano più spesso che no.
Ovviamente posso sbagliarmi benissimo su tutte e tre.
Però se vogliamo parlare di probabilità incondizionata, di BASE RATE, queste sono le stime migliori che possiamo fare.
Non che ciò cambi di una virgola il mio portafoglio, ma sicuramente mi aiuta a settare aspettative, umore e pace dei sensi.
Come vanno i secondi anni presidenziali
C’è però anche una previsione condizionata – che si basa cioè sulla presenza di un fattore specifico che va ad aggiungersi alla probabilità di base.
Questo a che fare con l’intreccio tra politica e la finanza e riguarda cosa succede durante i cicli presidenziali.
Qui le notizie non sono buone – e ciò va a consolidare la tesi: l’anno prossimo una bella correzione è piuttosto probabile.
Come sapete tutti molto bene, il ciclo presidenziale negli Stati Uniti dura 4 anni ed è molto frequente che i presidenti uscenti vengano rieletti per il secondo mandato.
Trump però è un po’ anomalia perché non è stato rieletto subito nel 2020, ma ha poi vinto nel 2024.
Questo è importante perché le statistiche cambiano a seconda che parliamo di una prima presidenza o di un secondo mandato.
Lascio poi a ciascuno di voi decretare se nel caso dell’attuale presidenza Trump parliamo di un secondo mandato o di un secondo “primo mandato”.
Quando parliamo di primo mandato:
L’anno migliore è quasi sempre il terzo, perché iniziano le campagne elettorali e vengono prese le misure più popolari. Pensate che la performance media dell’S&P durante il terzo anno di un nuovo presidente è di oltre il 20%.
Il secondo anno migliore è comprensibilmente quello elettorale, quando spesso il mercato premia sia le iniziative più morbide sia la probabile continuità governativa.
I due anni peggiori sono invece i primi due, quando tipicamente i nuovi presidenti prendono le decisioni politiche più dolorose.
In particolare il secondo anno presidenziale, come sarà il 2026, vede una performance media che è praticamente 0.
Le cose cambiano un po’ quando parliamo di un presidente al secondo mandato:
In questo caso l’anno migliore resta sempre il terzo, anche se il mercato in media fa meno, circa +12%;
Il peggiore diventa invece l’ultimo, quello in cui aumenta l’incertezza perché entrami i candidati sono nuovi.
Il secondo anno invece è un anno intermedio, con una performance intorno al 9%.
Come dicevo però nel caso di questa amministrazione non è né un secondo mandato classico, visto che c’è stato Joe Biden in mezzo, né un primo mandato.
Se mettiamo assieme le due statistiche
Possiamo aspettarci che il prossimo non sarà un anno particolarmente esuberante, con una crescita del mercato che potrebbe essere piuttosto contenuta o addirittura leggermente negativa, a seconda che questa amministrazione verrà più vista come un Trump secondo o come un secondo Trump primo.
Diciamo le ultime due statistiche su questo, una cattiva e una buona.
Quella cattiva è che i secondi anni di presidenza sono anche quelli che vedono le più profonde correzioni infrannuali
Parliamo di oltre il 17%, contro una media di 12% negli altri 3 anni.
La buona notizia, invece, è che il ritorno medio dopo un minimo toccato durante un secondo anno presidenziale è quello più alto di tutti, intorno al 32%.
Messe insieme tutte queste informazioni cosa possiamo aspettarci?
Ovviamente è un discorso semiserio, tutto ciò è statisticamente fondato ma lascia spazio a molteplici sorprese.
Però così, giusto per giocare agli indovini tra di noi, potremmo azzardare queste previsioni da qui al 2029, segnatevele:
2026, anno meh, con una grande correzione a metà strada e una chiusura d’anno che potrebbe essere solo leggermente positiva o negativa;
2027, anno molto positivo, come tutti i terzi anni presidenziali, senza però farci mancare un bel -10-15% nel mezzo;
2028, anno che porta alle elezioni di Novembre che incoroneranno JD Vance nuovo presidente e imperatore del mondo, sarà pieno di tensioni e l’S&P chiuderà leggermente in negativo;
2029, primo anno presidenziale di JD Vance, andrà complessivamente molto bene fino all’inizio del 2030 e poi li comincerà il prossimo grande e rovinoso bear market della nostra era.
Durerà circa un paio d’anni e terminerà nel 2032, giusto in tempo per la rielezione di Vance che si prenderà il merito di aver fatto girare il mercato in positivo giusto in tempo per la rielezione.
Possibili problemi per Private Credit e Stablecoin
Come ho ipotizzato nell’episodio live in cui sono tornato dal futuro, il bear market dipenderà da una serie di risultati deludenti legati ai bassi ritorni sui mastodontici investimenti in intelligenza artificiale e verrà a sua volta amplificato da altri due fattori:
Una crisi profonda, ma tutto sommato circoscritta, nel mondo del private credit; chissà che non salti fuori che prestare centinaia di miliardi a società con bilanci fragili e interessi dell’8-10% alla fine non si sarà rivelata un’idea così brillante…
E poi ci mettiamo anche qualche mese di panico sul mercato degli strumenti monetari e dei titoli di stato a breve scadenza innescato da qualche inciampo nel mondo dorato delle Stablecoin, magari perché salterà fuori qualche anomalia nella struttura finanziaria di una certa società di Stablecoin, nonostante gli accuratissimi audit cui era stata sottoposta e che praticamente si saranno svolte così
“oh ragazzi sono quello dell’audit, mi confermate che tutte le vostre stablecoin sono coperte da titoli di stato e strumenti monetari a zero rischio”
“sì sì sì vai tranquillo abbiamo tutto”
“ma quindi mi confermate che potete convertire uno-a-uno stable e dollari senza rischi?”
