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per continuare a costruire le tue finanze, un passo alla volta. Capire cosa sta succedendo sui mercati non serve a prevedere il futuro, ma a prendere decisioni più consapevoli.
Primo episodio della The Bull Summer School. Quattro passi per chi ha dei risparmi e non sa da dove partire: costruire il fondo di emergenza, scegliere il mix di ETF in base a tolleranza al rischio e orizzonte temporale, impostare un piano di accumulo automatico, e capire quando (e perché) ribilanciare.

341. Summer School – Inizia ad investire ora: comincia così
00:00 Intro — il problema che blocca tutti
02:30 Cos'è la The Bull Summer School
04:09 Step 1 — Il fondo di emergenza: quanto e dove
07:37 Step 2 — Quanto in azioni? La regola semplice
14:30 Gli asset reali come terza gamba
15:51 Step 3 — Tutto subito o un po' alla volta?
19:29 Step 4 — Il ribilanciamento
21:43 La regola da ricordare: la noia è un rendimento
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341. Investo per la prima volta: come iniziare OGGI
Ho dei risparmi: adesso che ci faccio?
Hai messo insieme dei risparmi.
Diecimila euro, cinquantamila, magari un’eredità corposa, magari il frutto di anni di risparmio parcheggiato sul conto corrente.
Quanto, non è importante.
La cosa importante invece è che adesso sei lì che sai che devi fare qualcosa, ma le settimane, i mesi, gli anni passano senza che tu faccia nulla, perché c’è una domanda che ti impedisce di intraprendere ogni azione.
Quella che blocca tutti.
Oggi… come devo investire i miei soldi?
Eh sì perché poi da qui si diramano tutta una serie di dubbi lancinanti:
E se sbaglio strumenti?
E se perdo i miei soldi?
E se non riesco a realizzare i miei obiettivi?
E se quando finalmente mi decido poi vedo tutto andare giù e mi sentirò un cretino e non ci dormirò la notte.
Suona familiare?
Ecco.
Nei prossimi quindici minuti cercheremo di aiutare chiunque sia all’inizio – o chiunque voglia assicurarsi di aver fatto le cose giuste fino ad ora – a dare la propria personale risposta a questa serie di domande.
Avere ben chiari i fondamentali su come investire, soprattutto in questo momento, conta più di quali strumenti sceglierai, più di quale app userai, più di qualunque previsione sui mercati tu abbia sentito in giro.
Ti tranquillizzo subito, amica o amico mio: il novanta per cento degli errori da principiante non si fa scegliendo lo strumento sbagliato.
Si fa saltando i passaggi.
Si fa investe tutto di slancio e per poi farsela sotto alla prima crisetta dei mercati;
Si fa tenendo tutto il risparmio fermo, “aspettando il momento giusto”, che – fidatevi – non arriva mai.
Si fa comprando la cosa che ultimamente ha reso di più, convinti che quindi anche in futuro farà la stesso.
Invece investire per la prima volta non è mai questione di scegliere gli investimenti “migliori”.
È fare le cose giuste nell’ordine giusto, applicando in maniera disciplinata un processo molto semplice.
E oggi ti racconto questo processo.
Quattro passi, uno dietro l’altro.
Nota: far comparire questi 4 uno dopo l’altro in modo che la sequenza si componga un pezzo per volta
Uno: il fondo di emergenza, ossia come mi metto in sicurezza.
Due: il portafoglio, ossia in cosa investo in base a chi sono e cosa voglio (e non in base al mercato o alle previsioni)
Tre: il piano di accumulo, ossia come investo all’atto pratico.
Quattro: il ribilanciamento, ossia come faccio il tagliando al portafoglio negli anni.
Alla fine avrai una checklist da scaricare e spuntare, così sai esattamente da dove partire.
Oggi – non “quando avrai capito tutto” o “quando sarà il momento giusto”.
Oggi è il momento per cominciare a costruire la tua libertà finanziaria.
E in questi 15 minuti ti spiego da dove cominciare.
Sigla.
