Summer School – Come perdi soldi con gli ETF

I ribassi di mercato fanno paura, ma il rischio più insidioso spesso siamo noi: timing sbagliato, bias e decisioni impulsive possono creare un behavior gap che erode il rendimento nel tempo.

Difficoltà
20 minuti
Summer School –  Come perdi soldi con gli ETF
The Bull - Il tuo podcast di finanza personale

345. Summer School – Come perdi soldi con gli ETF

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Risorse

Punti Chiave

00:00 I 2 nemici del tuo portafoglio

01:39 Cos'è il "return gap"

03:46 Nemico #1: la perdita di mercato

04:18 Quanto (e quanto spesso) crolla il mercato

06:04 Bull vs Bear: perché la perdita è temporanea

07:24 Perché il mercato recupera sempre

09:15 Nemico #2: il behavior gap

11:17 Timing e bias: perché ci roviniamo da soli

13:19 I nostri bias più pericolosi

15:04 6 mosse vincenti

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Trascrizione Episodio

I 2 nemici del tuo portafoglio

Ci sono due grandi nemici quando investi: uno è inevitabile, ma i suoi danni sono temporanei; l’altro è evitabile, ma i suoi danni sono permanenti.
Il problema vero, però, è che la maggior parte di noi fa la cosa sbagliata:
Si preoccupa a vuoto di quello inevitabile e
Ci si mette d’impegno ad aprire la strada a quello evitabile.

Con risultati deleteri sulla crescita a lungo termine della ricchezza.

In questo modo ci due zappe sui piedi, lasciando per strada potenzialmente centinaia di migliaia di euro nel corso della nostra vita di investimenti.

In questo video vediamo chi sono questi nemici e quali sono le cose migliori da fare per affrontarli entrambi.
E per evitare che ti dimentichi qualcosa, ti darò anche un pdf scaricabile con tutte le mosse fondamentali da fare.

Il tuo portafoglio mi ringrazierà.

Sigla!

Bentornati a The Bull, il tuo podcast di finanza personale. [pausa]
Con questo siamo arrivati all’appuntamento numero 5 della The Bull Summer School, una serie in otto episodi per farvi compagnia durante le ferie di agosto e vedere o rivedere assieme otto pilastri fondamentali per investire bene nei prossimi decenni.
Presto torneremo a parlare di finanza e mercati in tutte le sfumature possibili e immaginabili, ma ogni tanto val la pena fare qualche passo indietro, tornare ai concetti più importanti che finiscono velocemente nel dimenticatoio quando uno s’intrippa con tutta sta cosa della finanza personale e poi ripartire con la certezza di avere i piedi ben piantati.

Come per i 4 precedenti, anche questo video è corredato di materiale scaricabile, con i concetti fondamentali da tenere a mente e la checklist per non rovinare con le proprie mani il rendimento del proprio portafoglio.
Se non l’avete già fatto in uno dei video prima di questo, click al link in descrizione, inserite l’email e vi arriveranno tutti i materiali.

Cos’è il “return gap”

Nello scorso episodio su quanti ETF vi servono davvero, vi avevo lasciato con uno spoiler, ossia che oggi avremmo parlato del fatto che più si mette le mani sul portafoglio, più è probabile fare danni.
Oggi capiamo perché.
E perché il vero nemico non è quasi mai il mercato, siamo noi stessi.

Il nome tecnico per questa differenza, si chiama return gap, il divario di rendimento – il motivo per cui il tuo portafoglio rende meno del mercato in cui sta investendo.
E ha una natura soprattutto comportamentale, che poco ha a che fare con le dinamiche dei mercati.

Come dicevo prima, però, quando investiamo dobbiamo mettere in conto due nemici contro cui lottare. Ma solo uno dei due fa davvero danni permanenti al nostro portafoglio – e purtroppo è quello di cui ci preoccupiamo meno.
Uno infatti è inevitabile ma temporaneo – ma per qualche ragione ci terrorizza più di ogni altra cosa;
L’altro è evitabile ma permanente – ma per qualche ragione non ci terrorizza affatto, e invece dovrebbe eccome.

Prima di vederli entrambi, però, un nemico mortale è sicuramente una piattaforma costosa e inefficiente per investire.
Se vuoi andare sul sicuro puoi fare come faccio io da anni e utilizzare Fineco, la banca online leader in Italia dal 1999 e sponsor di quest’episodio.
Con Fineco puoi investire in oltre 800 ETF a zero commissioni, scegliendo tra quattro piani in base alle tue esigenze.
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Tutto in regime amministrato, quindi alle tasse ci pensa Fineco e non dovete preoccuparvi di nulla.
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Nemico #1: la perdita di mercato

Partiamo dal nemico che tutti conoscono e tutti odiano: LA PERDITA DI MERCATO.
Il primo nemico è quello che vediamo: il drawdown.
Tecnicamente: quanto siamo sotto rispetto al massimo che il portafoglio aveva toccato.

