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Quarto episodio della The Bull Summer School: quanti ETF servono davvero in portafoglio? Partiamo da un principio semplice: aggiungere strumenti non significa automaticamente diversificare meglio. Vediamo come cambia la complessità del portafoglio e perché, spesso, less is more.

344. Summer School – Quanti ETF ti servono davvero
00:00 Intro — il portafoglio insalata di riso di Luca
02:51 La bussola: ogni ETF deve risolvere un problema
04:29 Livello 1 — Principiante (sotto 50k): 1-2 ETF
08:49 Livello 2 — Intermedio (sopra 100k): la terza gamba
12:08 Livello 3 — Pro (sopra 500k): fattori, inflazione, trend
15:18 Il costo della complessità
16:22 La regola delle due mani
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Il portafoglio “insalata di riso” di Luca
Un ascoltatore, qualche settimana fa, mi manda uno screenshot del suo portafoglio e mi scrive: “Riccà, ormai ti seguo da un paio d’anni e penso di avere raggiunto un livello avanzato, però mi dici che ne pensi di questo portafoglio?”
Chiamiamolo Luca.
Premessa: non mi dovete mandare i portafogli perché non sono un consulente e non posso darvi alcun consiglio sennò finisco per 8 anni ad abbronzarmi a scacchi con vista sul mercato di Viale Papiniano.
Comunque lo guardo lo stesso, alla fine sono come Orfeo – la tentazione era troppa.
Circa 40.000 € totali e entro c’erano quattordici ETF: azionario globale, S&P 500, nasdaq, europa, emergenti, tematici, settoriali, fattoriali, obbligazionari di ogni tipo, materie prime, oro…
Bro, ma… tutto a posto?
Questo non è un portafoglio, è la versione finanziaria di uno dei miei incubi estivi: l’insalata di riso, con più ingredienti della tavola periodica.
Non è che più roba ci metti meglio è – vero per il portafoglio E per l’insalata di riso.
Si sentiva un investitore sofisticato, uno che “diversifica sul serio”.
Solo che una volta che ci guardi dentro, ci trovi due problemi:
uno è che c’era molto overlap e tanti strumenti investivano nelle stesse aziende, soprattutto americane;
l’altro è che diversificare eccessivamente finisce per diluire le stesse fonti di rendimento del portafoglio, senza portare reali benefici, ma sicuramente aumentando costi e complessità di gestione.
E la cosa incredibile è che questo non è un caso raro.
La domanda: quanti ETF devo avere in portafoglio è forse tra le top 5 che ricevo più spesso.
Ma lo capisco.
Quando entri in questo mondo e finisci nella tana del bianconiglio della finanza personale ci prendi gusto e ogni due per tre vuoi comprare qualcosa di nuovo.
Dà una sensazione bellissima: sembra di stare facendo qualcosa, di avere il controllo, di essere diventati bravi.
Allora oggi rispondiamo a una domanda che sembra banale e non lo è per niente: quanti ETF ti servono davvero?
Uno? Tre? Cinque? Quattordici?
Alla fine del video saprai esattamente quanti te ne servono per il *tuo* livello.
E soprattutto avrai ascoltato la cosa più importante da fare tua: che quasi sempre “aggiungere” non è “migliorare”.
È comprare l’illusione del controllo.
Ma in rari contesti vale tanto come in finanza il principio: Less is more.
Lo facciamo salendo tre gradini — Principiante, Intermedio, Pro — tenendo in mano una sola domanda a ogni gradino.
E ti lascio la regola delle due mani, che è la più semplice del mondo.
Sigla
Bentornati a The Bull, il tuo podcast di finanza personale.
E benvenuti al quarto episodio della The Bull Summer School, la nostra serie estiva in 8 puntate per fare un deep dive sui fondamentali della finanza personale sotto l’ombrellone o durante qualche volo verso esotiche mete.
Come per gli altri, anche per questo ho preparato dei materiali scaricabili a supporto dell’episodio. Tutti i materiali della serie li trovi in un posto solo: link in descrizione, inserisci l’e-mail e li ricevi tutti assieme.
La bussola: ogni ETF deve risolvere un problema
Bene.
Prima di parlare di numeri, cominciamo dalla bussola.
Perché il problema di Luca non è che ha comprato ETF “sbagliati” – sono quasi tutti ETF giusti, a basso costo, che fanno il loro.