Cos’è la The Bull Summer School (+ la checklist gratis)
Bentornati a The Bull, il tuo podcast di finanza personale.
Questo è il primo appuntamento della The Bull Summer School, un breve percorso in 8 episodi, tutti pratici, tutti dritti all’azione, ciascuno dei quali risponderà ad una singola decisione concreta che prima o poi ogni investire si trova davanti.
Se mi segui da sempre, è il ripasso operativo che rimette in fila cose che in teoria già sai, ma che magari non hai mai messo davvero in pratica nel modo corretto. Io stesso, tante volte, soprattutto quando mi vengono dei dubbi, sento il bisogno fare back to basic, tornare ai fondamentali, eliminare il rumore e ritrovare la disciplina vincente.
Se invece sei arrivato oggi per la prima volta, è il punto di partenza perfetto, senza prerequisiti, che ti prende per mano dal primo passo.
Ve lo dico da uno che, anni fa, ha fatto quasi tutti gli errori del manuale del cattivo investitore: ho comprato strumenti cari come il fuoco seguendo “consulenti esperti”, mi sono spaventato quando ho visto il mercato scendere, ho lasciato risparmio non investito troppo a lungo per timore di perdere i soldi…
Insomma, se ci fosse stato qualcuno a mettermi in fila questi quattro passi di cui parliamo oggi, mi sarei risparmiato anni di sprechi e oggi… beh, sarei un po’ più ricco.
Quel qualcuno, oggi, sono io.
Prego, non c’è di che.
E visto che si parla di gesti concreti, parto proprio da qui.
Tutti e quattro i passi di oggi e gli altri materiali scaricabili dei prossimi 7 video sono disponibili al link in descrizione: basta inserire l’email e li ricevi tutti assieme.
E se ti va di darmi una mano, metti segui al canale su YouTube, Spotify o Apple Podcast: a te non costa niente, a me permette di continuare a fare tutto questo.
Let’s go!
STEP 1:Il fondo di emergenza: quanto e dove
Il primo passo di chi investe non è investire.
È costruire il cuscinetto per restare investito senza smantellare i propri investimenti se improvvisamente servissero soldi liquidi.
Si chiama fondo di emergenza, e la regola è semplice: da tre a dodici mesi delle tue spese, messi da parte, liquidi, intoccabili.
Perché proprio tre-dodici mesi?
Perché è il tempo che serve, in media, a superare uno shock che prima o poi ti può capitare:
perdere il lavoro,
un incidente con l’auto,
una sorpresa dall’agenzia delle entrate
una ristrutturazione urgente, cose così
Insomma,
minimo tre mesi se hai un reddito stabile, un lavoro a tempo determinato in un settore poco esposto ai cicli economici, sei in una coppia con due stipendi e hai poco debito;
dodici mesi se hai una partita iva, magari in un settore molto legato agli alti e bassi dell’economia, entrate ballerine, porto l’unico reddito di casa e hai un debito significativo.
Facciamo il conto con i due personaggi che ci accompagneranno in questa serie: Gianluca ed Elisa.
Gianluca è un dipendente a tempo indeterminato che spende milleottocento euro al mese tra mutuo, bollette, spesa, e varie cose che rientrano sotto la categoria “vita”. Reddito stabile, con basso rischio di perdita di lavoro.
Il suo fondo di emergenza sarà tra i 5.400 e i 10.800 euro.
Non un numero a caso: le sue spese, per tre-sei volte.
Elisa invece è una libera professionista che spende millecinquecento euro al mese per affitto, spese e tutto il resto. Il reddito a volte è molto significativo, altri mesi invece è più tirato. E chiaramente è molto più instabile.
Il suo fondo di emergenza sarà più realisticamente tra i 13.000 e i 18.000 euro. Nove-dodici mesi di spese future.
Attenzione: questo cuscinetto viene prima degli investimenti, non dopo.
Se quel cuscinetto non c’è, cosa succede al primo problema serio?
Che sei costretto a vendere i tuoi investimenti.
