Perché dovresti avere più azioni (e una nuova formula pazzesca)

Quanta parte del tuo portafoglio dovrebbe stare in azioni? È la decisione più importante di tutte nella finanza personale. Non i singoli titoli, non il timing di mercato: l’asset allocation. In questo episodio partiamo dalla teoria classica di Merton e arriviamo a una nuova formula sviluppata da James Choi

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Perché dovresti avere più azioni (e una nuova formula pazzesca)
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Bentornati a The Bull – il tuo podcast di finanza personale.

[La decisione più importante di tutte]

Chi mi segue da più tempo lo sa già.
Di tutto l’enorme corpus di tematiche di cui sono fatte la finanza in generale e la finanza personale in particolare. l’asset allocation è la mia preferita per smisurata distanza.

Il motivo è semplicissimo: l’asset allocation è ciò che fa l’80-90% del risultato a lungo termine del percorso di investimento dell’investitore medio.
E in particolare. la decisione più importante di tutte – come abbiamo detto spesso – è quanto del mio capitale sono disposto ad allocare alla quota più rischiosa e redditizia del portafoglio. tipicamente in AZIONI.

[QUANTO INVESTIRE IN AZIONI]
Quanto investire in azioni e quanto in asset a basso rischio o senza rischio è LA decisione finanziaria per definizione.

Nel corso di questo podcast abbiamo proposto una smanicata di regole:
Alcune molto semplici basate su criteri soggettivi. come la regola di Bernstein legata a quanto sopportiamo un calo di valore del portafoglio e a qual è il nostro orizzonte temporale;
Altre sempre molto semplici ma basate su criteri oggettivi. come la Regola di The Bull. che tiene conto dell’avanzare dell’età e del livello dei tassi senza rischio;
E da un certo punto in poi abbiamo introdotto una versione semplificata e riadatta della formula delle formule della finanza classica che è la regola di Merton.

Chi ha letto il mio secondo libro Investire Senza dubbi saprà certamente di cosa si tratta e quali accorgimenti ho preso per renderla applicabile nei casi reali.

Perché il problema della teoria finanziaria accademica è che sfodera sempre un potentissimo armamentario matematico a supporto delle sue teorie. ma l’applicabilità pratica resta fortemente compressa. per tre motivi principali:
UNO: risolvere le equazioni o comunque i problemi di programmazione dinamica dei modelli accademici di asset allocation è estremamente complesso – e completamente fuori portata per l’investitore medio. ma pure per il consulente finanziario medio senza un phd in finanza.
DUE: l’investitore medio generalmente non ha troppa voglia di star lì ore e ore a calibrare l’asset allocation sulla base di quello che c’è scritto in un paper pubblicato sul Journal of Finance o sui suoi cugini.
TRE: quando ho fatto il corso di statistica durante l’MBA il professore disse: attenzione. in statistica. “garbage in. garbage out”. i modelli funzionano benissimo. ma se ci metti dentro dati di bassa qualità. spazzatura “garbage”. quello che il modello ti tira fuori sarà sempre spazzatura. Quindi nei modelli accademici c’è anche il problema è che gli input non sono banali da stimare e piccoli errori di stima possono generare grandi errori di allocazione.

Teoricamente le soluzioni ottimali di allocazione esistono.

Ad esempio c’è un paper del 2005 dal titolo Scelte di Consumo e di Portafoglio lungo il ciclo di vita di Cocco. Gomez e Maenhout che ha provato a formalizzare la soluzione matematica ottimale al problema dell’asset allocation rispetto agli obiettivi di consumo dell’investitore.

Il problema è che a me è uscito il sangue dal naso quando è iniziata la parte analitica del paper.

Qualche settimana fa però mi sono imbattuto in un articolo del Wall Street Journal dal titolo: la formula d’investimento di un professore di Yale dice che dovresti avere più azioni. Vediamo come funziona.

Eh vediamo come funziona allora.
Salta fuori che il professor James Choi, che appunto insegna Finanza a Yale ma la sua ricerca si concentra soprattutto sulla finanza personale e comportamentale, ha provato a prendere la teoria accademica per trovare un modo per metterla a terra in maniera semplificata con delle ragionevoli semplificazioni.