Mettiamoci il cuore in pace: attraversare fasi in cui il mercato, soprattutto il mercato azionario, perderà magari anche metà del proprio valore precedente è parte integrante del gioco.
Non è un bug del mercato, è una feature.

Quanto (e quanto spesso) crolla il mercato

Facciamo zoom-out e guardate questi numeri relativi al MSCI World, l’indice dei mercati azionari dei Paesi Sviluppati.

Negli ultimi 54 anni l’indice è sceso di almeno il 10% 31 volte.
Ma soprattutto ben 13 volte – quindi: un anno su quattro, l’MSCI World è sceso di almeno il 20%, con alcuni tracolli rovinosi oltre il 30, 40, anche 50%.

Eppure — e qui sta il punto — in circa tre anni su quattro quello stesso mercato ha chiuso l’anno in positivo.
Questo perché, in media, ogni singolo anno, il mercato perde qualcosa come il 15% a un certo punto ma cresce anche del 23%.

Guardate che bello questo grafico.

Secondo me racconta una delle storie più istruttive per un investitore.
Ogni singolo fottutissimo anno c’è da soffrire.
Le eccezioni sono veramente rare. Anni in cui il mercato è cresciuto quasi in linea retta come il 2017, il 2019 o il 2021 sono molto più l’eccezione che la norma – anche perché tra l’altro poi l’anno successivo il mercato ha più che pagato il conto.

Il discorso è: se uno investe in azioni ogni anno ci sarà un validissimo motivo per farsela sotto; eppure il bravo investitore non è quello che indovina le mosse vincenti in anticipo, ma in primis quello che attraversa serenamente questi momenti senza andare fuori di testa.

Del resto: se so che praticamente ogni anno devo mettere in conto che la quota azionaria del mio portafoglio ad un certo punto farà in media -15%, perché poi quando succede la maggior parte di noi sbarella?

È un po’ come uno che va a sciare e si incazza se fa freddo.
Il freddo è condizione necessaria perché sennò la neve si scoglie.
Le correzioni dei mercati sono necessarie altrimenti non ci sarebbe nessun premio di rendimento per chi investe.

Bull vs Bear: perché la perdita è temporanea

Ma perché fa così male?
Intanto perché tutte queste statistiche riguardano il passato. Sono confortanti, ma il nostro cervello è progettato per dubitare che la stessa sorte ci tocchi anche in futuro.
In secondo luogo è una questione di velocità: i mercati azionari crescono molto lentamente, mentre crisi e crolli sono spesso molto concentrati.

Il bull market medio è durato circa 1.300 giorni, quasi 4 anni.
Il bear market medio, invece, cioè una fase in cui il mercato ha perso almeno il 20%, è durato circa 300 giorni, poco meno di un anno.

Da un lato bene, dall’altro è doloroso perché l’impatto psicologico di una perdita violenta non viene compensato da quello di una crescita lenta.

Infine la perdita è reale mentre la viviamo, ma diventa temporanea solo con il senno di poi. Solo che ci dobbiamo passare attraverso – e non è mai piacevole.
Storicamente, ogni singolo drawdown sia del mercato azionario globale che dei singoli mercati dei principali Paesi sviluppati ha recuperato le perdite prima o poi.
Il problema è che ogni volta sembra la fine del mondo.

Insomma: “i drawdown e la volatilità in generale non sono la multa per aver sbagliato. È il biglietto d’ingresso per il rendimento. Se non vuoi pagarlo, resti giù dalla giostra.”

Perché il mercato recupera sempre

Però il nemico numero uno, per quanto terrorizzi, alla fine non è quello che impoverisce.
Come dicevamo, è un costo inevitabile, ma temporaneo – e diventa permanente solo se hai sbagliato l’allocation del tuo portafoglio rispetto alla tua tolleranza al rischio e all’orizzonte dei tuoi obiettivi.

Ma perché è temporaneo?
Ovviamente non lo garantisce nessuno.
Ma le azioni rappresentano quote di proprietà delle migliori aziende del mondo la cui ragion d’essere è creare prodotti e servizi competitivi con il principale obiettivo di portare profitti agli azionisti.
Il capitalismo naturalmente è fatto di pochi vincitori e tanti vinti.
Ma il punto di possedere un indice, invece che singole azioni, è proprio quello di catturare quei pochi generatori di immensa ricchezza che sono di volta in volta i vincitori dei vari mercati in ogni epoca.

