#354

Hai iniziato a investire tardi? Ecco cosa fare

"Ho quarant'anni e non ho mai investito un euro: è troppo tardi?". Smontiamo i tre dogmi su cui si regge questa convinzione, a partire dal grafico più famoso della finanza personale, e vediamo cosa sposta davvero il risultato quando si parte tardi.

Difficoltà
25 minuti
Hai iniziato a investire tardi? Ecco cosa fare
The Bull - Il tuo podcast di finanza personale

354. Hai iniziato a investire tardi? Ecco cosa fare

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Risorse

Punti Chiave

00:00 È davvero troppo tardi?

02:33 Primo dogma: il grafico più famoso

06:29 Secondo dogma: come funziona il rendimento composto

08:45 Terzo dogma: inseguire i rendimenti

14:02 Il numero che decide le priorità

17:26 La flessibilità è un superpotere

21:41 Raggiungere la libertà finanziaria

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Trascrizione Episodio

È davvero troppo tardi?

“Ho trentacinque, quaranta, magari cinquant’anni e non ho mai investito un euro. È troppo tardi?”
Se questa domanda ve la siete fatta, avrete ricevuto probabilmente queste due risposte.
La prima: sì, ormai è tardi ti sei ciucciato tutto il rendimento composto.
La seconda, quella consolatoria: figurati, hai ancora tutto il tempo del mondo, ci pensa il rendimento composto.

Beh, chiaramente entrambe le risposte hanno qualcosa che non va.

Prendiamo due persone.
Martina comincia a investire a venticinque anni: tutti i mesi, per quarantadue anni di fila. È esattamente quello che tutti dovrebbero fare secondo i sacri testi.

Matteo invece comincia a quarantacinque. Vent’anni di ritardo, zero investito, il personaggio stereotipo che nei video di finanza personale è lo sfigato che ha perso il treno della ricchezza.

Solo che quando entrambi avranno raggiunto i 67 anni, Matteo si potrebbe ritrovare con il doppio di Martina in portafoglio.

È possibile?
Se si comprendono le leve giuste sì

Oggi allora facciamo due cose.
Pars destruens: nella prima metà dell’episodio smontiamo tre idee troppo artificiali legate all’importanza di iniziare ad investire presto e vediamo perché alcuni concetti aritmeticamente ineccepibili sono molto meno netti nella vita vera.
Pars costruens: nella seconda metà costruiamo l’alternativa: cosa fa davvero la differenza se cominciamo un po’ avanti con gli anni e come recuperare il tempo perduto.

Spoiler: esiste una soglia – un numero preciso molto semplice da calcolare – sotto la quale occuparsi del portafoglio è tempo sostanzialmente buttato e sopra la quale invece diventa la cosa più importante di tutte.

Lo scopriremo tra poco.
Insieme a tutte le leve che contano davvero per piegare il tempo a nostro favore e non sentirci persi se per esempio abbiamo scoperto The Bull solo negli anta.

Ma questo non è un episodio solo per i ritardatari.
È un episodio per tutti per mettere a fuoco, numeri alla mano, cosa conta davvero quando si tratta di far svoltare la nostra situazione finanziaria.

Sigla!

Bentornati a The Bull, il tuo podcast di finanza personale.
In questo podcast parliamo di finanza, investimenti e mercati per aiutare chiunque a capire come investire al meglio, costruire la propria libertà finanziaria e la vita che desidera. Se non l’avete ancora fatto mettete segui al canale su YouTube, Spotify o Apple Podcast e attivate le notifiche: a voi non costa nulla, per me è letteralmente la cosa che tiene in piedi questo progetto.
E se siete qui per la prima volta e di finanza pensate di non capirci una beata mazza, non partite da questo episodio: guardatevi prima i primi dieci, oppure la playlist “Comincia da qui” su YouTube. Sono le basi, si fanno in un pomeriggio, e dopo qualunque altro video del canale vi risulta chiaro.

Primo dogma: il grafico più famoso
Detto questo, cominciamo con il primo dogma: il grafico più famoso del mondo della finanza personale.

La prima linea è Martina: comincia a venticinque anni, mette da parte duecento euro al mese, e va avanti fino a sessantasette – diciamo con un rendimento medio del 6%.

