Summer School – La regola che salva il portafoglio quando tutto sale o crolla

In questo episodio vediamo cosa fa davvero il ribilanciamento, non un rendimento gratis, ma una disciplina di gestione del rischio, perché farlo di rado tende a funzionare meglio che farlo spesso.

Difficoltà
19 minuti
Summer School – La regola che salva il portafoglio quando tutto sale o crolla

Risorse

Punti Chiave

00:00 Il tuo portafoglio si sbilancia da solo

03:25 Cosa fa davvero il ribilanciamento

06:15 Ogni quanto ribilanciare

08:44 Meno spesso è meglio: ecco perché

10:37 Cosa fare durante una lunga crisi

12:24 Quanto costa ribilanciare in Italia: il 26%

14:23 Il trucco dei due ETF identici

16:39 Come ribilanciare in 3 righe

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Trascrizione Episodio

La regola che salva il portafoglio quando tutto sale o crolla

Tre anni fa Davide aveva deciso: ottanta per cento azioni, venti per cento obbligazioni.
Poi non ha fatto assolutamente niente.
Non ha venduto, non ha comprato, a momenti neanche ha guardato.

Ha fatto esattamente quello che gli abbiamo detto tutti di fare – l’investitore paziente, quello che non ci mette le mani, quello bravo.

Poi la settimana scorsa apre l’app e trova ottantotto e dodici.

Nessuno ha deciso quel portafoglio.
Non c’è stato un momento in cui Davide ha pensato “sai che c’è, mi va di rischiare un po’ di più”.
Ci è arrivato da solo, mentre lui guardava altrove.

E la domanda che si fa Davide è la stessa che ti fai tu ogni volta che apri l’estratto conto e vedi una riga che è cresciuta e un’altra che si è ristretta: questo portafoglio è ancora giusto per me o devo modificare i pesi?

Ora, la risposta che ti daranno praticamente tutti è questa: ribilancia, così vendi quello che è salito e compri quello che è sceso. Compri basso e vendi alto. Rendimento Gratis.

Eehhh
È la spiegazione più diffusa del mondo … ed è abbastanza sbagliata.
E a dirlo non sono io: sono i dati e la ricerca accademica.

Ma la cosa più interessante è un’altra.
Ribilanciare spesso, meticolosamente, per tenere sempre il proprio portafoglio ai suoi numeri giusti mediamente peggiora la performance del portafoglio – che è esattamente il contrario di quello che ti aspetteresti da un gesto di ‘disciplina’.”

Tre obiettivi di questo episodio.
Primo: capiamo cosa fa davvero il ribilanciamento, perché è importantissimo per il tagliando del tuo portafoglio e perché non è quello che spesso si racconta.
Secondo: vediamo perché farlo di rado funziona meglio che farlo spesso.
E terzo: come si ribilancia in Italia, dove il fisco cambia le regole del gioco.

Alla fine di questi quindici minuti mettiamo giù regole, date, soglie e modalità per ribilanciare al meglio senza spendere un euro di tasse di troppo.

[SIGLA]

Bentornati a The Bull, il tuo podcast di finanza personale.
Ottavo episodio della Summer School, e quindi l’ultimo – vacanze quasi finite, dal prossimo The Bull torna nella sua forma canonica.
Nei sette precedenti abbiamo fatto una cosa: abbiamo costruito un portafoglio.
Abbiamo deciso da dove si comincia, quanta liquidità tenere ferma, che rendimento aspettarsi davvero, quanti ETF servono, come si perdono i soldi anche facendo tutto giusto, perché la rendita passiva è spesso una minchiata e quanto oro e bitcoin ha senso mettersi in casa.

Oggi chiudiamo il cerchio con l’ultima che resta da fare: tenerlo in vita.

Perché un portafoglio non è un monumento. È un organismo che si muove e che se non stai attento si trasforma in qualcos’altro.

In questo podcast parliamo di finanza, investimenti e mercati per aiutare chiunque a imparare a investire al meglio e costruirsi la vita che desidera. Se non l’avete ancora fatto, mettete segui al canale su YouTube, Spotify o Apple Podcast — a voi non costa niente, a me cambia il mondo.

Come per tutti gli episodi di questa serie, c’è del materiale da scaricare per avere tutti i concetti fondamentali sempre con voi – ma oggi soprattutto c’è un calcolatore di cui sono estremamente orgoglioso che permette di simulare 10.000 scenari per il vostro portafoglio a seconda di come lo ribilanciate
Se non l’avete ancora fatto andate a questo Link o in descrizione, mettete l’email e ricevete tutti e otto i materiali insieme.
E quello di oggi è forse il più utile di tutti, perché ribilanciare è l’unica cosa che continuerete a fare periodicamente per il resto della vostra vita di investitori.

