Quanto vale davvero Bending Spoons?

Bending Spoons si quota al Nasdaq a 18,5 miliardi di dollari e il mercato in poche ore la porta a 25. Ma quanto vale davvero? Usiamo questo caso per spiegare come funziona il Discounted Cash Flow, lo strumento con cui gli analisti di Wall Street calcolano il valore intrinseco di qualsiasi azienda.

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Quanto vale davvero Bending Spoons?
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337. Quanto vale davvero Bending Spoons?

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00:00 Quanto vale davvero Bending Spoons?

03:40 Cosa fa Bending Spoons

05:34 Il bar di Mario: il DCF spiegato semplice

08:00 Cassa, crescita e rischio: i 3 numeri chiave

10:04 Come valutare qualunque azienda

13:42 Il tasso di sconto: il numero fondamentale

16:52 Il valore terminale: il numero più pericoloso

20:12 Il fair value di Bending Spoons

21:33 Da 4 a 36 dollari: quanto cambiano le ipotesi

24:55 DCF inverso: cosa sta prezzando il mercato?

25:29 A cosa serve?

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Trascrizione Episodio

Quanto vale davvero Bending Spoons?
Mercoledì primo luglio, una società italiana è salita sul palco più importante della finanza mondiale per una società tech, il Nasdaq di New York.
Bending Spoons, un gioello raro nell’ecosistema imprenditoriale italiano, ha detto: valgo diciotto miliardi e mezzo di dollari.
Nel giro di poche ore, il mercato ha deciso che ne valeva venticinque.

Ad un certo punto il titolo era salito del quaranta per cento nel primo giorno di contrattazioni, per poi chiudere la sua prima settimana in borsa intorno ai 36 dollari, poco meno di 23 miliardi di valore di mercato.

Ora, su Bending Spoons leggerete tutto e il contrario di tutto.
La mia inutile opinione è: complimenti ragazzi, avete fatto qualcosa di veramente straordinario, ci fossero altre 10, 100, 1.000 altre bending spoons in Italia.

Detto questo, userò questo caso di successo di cui parlano tutti per fare un discorso più generale e capire insieme “quanto vale davvero Bending Spoons”.
Cioè, in altre parole: come si fa a valutare un’azienda?

Oggi faremo infatti una mini guida super intuitiva, molto semplificata, per capire però come ragiona un’analista di Wall Street o di un fondo di Private Equity o di una società che fa M&A.

Questo metodo di valutazione si chiama Discounted Cash Flow Analysis, che sembra una cosa molto brutta e complicata, ma in realtà si tratta semplicemente di buon senso messo su Excel.

Mettiamola cosa:
“Il prezzo è quello che paghi. Il valore è quello che ottieni. E il DCF serve proprio per calcolare il secondo.”

In questo video vi prometto tre cose.
Primo: capiamo in due minuti cosa fa davvero [Bending Spoons] questa società, perché è un modello di business insieme geniale e potenzialmente problematico.
Secondo, proviamo a stimare quanto vale Bending Spoons – o qualunque altra società vi piaccia – in modo intuitivo, senza che vi serva un MBA, fissando i tre concetti cardine che permettono di dare un valore intrinseco a qualunque asset d’investimento.
Terzo: facciamo il percorso al contrario – cioè ci chiediamo: quali ipotesi bisogna fare affinché la valutazione che bending spoons ha raggiungo nella prima settimana di quotazione sia giustificata. [quali ipotesi giustificano il prezzo]

Perché in realtà, vedete, dall’analisi che faremo emergerà che serve MOOOLTO ottimismo per arrivare a quella valutazione.
Ma non è detto che il mercato non abbia ragione – anzi più spesso che no HA ragione.

Io però vi metto giù tutti i numeri e poi voi tirate le vostre conclusioni.
Ma la cosa più interessante non sarà il mio numero finale. Sarà capire quali ipotesi servono perché un prezzo di mercato abbia senso. Anche se comprate solo ETF, questa roba serve per capire cosa c’è dietro ai prezzi dei nostri indici e perché certe azioni volano o si schiantano quando cambiano tassi, crescita e aspettative.
Quando compro qualcosa ad un certo prezzo, che futuro sto dando per scontato?