E occhio che la legge di Murphy dei mercati dice che l’imprevisto arriva sempre nel momento peggiore possibile, perché i merdoni si presentano nella vita come le ciliegie: sempre in coppia, a volte pure tre o quattro alla volta.
Il fondo di emergenza non serve a farti guadagnare: serve a impedirti di liquidare i tuoi investimenti nel giorno più sbagliato dell’anno.
Fissati questo concetto fondamentale: il risultato dei tuoi investimenti di una vita non dipende da quello che fai nel 95% del tempo in cui tutto più o meno andrà bene, ma da quanto resterai disciplinato nel 5% di situazioni in cui vivrai crisi, shock, pandemie, guerre e dio sa cosa.
Il fondo di emergenza è la tua assicurazione sulla disciplina nei momenti che contano davvero.
Ora, “liquidi” non vuol dire “fermi sul conto corrente a prendere zero”.
Qui la seconda decisione: dove li tieni. [dove mettere il fondo di emergenza]
E la risposta è semplice: un conto deposito o un fondo monetario.
Ne parleremo meglio nel prossimo video, ma diciamo che conti deposito e fondi monetari grosso modo pagano un rendimento lordo vicino al tasso sui depositi della BCE, che ad Agosto 2026 è intorno al due e venticinque per cento.
Tradotto: un buon conto deposito non vincolato o un ETF monetario ti rende intorno a quella cifra, con rischio praticamente nullo, mentre lo stesso identico denaro sul conto corrente ti rende zero e l’inflazione se lo mangia.
Stiamo parlando, per esempio su quindicimila euro di fondo di emergenza, di centinaia di euro di valore reali che ogni anno viene perso dai nostri soldi fermi sul conto.
Questo è il frutto più basso da raccogliere in tutta la finanza personale.
STEP 2: Quanto in azioni? Una regola semplice
Ora, Fondo di emergenza a posto.
Adesso, e solo adesso, costruiamo il portafoglio.
E qui ti risparmio pipponi teorici complicati: per la maggior parte dei risparmiatori privati, persone normali come me e voi, gli ETF (= Exchange Traded Fund) sono gli strumenti ideali per investire. Punto.
Per chi non sa cosa sia un ETF vi rimando a questo video https://youtu.be/IiOUKN2r28I o all’episodio 7 del podcast.
Comunque, in breve, un ETF è un fondo comune di investimento quotato in borsa che replica un indice e contiene centinaia, a volte migliaia di titoli.
È un modo molto efficiente ed economico di investire su ampi panieri di titoli e sia la ricerca accademica che i dati hanno dimostrato che investire replicando ampi indici di mercato a basso costo rende di più che investire in costosi fondi comuni gestiti da preparatissimi professionisti.
Potremmo dilungarci molto a lungo su quest’argomento, ma esula dagli scopi di questo video.
Quindi, o vi fidate oppure in quel video e almeno in altri 30-40 episodi di The Bull ho sviscerato l’argomento in ogni salsa.
Su Borsa Italiana sono quotati oltre 2.000 ETF.
come si vede qui su JustETF.it, che è probabilmente il sito migliore per cercare gli ETF più adatti al proprio portafoglio.
Il rischio di venire sopraffatti dall’eccesso di scelta è molto alto.
Ma la verità è che per partire e fare le cose per bene del 95% di questi ETF che replicano ogni genere di strategia possibile e immaginabile non ci può fregare di meno.
Diciamo una cosa molto semplice: concettualmente i tuoi risparmi puoi investirli solo in due modi.
O li presti a fronte del pagamento di un interesse e della promessa di restituzione del capitale – ossia li investi in un’OBBLIGAZIONE,
Oppure compri la quota di una o più società, condividendone i profitti, potenzialmente infiniti, ma anche accettando il rischio di perdita totale del capitale – ossia li investi in un’AZIONE.
Per partire con il piede giusto che più giusto bastano 2 strumenti, che replicano queste due cose: OBBLIGAZIONI e AZIONI.