Cosa fa davvero il ribilanciamento

Allora, partiamo da un concetto aritmetico, che non è sempre chiaro a tutti.
Se io investo, mettiamo, per 10 anni in un portafoglio composto da asset tra loro non correlati e che hanno lo stesso rendimento atteso e la stessa volatilità, allora sia che lo lascio correre, sia che lo ribilancio come un pazzo ogni giorno (ipotizzando che non ci siano tasse e costi di transazione) il mio risultato medio non cambia.

Quello che invece cambia è il risultato mediano, che invece è generalmente più alto se ribilancio.
Come conseguenza di questo cosa accade?
Accade che
Nel 10% dei casi peggiori il mio rendimento atteso migliora se ribilancio;
Nel 10% dei casi migliori, invece, il mio rendimento atteso diminuisce.

Avete visto cos’è successo?
In pratica il ribilanciamento di un portafoglio – cioè riportare i pesi delle asset class al peso originario, vendendo quelle che crescono troppo e comprando quelle che crescono poco o perdono – restringe la dispersione dei risultati finali del percorso dell’investitore, cioè:

Riduce la performance migliore negli scenari più benevoli e
Aumenta la performance peggiore negli scenari più avversi.

Quando si fa una simulazione del rendimento di un portafoglio a, metti 30 anni, si può usare uno strumento chiamato Montecarlo e si simulano magari 50.000 possibili esiti per vedere dove si può cadere in media o negli scenari più estremi.
Ma noi, di quei cinquantamila mondi, ne vivremo esattamente uno, quindi la media è un numero che non riguarda nessuna persona reale.
Conta molto di più la mediana, cioè lo scenario centrale a cui sarà più probabile avvicinarsi.

Ma se invece di investire in asset con stesso rendimento atteso, come nell’esempio di prima, investo in asset come azioni e obbligazioni, che invece hanno un diverso rendimento atteso – perché dalle azioni mi aspetto di più, cosa succede?

Si estremizza quello che abbiamo detto, ossia: ribilanciare riduce anche il rendimento medio atteso del portafoglio, ma restringe ulteriormente la dispersione dei risultati, compattando la differenza tra gli scenari più positivi e quelli più negativi – cioè è meno probabile che farò il botto o un disastro.

Ribilanciare quindi non è tanto una pratica per generare rendimento magico dal nullo.
È una disciplina di risk-management, a due livelli:
Primo livello: allineare l’allocation del portafoglio ai miei obiettivi e al mio profilo di rischio;
Secondo livello: ridurre la dispersione dei risultati finali, con particolare attenzione a ridurre la probabilità degli esiti più disastrosi se mi dice male e becco un trentennio supersfigato.

Ogni quanto ribilanciare

Ora, però, ogni quanto devo realisticamente ribilanciare il mio portafoglio?
Ogni giorno?
Manco per idea.

Prima di vedere queste regole, diciamo una regola fondamentale, soprattutto d’estate quando viaggiamo: se il wifi dell’hotel si chiama “Miramare_Guest”, senza password, ecco magari non usatela per aprire il vostro homebanking dove c’avete tutto il patrimonio.
Non succede niente eh… però…
Per star sereni usate NordVPN, la VPN più avanzata sul mercato, e sponsor di questo episodio: dentro c’è Next-Gen Antivirus, che blocca siti truffa e link di phishing, scansiona i file che scaricate e vi avvisa pure quando la chiamata in arrivo puzza di call scam.
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Questa è l’unica regola da ricordarsi quando vi connettete in giro.
Quelle per ribilanciare le vediamo subito.

Dicevamo, qual è la frequenza di ribilanciamento più corretta?
Ovviamente non c’è una risposta giusta in assoluto, ma ci sono probabilmente due strade principali.

Per esempio in questo paper di AQR del 2015 dal titolo:

Ribilanciamento del portafoglio, Asset Allocation Strategica è stato fatto questo esperimento.
Si è preso un portafoglio fatto così:

50% azioni globali
40% bond globali e
10% materie prime.

E sono andati a vedere quale strategia di ribilanciamento avrebbe funzionato meglio con i 40 anni precedenti di dati a disposizione quando è uscito il paper.
Le opzioni sono:
Ribilanciamento mensile, annuale o ogni due anni e
Ribilanciamento ogni volta che un’asset class sfora del 10, 20 o 30% il peso target.