Ora. con due suoi dottorandi ha tirato fuori questo paper superlativo dal titolo: Finanza Pratica: una soluzione approssimata per la scelta del portafoglio nel corso della vita.

In pratica cosa ha fatto?
Ha preso tutta la teoria precedente – e in particolare la teoria di Merton. che adesso tra un secondo riprendo velocemente per chiarezza – e poi si è concentrato sul paper che abbiamo citato prima. quello che aveva provato a dare la soluzione matematica al problema del portafoglio.
Però l’obiettivo è stato quello di trovare una soluzione pratica che permettesse di inserire degli input abbastanza semplici e ottenere una soluzione molto vicina a quella ipercomplessa del paper.

Ora, non è che sto paper te lo leggi prima di andare a dormire per rilassarti.
Ma il buon prof. Choi ha fatto una cosa per cui merita un amore indiscriminato a vita.
Ha fatto un Google Sheet che chiunque può scaricarsi, che vi metto in descrizione.
Uno ci mette dentro le informazioni e lui ti dà la quota ottimale da allocare in azioni.

E il risultato è stato pazzesco. perché questa soluzione pratica si avvicina a quella matematica ottimale supercazzuta con uno scarto dello 0.06%.

Invece per esempio formule statiche come il classico 60/40 o la vecchia formula “investi in azioni 100 meno i tuoi anni” si allontanano di molto dalla soluzione ottimale.

Prima di vedere il Google Sheet e lasciarvi divertire come pazzi a trovare la vostra allocazione ottimale, fatemi dire una cosa.
Dico sempre che prima di guardare al portafoglio bisogna guardare al portafogli, soprattutto per ottimizzare tutti quei costi della nostra vita quotidiana a cui diamo poco peso.
Di sti tempi, con prezzi del petrolio e del gas che vanno alle stelle, sicuramente non è una cattiva idea verificare di avere le offerte migliori per la nostra bolletta.
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Il paper è della scorsa estate.
Ma già nel 2022 aveva scritto un altro paper in cui aveva preso più di 50 libri di finanza personale, come capolavori tipo A spasso per Wall Street di Malkiel o i 4 pilastri dell’investimento di Bernstein, e aveva confrontato i consigli di questi libri molto famosi con quello che invece prescriverebbe la teoria finanziaria nei paper accademici.

L’obiettivo era prendere il buono di entrambi gli approcci e cercare di farli convergere in un modello che fosse pratico come quelli di finanza personale, ma anche rigoroso come quelli accademici.

Lui elenca diversi punti su cui finanza personale e teoria finanziari non sono sempre d’accordo, che hanno a che fare per esempio con suggerimenti sulle quote di risparmio che uno dovrebbe sempre tenere a prescindere o sulla preferenza per i dividendi, che sappiamo bene che è forzata da un noto bias psicologico.

Ma una delle cose più interessanti è proprio il fatto che le più grandi differenze tra i consigli di finanza personale e quelli accademici si concentrano su questi punti:

In primis, la finanza personale raramente considera il concetto fondamentale di utilità marginale decrescente.
Cioè, banalmente, se ho zero i miei primi 1.000 € hanno un’utilità marginale immensa, perché mi cambiano radicalmente la vita.
Se ho un 1 milione, invece, altri 1.000 € non mi fanno nessuna differenza.
Di conseguenza le mie decisioni di investimento e di consumo cambiano parecchio a seconda del mio patrimonio – e vedremo che il patrimonio netto sarà un input importante nella formula.

Quindi quando devi decidere quante azioni mettere in portafoglio in realtà non stai cercando di massimizzare il rendimento atteso. ma l’utilità attesa del consumo futuro.
Cioè vuoi massimizzare l’utilità che il tuo patrimonio è in grado di garantirti rispetto ai tuoi obiettivi di consumo.