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In questo podcast parliamo di finanza, investimenti e mercati per aiutare chiunque ad imparare ad investire al meglio, realizzare la propria libertà finanziaria e costruirsi la vita che desidera.

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E se siete qui per la prima volta e di finanza pensate di non capire una cippa, vi suggerisco di guardarvi i primi dieci episodi oppure la playlist “Comincia da qui” su YouTube, così poi avete le basi per seguire qualunque altro video senza problemi.

Bene, allora, quanto vale davvero Bending Spoons e come si valuta in generale una società.

Cosa fa Bending Spoons

Partiamo dalla domanda banale: cosa fa Bending Spoons per meritarsi venticinque miliardi di valutazione?
Il modello è molto semplice da spiegare e molto difficile da eseguire.
Se per caso siete stati in coma nelle ultime due settimane e non avete sentito né letto niente su Bending Spoons, sappiate che si tratta di un ibrido tra una tech company e un fondo di private equity:
Da una parte possiede forti capabilities interne nello sviluppo di soluzioni software, soprattutto app
Ma dall’altra si occupa principalmente di acquisizioni di note società digitali un po’ in declino, come Evernote, WeTransfer, Vimeo, persino AOL

E cosa ci fanno?
Migliorano l’offerta e la qualità dei prodotti della società acquisita grazie al loro know-how interno;
Tagliano costi e inefficienze, soprattutto personale, che in alcuni casi è stato ridotto anche del 70%
Aumentano i prezzi di servizi e subscription cercando di massimizzare la profittabilità per singolo utente.

Insomma: prendono un’app famosa ma stanca, magari mal gestita, con l’azienda che ci perdeva soldi e la trasformano un’app che perdeva soldi in una macchina da cassa.

Guardate la lista degli ultimi due anni:
Evernote nel 2023.
WeTransfer, quello per mandarsi i file pesanti, a luglio 2024.
Brightcove per 233 milioni.
Vimeo, il concorrente di YouTube per i professionisti, un miliardo e 380 milioni a settembre 2025.
E un mese dopo, AOL — la vecchia gloria di internet — un miliardo e mezzo.

In tutto, oltre cinquanta acquisizioni. E il CEO Luca Ferrari ha detto che ne vogliono fare mille di più.

E i numeri gli danno ragione, almeno per ora.
Nel 2025 i ricavi sono cresciuti del 95% arrivando a un miliardo e 310 milioni di dollari e
Nel primo trimestre del 2026 sono più che raddoppiati, a 601 milioni

Per questo dicevo che si tratta di un private equity travestito da software house: comprano a debito, ristrutturano, spremono cassa.

Il bar di Mario: il DCF spiegato semplice
Adesso però mettiamo via Bending Spoons per un attimo e facciamo il salto concettuale più importante di tutto l’episodio: La differenza tra prezzo e valore.

Immaginate un bar sotto casa vostra – ma andrebbe bene anche un negozio di abbigliamento, un’impresa di elettricisti o una multinazionale – quel che vi pare.
Il bar lo gestisce Mario, che un giorno ti dice: “Senti, mi sono rotto di gestire il bar, voglio aprire un centro di Padel. Te lo vendo. Lo vuoi?”

Tu ci pensi e per prima cosa devi farti la domanda: “quanto vale sto bar”?

E come si fa a rispondere?
Beh, se siete persone di buon senso, probabilmente partirete dalla cosa più intuitiva di tutte.
Non andrete a guardare il fatturato;
Non andrete a guardare l’utile dello scorso anno
Non andrete neanche a guardare il bilancio, cioè quanti attivi e quanto debito ha.

O meglio, guarderete tutte queste cose, ma in primis vi interesserà la cosa più banale di tutte: quanti soldi potrà generare, ogni anno, da qui in avanti.

C’è un noto detto in Finanza che recita: Revenue is vanity, Profit is sanity, but only Cash is reality.