I risultati sono abbastanza controintuitivi:
Ribilanciare ogni 2 anni avrebbe portato il miglior rendimento, meno volatilità e perdite massime più contenute; la seconda migliore opzione sarebbe stata il ribilanciamento annuale;
Le opzioni peggiori invece sarebbero state ribilanciare ogni mese oppure per scostamenti di appena il 10%.

E l’analisi tra l’altro non l’impatto delle tasse, che chiaramente penalizzerebbero i ribilanciamenti più frequenti.

Meno spesso è meglio: ecco perché

Perché succede questa cosa?

Succede perché i mercati hanno due comportamenti fondamentali che convivono su orizzonti diversi.
Nel breve periodo — diciamo da un mese a un anno — i prezzi tendono a continuare nella direzione in cui stanno andando. Si chiama fattore momentum. Si dice che nel breve termine i rendimenti di un asset sono auto-correlati, cioè se vanno bene continuano ad andare bene, se vanno male continuano ad andare male.

Nel medio-lungo periodo, invece, diciamo sui tre-cinque anni, il segno tende a cambiare e diventa nettamente negativo. Si dice che i rendimenti regrediscono verso la media. Mean reversion. Quello che è corso troppo, prima o poi, rallenta e torna indietro, quello che è andato malissimo recupera.

Ecco la spiegazione.

Chi ribilancia ogni mese o comunque troppo spesso taglia i trend mentre stanno ancora correndo. Combatte il momentum, che è la forza che comanda su quell’orizzonte, e non resta mai in posizione abbastanza a lungo per incassare il ritorno alla media, che è la forza che gli darebbe ragione.

Chi ribilancia ogni 24 mesi o quando un asset class si è scostata di molto dal suo peso target, invece, allora è più probabile che si prenda il momentum e intercetti la regressione verso la media. Prende il buono di tutte e due.

Non ribilanciare mai, invece, alza il rendimento atteso perché lasci correre il cavallo migliore (spesso le azioni), come è successo a Davide, e quello dopo un po’ si prende tutto il portafoglio.
Solo che ti alza anche il rischio in maniera più che proporzionale. Il ribilanciamento, quindi, non è mai una scommessa vinta in partenza, dipende da come vanno i mercati, ma sul discorso rischio è più prevedibile. Ecco perché è una disciplina di risk management e non un generatore di rendimento gratuito.

Insomma: “La vera disciplina non è ribilanciare spesso, né non ribilanciare mai. È ribilanciare raramente, ma con costanza.”

Cosa fare durante una lunga crisi
Questa è una lezione importante in generale, ma vale soprattutto per i momenti di crisi.
Mi spiego.
Prendiamo un momento drammatico e duraturo come sono state le crisi dei primi anni 2000, del 2008, o anche del 2022.

L’MSCI World ha perso oltre il 50%, in euro, sia nel 2003 che all’inizio del 2009, mentre nel 2022 ha perso oltre il 15%.
Queste sono state crisi lunghe.
Il 2018, 2020 e 2025 sono stati esempi di crisi molto rapide.

Nelle crisi lunghe, però, la tentazione di ribilanciare subito per recuperare più in fretta comprando azioni che stanno andando giù è una strategia pericolosa, perché fondamentalmente getta benzina sul fuoco: si cerca di catturare una regressione verso la media in un orizzonte da momentum.

La cosa migliore, invece, è anche in queste situazioni estreme continuare ad applicare il metodo scelto:
O ribilanciare ogni 12-24 mesi;
Oppure ribilanciare quanto un asset class ha sballato di almeno il 20% rispetto al target.

Ultimamente abbiamo vissuto crisi piuttosto violente ma rapide, soprattutto per via di interventi tempestivi delle banche centrali che hanno messo una pezza ad ogni tracollo – Covid su tutti.
Ma non è questa la norma.
E soprattutto non sono le crisi che durano pochi mesi il problema.

Il problema è mantenere disciplina durante le crisi con la C maiuscola, che posso durare anni.
Lì tenere una disciplina di ribilanciamento meccanica diventa una formidabile forma di protezione contro i danni della nostra impulsività.

E una crisi in cui il mercato fa -40/50% è decisamente la situazione in cui l’impulsività rischia di prendere il posto della ragione.

Quanto costa ribilanciare in Italia: il 26%
Ora, tutto quello che vi ho raccontato finora ha un difetto: è roba fondamentalmente americana e ragiona come deve fare una ricerca accademica: ipotizza che non ci siano costi e soprattutto tasse. Da noi funziona diversamente, e la differenza non è mica da poco.