Il problema è che li ha comprati senza mai farsi LA domanda.
Non è tanto il numero giusto, quanto:
“Questo ETF in più che problema mi risolve?”
Se risolve un problema che senza di lui resterebbe aperto – benissimo, la sua ragion d’essere è provata.
Se invece fa una cosa che un altro ETF già fa o semplicemente allunga il brodo, allora no.
Vediamo allora i tre livelli e il numero “giusto di strumenti di avere per ciascuno”
Prima però, ok guardare la The Bull Summer School spaparanzati a Bali, ma ricordatevi che il roaming fuori dall’Europa costa un occhio della testa.
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Così sei sicuro di non perderti neanche un minuto di The Bull che qua in vacanza non si va mai e ad agosto facciamo pure i corsi estivi.
Livello 1 — Principiante (sotto 50k): 1-2 ETF
Gradino uno.
Il principiante o comunque patrimonio inferiore ai 50.000 €.
E attenzione, “principiante” qui non è un insulto: è la maggioranza sana degli investitori, che restano principianti magari per sempre perché diventare fanatici di finanza personale non lo ordina mica il dottore.
Il problema del principiante è semplice e grande: *”voglio essere esposto alla crescita dell’economia mondiale, senza dover indovinare quale paese o quale settore andrà meglio.”* [pausa] Bene. Quanti strumenti servono per risolvere questo problema?
Uno.
Un singolo ETF azionario globale.
Ci sono i soliti noti, come i giganteschi strumenti di iShares sull’MSCI ACWI
Oppure quello di Vanguard sul FTSE All World.
Due alternative interessanti però sono queste:
Uno è di State Street
Che è l’unico che investe nell’MSCI ACWI IMI, cioè prende anche le small cap globali e ha dentro 4.982.
Investire in questo è come quando Shaquille O’Neill, per arredare la nuova casa quando è andato a Phoenix, praticamente una sera ha comprato tutto il Walmart locale.
L’altro è di Invesco
Che è sempre un FTSE All-World, ma ha il non trascurabile vantaggio che la quota singola costa meno di 10 e se devo fare un piano di accumulo e posso investire poco ogni mese, avere ETF con tagli piccoli è estremamente comodo.
Con questo abbiamo coperto il 90-95% dell’azionario globale investibile.
Poi possiamo stare qui a farci mille supercazzole sul fatto che il mercato è molto concentrato sugli Stati Uniti, che è meglio pesare le aziende tutte allo stesso modo invece che per capitalizzazione, che servono i fattori, i tilt regionali, bla bla bla.
Ne abbiamo parlato mille volte e ci sono tante buone motivazioni per fare cose diverse.
Ma se sei un principiante, la scelta più safe è seguire l’indicazione di base della teoria finanziaria, quella che stessa
che mi disse il grande padre della finanza moderna, il premio Nobel Eugene Fama che venne a trovarmi due anni fa: “compra tutto il mercato – e lascia fare al mercato quello che deve fare senza provare di prevedere un tubo”.
Ora.
Se sei super giovane, con 4 soldi da parte e il grosso di quello che investi è il tuo risparmio mensile tramite un piano di accumulo, probabilmente per un bel po’ puoi investire anche solo in azioni – a meno che tu abbia grosse spese in vista nel medio termine.
Altrimenti, come spiegato nel video prima di questo e in tanti altri negli anni, quasi per nessuno ha senso investire il 100% del proprio capitale investibile in azioni.
Chi dice che investe 100% in azioni, spesso ha una montagna di cash da parte che non considera.
La diversificazione invece è sempre importante, è il tassello minimo a fianco ad un ETF azionario è un ETF obbligazionario.
Le opzioni sono due:
[OPZIONE UNO] o affiancare ad un ETF azionario globale un ETF obbligazionario globale con cambio coperto, oppure un ETF sui titoli di Stato Europei con tutte le scadenze;
[OPZIONE DUE] oppure si può far ricorso a strumenti multi asset come i comodissimi Vanguard LifeStrategy,
che con solo strumento ti permettono di investire in migliaia di azioni e migliaia di obbligazioni globali, in una proporzione fissa, che va dal 20 all’80% in azioni.
Ma il concetto non cambia: uno massimo due pezzi, 80-90% del problema dell’asset allocation risolta.