Noi siamo sempre abituati a parlare di profitti.
Ogni tre mesi ci sono le pubblicazioni degli utili delle società quotate e ci facciamo mille storie.
Parliamo sempre del Price to earnings ratio, il rapporto tra prezzo e utili attesi delle società.
Parliamo ogni tanto del Price to book, prezzo diviso valore contabile.
O di price to sales, prezzo diviso fatturato.

Ma la cosa che conta davvero, quella che determina il valore intrinseco di un’azione è il cash.
Il cash è l’unica cosa che conta.
E il valore di un’azione – o anche di un’obbligazione o di un immobile – corrisponde esattamente al valore scontato del cash che ci si aspetta che quell’asset sia in grado di generare nel tempo.

Quanti sordi mi entrano nella saccoccia.
Questa è l’architrave di una valutazione finanziaria.
Il resto sono supercazzole.

Se il bar di Mario vi lascia in tasca, puliti, al netto di tutto, duecentomila euro l’anno, e pensate che questo valore crescerà nel tempo, bene, allora se ne potrebbe parlare.
Se invece ne fa ventimila, il quartiere si sta spopolando, oppure stanno aprendo intorno bar più fighi o quant’altro, ecco: stesso bar, valore molto diverso.

Questo, amici miei, è già il novanta per cento di un DCF.
Il valore di qualsiasi cosa — un bar, un appartamento da mettere a reddito, o Bending Spoons — è la somma di tutti i soldi che vi restituirà in futuro.

Cassa, crescita e rischio: i 3 numeri chiave
Ma ci sono due complicazioni, e sono le uniche due che vi servono per capire tutto il resto.
Ascoltatemi bene perché queste sono le due cose più importanti di tutta la finanza.

Complicazione numero uno: il TEMPO: un euro domani vale meno di un euro oggi.
Se vi offro mille euro adesso o mille euro tra dieci anni, prendete quelli di adesso, e non perché siete impazienti:
perché intanto tra dieci anni potrei non esserci;
inoltre c’è l’inflazione, tra dieci anni valgono meno;
infine quei mille euro oggi potete investirli.

Quindi i soldi che il bar di Mario ci darà tra dieci anni, per noi oggi, valgono meno del loro valore nominale.
Bisogna “scontarli”, riportarli a valore di oggi.
Da qui il nome: Discounted Cash Flow, flussi di cassa scontati.
E il tasso a cui li scontiamo è il cuore di tutto e fa la differenza tra la vita e la morte di una valutazione aziendale.

Ma non è finita qui.

Complicazione numero due: il RISCHIO: il futuro ha questa fastidiosa peculiarità di essere incerto. Il Bar di Mario ci darà davvero, puliti, 200.000 euro l’anno ogni anno per il futuro prossimo? Magari sì, magari domani ci sarà una megariqualificazione dell’area in cui so trova, o magari ancora andrà in declino.
Più siete incerti, più pretendete uno sconto per correre il rischio.
I più avveduti avranno già capito che il tasso a cui sconto i profitti attesi del bar corrisponde al rendimento minimo che io come investitore richiedo perché abbia senso comprarmelo.
Se penso che sia un investimento rischioso vorrò pagarlo meno, cioè sto richiedendo un rendimento atteso più elevato per accollarmi questo rischio.

Quindi, ricapitolando, per valutare qualsiasi asset finanziario servono tre ingredienti.

Uno: quanti soldi genererà.
Due: con quale tasso di crescita.
Tre: quanto sconto applico per accettare il rischio (e attenzione che dire “a che tasso sconto i flussi di cassa futuri” equivale esattamente a dire “quale rendimento mi aspetto di ottenere”).

Se avete capito il bar di Mario, avete capito il DCF e il principio fondamentale che sorregge la valutazione di qualunque asset finanziario.

Il resto sono solo noiosi dettagli tecnici tirati a indovinare.

Come valutare qualunque azienda

Ora, ho fatto un modellino che adesso vi mostro pezzo per pezzo.
Se volete potete scaricarvelo e ci giocate da soli.

