Summer School – Il 10% annuo esiste davvero?

Terzo episodio della The Bull Summer School: partiamo dal famoso 10% annuo per capire perché il rendimento medio del passato non è una promessa per il futuro. E vediamo perché, quando si costruisce un piano finanziario, contano non solo i rendimenti ma anche il modo e il momento in cui arrivano.

Difficoltà
18 minuti
Summer School –  Il 10% annuo esiste davvero?
The Bull - Il tuo podcast di finanza personale

343. Summer School – Il 10% annuo esiste davvero?

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Risorse

Punti Chiave

00:00 Intro — il numero magico che ti mente

03:08 Da dove viene davvero quel 10%

04:24 I 3 modi in cui il 10% ti mente

07:13 Dividendi: perché non rendono più come prima

07:46 Valutazioni: il CAPE a 40 e il rendimento atteso

10:30 Quanto ti costa crederci (i conti)

11:50 Perché il 100% azioni non è la risposta

12:29 5 scenari, stesso 8%: da 350k a 2 milioni

15:01 Media vs mediana: reggere i crolli

17:08 La regola finale

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Investi in azioni, ETF, e molto altro a prezzi imbattibili.

Trascrizione Episodio

Fai una cosa.
Apri un qualsiasi calcolatore di interesse composto.
Scrivi che investi 200 – 500- 1.000 euro al mese, quello che vuoi.
Orizzonte: per trent’anni.

E poi, nella casella del rendimento, scrivi il numero magico.
Se hai visto un qualunque video di finanza personale che viene dagli Stati Uniti e che racconta quanto è bello buono e giusto investire in azioni, quasi certamente il numero che ti sarà stato suggerito è 10% all’anno.

Quanto fa per trent’anni?
Da circa 400.000 € a oltre 2 milioni nel nostro esempio.

Tanta roba no?
Risparmia su tutto quello che puoi.
Investi piano piano senza curartene.
Inizia a 25 anni e 55 sarai un felice milionario.

Praticamente sei già ricco al solo pensarci.
Ah, la magia dell’interesse composto…

Oh è tutto giustissimo e l’aritmetica stilizzata di questo esempio non fa una piega.
Il problema sta tutto in quella casella.
In quel 10% all’anno.

Perché il dieci percento all’anno è la cifra-feticcio della finanza personale.
È il numero che gli americani ti sbattono in faccia in ogni video, come fosse una costante universale, la quarta legge di newton della meccanica finanziaria.

Piccolo problema.
Il dieci percento all’anno non è una legge di natura.
È il ricordo di un altro secolo, di uno specifico Paese miracolato, di un mercato che mediamente è sempre costato meno di quanto costa oggi e di tanti altri fattori difficilmente ripetibili.
E se costruisci il tuo futuro su quel numero, temo che presto o tardi ti brucerà il didietro per la cocente delusione che potresti vivere.

In questo video vi lascerò tre cose.
Primo: capiamo perché probabilmente quel numero è irripetibile per i nostri investimenti futuri.
Secondo: calcoliamo quanto salato può essere il costo di credere a questa ipotesi che è ottimistica ai limiti dell’allucinazione.
Terzo: arriviamo alla cosa più sottile di tutte, su cui il 90% degli investitori casca come una pera, ossia spieghiamo perché un portafoglio con il rendimento atteso più alto non è probabilmente quello che ti farà guadagnare di più. E te lo mostro con un numero che ti spiazzerà — cioè: a parità di identico rendimento medio e identico capitale versato, si può finire con 350 mila euro oppure con quasi 2 milioni

Sigla.

Bentornati a The Bull, il tuo podcast di finanza personale.
Questo è il terzo appuntamento della The Bull Summer School, il nostro percorso estivo in otto episodi, ognuno costruito attorno a una domanda concreta che prima o poi ogni investitore si fa. E quella di oggi è delle più pericolose, perché la risposta sbagliata forse te la sei già bevuta senza accorgertene e ti ha messo in testa delle aspettative scorrette.

Come per gli altri episodi della Summer School, anche per questo è disponibile del materiale scaricabile che comprende un tool per calcolare quanto cresceranno i tuoi investimenti in base alle tre variabili fondamentali dell’equazione fondamentale della ricchezza: TEMPO, RISPARMIO e appunto RENDIMENTO … e con la variabile che cambia tutto come il +4 a Uno.

Basta cliccare sul link in descrizione, inserire l’email e li ricevi tutti assieme.

E se ti va di darmi una mano, metti segui al canale su YouTube, Spotify o Apple Podcast: a te non costa niente, a me permette di continuare a fare tutto questo.