In secondo luogo, la finanza personale spesso non considera questo concetto che ha un’espressione un po’ complessa, che è la covarianza dei rendimenti del portafoglio con l’utilità marginale. In parole povere significa: Un asset è pericoloso se perde valore proprio quando per te quei soldi sono più importanti.
Se le azioni crollano nello stesso momento in cui perdi il lavoro quell’asset è devastante per il tuo benessere.
Se invece le azioni scendono ma il tuo stipendio resta stabile. il danno è molto più sopportabile
[Il ruolo del capitale umano nelle decisioni di investimento]

Se metti insieme queste due cose emerge naturalmente il motivo per cui la teoria accademica tiene molto più in considerazione un elemento che invece la finanza personale tocca molto poco, che è il valore atteso del capitale umano, del reddito da lavoro potenziale dell’investitore

Questo non è un tema nuovo qui a The Bull.
Ciclicamente ci ritorniamo.

Noi ci concentriamo soprattutto sul patrimonio finanziario, ma in realtà l’evoluzione della teoria del portafoglio dagli anni 60 in poi ha dato sempre più peso al valore del capitale umano nelle decisioni di investimento, e uno dei paper di svolta è stato quello del ’92, sempre di Merton e altri due ricercatori, dal titolo Flessibilità dell’offerta di lavoro e scelte di portafoglio in un modello di ciclo di vita, in cui avevano mostrato che reddito da lavoro e scelte di investimento erano due cose intimamente collegate.

Solitamente come noi ragioniamo?
Diciamo: ho 100.000 €. come li investo? Quanto in azioni? Quanto in bond? Quanto in cash. in oro. in REIT o quel che volete.

Ma il ragionamento corretto sarebbe:
Ho 100.000 € di patrimonio netto e, per esempio,
500.000 € come valore atteso del mio capitale umano futuro. Cioè oggi la mia capacità di generare reddito e ciò che mi aspetto dalla mia pensione vale 500.000 €.

Adesso tra un attimo spieghiamo come si arriva a questi valori.
Per il momento teniamoli per buoni così.
Il punto dell’esempio è che quando decido come allocare il mio capitale non devo considerare 100.000 €, ma devo considerare anche gli altri 500.000 €.

A quel punto poi si tratta di capire in cosa consiste quel capitale umano:
Sono un dipendente pubblico che lavora in una posizione rock-solid con bassissima correlazione al mercato azionario? Sconterò il mio capitale umano come un Titolo di Stato e sarà l’equivalente della mia quota di bond;
Sono invece un dipendente di una società privata. magari nel settore tech. fortemente esposto ai cicli economici? Magari lo sconterò come un titolo high-yield e lo considererò a metà strada tra azioni e bond;
Sono invece un imprenditore in un settore altamente volatile? Il mio reddito È la mia quota azionaria.

Se ragiono secondo quello che dice la teoria finanziaria non devo concentrarmi solo sul mio risparmio quando decido come investirlo, ma anche sul valore atteso del mio reddito futuro e di quanto lo considero rischioso.
Il tutto rispetto all’idea che ciò che voglio è massimizzare l’utilità del consumo futuro.
Cioè voglio estrarre il massimo beneficio dal mio capitale per spenderlo nel modo che mi darà la massima soddisfazione – detta un po’ alla buona.

Facciamo un passo indietro.
Se facciamo finta che non esista reddito da lavoro e che io debba vivere solo del mio portafoglio. la soluzione classica è l’elegantissima formula di Merton.

Questa qua.

Che in pratica dice: investi in azioni una quota del tuo patrimonio netto che sarà:
Direttamente proporzionale al rendimento atteso del mercato azionario, cioè più il rendimento reale che mi aspetto è alto rispetto al tasso senza rischio più ha senso prendermi rischi; e sarà
Inversamente proporzionale alla varianza, a quanto mi aspetto sia volatile il mercato azionario;
Inoltre, molto importante, sarà inversamente proporzionale anche al mio coefficiente di avversione al rischio, che invece è un concetto soggettivo.

Ora sappiamo che stimare i rendimenti attesi e la volatilità non è una cosa banale.
Però facciamo finta che noi investiamo nell’MSCI All Country World, in tutto il mercato globale, e che il rendimento reale di lungo termine atteso in questo momento è 4.5% e il tasso reale senza rischio 1.5% – che potrebbe essere una media ponderata dei rendimenti reali dei titoli di stato dei Paesi sviluppati.

La deviazione standard annualizzata dell’MSCI ACWI degli ultimi 10 anni è circa 15%. quindi 15% al quadrato fa 0.0225.