La seconda è Matteo: identico a Martina in tutto, stesso stipendio, stessa vita, stessi duecento euro al mese – solo che comincia a quarantacinque anni.

A 67 anni, Martina ha messo in saccoccia quasi mezzo milione di euro.
Matteo, poco più di 100.000.

Grafici come questi sono finanza personale 101.
Lezione da trarre: inizia presto perché il rendimento composto fa miracoli ma ha bisogno di tempo per funzionare.

Sacrosanto!
Non c’è niente da dire e la matematica sottostante non fa una piega.
È la vita che invece non è troppo d’accordo con questa eccessiva semplificazione.

Il tutto, infatti, si regge tutto su una serie di ipotesi astratte:
Il fatto che entrambi versino esattamente ogni mese la stessa cifra, anche se avranno valori reali diversi a distanza di vent’anni;
L’idea che sia possibile ottenere un rendimento medio aritmetico lineare, stabile, senza rischio di sequenza e dipendenza dal percorso;
Per non parlare poi di una rappresentazione statica delle variabili della vita che esistono solo in Excel.

Ora, l’Italia non è certamente il Paese che premia le retribuzioni, ma anche con tutto il pessimismo che ci contraddistingue il caso base non è che uno a 25 anni abbia la stessa retribuzione di uno di 45.

Secondo l’ISTAT, la retribuzione oraria media di un lavoratore sotto i trent’anni è di undici euro e novanta. Tra i trenta e i quarantanove sale a quindici e ottanta. Sopra i cinquanta arriva a diciotto e settanta.
E se guardate gli uomini un over 50 guadagna in media il sessantacinque per cento in più di un under 30.

Attenzione: questi dati non significano che ogni venticinquenne guadagnerà automaticamente di più a quarantacinque anni. Sono una fotografia di gruppi diversi, non la previsione della carriera di ciascuno di noi.
Dimostrano però che ipotizzare lo stesso versamento nominale per quarant’anni è una semplificazione enorme.
E allora il confronto interessante non è più soltanto: «Quanto tempo mi rimane?». È: «Quanto capitale ho già e quanto riesco ad aggiungerne ogni anno?».

Ora rifacciamo il confronto con dati più realistici.
Se Matteo inizia 20 anni dopo i 200 € mensili di Martina avranno un valore reale di circa 400 €. Se poi consideriamo la maggiore retribuzione presunta e gli incentivi di Matteo a ottimizzare reddito e spese scopriamo che con 800 € al mese colmerebbe il gap e arriverebbe addirittura a doppiare Martina con 1.600 € al mese.

Martina parte davvero a venticinque anni con duecento euro al mese.
Ma in realtà in questo nostro esempio volutamente forzato per capire il punto, è lei a commettere l’errore mortale: non indicizza i suoi versamenti mensili, versa sempre 200 € al mese:
O perché non guadagna abbastanza
O perché con il suo reddito aumenta anche la sua lifestyle inflation: guadagna di più, spende di più.

Ora è chiaro che se Martina alza i versamenti insieme al suo stipendio stravince.
Non sto dicendo che cominciare tardi sia irrilevante, sarebbe una scemenza.
Sto dicendo che nell’aritmetica della finanza personale e degli investimenti la prima variabile decisiva che sposta tutto è il reddito e la conseguente capacità di indicizzare gli investimenti nel tempo.

Questa è insieme una buona e una cattiva notizia:
Quella buona [notizia] è che se penso di essere in ritardo e devo recuperare la mia preoccupazione principale non deve essere in quale portafoglio investire per colmare il gap di tempo perduto, ma lavorare sul risparmio disponibile. Spese, sicuramente, ma principalmente reddito – che è una cosa molto più controllabile del rendimento dei mercati.

Quella cattiva [notizia] è che non esistono easy fix.
Si tratta di prendere decisioni importanti e di mantenerle con costanza e disciplina a lungo termine. Ma su questo ci torno tra poco.