Da dove viene davvero

Dunque, intanto da dove arriva quel 10% l’anno?

Semplice: è il rendimento medio annuo composto dell’S&P 500, l’indice delle 500 più grandi società quotate negli Stati Uniti, dal 1928 al 2025, ossia da quando abbiamo dati abbastanza attendibili sul reale andamento del mercato azionario americano.

Se prendiamo i dati del prof. Damodaran della NYU Stern, che diligentemente ogni anno tiene il conto, 100 $ investiti nel 1928 sarebbero diventati 1.157.599, il 10,02% medio composto all’anno.

Ci sta che il consiglio base nei primi 30 secondi di un video su instagram su come investire al meglio i propri soldi sia: investili nell’S&P 500 e guarda quanto possono crescere al ritmo del 10% all’anno.

Non solo l’S&P 500 ha reso 10% all’anno facendo la media delle medie di un secolo, ma anche su molti orizzonti temporali più brevi.

In questo grafico vedete i rendimenti rolling a 10, 20 e 30 anni.
Mentre su 10 anni può succedere di tutto, su 30 anni il rendimento si è spesso compattato molto vicino al 10%.

Ecco perché quel numero è così appiccicoso: qualcuno, in un posto, per un secolo, il dieci percento l’ha fatto davvero.
I 3 modi in cui il 10% ti mente

Il problema è che quel numero, così com’è, ti mente per omissione in tre modi.
Primo: è un numero americano.
È l’S&P 500, il mercato azionario che ha stravinto il ventesimo secolo. E per un americano che risparmia in dollari e spende in dollari ha senso investire solo nell’S&P 500. Ma per te, che abiti a Carate Brianza, a Fiorenzuola, a Castellamare di Stabia, ha certamente più senso un ETF globale, molto esposto all’America, sì, ma non solo America: compri il mondo.

E il mondo ha reso meno.
Se il mercato azionario americano ha reso circa 10% all’anno – che corrisponde al 6,6% reale che si vede nel grafico– quello globale ha reso circa 8% e quello globale senza Stati Uniti circa 7%.
Sembra poco, ma è tanto di meno sul lungo termine.

Quindi settare le proprie aspettate sul mercato che, ex post, è risultato il vincitore assoluto dei mondiali della finanza è un errore di cherry picking e survivorship bias.

Secondo, cosa più importante: è un rendimento del passato. E in finanza il passato è una guida, non una promessa. Soprattutto, come vedremo, se guardi a che prezzo quel passato è stato comprato e quali condizioni hanno influenzato i risultati.

Terzo, non tiene conto del fatto che il rendimento buy-and-hold di un asset, quello che ottieni investendo tutto all’inizio e poi non toccando più nulla, potrebbe essere MOOOLTO diverso da quello che davvero ti porti a casa..[Terzo: Rendimento teorico ≠ rendimento realizzato]

Se il rendimento atteso nel futuro sarà più basso che nel recente passato, a maggior ragione è una buona idea tenere i costi dei nostri investimenti più bassi possibile. Per fare questo da da tre anni investo anche con Scalable Capital, la banca tedesca che sta rivoluzionando l’investimento in Europa.
È che è anche sponsor di quest’episodio.
Con Scalable puoi fare piani di accumulo a zero costi d’ordine, e sempre a zero puoi comprare singoli ETF per importi di almeno 250 €.
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Allora: perché quel dieci percento americano, in gran parte, non è replicabile?
Non per pessimismo.
Per aritmetica.

Il rendimento di un’azione, sul lungo periodo, viene da tre pezzi:

i dividendi che incassi,
la crescita degli utili delle aziende, e
quanto la gente è disposta a pagare per quegli utili, cioè le valutazioni.

E almeno due di questi tre pezzi, nel Novecento americano, hanno spinto forte e oggi non possono più farlo come prima

Dividendi: perché non rendono più come prima

Primo pezzo: i dividendi.
Anche guardando solo gli ultimi 50 anni si vede bene che il rendimento da dividendo si è nettamente ridotto nel tempo, passando dal 4-5% all’anno all’1 virgola niente di oggi.

In parte perché le aziende oggi preferiscono ricomprarsi le proprie azioni invece di distribuire dividendi — e in media fa bene agli utili per azione.
Ma in parte è dovuto al fatto che i prezzi sono semplicemente saliti: il rendimento da dividendo è dividendo diviso prezzo e se il prezzo corre più dei dividendi, il rendimento si comprime.
Perché torni a salire serve un calo dei prezzi. Cioè una crisi.
Valutazioni: il CAPE a 40 e il vero rendimento atteso

Secondo pezzo, il più importante: le valutazioni.
Una fetta enorme dei rendimenti azionari degli ultimi decenni non è arrivata solo perché le aziende facevano più utili, ma perché la gente ha iniziato a pagare molto di più per lo stesso dollaro di utili.