Nella formula avremmo:

0.045-0.0150.0225 × γ

4.5% – 1.5% al numeratore
15% al quadrato al denumeratore.

Ma dobbiamo determinare gamma – cioè quanto siamo avversi al rischio. come varia la nostra utilità marginale. qual è l’impatto di una perdita di valore del nostro portafoglio sull’utilità del nostro consumo.

Ora. chi segue The Bull da un po’ o ha letto il mio secondo libro sa che io ho fatto in piccolissimo quello che Choi ha fatto a tutt’altro livello.
Ho preso la formula di Merton
Ho tenuto 2 pezzi su tre così come sono
Ma ho cambiato un po’ l’accezione di gamma per renderla più applicabile.

Invece che dire:
Gamma è il valore che esprime la mia costante avversione al rischio relativa, come nella teoria, ho detto
Gamma è la media ponderata:
Della mia tolleranza al rischio. cioè di quanto sopporto che il portafoglio perda valore;
Della mia capacità di rischio. cioè del mio orizzonte temporale; e
Della mia necessità di rischio. cioè di quanto mi serve per realizzare i miei obiettivi.

In questo modo automaticamente l’investitore è portato a ragionare non solo sul suo patrimonio finanziario attuale, ma anche sulla propria situazione finanziaria complessiva in vista dei suoi obiettivi e delle risorse che ha per realizzarli.

Per calibrare i risultati della formula affinché dessero valori sensati ho detto: usiamo valori di gamma compresi tra 2 e 4 o 2 e 5, perché per valori inferiori a 2 vengono fuori delle allocazioni azionarie molto elevate, quasi sempre oltre il 100%. mentre oltre 5 non fa quasi più nessuna differenza.

Vedete?

Con gamma uguale a 1 praticamente investirei solo in azioni. a leva. anche quando il premio al rischio è molto contenuto;
Invece con gamma tra 6 e 10 praticamente la quota di azioni resta sempre estremamente bassa con poche differenze tra un livello e l’altrlo

Tra 2 e 5 invece vengono fuori le quote azionarie più ragionevoli per la maggior parte dei portafogli.

Per esempio ha senso che con un premio al rischio superiore al 4% un investitore con forte propensione al rischio, che magari è molto giovane, voglia 100% in azioni – e magari pure più di 100% con un po’ di leva;
Oppure ha senso che un investitore avverso al rischio, nello stesso scenario di mercato non voglia più del 40-45% in azioni, perché magari è più senior, ha già molto capitale e non necessità di rischiare troppo per raggiungere i suoi obiettivi e così via.

Nella mia versione semplificata della formula di Merton, per premi al rischio non estremi, tra 3 e 6%, e con valori di gamma in particolare tra 2 e 4, ottieni portafogli che hanno quasi sempre tra il 30 e il 100% in azioni: dove cascano la maggior parte dei portafogli.

Per chi volesse approfondire come determinare i valori per il proprio personale profilo di rischio può ovviamente comprare il libro e fa sto investimento di 15 €. oppure. ancora più economico. può guardarsi questo video: https://youtu.be/T_M5X3fca-E

Comunque questa è un’euristica, una scorciatoia che mi sono inventato per semplificare il ragionamento, collegarlo alle tipiche preoccupazioni pratiche dell’investitore medio e dare un modellino utile per ragionare in maniera coerente sulla propria asset allocation.

Però nella formulazione rigorosa della teoria finanziaria, che usa anche Choi, bisognerebbe invece fare due cose:
Bisognerebbe determinare il livello di gamma che meglio riflette la velocità con cui l’utilità marginale del singolo investitore diminuisce – e adesso vediamo un esempio fighissimo per farlo. che è una cosa simile a quello che ci aveva raccontato John Campbell quando era venuto da noi.

E poi bisognerebbe considerare il valore attuale atteso del capitale umano futuro.

[come determinare la tua avversione al rischio]

Vediamo velocemente questi due step. a partire dal primo che mi piace un sacco perché sono proprio quegli esercizi mentali che ti aiutano a capire davvero chi sei, che preferenze soggettive hai e in generale qual è il valore concreto che tu e solo tu attribuisci ad una certa quantità di denaro.