Non lo trovate però nella descrizione dell’episodio.
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Allora, costruiamo la valutazione di Bending Spoons in cinque step.

STEP NUMERO UNO: il Free cash flow, il flusso di cassa libero.
È la versione “aziendale” dei duecentomila euro del bar di Mario: sono i soldi veri che restano in mano all’azienda dopo aver pagato tutti i costi, le tasse, e dopo aver reinvestito quel minimo che serve per continuare a funzionare.

Attenzione, non è l’utile di un anno di esercizio.
È proprio il contante che avanza.

Ci sono diversi modi per arrivare al Free Cash Flow, ma solitamente si fa:

Utile operativo netto, chiamato NOPAT, cioè gli utili dopo le tasse ma esclusi gli interessi finanziari, PIU’ ammortamenti MENO Investimenti MENO la variazione del capitale circolante.

Perché si deve fare così?
Perché si parte dall’utile operativo dopo le tasse, si aggiungono le voci non cash come gli ammortamenti, e si tolgono gli investimenti veri e il capitale assorbito dal business. Tradotto: non mi interessa quanto utile racconti il conto economico. Mi interessa quanti soldi restano davvero disponibili.

In realtà per Bending Spoons lo facciamo in maniera più semplice.
Partiamo dai ricavi: un miliardo e 310 milioni nel 2025.
Da qui proviamo a immaginare come cresceranno nei prossimi cinque anni.

Io nel modello base ho ipotizzato una crescita fortissima nel 2026, +106%, perché entrano a pieno regime AOL e Vimeo appena comprate, e poi una crescita che rallenta anno dopo anno: più 30 per cento, più 22, più 16, fino a più 12.

Su quei ricavi applico un margine,

cioè quanta parte del fatturato diventa profitto operativo, e lo faccio salire man mano che integrano le acquisizioni e tagliano i costi.

Da lì tolgo le tasse e il reinvestimento, cioè quella parte di fatturato incrementale che ogni anno reinvesto per continuare a crescere – perché nessuna azienda cresce mai reinvestire niente.

Tolto tutto, ottengo il flusso di cassa libero di ogni anno.
Nel 2026 forse sarà ancora negativo, poi magari arriverà oltre un miliardo nel 2030.

Questi sono i famosi sordi che mi resterebbero in tasca, se fossi l’unico proprietario di Bending Spoons, anno dopo anno.

Il tasso di sconto: il numero fondamentale

STEP NUMERO DUE: il tasso di sconto.
Ricordate? Meglio un uovo oggi che una gallina domani.
Un euro domani vale meno.

Quanto meno?
Qui entra la sigla più temuta di tutte: il WACC.

Non spaventatevi, è solo il nome elegante del “tasso di sconto”.
WACC sta per Weighted average cost of capital, cioè è il costo del capitale medio ponderato, quando costa all’azienda, tra debito ed emissione di azioni, finanziarsi.

Dal punto di vista dell’investitore, però, il WACC è la risposta alla domanda delle domande, cioè: quale rendimento pretendo, ogni anno, per accettare il rischio di questa azienda?

Ricordiamo sempre che il costo del capitale per una società è il rendimento richiesto dall’investitore.

Allora per calcolare il WACC in maniera rigorosa servirebbe questa formula qui

Che anche se non la state vedendo fa niente perché è piena di lettere.

Però senza diventare matti in mezzo a mille numeri; per semplicità prendiamo un valore secco come WACC del 10%.
Perché 10?
Beh:

Diciamo che il tasso senza rischio è circa 4,3% (un treasury decennale americano)
Poi aggiungiamo un 4,2% di equity risk premium, che ogni mese per esempio viene calcolato dal nostro recente ospite il prof Aswat Damodaran, il re delle valutazioni.
E poi aggiungiamo 1,5% in più perché pensiamo che investire in Bending Spoons si porti dietro un maggior rischio rispetto ad investire in tutto il mercato.

Tradotto: come investitore sono disposto ad investire in Bending Spoons a fronte di ottenere un rendimento di almeno il 10%.