Ora, il principiante che inizia a voler aggiungere un secondo ETF azionario – tipicamente ha l’All-World e ci mette sopra anche un S&P 500 o il Nasdaq 100 – quale problema nuovo sta risolvendo?
Nessuno.
Anzi.
Perché S&P 500 e All World si sovrappongono per circa il 65%.
Tenerli entrambi significa “sovrappesare gli Stati Uniti e le mega-cap tecnologiche stressando la concentrazione invece che aggiungere diversificazione reale.
Stai comprando la stessa cosa due volte, con due costi e due righe in più da guardare.
Eh ma gli Stati Uniti rendono di più?
Dipende.
Guarda il confronto tra un All World e l’S&P 500 nei primi 14 anni del 2000.
Per 14 anni avere un ETF globale avrebbe reso di più dell’S&P 500.
I cicli si alternano.
Dare sempre priorità al vincitore assoluto degli ultimi 15 anni non è necessariamente un buon indicatore dei prossimi 15 anni.
Livello 1, verdetto: due ETF o un ETF multi asset.
Il beneficio marginale di altri strumenti, soprattutto se si è all’inizio, con poco capitale e si procede per piano di accumulo è fondamentalmente zero.
I costi e lo sbattimento di manutenzione, invece quelli sì che si aggiungono.
Livello 2 — Intermedio (sopra 100k): la terza gamba
Gradino due. L’intermedio o comunque con patrimonio superiore ai 100.000 €.
E qui aggiungere strumenti inizia ad avere senso – perché nasce un problema nuovo e vero.
Il problema è questo, con più capitale investibile e tipicamente un orizzonte temporale più compatto, la diversificazione conta di pù.
Il concetto è questo:
quando sono giovane e investo un po’ per volta, la volatilità dei mercati azionari è smussata naturalmente dal fatto che investo per piano di accumulo e so che non toccherò i soldi a lungo; [GIOVANE = Volatilità smussata dal PAC]
quando sono adulto e ho più capitale, il PAC di solito sposta poco. Lì hai bisogno di più diversificazione per ridurre la volatilità del portafoglio e avere il capitale più spesso disponibile per le grandi decisioni della vita. [ADULTO = preferisce minore volatilità]
Qui aggiungere qualche mattone ha senso.
Primo: l’obbligazionario qui diventa sicuramente un tassello importante.
Come dicevo: aggregate globale o europeo per fare da cuscinetto soprattutto nei periodi di grande recessione e brusco rallentamento economico.
Il secondo è quello che chiamiamo spesso la terza gamba del portafoglio: asset reali, cioè asset che non pagano flussi di cassa nominali come azioni e titoli di stato e che tendono a funzionare bene durante shock o picchi inflazionistici. I due candidati più tipici sono oro o materie prime. Quanto pesare oro e materie prime lo vediamo in un episodio dedicato di questa serie, ma il ruolo è questo: diversificazione e decorrelazione in certi particolari regimi macro.
Se guardiamo cosa è successo negli ultimi 5 anni, da quando la fine del Covid e la guerra in Ucraina hanno ufficialmente aperto una nuova stagione macroeconomica e geopolitica, si capisce bene il senso di questa terza gamba.
Azioni globali e materie prime hanno avuto rendimento molto simile.
I bond globali sono ancora pesantemente in negativo dopo 5 anni.
L’oro, nonostante il tracollo da gennaio ad oggi, ha reso quasi il 18% all’anno per 5 anni eclissando tutte le altre grandi asset class.
Poi ne parleremo meglio, ma diciamo che le due opzioni basic più sensate sono:
O un ETF che replica un indice di futures sulle materie prime come il Bloomberg Commodity
Oppure investire semplicemente in oro, attraverso uno strumento simile ad un ETF che si chiama ETC, Exchange Traded Commodity. [ETC sull’oro]
Qui tutti gli ETC più grandi e con costi bassi vanno bene.
Dovessi scegliere oggi, andrei su quello con la quota minima più bassa.
Il più economico che conosco è questo di Xtrackers, che costa circa 50-60 € a quota in questo momento.
Azioni globali. Obbligazioni. Real asset.
Investire Intermedio: Tre strumenti.
Con tre ETF abbiamo già un portafoglio perfettamente robusto, che avrebbe fatto il suo dovere per decenni.
Guardate un portafoglio fatto al 60% di oro, 30% di obbligazioni e 10% di oro come sarebbe andato negli ultimi 50 anni.