Guardate le 10 aziende dell’S&P 500 negli ultimi 5 decenni.
Negli anni ‘80 dominavano realtà industriali e oil & gas
Negli anni ’90 beni di consumo e IT
All’inizio del millennio è stato il turno di banche, assicurazioni e società farmaceutiche
Poi è iniziata la grande epopea delle big tech.

Chissà chi saranno i prossimi?
E chissà se qualcuno tra le top 10 di oggi farà la misera fine di Kodak, da top 10 del 1985 a società fallita.

Ma non è questo ciò di cui bisogna preoccuparsi.
Avere tutto il mercato è l’unica assicurazione per avere in portafoglio quel 2-3% di mega vincitori che porta tutto il rendimento positivo compensando quel 50% di società che in aggregato rende meno che tenere i soldi in BOT.

Il vero danno, invece, arriva quando, per provare a scappare da questo primo nemico, o magari per prendersi del rendimento in più rispetto a quello medio del mercato globale, apriamo la porta al secondo.

Che è ben più insidioso e dannoso del primo.

Nemico #2: il behavior gap
Il secondo nemico non si vede su nessun grafico dell’indice, perché non riguarda il mercato. Riguarda NOI DENTRO IL MERCATO.
È il behavior gap: la distanza tra quanto ha reso l’asset in cui investo, come ad esempio l’MSCI World replicato dal mio bell’ETF, e quanto ha reso l’investitore medio in quell’asset.

Ogni anno Morningstar pubblica un famoso studio che si chiama, non a caso, Mind the Gap, “attenzione al divario”.

Lo studio è focalizzato sugli Stati Uniti, ma le lezioni da trarre sono buone per tutti.

Negli ultimi10 anni fondi e ETF azionari e obbligazionari americani, in aggregato e considerando diverse strategie, hanno reso in media l’8,2% all’anno.
Ma gli investitori di quegli stessi fondi hanno portato a casa solo il 7,0%.
Un 1,2% ogni anno in meno.
Sembra poco, vero?
Ma su dieci anni quel punto e due vale circa il 15% di tutti i guadagni che quei fondi hanno prodotto. Un sesto della torta, evaporato.
Evaporato per il timing delle manacce degli investitori che invece di occuparsi dei fatti loro giocano a fare i piccoli trader.

Non è un caso, come potete vedere qui, che fondi ed ETF che replicano l’S&P 500 sono quelli in cui si è verificato il minor gap, circa 0,6%. Che non è poco, ma non traumatico.
Al contrario, gli investimenti su singoli settori sono quelli in cui è verificata la maggiore dispersione, -1,5% di rendimento medio per l’investitore rispetto allo strumento in cui ha investito.

Questo fenomeno diventa ancor a più evidente confrontando la differenza tra strumenti passivi come ETF e fondi indicizzati e fondi attivi.

Questo grafico fa vedere bene come
il rendimento dei fondi attivi è già di per sé nettamente inferiore, la parte rossa.
A questo si aggiunge un gap che è mediamente più ampio

Morale: il fondo o ETF passivo medio ha reso all’investitore 8,5% all’anno; quello attivo solo 6%.

Timing e bias: perché ci roviniamo da soli
Ma qual è il motivo profondo per cui succede questa cosa?
Molto semplice: 2 cose:
Il timing delle operazioni di compravendita dei nostri strumenti e
La dispersione dei risultati dell’asset sottostante.

Spieghiamo velocemente.
MOTIVO UNO: Timing

Il mercato, come sappiamo, va su e giù. Se investo tutto all’inizio e poi non tocco più niente il mio rendimento coincide con quello del mercato sottostante.
Ma io più probabilmente investirò un po’ per volta man mano che ho soldi
Se faccio un piano di accumulo meccanico, il timing a volte sarà favorevole e a volta sfavorevole, ma nel lungo termine probabilmente avrà un impatto neutro
Se invece investo in maniera discrezionale sarò più portato a commettere errori comportamentali:
Investire di più quando c’è molta euforia e sono preso da FOMO
Investire di meno quando invece domina la paura
Oppure prendere altre decisioni apparentemente razionali ma che in realtà sono solo figlie di convinzioni soggettive, tipo: il mercato è caro, prima di investire aspetto che scenda un po’.

Ecco, questo genere di attitudine è una ricetta quasi garantita per creare GAP di performance.