Ora qui voglio darvi l’intuizione più preziosa di tutto l’episodio, quella che vale da sola il prezzo del biglietto.
Il tasso di sconto è la leva che muove tutto.

Perché?
Pensate a un’azienda i cui guadagni grossi sono tutti spostati nel futuro – una società growth, una tech company come SpaceX che oggi guadagna poco ma promette tanto tra dieci anni.

Se alzo il tasso di sconto anche solo di un punto, quei guadagni lontani vengono scontati più duramente, e il valore crolla.

Questa cosa permette di capire in concreto perché quando le banche centrali alzano i tassi, le azioni growth prendono le mazzate peggiori.
Non è magia, non è sentiment: è pura aritmetica del tasso di sconto.
Se aumenta il tasso senza rischio, il rendimento che mi prendo per investire in un titolo di Stato, sarò disposto a pagare meno per un asset più rischioso, altrimenti non mi conviene.

Questa cosa, a livello aggregato, vale anche per i nostri ETF azionari.
Per questo i mercati sono sempre contenti quando c’è aria di taglio dei tassi di interesse, mentre vanno giù quando c’è il timore di rialzi.
E le società growth, soprattutto tech, sono sempre quelle che soffrono di più.

Ci torniamo dopo.

Torniamo a Bending Spoons e al WACC del dieci per cento.
Vuol dire: pretendo il dieci per cento all’anno per starci dentro.
E ogni euro che l’azienda mi darà tra un anno lo divido per 10%, uno-virgola-dieci;
quello tra due anni per uno-virgola-dieci al quadrato;
all’anno 3: 1,10 elevato alla 3 e così via.

Più i flussi di cassa sono lontani nel tempo, più li “sconto” e meno valgono.
Esempio: se nel 2030 il FCF sarà 1 miliardo 141 milioni, il suo valore scontato sarà “solo” di 708.

Il valore terminale: il numero più pericoloso3.
STEP NUMERO TRE: e qui attenzione perché è il punto più delicato di tutti: il valore terminale.

Noi abbiamo proiettato cinque anni.
Ma l’azienda non chiude nel 2030, per convenzione in finanza si assume che un business vada avanti per sempre.

Come valuto l’infinito?
Si usa un trucchetto: si assume che oltre l’orizzonte prevedibile l’azienda cresca per sempre ad un tasso di crescita fisso.
Questo non può essere eccessivamente elevato, ma deve essere un valore coerente con la crescita nominale dell’economia – perché il buon senso ci dice che per quanto figa, nessuna società può crescere all’infinito più dell’economia di cui fa parte.

Siccome tutto il modello è molto sensibile a questo numero, è sempre meglio fare ipotesi conservative e secondo Damodaran una buona linea guida è stare sempre sotto al valore usato come tasso senza rischio.
Valori tra il 2 e il 4% come tasso di crescita perpetua sono molto usati.

Per Bending Spoons ipotizziamo che sia il tre per cento l’anno.

E poi uso una formula – che è la stessa del bar di Mario, ma solo estesa all’infinito – in cui comprimo tutta quella coda infinita di flussi in un unico numero, il valore terminale, che poi sconto anche lui a oggi.

Per i più secchioni questa roba si chiama modello di Gordon ed è fatta così:

Terminal Value= FCFFtWACC-g

Si prende il free cash flow del primo anno successivo a quelli stimati e si divide per il tasso di sconto meno il tasso di crescita.
Siccome però la crescita non è mai gratis, bisogna considerare quanto devo reinvestire dei profitti che faccio per continuare a crescere e qual è il ritorno sul capitale investito.

Quindi la formula corretta diventerebbe questa:

TV= EBITn+1 × 1-Tax Rate (1-gROIC)WACC-g

Ma anche qui perché complicarci troppo la vita?
Il modellino che potete scaricarvi fa tutti i conti da solo.

In pratica il modello assume che dopo il 2030 Bending Spoons crescerà del tre per cento all’anno per sempre, con un rendimento sul capitale investito del venti per cento. E la crescita, si sa, non è mai gratis: da questi due numeri — crescita tre, rendimento venti — discende quanto l’azienda deve reinvestire per continuare a crescere. È un conto semplice: tre diviso venti, cioè il quindici per cento dei suoi profitti operativi. L’altro ottantacinque per cento è cassa che resta in tasca agli azionisti.