L’indicatore più usato per misurare quanto è caro il mercato azionario è il cosiddetto CAPE Ratio, il rapporto tra prezzo/utili degli ultimi dieci corretto per inflazione.

La sua media storica è intorno a diciassette.
Oggi, mentre registro, è intorno a quaranta.
Partendo da 40, il rendimento implicito di lungo termine è più intorno al 6%, non certamente 10.
Valori così alti li avevamo visti solo nel 1929 e nel 2000 – e non è andata benissimo negli anni successivi.

E qui c’è il punto.
Quel ri-prezzamento – cioè passare da pagare diciassette a pagare quaranta per lo stesso profitto in termini reali – non è gratis e soprattutto non è ripetibile.
Il prezzo di un’azione rispetto ai profitti non può crescere all’infinito.
Anzi, la meccanica dei mercati prevede piuttosto il contrario: prezzi molto alti predicono rendimenti futuri meno generosi.
Non necessariamente negativi.
Ma meno generosi sì, perché dipenderanno principalmente dagli utili per azione senza il contributo di rendimento da dividendo e di aumento delle valutazioni.

E perché i prezzi sono saliti?
Ci sono tanti motivi, ma penso che due siano i principali:
uno riguarda i tassi d’interesse, che sono scesi quasi ininterrottamente per quarant’anni – e tassi bassi gonfiano il prezzo di ogni cosa, dagli immobili alle azioni. Ma quel vento, dopo il covid e con il rialzo dell’inflazione, ha iniziato a soffiare nell’altra direzione.
L’altro riguarda il fatto che l’accesso all’investimento si è allargato: l’introduzione di fondi indicizzati e ETF, l’abbattimento dei costi e la digitalizzazione ha permesso a milioni di nuovi investitori di entrare sui mercati. In qualche modo se c’è maggiore domanda una più diffusa propensione al rischio i prezzi salgono – e quindi i rendimenti scendono.

In sintesi:

Scommettere che l’America, il vincitore economico assoluto del ‘900, ripeta di preciso il suo secolo d’oro – partendo dalle valutazioni più alte del pianeta – richiede più che ottimismo.

C’è una cosa che può compensare: le aziende, americane e non, sono diventate più profittevoli e capital light, e l’AI potrebbe spingere ancora. Utili strutturalmente più alti possono coprire il rendimento che manca da dividendi e valutazioni. Non è follia crederci. Ma i profitti non crescono all’infinito: scommettere che crescano abbastanza da compensare tutto il resto è, appunto, una scommessa.

Quanto ti costa crederci (i conti)

Ora, tu potresti dirmi: Riccardo, va bene, magari il rendimento azionario sarà sette-otto percento invece di dieci, più vicino al track record storico dei Paesi ex Stati Uniti che a quello americanio. Due-tre punti, che vuoi che sia.

E invece è qui che ti frega l’interesse composto, che è meraviglioso quando lavora per te e spietato quando fai i conti al contrario.

Riprendiamo il grafico che avevamo mostrato all’inizio, facendo però vedere 500euro al mese come crescono per 30 anni al 6, 8 o 10%

Al mitico dieci percento sfondiamo il milione.
Al sei percento ci si ferma a meno della metà.
Mezzo sogno, evaporato.
Adesso ribaltiamo il conto, perché è ancora più concreto.
Diciamo che il tuo obiettivo è un milione tra trent’anni.
Se ci credi, al dieci percento, ti bastano appunto 500 euro al mese, in media.
Ma se il mondo alla fine ti darà il 6%, per arrivare allo stesso risultato ti serviranno ovviamente 1.000 € al mese. Oppure sempre 500 ma per 41 anni.

Da questo concetto fondamentale non si scappa.
Ci sono tre variabili in gioco:

Per quanto TEMPO investi;
Quanto RISPARMIO investi;
A che RENDIMENTO investi.

Di questi, l’unica cosa che controlli davvero è il RISPARMIO.
Il rendimento, beh, ti becchi quello che ti capita.

Ora noi però sappiamo che un portafoglio che investe aggressivamente in azioni avrà un rendimento maggiore che non uno che investe in obbligazioni e altre asset class.

Perché il 100% azioni non è la risposta

La domanda quindi è:

Mi conviene investire nel portafoglio con il rendimento atteso più alto possibile, oppure
Investire più risparmio ma in un portafoglio con un rendimento atteso inferiore.