L’esperimento mentale di Choi è pensato probabilmente per un pubblico americano.
Io invece ho abbassato tutti i valori per riflettere la situazione socio-economica più tipica dell’italiano medio.

Immagina di essere costretto a dover partecipare ad una scommessa, tipo testa o croce, che determinerà il tuo reddito netto dei prossimi 12 mesi.
Il tuo lavoro resta lo stesso, non cambia niente nella tua vita, semplicemente il tuo reddito famigliare sarà fissato in anticipo.
Immaginiamo che si tratti del reddito di 2 persone in una famiglia di 4.

Testa: devi vivere con 30.000 € netti, quindi 2.500 € al mese per 12 mesi;
Croce: devi vivere con 60.000 € netti, quindi 5.000 € al mese.

Nell’esempio originale era 50.000 dollari e 100.000 dollari, che però secondo me falsavano un po’ il ragionamento perché anche il limite inferiore era decisamente sopra la media dei redditi italiani.

Quindi invece con 30.000 netti abbiamo un reddito minimo inferiore alla media nazionale – che è più intorno ai 35.000 € – con i quali si tratta di vivere in maniera piuttosto essenziale, soprattutto se si abita in grandi città; e invece un reddito massimo, 60.000 €, 5.000 € netti al mese, che è un reddito confortevole anche per chi abita a Milano o a Roma.

Con la scommessa c’è molto in gioco.
Croce: vivi 12 mesi sereni. puoi accumulare risparmio. puoi spendere in cose che vanno al di là del necessario e così via;
Testa: devi tirare la cinghia in molti casi.

Però ti viene data una possibilità.
Puoi sottrarti alla scommessa accettando una certa cifra e rinunciando all’opportunità di vincere i 60.000 € – ed qui che capisci qual è il tuo vero coefficiente di avversione al rischio.

Prima di far vedere i valori diciamo una cosa.
Qual è il valore atteso di questa scommessa?
Naturalmente sono 45.000 €. cioè il 50% di probabilità di ottenere 30.000 più il 50% di probabilità di ottenere 60.000.
15.000 + 30.000 = 45.000.

Di conseguenza ti verranno fatte delle proposte inferiori a 45.000, perché se fossero superiori non avrebbero senso.
Converrebbe sempre accettarle perché sarebbero importi sicuri superiori al valore atteso della scommessa, ma questo non è previsto in una scommessa razionale.

45.000 è invece il valore di totale indifferenza per un individuo ‘risk-neutral’, cioè con avversione al rischio zero.
La maggior parte delle persone non è risk-neutral: preferisce un po’ di certezza, quindi sarà disposta ad accettare un importo certo inferiore a 45.000 pur di evitare la lotteria. E proprio da quel ‘quanto in meno accetto’ possiamo ricavare il gamma

In pratica si deve risolvere quest’equazione:

Equivalente certo1-γ= 0.5 × (30.0001-γ+ 60.0001-γ)

Però saltiamo l’equazione e vediamo direttamente i risultati.
Provate a immaginarvi la situazione:
Invece di rischiare di vivere con 2.500 € al mese, accettereste di non partecipare alla scommessa per soli 200 € in più? Se sì avete un coefficiente di avversione al rischio massimo, 10. Altrimenti si sale.
Vedete che praticamente tra 10 e 7 l’impatto non è sostanziale, ballano meno di 100 € al mese di differenza.
A 5 già uno potrebbe dire: ok 5.000 sarebbe top, però 2.928 € fa già una certa differenza rispetto a 2.500. Banalmente se 2.500 mi bastano per vivere, con 2.928 posso cominciare a risparmiare e investire.
A 2 invece abbiamo un coefficiente di avversione al rischio molto basso. 3.333 € sono sicuramente meno di 5.000 €, ma cambiano nettamente la qualità della vita di molti rispetto a 2.500 € al mese.

Se uno è un dipendente, per avere un incremento netto di stipendio da 800 € al mese, serve un incremento di RAL di circa 17.000 €.
È una grossa differenza, rischiare di perderla per puntare ai 5.000 netti al mese vuol dire avere una limitatissima avversione al rischio.

1, invece, è un valore limite, non tipico per l’investitore medio.