Comunque, anche se di quest’ultima roba non s’è capito niente non importa, ecco la cosa che voglio vi rimanga impressa:
nel modello di Bending Spoons, e nella maggior parte dei DCF, il valore terminale pesa per l’ottanta, l’ottantacinque per cento del valore totale.

Da dove arrivano questi numeri?
2 miliardi 108 milioni è la somma dei flussi di cassa scontati fino al 2030
10 miliardi e 400 milioni è il valore perpetuo dopo quel periodo, cioè il valore attualizzato di tutti i flussi futuri ipotizzando una crescita perpetua del 3% all’anno.

Capito?
La stragrande maggioranza del valore di un’azienda sta in quello che succederà dopo il periodo che riusciamo a stimare.

Che è tanto vero quanto inquietante: significa che il valore dipende in modo enorme da due numerini — il tasso di crescita perpetuo e il tasso di sconto — che noi, onestamente, tiriamo un po’ a indovinare per questa come per qualunque società.Teniamolo a mente, perché tra poco ci torna utile.
STEP NUMERO QUATTRO: sommo tutto: I cinque flussi scontati, più il valore terminale scontato. Il totale si chiama Enterprise Value, il valore dell’intera azienda.

2 miliardi e 100 più 10 miliardi e quattro fa 12 miliardi e 500 milioni.

Il fair value di Bending Spoons

STEP CINQUE: passo dal valore dell’’azienda al prezzo fair dell’azione.
Per farlo devo togliere il debito netto dall’Enterprise Value perché se compro l’azienda, o una parte di essa, mi accollo anche i suoi debiti, e Bending Spoons ne ha parecchi, circa tre miliardi e sei netti. Quel che resta è l’Equity Value, il valore che spetta agli azionisti.

Bending Spoons ha circa 635 milion di azioni, quindi se divido l’equity value per il numero di azioni ottengo il valore di una singola azione.
Il “fair value”. Il prezzo giusto, secondo le mie ipotesi.

Prima di vedere quanto viene, attenzione a quel debito, perché non è un dettaglio contabile: è sia il “turbo” che il “tallone d’Achille” di tutta la storia.
Bending Spoons ha comprato mezza internet a prestito: parliamo di oltre quattro miliardi di debito lordo, e per finanziare AOL da sola ha acceso un pacchetto da due miliardi e otto.

Il debito è una leva, nel senso letterale: amplifica.

Se le acquisizioni rendono più di quanto costa il prestito, gli azionisti fanno festa, i guadagni si moltiplicano. Ma se qualcosa si inceppa, la leva lavora al contrario e schiaccia proprio l’equity.

Ecco perché, tolto un debito così, quello che resta agli azionisti — l’equity — è più piccolo e molto più sensibile alle mie ipotesi di quanto sembri.
Quando c’è tanto debito, basta un piccolo errore sulla stima dell’azienda per fare un grande errore sul valore dell’azione.

Da 4 a 36 dollari: quanto cambiano le ipotesi
E qui, amici miei, arriva il momento della verità.

Nel mio scenario base, con le ipotesi che vi ho appena raccontato – crescita forte ma calante, margini in miglioramento, WACC al dieci per cento – Bending Spoons vale quattordici dollari ad azione.

Dopo il secondo giorno dall’IPO era a trentasei.
Cioè il mercato la valuta due volte e mezza il nostro numero.

Ora, la reazione di pancia è: “Ah, ecco, allora è una sola, il DCF ha smascherato tutto, vendere!”.
E invece no.
Questa è esattamente la lezione che voglio portiare a casa, e non è quella che vi aspettate.

Guardate cosa succede quando cambio le ipotesi.
Ho costruito tre scenari.
Base, quello da quattordici dollari.
Poi uno scenario “Bear”, pessimista: e se la crescita organica fosse più bassa, e l’integrazione delle società acquisite si rivelasse meno profittevole del previsto

Il valore crolla a quattro dollari.