È un po’ controintuitivo, ma in realtà la risposta giusta è probabilmente la seconda.
Spieghiamo perché.

Il punto è capire qual è l’obiettivo. La maggior parte della gente pensa che l’obiettivo sia massimizzare il rendimento medio atteso. E se davvero fosse quello, avrebbero ragione loro: andresti a cento percento azioni, o addirittura a leva, cioè prendendo soldi in prestiti.

Ma non è quello l’obiettivo.
Per due motivi, uno matematico e uno umano.

5 scenari, stesso 8%: da 350k a 2 milioni

Il primo, matematico.
Il rendimento medio è per l’appunto una media che dipende da tante cose:
Da momento storico-finanziario in cui inizi ad investire;
Da come sono distribuiti i tuoi investimenti nel tempo, perché noi abbiamo fatto esempi stilizzati, ma di solito uno non investe davvero sempre lo stesso importo mensile per 30 anni sempre allo stesso rendimento; la sequenza reale dei flussi di cassa e dei rendimenti può fare una gigantesca differenza, anche a parità di rendimento medio;

Guardate cosa succede in questi cinque casi in cui investo per 30 anni, stesso rendimento medio dell’8% e in media 500 € al mese, ma con diverse combinazioni:

Nel primo caso il rendimento è sempre 8% all’anno e investo sempre 500 € al mese,
Nel secondo i rendimenti positivi si distribuiscono tutti all’inizio e quelli negativi alla fine, mentre investo sempre 500 € al mese;
Nel terzo faccio l’esatto opposto;
Nel quarto i rendimenti sono sempre 8% all’anno ma investo tanto all’inizio e poco alla fine;
Nel quinto investo poco all’inizio e tanto alla fine.

La differenza è esorbitante: 350 mila euro contro quasi 2 milioni.
Stessi anni.
Stesso rendimento medio.
Stesso capitale versato.

È l’ordine che fa tutto.

Quindi quando parliamo di media dobbiamo stare molto attenti a tutte le variabili che determineranno il NOSTRO personale percorso.
Io posso pure investire in qualcosa che renderà IN MEDIA quella roba lì.
Ma il mio rendimento effettivo sarà tutta un’altra cosa.

Ora attenzione: questo rendimento sarà tanto più variabile, quanto più investo in un portafoglio volatile, come appunto uno puramente azionario.
Insomma: più il mio portafoglio è rischioso, maggiore è il rendimento atteso medio, ma maggiore sarà anche la dispersione dei risultati – cioè potrà andarmi benissimo o malissimo.

E questo ci porta al secondo punto, più personale.
A me come investitore non interessa massimizzare il rendimento atteso medio che chissà chi se lo piglia.
Mi interessa massimizzare l’utilità del mio portafoglio.
Cioè voglio massimizzare quanto il portafoglio mi può aiutare a realizzare i miei obiettivi:

Se investo in una roba ad alto rendimento ma super volatile che per trent’anni non posso toccarla, capite che va bene se sto investendo per la pensione, meno bene se con quei soldi voglio tenermi delle opzioni aperte lungo il percorso;
Se invece investo in qualcosa di meno volatile, allora il portafoglio mi accompagnerà meglio lungo il corso della mia vita perché aumenterà le finestre in cui potrò metterci le mani.

Media vs mediana (e reggere i crolli)
Torniamo a usare due semplici concetti matematici che si imparano in seconda elementare: MEDIA e MEDIANA.

Un portafoglio molto rischioso darà probabilmente un maggiore rendimento MEDIO.

Un portafoglio con un miglior rapporto tra rischio e rendimento, invece, darà un maggior rendimento MEDIANO, cioè tra tutti gli esiti che mi possono capitare, quello centrale sarà più alto, quello che con più probabilità vivrò davvero.
Cosa significa: significa che è importante settare i propri obiettivi e cercare il portafoglio che permette di arrivarci minimizzando i danni negli scenari peggiori, invece che massimizzare il beneficio in quelli migliori.

Storicamente diversificare attraverso asset come obbligazioni, o eventualmente anche oro, materie prime e così via ha spesso alzato il risultato mediano anche se al costo di un rendimento medio inferiore.
Sulla carta non è una cosa positiva.
Ma per la realtà in carne ed ossa del singolo investitore sì.

Anche perché dobbiamo considerare che psicologicamente soffriamo le perdite il doppio di quanto godiamo dei guadagni, come dimostrato dal premio nobel Daniel Kahneman.