Un ETF azionario globale, cioè un unico strumento che contiene almeno le duemila società più grandi del mondo, pesate in base al loro valore di mercato – fondamentale per il rendimento a lungo termine.
E un ETF obbligazionario, globale o europeo, che fa lo stesso con i prestiti a Stati e grandi società – utile per ridurre soprattutto la volatilità di breve termine.
Nel file scaricabile troverete una selezione di alcuni ETF – a puro titolo di esempio, nessuna raccomandazione finanziaria – che vanno benissimo per costruire il cuore del portafoglio.
In questo modo raggiungiamo una duplice DIVERSIFICAZIONE:
Diversificazione specifica: ossia non corriamo il rischio che il fallimento di una singola società o di uno stato ci causi troppi problemi, perché i nostri soldi saranno distribuiti su tanti asset diversi;
E quella sistematica: ossia investiamo in tipologie di asset diverse per esporci a diverse dinamiche macroeconomiche e non dipendere esclusivamente dai periodi di crescita.
Se gli ingredienti sono questi, l’essenza del piatto però sta nella ricetta, ossia: quanto mettere in azioni e quanto in obbligazioni?
Come dico sempre, è la decisione che vale l’ottanta-novanta per cento del risultato di tutta la tua vita da investitore.
Non quale ETF: quanto rischio voglio e posso.
Un portafoglio 100% azionario sarà quello con il maggior rendimento atteso a lungo termine, ma anche più volatile e rischioso.
Un portafoglio 100% obbligazionario sarà quello con il minor rendimento atteso, ma teoricamente meno volatile e più prevedibile, almeno nel breve termine.
Per determinare il giusto mix ci sono molti metodi sofisticati, ma qui usiamo una scorciatoia semplice, ispirata dall’opera di William Bernstein,
un neurologo convertito alla ricerca finanziaria, autore di celeberrimi libri e articoli di finanza personale, e tra i più famosi divulgatori americani, che tra l’altro intervistai nell’episodio 214 del podcast.
L’idea è questa: la quota di azioni che puoi permetterti è pari al valore minimo che ottieni facendo questi due ragionamenti.
PRIMO RAGIONAMENTO: quale perdita massima di valore del portafoglio sei disposto a tollerare? Moltiplica quel valore per 2-2,5. [perdita massima x 2-2,5]
Perché si fa così?
Perché si parte dai cosiddetti drawdown che si sono verificati nel passato, cioè quanto è sceso un investimento dal suo massimo al suo minimo – la botta, il tonfo, ciò che ti fa davvero tremare i polsi.
E nei brutti crolli del passato, come negli anni 70, nel 2003 o nel 2009, un indice azionario globale ha subito drawdown intorno al 50%.
Dimezzato di valore in una manciata di mesi.
Quindi la logica è aritmetica: se il tuo portafoglio è fatto solo di azioni e le azioni rischiano di perdere anche il 50% o più, tu perdi metà del tuo capitale – almeno temporaneamente.
Se per te ok, bene.
Altrimenti riduci la quota azionaria: parti da quanto riesci a sopportare senza vendere nel panico e moltiplica per 2-2,5.
Le obbligazioni, intanto, fanno l’altro mestiere: sono la zavorra che tiene la barca dritta quando le azioni ballano.
Prendiamo Elisa.
Lei dice: “un calo del trenta per cento del mio portafoglio lo reggo, di più comincio a non dormirci”. Trenta per due e mezzo fa settantacinque, per due fa sessanta. Diciamo intorno al settanta per cento in azioni.
Ma attenzione, qui arriva il
SECONDO RAGIONAMENTO: l’orizzonte temporale. [orizzonte temporale x 7]
Cioè, non basta sapere quanto sopporto, devo sapere anche quando mi servono i soldi.
La regola dice: prendi gli anni in cui sei sicuro di poter tenere i soldi investiti e moltiplicali per sette.
Elisa ha vent’anni davanti: venti per sette fa cento e passa, quindi l’orizzonte non la frena.