Poi ho fatto uno scenario “Bull”, ottimista:in cui la macchina delle acquisizioni continua a comprare bene, i margini salgono uletriormente, il costo del capitale scende.
Valore: trentasei dollari.

Fermiamoci un secondo su questi numeri.
Stesso identico modello.
Stessa azienda.
Ipotesi tutte ragionevoli, difendibili, nessuna folle.

E il valore va da quattro a trentasei dollari.

Nove volte tanto.

Ecco perché quando qualcuno dice con sicurezza “questa azienda vale tot”, la domanda giusta non è “quanto?”, è “con quali ipotesi?”.E adesso il punto che chiude il cerchio.
Il prezzo di mercato, trentasei dollari, praticamente coincide con il mio scenario ottimistico.
Questo vuol dire una cosa precisa: chi ha comprato Bending Spoons a trentasei dollari non ha “sbagliato”.
Ha comprando lo scenario ottimista.
Sta scommettendo, con i suoi soldi, che questa macchina continuerà a comprare aziende, a integrarle bene e a spremere margini per anni e anni.

Magari è una scommessa giusta.
Magari no.
Ma almeno adesso sapete qual è la scommessa.

Guardate quest’ultima tabella, che è la mia preferita.
Sulle righe faccio variare il tasso di sconto, sulle colonne la crescita eterna.
E vedete come il fair value dello scenario base balla da otto dollari a trentasei a seconda di dove vi mettete

Se includiamo anche gli altri scenari andiamo da 2 dollari e mezzo sa oltre 61.

Questo per dire che chiunque abbia studiato finanza sa fare un DCF.
Il problema è che le analisi sono sensibilissime a piccole variazioni negli input:
Un punto percentuale di crescita terminale in più o in meno
Un punto in più o in meno di tasso di sconto
Crescita maggiore o minore dei margini

Insomma, poche assunzioni diverse e cambia tutto.

Ad oggi, quello che sembra è che per giustificare il prezzo di mercato con i miei flussi di cassa base, bisogna assumere contemporaneamente il tasso di sconto più basso e la crescita perpetua più alta di tutta la tabella.
Possibile? Sì.
Prudente? Decidete voi.

Ma ora avete la mappa.

DCF inverso: cosa sta prezzando il mercato?

Prima di chiudere, c’è un ultimo trucco di cui vi parlo: si chiama DCF inverso.

Invece di partire dalle ipotesi per arrivare al prezzo, fate il contrario: partite dal prezzo di mercato – trentasei dollari – e vi chiedete quali ipotesi devo infilare nel modello per giustificarlo?

Se la risposta è “crescita del venti per cento all’anno per un decennio”, vi fermate e vi chiedete: ci credo davvero?
Il DCF inverso su Bending Spoons dice che per giustificare i trentasei dollari di oggi il mercato sta assumendo, più o meno, che i ricavi crescano a doppia cifra per un intero decennio e che i margini saliranno oltre il trentacinque per cento e che il debito non diventerà mai un problema.

Tutte e tre le cose insieme.
Perfettamente plausibili, ma chiaramente richiede di fare il tifo perché Bending Spoons continui a sorprendere e a soddisfare le più rosee delle aspettative.

A cosa serve?
E ora la domanda che immagino in tanti vi state facendo, ed è la più giusta di tutte:
“Riccardo, tutto molto bello, ma io le singole azioni non le compro. Io compro ETF, indici, il buon vecchio MSCI ACWI. A me questa roba del DCF a che serve?”.
Allora, non serve direttamente PER investire in ETF, ma capire cosa c’è dietro i prezzi di quelle aziende significa capire cosa abbiamo davvero in portafoglio e perché quando succede qualcosa come ad esempio variazioni nei tassi di interesse questo ha diversi impatti sulle varie aziende in cui stiamo investendo.
Inoltre capire il DCF è il miglior vaccino contro le mode.
Quando arriva l’azienda del momento – oggi abbiamo parlato di Bending per amor di patria, ma pensiamo a SpaceX o quando si quoteranno Anthropic o OpenAi o al prezzo di società quotate da tempo con valutazioni stellari – ecco capire il DCF significa sviluppare gli anticorpi per fermarsi prima di fare qualche scommessa di pancia e chiedersi: a quali ipotesi di crescita e di tasso di sconto sto dicendo sì a questo prezzo?
Sono ragionevoli o sto comprando un sogno?
Non serve che facciate il modello nel dettaglio.
Serve che abbiate in testa la domanda giusta.