MOTIVO DUE: Dispersione

Strumenti come fondi o ETF settoriali, tematici, attivi e così via sono più volatili e la dispersione dei risultati è più ampia rispetto ad un indice generale.
Questo amplifica ulteriormente le cose che abbiamo appena detto, ossia:
Il timing degli investimenti
E la propensione a sovrainvestire durante le mode e sottoinvestire o svendere quando cambia il vento.

Il concetto unificante del report di Morningstar è questo: più le persone hanno fatto trading, meno hanno guadagnato.

Per questo nello scorso episodio dicevamo che less is more e meno strumenti hai in portafoglio meglio è, perché altrimenti serve una disciplina ferrea per evitare l’overtrading e amplificare il rischio di prendere le decisioni peggiori nei momenti più sbagliati.

I nostri bias più pericolosi

Quali sono i bias principali che condizionano le nostre decisioni, infatti?
Fomo e overconfidence: quando i mercati vanno bene da tempo e ci sono certi trend li cavalchiamo per paura di rimanere gli unici pirla che non hanno fatto soldi sopravvalutando la nostra propensione al rischio – e viceversa durante le fasi negative:
Estrapolazione: prendiamo trend recenti e li proiettiamo nel futuro, dimenticandoci che in finanza è più spesso vero il contrario: nel lungo termine i trend tendono più ad invertirsi e regredire verso la media che no proseguire all’infinito;
Disposition effect: il fatto che invece, nel breve termine, spesso commettiamo l’errore opposto: vendiamo troppo presto gli asset vincenti e teniamo troppo a lungo i perdenti.

Ce ne sarebbero almeno altri 4-5 molto importanti, ma il punto è capire che i nostri processi decisionali non sono mai iper-razionali come pensiamo, ma strutturalmente condizionati dalle nostre deformazioni psicolgiche.

Quindi: più il nostro processo di investimento è meccanico e “rule-based”, minore è il rischio di farci male da soli.

Altrimenti, per cercare di evitare a tutti i costi il nemico inevitabile dai danni temporanei (i drawdown dei mercati) finiamo per portarci in casa il nemico evitabile dai danni permanenti.

Ricordiamoci però che le crisi passano e dai drawdown si recupera.
Quello che invece abbiamo perso sovrainvestendo per eccesso di euforia e poi vendendo nel panico alla prima crisetta, no: quello è inchiostro sul registro, per sempre.

Detto questo, veniamo al sodo, perché una volta capita la diagnosi, serve anche la terapia.
Anzi, in questo caso la prevenzione.

6 mosse vincenti:

Sei mosse per disinnescare tutti e due i nemici.
Le spiego subito, ma le trovate anche nella checklist gratuita scaricabile al link in descrizione.

Uno: non temere i drawdown, aspettateli.
Segnati da qualche parte, oggi, con il tuo portafoglio in verde, che nel giro di un anno mercato azionario ad un certo punto starà sotto di un dieci, quindici per cento. Forse anche di più.
E poi chiediti: se so che il mercato azionaria fa in media -15% all’anno e -20/30% ogni 4-5 anni, sono sereno con la mia asset allocation?
Se la risposta è sì, tutto ok
Se la risposta è no, questo è il momento per modificarla, ridurre le azioni, aggiungere bond, cash, oro, materie prime, quello che ritieni. Ma ora, non a danno fatto.

Due: automatizzare i versamenti.
Un piano di accumulo automatico, che parte da solo ogni mese, toglie la decisione dalle nostre mani – e la decisione è solitamente il punto in cui ci si fa del male.
Viene spesso snobbato come roba da persone poco smart, ma in realtà è un vaccino comportamentale. Meno dita sul portafoglio, più rendimento in tasca. È un fatto statisticamente fondato, non è un’opinione.

Tre: guardare il portafoglio meno spesso. Sembra una battuta, ma è maledettamente vero: più aprite l’app, più occasioni date al panico.

Se guardi il tuo portafoglio azionario una volta al giorno, quasi metà delle volte vedrai rosso.
Se lo guardi una volta al mese lo vedrai negativo 4 volte su 10;
Se lo guardi una volta all’anno sarà in negativo in un quarto dei casi.

Siccome siamo più portati a prendere decisioni stupide quando vediamo rosso che verde, guardare il portafoglio meno possibile è un’assicurazione contro la nostro stupidità naturale.

Quattro: ribilanciare secondo una regola, mai a sensazione. Decidere in anticipo quando mettere a posto i pesi del portafoglio – a una data fissa ogni 12-18 mesi, o quando un pezzo sballa oltre una certa soglia – e poi eseguire come robot, senza discussioni.
La regola scritta a mente fredda quando tutto è tranquillo è il contratto con noi stessi per quando avremo la testa calda come una friggitrice quanto ci sarà una crisi.