Ma se pensasse di voler mettere mano ai suoi soldi tra cinque anni, allora, 5 per 7 35, non dovrebbe investire più del 35% in azioni.
Il concetto quindi è: prendi sempre il più piccolo dei due numeri tra quanto puoi sopportare e quanto tempo hai a disposizione: tolleranza al rischio e capacità di rischio si chiamano.
Risultato per Elisa: circa settanta per cento azioni, trenta obbligazioni.
Fine.
Gianluca invece, è disposto ad accettare anche un -50% dal punto di vista psicologico, ma sa che tra dieci anni potrebbe dover usare i soldi per sostenere i figli all’università, per cambiare la macchina e per fare qualche ristrutturazione a casa.
10 per 7 settanta.
Non potrà investire 100% in azioni, anche se ha lo stomaco per farlo.
Il suo orizzonte temporale gli impone di essere più conservativo.
Attenzione: Elisa e Gianluca non terranno lo stesso portafoglio per sempre.
Nel 2026 partiranno con ciò che la regola ha suggerito, ma poi anno dopo anno adatteranno il portafoglio in base a due criteri:
Se e quanto sarà cambiata la loro tolleranza al rischio e
Se e quanto saranno cambiati i loro obiettivi e il relativo orizzonte temporale.
Gli asset reali come terza gamba (l’airbag)
Azioni e obbligazioni sono da sempre il cuore dei portafogli di investimento a lungo termine.
Però hanno un problema: funzionano benissimo nei contesti in cui l’inflazione tende a ridursi, come è successo fondamentalmente dal 1981 al 2021.
Quando invece l’inflazione riprende a salire, come è successo dal 2022 in poi per tante ragioni legate a debiti pubblici, de-globalizzazione, boom di investimenti in AI, guerre, shock energetici e così via, può essere utile avere una terza gamba nel portafoglio.
Mentre azioni e obbligazioni soffrono quando l’inflazione sale perché profitti e interessi futuri oggi valgono meno
Asset reali come oro, materie prime e obbligazioni indicizzate all’inflazione spesso danno una mano proprio in quelle fasi.
Ne parleremo più nel dettaglio in un prossimo video di questa serie, ma diciamo che investire dal cinque al quindici per cento del portafoglio in asset reali può avere un senso.
Per esempio nel 2022 un portafoglio fatto al 60% di azioni e 40% di obbligazioni globali ha perso oltre il 14%, uno dei suoi peggiori anni di sempre.
Le materie prime, in quell’anno, chiusero invece abbondantemente in positivo.
Gli asset reali non sono un pezzo obbligatorio, ma un airbag opzionale.
Nell’episodio dedicato vediamo quanto pesarlo davvero.
STEP 3 · Tutto subito o un po’ alla volta?
Bene, abbiamo i pesi, abbiamo gli strumenti.
La terza domanda, però, è quella che manda in tilt tutti: metto tutto adesso, o un po’ alla volta [?] perché se poi domani crolla tutto mi sparo?
Allora, la statistica ci dà dei dati chiari anche se controintuitivi.
Esistono numerose ricerche che dimostrano che investire tutto il risparmio disponibile subito ha reso mediamente di più che investirlo un po’ alla volta, circa due volte su tre.
Il motivo è banale: i mercati salgono più spesso di quanto scendano — storicamente in circa tre anni su quattro — e ogni mese che i tuoi soldi restano fermi ad aspettare è un mese di rendimento regalato al nulla. Quindi la risposta “da manuale” è netta: metti tutto in un colpo solo.
Però — e qui parlo alla pancia, non solo alla testa — se l’idea di investire ventimila euro in un giorno e vederli scendere il giorno dopo ti fa venire l’ansia, meglio diluire, rischiare di guadagnare meno, ma vivere meglio.
Spalma l’ingresso su sei-dodici mesi.
Statisticamente rinunci a qualcosa, ma è il prezzo di una polizza contro te stesso, contro l’errore molto più costoso di mollare tutto al primo scossone.
Meglio un piano imperfetto che segui, di un piano perfetto che abbandoni.