Facciamo il conto di Davide.

Diciamo che per riportare il portafoglio da 88/12 a 80/20 deve spostare ventimila euro dalle azioni alle obbligazioni e che dentro quei ventimila ci sono ottomila euro di plusvalenza maturata in tre anni di corsa.
Vende, e paga il ventisei per cento su quegli ottomila: duemilaottanta euro.

Ma attenzione al passaggio successivo. Quei duemilaottanta euro non sono “persi”: Davide li avrebbe pagati comunque, prima o poi.
Il problema è che li ha pagati vent’anni prima del necessario.
E quei soldi, se fossero rimasti dentro a lavorare, avrebbero generato altro rendimento.

Ora, come si può fare a minimizzare l’impatto dei ribilanciamenti:
NUMERO UNO: questo è un ulteriore argomento a supporto del ribilanciare meno spesso possibile;
NUMERO DUE: finché il rapporto tra la nostra capacità di risparmio mensile e le dimensioni del portafoglio lo consentono, si può semplicemente ribilanciare comprando l’asset rimasto indietro, così zero capital gain su ci pagare le tasse. È chiaro però che se devi ribilanciare 100.000 € con 500 € al mese ti servono anni;
NUMERO TRE: far combaciare ribilanciamenti e eventi di prelievo dal portafoglio, non so:
L’anticipo per una casa
Un matrimonio
L’università dei figli
Un grande viaggio.
I soldi sono fatti per essere spesi.
I momenti di spesa – che facciamo per essere felici, non per ottimizzare le tasse – possono diventare occasioni di ribilanciamento
NUMERO QUATTRO: se in portafoglio ho ETC, ETN, bond singoli e così via posso sfruttare i ribilanciamenti per compensare eventuali minusvalenze

Il trucco dei due ETF identici

NUMERO CINQUE: un suggerimento sottile per chi ha un broker che applica il regime amministrato, attenzione bene. [cambiare ETF]

Diciamo che ho un portafoglio fatto da un ETF azionario sull’MSCI ACWI e uno obbligazionario sul Bloomberg Global Aggregate per semplicità.

Se quello azionario inizia ad essere in profitto del 20-30%, cosa molto probabile se investite da un po’ di anni, allora si possono fare due cose:

O cominciare ad investire in un nuovo ETF azionario sull’MSCI ACWI

Oppure investire sullo stesso ETF ma su un altro broker

In questo modo quando dovrò ribilanciare potrò vendere quote di quello più recente su cui pagherò un capital gain più basso, perché la fiscalità è per strumento, non per portafoglio e il prezzo medio di acquisto del più recente sarà più alto – e quindi meno capital gain da tassare.

Naturalmente non è un modo per non pagare le tasse, ma per avere un differimento, cioè pagarle più in là e continuare a maturare rendimento anche sulla parte che oggi sarebbe soggetta a tassazione.

Siccomme però ci piacciono le cose pratiche e non lasciare tutto alla teoria, se scaricate i materiali dell’episodio mettendo l’email al link in descrizione avrete un calcolatore di cui sono molto orgoglioso

In cui potete costruire il portafoglio che volete con Azioni, Obbligaizoni, Oro, Materie Prime e Cash, mettere i rendimenti e la volatilità attesa che volete (o usare quella pre-settata) e scegliere la frequenza di ribilanciamento.

Il risultato saranno le fasce di possibili esiti a 30 anni (o orizzonte che volete voi) divisi per percentili, quindi risultato mediano, 10°, 25°, 75° e 90° percentile.

Consiglio:

aprite le impostazioni avanzate e selezionate come modello di rendimento: Momentum + Ritorno alla media.

Di default è invece impostato su Normale i.i.d., che sta per indipendenti e identicamente distribuiti, cioè significa che i rendimenti simulati seguono una distribuzione normale e non si verifica il fenomeno di autocorrelazione che abbiamo detto prima – cioè: per un po’ i trend persistono, poi c’è regressione verso la media.

Le vere differenze tra diverse frequenze di ribilanciamento si vedono con il modello momentum+ritorno alla media.
È meno prudente, ma in effetti più vicino alle reali dinamiche dei mercati.

Per tutto il resto ci sono le istruzioni, divertitevi a provarlo.