Secondo dogma: come funziona il rendimento compsto

Secondo dogma, che è subdolo perché è vero a metà.
L’interesse composto. La cosa che ci raccontiamo come se fosse una specie di forza mistica che si attiva il giorno in cui aprite il conto e da lì lavora silenziosamente per voi. Non è così che funziona. L’interesse composto è tutto schiacciato alla fine, e questa è la cosa più importante che vi dico oggi sul tempo.
Ve lo faccio vedere con un esempio di Michael Kitces, uno dei financial planner più autorevole negli Stati Uniti.

Prendete uno che mette via trecento dollari al mese per 40 anni con un rendimento medio annuo dell’otto per cento nominale – che è la generosa stima di Kitces, ma in questo momento non ci interessa tanto quale sia il rendimento atteso più realistico.

Dopo quarant’anni fa un milione.
Adesso guardate i due estremi di quella traiettoria.

Anno due. Il rendimento di un anno intero su quello che ha accumulato fa meno di 600 dollari. Il suo versamento mensile è trecento. Un anno di rendimento del portafoglio vale meno di due mesi di risparmio.
Ultimo anno. Il rendimento del mercato genera un incremento di 80.000 dollari. L’equivalente di 22 anni di risparmio.

Il punto è che all’inizio l’interesse composto non fa una beata mazza e a fare tutto il lavoro lo facciamo noi.
Alla fine noi a non contare più niente, e fa tutto lui.

Nel suo bellissimo Just Keep Buying, il mio amico Nick Maggiulli si è concentrato molto su questo tema: secondo i suoi calcoli su quarant’anni: dei soldi che uno si ritrova alla fine, meno del venti per cento sono versamenti.
Il grosso sono i rendimenti del mercato … ma questi arrivano quasi tutti alla fine!

Nell’esempio che abbiamo appena fatto, 600.000 dollari su un milione dipendono solo dal rendimento del portafoglio degli ultimi 10 anni.

Quello che abbiamo perso davvero iniziando tardi è – diciamo così – il numero di “raddoppi” che si possono far fare al portafoglio.

Con un rendimento del 7,2% all’anno, così facciamo i conti facili, il valore nominale del capitale raddoppia ogni dieci anni circa, ma è l’ultimo raddoppio quello che pesa davvero.
Se ho 40 anni di investimento prima della pensione avrò 4 raddoppi.
Ma l’ultimo pesa di più degli altri messi assieme.

Il raddoppio però si applica a quello che c’è.
E allora la contromossa non è recuperare il tempo – che non si può fare ovviamente: la contromossa è arrivare a quel raddoppio con molti più soldi sotto.

Terzo dogma: inseguire i rendimenti

Terzo dogma, ed è quello che costa più soldi di tutti.
Uno che si sente in ritardo e ha capito che gli manca un raddoppio, cosa fa?
Prova a recuperarlo sui rendimenti.

Mi ha spezzato il cuore una persona che mi seguiva da tempo e che su instagram mi ha scritto di aver perso molti soldi perché… beh perché si era fatto prendere la mano.
Long story short, aveva iniziato ad investire seguendo The Bull alle soglie dei 40 anni, ma per recuperare il tempo perduto non solo era andato full azionario, peraltro con qualche scommessa specifica, ma pure a leva.

Questi sono stati anni buoni sinora, ok.
Ma la leva giornaliera ha un peso esponenziale durante brevi shock o fasi laterali persistenti.
Come è noto un asset che rende zero per un periodo relativamente nullo può perdere molti soldi.

Il motivo è banale:
Se l’asset fa -10% e +11% torna in pari;
Ma se uso per esempio una leva 3x un -30% non viene affatto compensato da un +33%, serve un +43%.

L’asset torna esattamente da dove era partito mentre lo strumento a leva è ancora sotto del 7%. Ripetuto per due anni di mercato laterale, si mangia un terzo del capitale senza che sia successo niente.

Questo è un esempio di atteggiamento istintivo e comprensibile.
Ma è uno degli errori peggiori che si possa commettere.
È come quando sei in ritardo ad un appuntamento e per recuperare guidi come un pazzo e passi col rosso.
C’è una bassa probabilità che recuperi il ritardo e un’alta probabilità che a quell’appuntamento non ci arriverai mai.

È la reazione più comprensibile del mondo. Ed è, matematicamente, la leva più debole che abbiamo.
In un vecchio articolo Ben Carlson aveva fatto un conto interessante.
Prende una coppia di cinquantenni, centomila dollari di reddito familiare, sei per cento di rendimento atteso, e si chiede cosa conviene fare per arrivare in fondo.