Avrebbe reso il 9% all’anno con una perdita massima del 30% e un tempo di recupero massimo di 5 anni.
Tre strumenti che sarebbero stati più che sufficienti per una vita intera.
E qui però casca l’asino.
Perché la stragrande maggioranza delle persone che si sente “avanzata” starebbe perfettamente bene con questi tre.
Il problema non è che gliene manchino.
Il problema è che sembra stupido e noioso fermarsi qui.
Livello 3 — Pro (sopra 500k): fattori, inflazione, trend
Vediamo allora il
Livello tre, l’investitore PRO o comunque con un capitale superiore ai 500.000 €.
Il Pro vero non è quello che ha necessariamente più strumenti.
È quello che sa esattamente quale problema sta cercando di risolvere – e sa dirti perché un portafoglio essenziale da solo non lo ritiene sufficiente.
Il problema è passare da un portafoglio fondamentalmente statico ad un approccio che i più studiati oggi chiamerebbero “Total Portfolio Approach”.
Per farla breve: su capitali importanti oggi si tende a ragionare meno in termini di “quanto metto in azioni, quanto in obbligazioni, ecc.”, quanto piuttosto in termini di diversificazione dei fattori di rischio e rendimento.
In quest’ottica c’è una diversificazione cattiva e una buona:
Diversificazione cattiva = è market timing e investimento attivo camuffato da diversificazione ponderata. ETF settoriali, ETF tematici, ETF geografici a caso e il corollario di tutto questo che è tanta attività di trading dentro e fuori seguendo le proprie intuizioni di pancia (parleremo di questo e dei danni che fa nel prossimo episodio).
Poi c’è la diversificazione buona=, che invece non segue la pancia, ma ragiona in termini di diversificazione reale dei fattori di rischio dentro al portafolio.
Strumenti tipici che vanno ad aggiungersi ai precedenti sono questi:
ETF fattoriali – come value, quality, momentum e low volatilty – per catturare premi di rischio diversi da quelli del mercato azionario globale. Quello sui fattoriali è un discorso complesso che ho fatto in tanti video passati, qui lo posso solo accennare.
Un altro strumento sono le obbligazioni indicizzate all’inflazione accanto a quelle nominali, per coprire in modo specifico le brutte sorprese sull’inflazione che sono proprio quelle che fanno male soprattutto ai titoli di Stato.
Infine, livello PRO Premium, strumenti che fanno trend-following, che usano metodi quantitativi per seguire trend che si formano su azioni, obbligazioni, materie prime e value e storicamente si comportano bene proprio nei regimi in cui azioni e obbligazioni scendono insieme, come è successo nel 2022.
Per investitori retail europei ad oggi esiste un solo ETF che fa trend-following, che è questo di DBI
Nel suo primo anno abbondante di vita ha dimostrato di fare molto bene, ma bisogna essere consapevoli che parliamo di uno strumento giovane, che non replica passivamente un indice e che ha una dimensione relativamente contenuta.
Ora, ciascuno di questi strumenti è un mondo a sé. Sui fattori e sul trend-following ho fatto e farò nuovi video dedicati, perché prima di comprare uno di questi strumenti bisogna capire la teoria dietro ciò che stai comprando e il perché profondo.
Perché qual è il punto?
Il punto è che certi strumenti, come fattori e trend following, sono semplicemente più difficili da tenere in portafoglio, perché i loro benefici derivano in grossa parte dal fatto che hanno dei comportamenti controintuitivi.
Se non li conosci bene ti ritrovi con cose giuste ma gestite male e finirai inesorabilmente per comprarli e venderli nei momenti più sbagliati.
Anche per un pro, comunque, siamo tra i 5 e i 10 strumenti.
Oltre, cominciamo a parlare di pizza hut portfolio, con wurstel, ananas, pollo e una falange di quello che l’ha preparata.
Ti credi Pro?
Detto questo, chiunque si sia riconosciuto in Luca, quello dei 14 ETF che si sente un investitore avanzato – mi dispiace, ma quasi certamente non è così.
Sei un appassionato con l’hobby di collezionare.
Ma lo step evolutivo successivo non è aggiungere, è più probabilmente togliere – con maggiore consapevolezza.
E lo so bene.
Fosse per me ogni giorno comprerei qualcosa.
È fare un podcast che mi costringe a predicare bene che mi impedisce di razzolare male.