Quindi minimizzare gli scenari peggiori ha un valore più che proporzionale rispetto che a massimizzare quelli migliori.

C’è poi un ultimo discorso.

Siamo tutti bravi a farci un portafoglio fatto solo di azioni quando negli ultimi 15 anni l’Azionario globale è cresciuto del 12,5 all’anno.
Un altro discorso è tenere duro quando arriveranno gli anni bui, quando vedremo i -30, -40, magari -50%.
E lì serve uno stomaco de fero per non vendere nel panico.
Ma una crisi finanziaria è una pessima situazione in cui scoprire quanto siamo davvero in grado di sopportare.
E invece un portafoglio un po’ meno aggressivo, in cui riesci a rimanere investito anche durante le tempeste, batte sempre quello “perfetto sulla carta” che molli sul più bello.

Attenzione: questo non vuol dire “tieni poche azioni”. Su questo canale ho fatto episodi interi su quanto le azioni servano, e servono, soprattutto se sei giovane e hai trent’anni davanti.
Vuol dire un’altra cosa: attenzione ad aggrapparsi all’aspettativa di un certo rendimento medio.
Può non arrivare mai più o non arrivare per te.

La regola finale

Parti invece dagli obiettivi.
Massimizza il risparmio che riesci ad investire prima ancora che il rendimento atteso del portafoglio.
E costruisci il percorso meno rischioso possibile per arrivarci.

Lo scopo è il rendimento teorico tra 30-40 anni..
È l’utilità pratica che il tuo portafoglio aggiunge alla tua vita.

Bene amici miei, fine dell’episodio di oggi.
E la regola da tatuarsi è questa: non pianificare sul rendimento che sogni, ma su quello che il mercato ti sta prezzando oggi e non cercare quello più alto, cerca quello che ti puoi permettere di non vendere nei momenti brutti.

In descrizione trovi un tool per rifarti per gli affari tuoi tutte le simulazioni che abbiamo visto qui, così sarai tu a sceglierti il percorso migliore per arrivare ai tuoi obiettivi: per quanto tempo investire, quanto, a che rendimento atteso: inserisci l’email e ti arrivano questo e tutti gli altri materiali della Summer School.

Per questo episodio invece è davvero tutto, e noi ci rivediamo tra pochi giorni con un nuovo appuntamento assieme, sempre qui, naturalmente, con The Bull, il tuo podcast di finanza personale.

Recensioni

Quando capisci come funziona la finanza… ti viene voglia di raccontarla!

Veramente veramente raccomandato! la finanza personale riassunta alla perfezione! e spiegata partendo dall'ABC! Ottimo anche da ascoltare a velocita 1,5x!

Giorgia R., 23 Gen 2025

Ho seguito tutte le puntate! Grazie veramente

Amalia A., 17 Set 2025

Dovrebbero ascoltarlo buona parte degli italiani e io avrei dovuto scoprirlo con qualche anno in anticipo ma meglio tardi che mai

Matteo C., 3 Set 2025

La mia ignoranza in materia mi ha sempre creato dei dubbi, ma grazie a un amico ho iniziato ad ascoltare il podcast. Per fortuna che ho 24 anni e un po' di tempo e soldi da dedicarmi a imparare le varie nozioni per me stesso. Grazie mille!

Luca G. 10 Ott 2025

Non sono solito a mettere recensioni e specialmente non ascolto podcast, ma da quando ho iniziato questo, faccio fatica a staccarmi, e quasi non posso più fare a meno di ascoltare e arricchirmi culturalmente.

Andrea V., 22 Set 2025

Ho acquistato e letto il suo libro e l' ho trovato. Esprime i concetti economici in modo semplice e chiaro. Sentirlo parlare conferma che è un professionista del settore.

Giulia N., 11 Ago 2025

Podcast che dà sempre spunti interessanti che personalmente mi ha fatto appassionare alla finanza personale spingendomi ad approfondire in prima persona.

Lorenzo, 13 Mar 2025

Podcast piacevole, scorre veloce ma in modo estremamente chiaro, spiega i concetti chiave per gestire le proprie finanze, fornendo la classica cassetta degli attrezzi. Complimenti, davvero ben fatto!

Massimiliano, 29 Mag 2024

Riccardo mi ha letteralmente cambiato la vita e fatto scoprire che amo la finanza, ho ascoltato il podcast già due volte e non mi stufo mai di ascoltarlo, parla in modo semplice e chiaro

Massimo D., 23 Set 2025

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I contenuti hanno scopo puramente informativo, non sono consulenza finanziaria e investire comporta rischi. La newsletter include inserzioni pubblicitarie di terzi.
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