Una volta sistemata la somma iniziale, imposta un piano di accumulo – per gli amici: un PAC, cioè un piano di investimento automatico, meccanico, direttamente nel portafoglio che hai scelto, con tutto il risparmio che ti avanza ogni mese.
La maggior parte dei broker seri offre quest’opportunità: imposta il portafoglio e l’importo e ogni mese la piattaforma compra in automatico gli strumenti che gli hai indicato.
Per esempio puoi fare come faccio io da anni e attivare un PAC attraverso Fineco, la banca online leader in Italia dal 1999 e sponsor di quest’episodio.
Con Fineco potete investire in oltre 800 ETF a zero commissioni, scegliendo tra quattro piani e hai meno di trent’anni i Piani di Accumulo sono gratis.
Mentre con il piano Replay si possono fare PAC a costi vantaggiosi su ETF azionari e obbligazionari, ETC sulle materie prime, ETN su cripto e tanti altri strumenti scegliendo la frequenza che preferite — mensile, bisettimanale, trimestrale quella che meglio funziona per voi.
Tutto in regime amministrato, quindi alle tasse ci pensa Fineco e non dovete preoccuparvi di nulla.
Attenzione bene: usate il link in descrizione per aprire il conto e otterrete 60 operazioni gratuite da effettuare nei primi sei mesi.
E se vi piace questo canale, aprire un conto Fineco con il link dedicato è uno dei modi più utili per voi per supportare me, che per questo e molto altro vi ringrazio di cuore.
Duecento euro al mese, cinquecento, mille quello che è: l’importante è che sia automatico e che sia tutto il risparmio realmente in eccesso, non quello che avanza dopo che ti sei fatto fuori tutto in aperitivi, serate, cazzate su amazon e 15 cene via delivery al mese perché non hai voglia di cucinare.
Il fatto che sia automatico e meccanico è invece una cosa fondamentale: non serve tanto per risparmiarti la fatica di fare due click in più ogni mese.
Serve per mantenerti disciplinato e farti continuare ad investire soprattutto quando i mercati passano quel 25% del tempo a crollare rovinosamente.
In quei casi l’istinto ti direbbe di fermarti e aspettare che la tempesta passi. Ma la verità è che finiresti per ricominciare ad investire solo dopo che il mercato è già ripartito da un pezzo, sacrificando una quota drammatica di rendimento;
Se invece continui ad investire durante le crisi, beh, consideralo il Black Friday della finanza: acquisterai asset a prezzi sempre più convenienti, non ti perderai la ripresa perché avrai sempre i piedi dentro al mercato e aumenterà il tuo rendimento atteso futuro.
STEP 4 · Il ribilanciamento: il tagliando del portafoglio
Ultimo passo, il Ribilanciamento, ovvero la manutenzione.
Se il mercato azionario storicamente ha reso di più di quello obbligazionario, il più delle volte la quota azionaria prende sempre più spazio nel portafoglio.
Per esempio
dal 2019 al 2026 un portafoglio partito con 60% azioni e 40% titoli di Stato sarebbe diventato 74% azioni e 26% titoli di Stato sette anni dopo.
Ma non è detto che per l’investitore vada bene un portafoglio così rischioso.
Al contrario, durante crisi importanti sono state spesso le obbligazioni ad occupare più spazio del previsto quando le azioni hanno perso valore.
Ecco allora che il ribilanciamento è l’attività necessaria per riportare i pesi a com’erano o a dove devono stare in base ai piani dell’investitore.
Quando ribilanciare?
Due opzioni.
O a calendario, ogni dodici-diciotto mesi, e in mezzo non guardi.
Oppure a soglia: quando un asset class si sposta del dieci-venti per cento rispetto al suo peso obiettivo. Esempio: se parto con 60% di azioni posso accettare che crescano fino al 66 o al 72% o che scendano fino al 54 o 48% (quindi 10-20% in positivo o negativo) prima di sistemare.
Sembrano molto diverse, ma storicamente i due metodi non hanno prodotto risultati molto differenti.