Cinque: evitare investimenti discrezionali, come ETF settoriali, tematici, attivi e compagnia bella. Nella maggior parte dei casi ci investirete dopo che quelli più di successo hanno fatto il grosso della loro corsa e vi prenderete più spesso le discese che non i rialzi.

Sei: se proprio vi prudono le mani, tenere un conto giochi per il fun money.
Una quota piccola, per me non più del 5% del patrimonio, dove uno può divertirsi a fare trading e comprare e vendere ogni giorno quello che gli piace. Investire il 5% per sfogare la scimmia e tutelare il 95% del patrimonio può essere un’idea.

Io personalmente non condivido questo suggerimento – che è subottimale.
Ma come quando uno deve smettere di fumare, meglio che passi alla sigaretta elettronica piuttosto che niente, se questa riduce i danni.

Bene amici miei, fine dell’episodio di oggi.

Ricapitolando in una riga sola: il vostro ETF rende più di voi per due motivi, uno che dovete accettare e uno che potete battere, e la buona notizia è che battere il secondo non richiede intelligenza, richiede solo il coraggio di non fare niente quando tutti intorno si agitano.

Trovate la checklist anti-gap con tutte e sei le mosse in descrizione: inserite la vostra email e ve la mando insieme a tutte le altre schede della Summer School, in un colpo solo.
È gratis, e vi torna utile ogni volta che il mercato vi vuole far fare una scemenza.

E come sempre vi invito a mettere segui e attivare le notifiche su Spotify, Apple Podcast e YouTube, per supportarci e permetterci di continuare a produrre contenuti che vi spiegano che il nemico più caro del vostro portafoglio non è il mercato ma sono le vostre dita sull’app di trading sempre nuovi.

Per questo episodio è davvero tutto, e noi ci rivediamo tra pochi giorni con un nuovo appuntamento assieme, sempre qui, naturalmente, con The Bull, il tuo podcast di finanza personale.

Recensioni

Quando capisci come funziona la finanza… ti viene voglia di raccontarla!

Non sono solito a mettere recensioni e specialmente non ascolto podcast, ma da quando ho iniziato questo, faccio fatica a staccarmi, e quasi non posso più fare a meno di ascoltare e arricchirmi culturalmente.

Andrea V., 22 Set 2025

Riccardo mi ha letteralmente cambiato la vita e fatto scoprire che amo la finanza, ho ascoltato il podcast già due volte e non mi stufo mai di ascoltarlo, parla in modo semplice e chiaro

Massimo D., 23 Set 2025

Podcast piacevole, scorre veloce ma in modo estremamente chiaro, spiega i concetti chiave per gestire le proprie finanze, fornendo la classica cassetta degli attrezzi. Complimenti, davvero ben fatto!

Massimiliano, 29 Mag 2024

La mia ignoranza in materia mi ha sempre creato dei dubbi, ma grazie a un amico ho iniziato ad ascoltare il podcast. Per fortuna che ho 24 anni e un po' di tempo e soldi da dedicarmi a imparare le varie nozioni per me stesso. Grazie mille!

Luca G. 10 Ott 2025

Podcast che dà sempre spunti interessanti che personalmente mi ha fatto appassionare alla finanza personale spingendomi ad approfondire in prima persona.

Lorenzo, 13 Mar 2025

Da quando l'ho scoperto in 15 gg mi sono ascoltato 150 puntate senza fermarmi, ho annullato gli altri podcast per portarmi alla pari ed ascoltare tutte le precedenti puntate, ben fatto, esattamente il livello di informazione che mi serviva

Gianluca G., 11 Set 2025

Veramente interessante, chiaro e conciso. Cambia la vita finanziaria di chiunque.. da ascoltare assolutamente anche per chi di finanza non vuole occuparsi mai

Francesca B., 6 Apr 2024

Dovrebbero ascoltarlo buona parte degli italiani e io avrei dovuto scoprirlo con qualche anno in anticipo ma meglio tardi che mai

Matteo C., 3 Set 2025

Ho acquistato e letto il suo libro e l' ho trovato. Esprime i concetti economici in modo semplice e chiaro. Sentirlo parlare conferma che è un professionista del settore.

Giulia N., 11 Ago 2025

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I contenuti hanno scopo puramente informativo, non sono consulenza finanziaria e investire comporta rischi. La newsletter include inserzioni pubblicitarie di terzi.
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