Nella formula usata da Choi hanno senso tutti i valori tra 1 e 10, ma nel paper lui mostra che tra 1 e 3 praticamente vengono fuori quasi sempre solo portafogli 100% azionari, quindi è importante scegliere accuratamente il valore di gamma usando questo esperimento mentale che abbiamo fatto che secondo me è particolarmente rivelativo per capire davvero quanto siamo avversi al rischio.

A volte sulla carta pensiamo di non esserlo affatto e di essere tutti ipercoraggiosi, pronti a prenderci tutti i rischi del mondo – invece numeri alla mano, pensando all’utilità marginale del nostro consumo quotidiano, spesso è tutta un’altra storia.

Ok e questo è gamma.

L’altra cosa è invece determinare il valore attuale del reddito futuro atteso, del capitale umano.
Senza reddito da lavoro, basta la formula classica di Merton.
Se invece c’è un reddito da lavoro, allora la formula diventa Merton moltiplicato per uno più capitale umano diviso capitale finanziario.

rendimento reale attesovarianza ×coeff. avv. rischio×(1+ HCW)

Adesso facciamo un paio di esempi concreti, ma questo è il modo più rigoroso per spiegare perché ha senso che un giovane investa molto aggressivamente.
Non tanto perché nel lungo termine andrà tutto bene e il rischio azionario si riduce;
Quanto piuttosto per il fatto che il suo capitale umano è più grande di quello finanziario di diversi ordini di grandezza – di conseguenza quel poco di capitale che uno ha a 25 anni, rispetto a tutto il reddito che guadagnerà in futuro, in cos’altro dovrebbe investirlo se non in azioni?

E sempre per lo stesso motivo, una persona di 60 anni con pochissimo capitale umano residuo e un patrimonio finanziario magari milionario, frutto di una vita di risparmio e investimenti, ci sta che non esponga il proprio portafoglio ad un rischio azionario eccessivo, dato che l’utilità marginale di ogni ulteriore euro sarebbe sempre più piccola.

[Come scontare il capitale umano]

Detto questo, vediamo come si sconta il capitale umano futuro.
Ovviamente parliamo di un esercizio di chiromanzia, chi lo sa qual è sarà il mio reddito da qui a 20-30-40 anni?
Nel suo file Choi prende la traiettoria media dei redditi dei laureati americani, tenendo conto dell’inflazione e di un calcolo complesso per stimare un tasso di sconto che varia nel corso degli anni e che tiene conto del coefficiente di avversione al rischio.

Se però vogliamo fare una semplificazione estrema, si potrebbe approssimare in questo modo:
Ho un reddito bond-like molto sicuro? Lo sconto ad un tasso vicino all’interesse di un titolo di Stato a lungo termine ad alto rating, diciamo intorno al 3% in Europa;
Ho un reddito metà e metà? Uso il rendimento di titoli high-yield, oggi intorno al 5%;
Ho un reddito molto rischioso? Uso il rendimento atteso di un investimento azionario, 7-8%.

Per esempio guardate questa tabella in cui ho fatto un esempio con una persona di 40 anni, che oggi guadagna 30.000 € netti all’anno, 2.500 al mese, e che lavorerà per altri 27, forse.

Per semplicità diciamo che il reddito:
Cresce del 4% all’anno per 10 anni;
Poi del 2% all’anno e
Poi diminuisce del 2% all’anno fino alla pensione.

A seconda che sia un reddito molto stabile, intermedio o rischioso, vediamo quale sarà il valore atteso del capitale umano futuro

Come lo sconto?
Uso la formula del valore presente, che è questa:

PV=Reddito futuro(1+tasso di sconto)anno

Cioè ogni anno sconterò il valore del reddito atteso per uno più il tasso di sconto elevato agli anni di distanza da oggi, che è la stessa cosa che si fa per il valore dei flussi di un’obbligazione.

Andiamo da oltre 770.000 € a meno di 500.000 €.

Ora facciamo alcuen ipotesi in base a quanto capitale investibile ha questa persona.