È una cosa naturale. Ma diventa una trappola che fa passare la [confondere] complessità per competenza. Aggiungere un ETF dà la sensazione fisica di stare facendo qualcosa, di avere in mano il timone.
Ma nella migliore delle ipotesi non stai migliorando il portafoglio.
Nella peggiore stai facendo qualcosa che ti porterà via rendimento.
Come Michelangelo che ha tirato fuori il David che ha visto in un blocco di marmo, anche l’arte della scultura del portafoglio è per sottrazione.
La semplicità e l’essenzialità sono buoni indicatori di rendimento atteso.
I pastrocchi no.
Il costo della complessità
Quali sono i costi? Almeno tre:
Uno: la complessità di gestione e di comprensione delle leve che muovono davvero il portafoglio.
Due: il ribilanciamento – più pezzi, più lavoro, più errori e ovviamente più costi di transazione.
E tre, il più caro di tutti: più occasioni di mettere mano. Ogni ETF in più è un altro grafico da fissare, un’altra cosa da vendere nel momento sbagliato. Questo teniamolo a mente, perché nel prossimo episodio vedremo che non è il mercato a farti perdere i soldi. Molto più spesso sei tu che fai casino e ti porti via rendimento da solo per iperattività. E ogni ETF in più è una tentazione in più di farlo.
Insomma, la semplicità non è il portafoglio del principiante che non ha ancora capito.
La semplicità è spesso il punto d’arrivo di chi ha capito tutto e che in portafoglio mette solo l’essenziale per il suo livello e le sue esigenze – ma niente di più.
Guarda le tue mani.
Nella maggior parte dei casi avrai dieci dita.
Se i tuoi ETF superano le dita di due mani c’è quasi sempre un problema.
Bene amici miei, fine dell’episodio di oggi.
In descrizione trovate il link per scaricare i materiali dell’episodio con i tre livelli e i mattoni fondamentali per ciascun livello. Se non l’hai fatto nei precedenti episodi, vai al link inserisci l’email e ricevi questo pdf e tutti i materiali della Summer School.
Per questo episodio invece è davvero tutto e noi ci rivediamo tra pochi giorni con un nuovo appuntamento assieme, sempre qui, naturalmente con The Bull, il tuo podcast di finanza personale.
Quando capisci come funziona la finanza… ti viene voglia di raccontarla!
La mia ignoranza in materia mi ha sempre creato dei dubbi, ma grazie a un amico ho iniziato ad ascoltare il podcast. Per fortuna che ho 24 anni e un po' di tempo e soldi da dedicarmi a imparare le varie nozioni per me stesso. Grazie mille!
Luca G. 10 Ott 2025Ho seguito tutte le puntate! Grazie veramente
Amalia A., 17 Set 2025Podcast piacevole, scorre veloce ma in modo estremamente chiaro, spiega i concetti chiave per gestire le proprie finanze, fornendo la classica cassetta degli attrezzi. Complimenti, davvero ben fatto!
Massimiliano, 29 Mag 2024Ho acquistato e letto il suo libro e l' ho trovato. Esprime i concetti economici in modo semplice e chiaro. Sentirlo parlare conferma che è un professionista del settore.
Giulia N., 11 Ago 2025Da quando l'ho scoperto in 15 gg mi sono ascoltato 150 puntate senza fermarmi, ho annullato gli altri podcast per portarmi alla pari ed ascoltare tutte le precedenti puntate, ben fatto, esattamente il livello di informazione che mi serviva
Gianluca G., 11 Set 2025Dovrebbero ascoltarlo buona parte degli italiani e io avrei dovuto scoprirlo con qualche anno in anticipo ma meglio tardi che mai
Matteo C., 3 Set 2025Veramente interessante, chiaro e conciso. Cambia la vita finanziaria di chiunque.. da ascoltare assolutamente anche per chi di finanza non vuole occuparsi mai
Francesca B., 6 Apr 2024Veramente veramente raccomandato! la finanza personale riassunta alla perfezione! e spiegata partendo dall'ABC! Ottimo anche da ascoltare a velocita 1,5x!
Giorgia R., 23 Gen 2025Non sono solito a mettere recensioni e specialmente non ascolto podcast, ma da quando ho iniziato questo, faccio fatica a staccarmi, e quasi non posso più fare a meno di ascoltare e arricchirmi culturalmente.
Andrea V., 22 Set 2025