E anche se in portafoglio ci mettete solo ETF — che spesso, lo sapete come la penso, è la scelta più saggia — pensare come pensa chi per lavoro valuta le aziende vi rende investitori più lucidi e meno sensibili a cadere in errori di pancia.

Insomma, ricordatevi sempre del bar di Mario.

Bene amici miei, questo per oggi è tutto.
Ci tenevo a questo episodio, perché il DCF è uno di quegli strumenti che sembrano roba da addetti ai lavori e invece cambiano proprio il modo in cui guardiamo il mondo della finanza.

Da oggi, quando sentite “questa azienda vale venticinque miliardi” potete chiedervi: ok, con quali ipotesi? Quanta crescita, per quanto tempo, con quanto rischio?

E se quelle ipotesi non stanno in piedi, ora lo sapete vedere.

Poi, il DCF non è, e non è mai stato, una macchina della verità.
Altrimenti investire sarebbe facile.
È una macchina della coerenza.
Non vi dice quanto vale davvero una società — nessuno può dirlo con certezza.
Vi dice a quali numeri state scommettendo quando decidete che vale una cifra invece di un’altra.

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Per questo episodio invece è davvero tutto e noi ci rivediamo tra pochi giorni con un nuovo appuntamento assieme, sempre qui, naturalmente, con The Bull, il tuo podcast di finanza personale.

Recensioni

Quando capisci come funziona la finanza… ti viene voglia di raccontarla!

Ho acquistato e letto il suo libro e l' ho trovato. Esprime i concetti economici in modo semplice e chiaro. Sentirlo parlare conferma che è un professionista del settore.

Giulia N., 11 Ago 2025

La mia ignoranza in materia mi ha sempre creato dei dubbi, ma grazie a un amico ho iniziato ad ascoltare il podcast. Per fortuna che ho 24 anni e un po' di tempo e soldi da dedicarmi a imparare le varie nozioni per me stesso. Grazie mille!

Luca G. 10 Ott 2025

Riccardo mi ha letteralmente cambiato la vita e fatto scoprire che amo la finanza, ho ascoltato il podcast già due volte e non mi stufo mai di ascoltarlo, parla in modo semplice e chiaro

Massimo D., 23 Set 2025

Non sono solito a mettere recensioni e specialmente non ascolto podcast, ma da quando ho iniziato questo, faccio fatica a staccarmi, e quasi non posso più fare a meno di ascoltare e arricchirmi culturalmente.

Andrea V., 22 Set 2025

Veramente interessante, chiaro e conciso. Cambia la vita finanziaria di chiunque.. da ascoltare assolutamente anche per chi di finanza non vuole occuparsi mai

Francesca B., 6 Apr 2024

Podcast piacevole, scorre veloce ma in modo estremamente chiaro, spiega i concetti chiave per gestire le proprie finanze, fornendo la classica cassetta degli attrezzi. Complimenti, davvero ben fatto!

Massimiliano, 29 Mag 2024

Dovrebbero ascoltarlo buona parte degli italiani e io avrei dovuto scoprirlo con qualche anno in anticipo ma meglio tardi che mai

Matteo C., 3 Set 2025

Podcast che dà sempre spunti interessanti che personalmente mi ha fatto appassionare alla finanza personale spingendomi ad approfondire in prima persona.

Lorenzo, 13 Mar 2025

Veramente veramente raccomandato! la finanza personale riassunta alla perfezione! e spiegata partendo dall'ABC! Ottimo anche da ascoltare a velocita 1,5x!

Giorgia R., 23 Gen 2025

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