Se questa persona ha 100.000 € da investire e il suo capitale umano super sicuro è quasi 8 volte quello finanziario, allora avrà già una enorme quota di bond implicita; investirà tutto oò capitale finanziario probabilmente in azioni, a meno di avere una propensione al rischio bassissima;
All’estremo opposto invece se ha 500.000 €, più del suo capitale umano in caso di reddito rischioso, allora dovrebbe fare molta attenzione a quanto metterà in azioni, perché è come se di default avesse già metà del capitale complessivo in quell’asset rischioso che è il proprio lavoro.

Come dicevo questa è una semplificazione, perché in realtà il valore futuro del mio reddito dipende da due cose:
Da quanto penso che sia rischioso, e quindi lo sconterò tanto o poco a seconda, come abbiamo visto,
Ma anche dal mio livello di avversione al rischio; cioè
se ho un basso livello di avversione al rischio, implicitamente utilizzerò un basso tasso di sconto del mio capitale umano futuro, perché sarò più fiducioso che sarà persistente;
se invece ho un alto livello di avversione al rischio vorrò scontare il mio capitale umano futuro in maniera ancora più conservativa.

Inoltre io nell’esempio io ho considerato solo il reddito da lavoro, ma in realtà giustamente Choi considera anche la pensione fino a 100 anni.
Nel file – chi vorrà vederlo – se ne renderà conto facilmente e potrà mettere dentro i valori che vuole.

Bene, breve recap di quello che abbiamo detto e poi andiamo al giochino che vi lascio per vostro divertimento grazie al professor Choi.

Il problema principale di asset allocation è come ottimizzare la quota di azioni in portafoglio per massimizzare l’utilità del mio consumo potenziale nel corso della vita.
La quota di azioni è una funzione del rendimento atteso, del tasso senza rischio, della volatilità del mercato e del mio coefficiente di avversione al rischio.
Ma il mio capitale complessivo non è solo quello finanziario, bensì il mio capitale netto più il valore presente del mio reddito futuro, che sconterò in base a quanto lo considero rischioso e in base a quanto sono avverso al rischio.
Seguono due conseguenze immediate:
Più il mio patrimonio finanziario è piccolo rispetto al capitale umano, più azioni vorrò in portafoglio;
Più il mio patrimonio finanziario è grande rispetto al capitale umano, meno azioni vorrò in portafoglio.

In descrizione vi lascio.
Il paper, per i più audaci;
Il Google Sheet di Choi per compilarvi le cose per gli affari vostri e
Un Google Doc, sempre di Choi, con tutte le istruzioni per compilare il file.

Quello che emerge è che secondo Choi i consigli di personal finance sono spesso troppo conservativi e sottopesano decisamente la quota azionaria.
Il motivo principale è che ragionano a compartimenti stagni e non incorporano il valore atteso del capitale umano futuro.

Se proverete a giocare con il file vedrete che nella stragrande maggioranza dei casi vi uscirà il suggerimento di investire il 100% del vostro patrimonio netto in azione.

Di qui ci sono alcuni caveat che vorrei suggerire:
NUMERO UNO: sicuramente terrei buona l’indicazione di fondo. Considera tutto il tuo capitale complessivo, finanziario e umano, quando prendi decisioni di investimento. Spesso siamo iperconservativi per i motivi sbagliati.

NUMERO DUE: Attenzione però: questo è un modello che assume rendimenti indipendenti nel tempo, assenza di vincoli di liquidità e un obiettivo esclusivo di ottimizzazione del consumo nel ciclo di vita. Se nella vita reale avete obiettivi a 5-10 anni o vincoli psicologici stringenti, quel 100% va interpretato. Chiaramente se una persona ha altri obiettivi di breve-medio termine (come: comprare casa, pagare l’università ai figli, vivere di rendita, qualunque cosa sia) tutto ciò considerato ad hoc.
Anche se la formula mi dice 100% in azioni, ma io tra 5 anni al massimo voglio la casa al mare, probabilmente 100% in azioni non va bene, perché tra 5 anni potrei avere molti più soldi di ora o molti meno di ora.
[considera i tuoi veri obiettivi di breve-medio termine]

NUMERO TRE: è un modello che si inserisce nella tradizione dell’ottimizzazione media varianza nato con Harry Markowitz, che poi si è evoluto nella forma intertemporale con Robert Merton – cioè: portafoglio a due asset, uno ad alto rischio e uno a basso rischio, combinati per massimizzare il rendimento per determinati livelli di rischio.
Altre impostazioni di portafoglio ragionano diversamente, come quelle basate sulla logica del “Risk Parity” che investono molto meno in azioni e più in altri asset, per una diversificazione maggiore.
Quindi è un modello, ma non è detto che sia il migliore.