In generale la logica è questa:
Nel breve i mercati cavalcano dei trend: ribilanciare troppo spesso non è quasi mai una buona idea perché un mercato che cresce o che crolla tende a continuare a crescere o crollare per un certo periodo di tempo;
Nel medio-lungo termine invece i trend si invertono: oltre certe soglie vendere asset che sono cresciuti troppo o comprare asset che di recente hanno perso valore è un modo per intercettare i cambi di direzione del mercato.
Sì, hai capito bene: il ribilanciamento ti obbliga meccanicamente a vendere gli asset vincenti e a comprare i perdenti, che è l’esatto contrario di quello che l’istinto ti spingerebbe a fare.
Questo non significa che il ribilanciamento permette di guadagnare di più.
Ma ribilanciare secondo un metodo disciplinato è il modo più semplice per tenere sotto controllo i rischi del tuo portafoglio.
La regola da ricordare: la noia è un rendimento
Eccoci in fondo a questa prima sessione della nostra Summer School.
Ti sarai accorto di una cosa: nessuno di questi quattro passi è “figo”.
Non ho parlato di AI, di strategie quantitative, di segnali del mercato e di nessun’altra supercazzola. Non c’è l’azione che decuplica.
Non ci sono segreti.
Il grosso della partita si vince facendo quattro cose noiose nell’ordine giusto.
E in finanza, la noia è il sentimento più giusto da provare mentre si investe.
Fine.
Tutto quello che abbiamo detto qui lo trovi in un pdf scaricabile con checklist e alcuni esempi di strumenti per iniziare.
Clicca sul link e riceverai questo e i materiali degli altri sette video di questa serie.
Per questo episodio invece è davvero tutto, e noi ci rivediamo tra pochi giorni con il prossimo appuntamento della The Bull Summer School, sempre qui, naturalmente, con The Bull, il tuo podcast di finanza personale.
Quando capisci come funziona la finanza… ti viene voglia di raccontarla!
Non sono solito a mettere recensioni e specialmente non ascolto podcast, ma da quando ho iniziato questo, faccio fatica a staccarmi, e quasi non posso più fare a meno di ascoltare e arricchirmi culturalmente.
Andrea V., 22 Set 2025Da quando l'ho scoperto in 15 gg mi sono ascoltato 150 puntate senza fermarmi, ho annullato gli altri podcast per portarmi alla pari ed ascoltare tutte le precedenti puntate, ben fatto, esattamente il livello di informazione che mi serviva
Gianluca G., 11 Set 2025Podcast che dà sempre spunti interessanti che personalmente mi ha fatto appassionare alla finanza personale spingendomi ad approfondire in prima persona.
Lorenzo, 13 Mar 2025Dovrebbero ascoltarlo buona parte degli italiani e io avrei dovuto scoprirlo con qualche anno in anticipo ma meglio tardi che mai
Matteo C., 3 Set 2025Podcast piacevole, scorre veloce ma in modo estremamente chiaro, spiega i concetti chiave per gestire le proprie finanze, fornendo la classica cassetta degli attrezzi. Complimenti, davvero ben fatto!
Massimiliano, 29 Mag 2024Ho acquistato e letto il suo libro e l' ho trovato. Esprime i concetti economici in modo semplice e chiaro. Sentirlo parlare conferma che è un professionista del settore.
Giulia N., 11 Ago 2025Veramente interessante, chiaro e conciso. Cambia la vita finanziaria di chiunque.. da ascoltare assolutamente anche per chi di finanza non vuole occuparsi mai
Francesca B., 6 Apr 2024La mia ignoranza in materia mi ha sempre creato dei dubbi, ma grazie a un amico ho iniziato ad ascoltare il podcast. Per fortuna che ho 24 anni e un po' di tempo e soldi da dedicarmi a imparare le varie nozioni per me stesso. Grazie mille!
Luca G. 10 Ott 2025Ho seguito tutte le puntate! Grazie veramente
Amalia A., 17 Set 2025