“ah ah, si si si certo. Adesso però scusa ti devo lasciare perché dobbiamo spostare la sede legale della società su un’altra isola. Che tu sappia alle Cayman c’è un bel clima?”
Eh niente, alla fine salterà fuori che non avevano proprio tutte tutte le riserve che dicevano di avere.
Un po’ di gente perderà un pacco di soldi.
Ci sarà uno shock di liquidità.
Ma poi alla fine in qualche modo la Fed ci metterà una pezza.
Oh si scherza eh, dico così solo perché suggestionato da un’oscura società schiava dei poteri forti dell’establishment finanziario globale che si sarebbe permessa di considerare “weak”, deboli, le riserve di una di queste società, assegnando un 5, cioè il livello più basso in assoluto, alla capacità della suddetta società amante dei paradisi nei caraibi di garantire la convertibilità delle sue stablecoin con il dollaro.
Quest’arrogante manipolo di incompetenti al soldo dei grandi banchieri che si è permessa di dare questo giudizio si chiama Standard and Poor’s, ma sicuramente dare rating non è il loro lavoro.
Poi, che di porcate Standard and Poor’s in passato ne abbia fatte parecchie è sicuramente un fatto, come quando ancora a giugno 2008 attribuiva una A a Lehman Brothers, considerandola molto più sicura del debito Italiano, nonostante 3 mesi dopo sarebbe fallita miseramente.
Però la domanda che tutti ci facciamo è: ma se una società di lavoro emette Stablecoin in cambio della promessa di garantire il rapporto uno a uno con il dollaro grazie alle loro riserve collaterali ultrasicure, ma per qualce diavolo di motivo non chiama Deloitte o EY, si fa fare un audit come si deve, si fa certificare tutto e sbatte in faccia a tutti i detrattori la propria situazione perfettamente in ordine?
E poi non sarebbe più comodo mettere la sede a New York o a Londra invece che in centro America?
Fosse anche solo per il wi-fi, credo che ci sono posti dove abbia più senso insediare un mega colosso finanziario no?
Va beh, lo scopriremo nei prossimi anni cari miei.
Sicuramente già a partire dal 2026 ne vedremo delle belle e speriamo solo che il buon Kevin Hasset, nuovo capo della Fed, non prospetti un Dow jones a 100.000 punti, perché nel caso state certi: quello sarà il momento di vendere tutto perché sarebbe il preludio ad un crollo epocale.
In attesa di tutto ciò e di scoprire se avremo indovinato le previsioni dei prossimi 5 anni, un grazie di cuori a tutti voi che lungo questo straordinario 2025 avete continuato a seguirmi, a leggere i miei liberi, a venire a trovarmi nei vari eventi dal vivo – davvero: senza di voi tutto questo non esisterebbe e quindi sappiate che sono sinceramente grato a ciascuno di voi ogni volta che schiaccia play su un nuovo episodio.
Per continuare anche nel 2026, che sarà il quarto anno solare di The Bull, vi invito come sempre a mettere segui e attivare le notifiche su spotify, apple podcast o youtube e a supportarci e permetterci di continuare a produrre contenuti che vi raccontano la probabilità di base che certi eventi accadano nei prossimi 5 anni così vi risparmio la fatica di leggervi centinaia di pagine di inutili report delle grandi banche che tanto non ci prendono mai sempre nuovi.
Per questo episodio invece è davvero tutto e noi rivediamo nel 2026, sempre qui, naturalmente con The Bull, il tuo podcast di finanza personale.
Recensioni
Quando capisci come funziona la finanza… ti viene voglia di raccontarla!
Ho acquistato e letto il suo libro e l' ho trovato. Esprime i concetti economici in modo semplice e chiaro. Sentirlo parlare conferma che è un professionista del settore.
Giulia N., 11 Ago 2025Veramente interessante, chiaro e conciso. Cambia la vita finanziaria di chiunque.. da ascoltare assolutamente anche per chi di finanza non vuole occuparsi mai
Francesca B., 6 Apr 2024Podcast che dà sempre spunti interessanti che personalmente mi ha fatto appassionare alla finanza personale spingendomi ad approfondire in prima persona.
Lorenzo, 13 Mar 2025Podcast piacevole, scorre veloce ma in modo estremamente chiaro, spiega i concetti chiave per gestire le proprie finanze, fornendo la classica cassetta degli attrezzi. Complimenti, davvero ben fatto!
Massimiliano, 29 Mag 2024Non sono solito a mettere recensioni e specialmente non ascolto podcast, ma da quando ho iniziato questo, faccio fatica a staccarmi, e quasi non posso più fare a meno di ascoltare e arricchirmi culturalmente.
Andrea V., 22 Set 2025Da quando l'ho scoperto in 15 gg mi sono ascoltato 150 puntate senza fermarmi, ho annullato gli altri podcast per portarmi alla pari ed ascoltare tutte le precedenti puntate, ben fatto, esattamente il livello di informazione che mi serviva
Gianluca G., 11 Set 2025Ho seguito tutte le puntate! Grazie veramente
Amalia A., 17 Set 2025Riccardo mi ha letteralmente cambiato la vita e fatto scoprire che amo la finanza, ho ascoltato il podcast già due volte e non mi stufo mai di ascoltarlo, parla in modo semplice e chiaro
Massimo D., 23 Set 2025Dovrebbero ascoltarlo buona parte degli italiani e io avrei dovuto scoprirlo con qualche anno in anticipo ma meglio tardi che mai
Matteo C., 3 Set 2025