Come ribilanciare in 3 righe

Bene.
Mega recap di quello che ci siamo detti:
UNO: Se state ancora accumulando, ribilanciate con i flussi. Ogni euro nuovo va sull’asset più sottopeso, finché non torna in riga. Non vendete niente. Punto.
DUE: Quando i flussi non bastano più, ribilanciate una volta ogni 12-18-24 mesi, fissandovi la data in anticipo.
TRE: Fuori dalla vostra data intervenite solo se lo scarto è diventato serio: diciamo quando un asset si allontana di almeno il 20% dal suo peso obiettivo. Davide ha un 20% di obbligazioni? Allora si muove fuori calendario solo se scendono sotto il 16% o salgono sopra il 24%. Che in effetti è oltre il punto in cui Davide si trova adesso, con il suo dodici per cento.

E l’ultima cosa, che è forse la più liberatoria di tutto l’episodio. Se avete l’ansia di scegliere la regola perfetta, lasciate perdere: la letteratura è concorde nel dire che tante regole ragionevoli portano a risultati quasi identici. Chi ribilancia a marzo e chi a settembre, chi ogni anno e chi ogni due, arrivano più o meno nello stesso posto.
L’errore non è scegliere la regola sbagliata. È non averne nessuna, e decidere ogni volta guardando i mercati – che è un modo apparentemente elegante di dire “faccio market timing a cazzo di cane”.

Insomma: “Non si ribilancia per guadagnare di più. Si ribilancia per restare investiti nei momenti che contano davvero”

Bene amici miei, fine dell’episodio di oggi e fine della Summer School.
Otto episodi fa siamo partiti da “non ho mai investito, come comincio”, e oggi finiamo con la manutenzione – che sembra una rottura di palle ma è quella che separa un portafoglio che dura trent’anni da uno che dura fino al primo spavento.

Se volete il fichissimo calcolatore per stimare dove finirete tra trent’anni con il vostro portafoglio in base a come lo ribilanciate link in descrizione, mettete l’email e vi arriva insieme a tutti gli altri materiali.

Per questo episodio invece è davvero tutto e noi ci rivediamo tra pochi giorni con il tradizionale formato del podcast, sempre qui, naturalmente, con The Bull, il tuo podcast di finanza personale.

Recensioni

Quando capisci come funziona la finanza… ti viene voglia di raccontarla!

Non sono solito a mettere recensioni e specialmente non ascolto podcast, ma da quando ho iniziato questo, faccio fatica a staccarmi, e quasi non posso più fare a meno di ascoltare e arricchirmi culturalmente.

Andrea V., 22 Set 2025

Dovrebbero ascoltarlo buona parte degli italiani e io avrei dovuto scoprirlo con qualche anno in anticipo ma meglio tardi che mai

Matteo C., 3 Set 2025

Riccardo mi ha letteralmente cambiato la vita e fatto scoprire che amo la finanza, ho ascoltato il podcast già due volte e non mi stufo mai di ascoltarlo, parla in modo semplice e chiaro

Massimo D., 23 Set 2025

Veramente veramente raccomandato! la finanza personale riassunta alla perfezione! e spiegata partendo dall'ABC! Ottimo anche da ascoltare a velocita 1,5x!

Giorgia R., 23 Gen 2025

La mia ignoranza in materia mi ha sempre creato dei dubbi, ma grazie a un amico ho iniziato ad ascoltare il podcast. Per fortuna che ho 24 anni e un po' di tempo e soldi da dedicarmi a imparare le varie nozioni per me stesso. Grazie mille!

Luca G. 10 Ott 2025

Ho acquistato e letto il suo libro e l' ho trovato. Esprime i concetti economici in modo semplice e chiaro. Sentirlo parlare conferma che è un professionista del settore.

Giulia N., 11 Ago 2025

Podcast piacevole, scorre veloce ma in modo estremamente chiaro, spiega i concetti chiave per gestire le proprie finanze, fornendo la classica cassetta degli attrezzi. Complimenti, davvero ben fatto!

Massimiliano, 29 Mag 2024

Veramente interessante, chiaro e conciso. Cambia la vita finanziaria di chiunque.. da ascoltare assolutamente anche per chi di finanza non vuole occuparsi mai

Francesca B., 6 Apr 2024

Podcast che dà sempre spunti interessanti che personalmente mi ha fatto appassionare alla finanza personale spingendomi ad approfondire in prima persona.

Lorenzo, 13 Mar 2025

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Capire cosa sta succedendo sui mercati non serve a prevedere il futuro, ma a prendere decisioni più consapevoli.

I contenuti hanno scopo puramente informativo, non sono consulenza finanziaria e investire comporta rischi. La newsletter include inserzioni pubblicitarie di terzi.
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