NUMERO QUATTRO: come tutte le formule di asset allocation basate su questa impostazione, anche questa suggerisce allocazioni azionarie molto basse quando ci si trova a pensione inoltrata. In realtà sappiamo che negli anni l’orientamento dei financial planner, a partire dai lavori di Michael Kitces e Wade Pfau, è andato in un’altra direzione e suggerisce di aumentare via via la quota azionaria man mano che la pensione avanza, per ottimizzare l’esposizione al rischio di sequenza e soprattutto per evitare che un portafoglio pieno di bond tracolli durante un picco inflazionistico, che poi ci mette magari un decennio a recuperare il valore reale.

Comunque sia, secondo me è un esercizio interessante, soprattutto se vorrete provare a calcolare il valore attuale dei vostri stipendi e della vostra pensione e provare a capire se il vostro portafoglio azionario è coerente con la dimensione del vostro capitale umano.
Magari potreste avere delle soprese inattese.

Bene amici miei, fine dell’episodio di oggi, spero vi sia piaciuto e se l’argomento è stato di vostro interesse possiamo fare una puntata più pratica smanettando con il file di Choi oppure – chissà – magari invitiamo proprio il professor Choi a parlarne.

Nel frattempo vi invito a mettere segui e attivare le notifiche su spotify, apple podcast o youtube e lasciare una recensione a 5 stelle per supportarci e permetterci di continuare a produrre contenuti che vi raccontano di formule pazzesche per l’asset allocation del vostro portafogli con tanto di file interattivi per scatenarvi che manco la formazione del fantacalcio sempre nuovi.

Per questo episodio invece è davvero tutto e noi ci rivediamo tra pochi giorni con un nuovo appuntamento assieme, sempre qui naturalmente con The Bull il tuo podcast di finanza personale.

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Riccardo mi ha letteralmente cambiato la vita e fatto scoprire che amo la finanza, ho ascoltato il podcast già due volte e non mi stufo mai di ascoltarlo, parla in modo semplice e chiaro

Massimo D., 23 Set 2025

Da quando l'ho scoperto in 15 gg mi sono ascoltato 150 puntate senza fermarmi, ho annullato gli altri podcast per portarmi alla pari ed ascoltare tutte le precedenti puntate, ben fatto, esattamente il livello di informazione che mi serviva

Gianluca G., 11 Set 2025

Veramente veramente raccomandato! la finanza personale riassunta alla perfezione! e spiegata partendo dall'ABC! Ottimo anche da ascoltare a velocita 1,5x!

Giorgia R., 23 Gen 2025

Veramente interessante, chiaro e conciso. Cambia la vita finanziaria di chiunque.. da ascoltare assolutamente anche per chi di finanza non vuole occuparsi mai

Francesca B., 6 Apr 2024

Podcast piacevole, scorre veloce ma in modo estremamente chiaro, spiega i concetti chiave per gestire le proprie finanze, fornendo la classica cassetta degli attrezzi. Complimenti, davvero ben fatto!

Massimiliano, 29 Mag 2024

La mia ignoranza in materia mi ha sempre creato dei dubbi, ma grazie a un amico ho iniziato ad ascoltare il podcast. Per fortuna che ho 24 anni e un po' di tempo e soldi da dedicarmi a imparare le varie nozioni per me stesso. Grazie mille!

Luca G. 10 Ott 2025

Ho seguito tutte le puntate! Grazie veramente

Amalia A., 17 Set 2025

Podcast che dà sempre spunti interessanti che personalmente mi ha fatto appassionare alla finanza personale spingendomi ad approfondire in prima persona.

Lorenzo, 13 Mar 2025

Dovrebbero ascoltarlo buona parte degli italiani e io avrei dovuto scoprirlo con qualche anno in anticipo ma meglio tardi che mai

Matteo C., 3 Set 2025

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