Due opzioni:
OPZIONE UNO: Raddoppiare il tasso di risparmio, dal dieci al venti per cento del reddito.
OPZIONE DUE: Raddoppiare il rendimento atteso, dal sei al dodici per cento.

C’è un’asimmetria che rende questo confronto esemplare.
Raddoppiare il tasso di risparmio è difficile ma possibile: su duemila euro netti al mese vuol dire passare magari da trecento a seicento euro messi via, e sono scelte – faticose, sgradevoli, che richiedono compromessi, ma spesso in mano nostra.
Raddoppiare il rendimento atteso di un portafoglio invece è difficile perché non dipenderà dalla nostra bravura, ma banalmente dal periodo storico che ci toccherà in dote.

Nel ventennio migliore degli ultimi 50 anni l’MSCI ACWI ha reso oltre il 18% all’anno.
In quello peggio 2,76%.
Capite quindi che lavorare sul rendimento atteso è qualcosa completamente al di fuori della nostra buona volontà.

Certo, investire progressivamente smussa questi estremi.
Ma è la quantità di capitale investito che fa il grosso dell’heavylifting.

Il rendimento si applica al capitale che abbiamo e se abbiamo cominciato tardi è relativamente piccolo.
Il risparmio invece si applica al reddito, e se abbiamo cominciato a quaranta o cinquant’anni abbiamo sia un problema che un’opportunità:
Il problema è che abbiamo meno tempo;
L’opportunità è che solitamente abbiamo più reddito e forse anche più patrimonio investibile, soprattutto se magari non si hanno più figli piccoli e quindi tutte quelle spese esorbitanti dei loro primi anni di vita vengono meno.

Insomma: Il ritardo non si recupera sui mercati. Si recupera sulla busta paga

Prima di passare alla pars costruens, però, facciamo un passo indietro di trenta secondi. Abbiamo appena stabilito che se avete quarantacinque anni il vostro asset più grosso non è quello che avete in portafoglio: è quello che vi resta da guadagnare.
Bene. Quel portafoglio lì, quello vero, è assicurato?
Perché tutti assicurano la macchina, e quasi nessuno assicura la cosa che vale trenta volte tanto.
Invece un tema che per molti 30-40enni è molto importante è proprio quello dell’Assicurazione sulla Vita, il modo più semplice ed economico per assicurare il tuo capitale finanziario futuro.
Oddio semplice ed economico dipende.
Mediamente un’assicurazione sulla vita è un macello e costa un occhio della testa.
Io invece da anni uso Turtlneck, l’assicurazione sulla vita di Squarelife e sponsor dell’episodio di oggi.

Ora, non essendo mai morto, posso garantire solo a metà sul fatto che il servizio funzioni a dovere.
Posso però parlarvi delle cose che funzionano benissimo e che mi saranno costate sì e noi 5 minuti del mio tempo in 2 anni.
si può sottoscrivere online in pochi minuti, assicurando fino a 400.000 €.
Il questionario di salute si compila una volta sola.
Ogni anno il premio viene ricalcolato e prima che la polizza venga rinnovata viene chiesta conferma al cliente.
Ma soprattutto la sua caratteristica principale è di avere un costo più basso della media delle assicurazioni sulla vita che tra l’altro ogni anno vi restituisce i soldi che non ha dovuto usare per pagare i risarcimenti se, evviva evviva, è morta meno gente del previsto.
Un’assicurazione classica di solito quei risarcimenti non pagati se li tiene come profitto extra.
Turtleneck, li restituiscono ai clienti.

Perché ridanno i soldi invece che fare più profitto?
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al caso vostro e naturalmente assicuratevi di averne compreso il funzionamento prima di
sottoscriverla e contattate direttamente Turtleneck per avere tutte le informazioni di cui avete
bisogno prima di decidere.

Il numero che decide le priorità

Torniamo a noi, dicevamo che la leva è il risparmio.
Solo che detta così è un’esortazione da zio al pranzo di Natale.
Serve un criterio – è quello di Nick Maggiulli è ineccepibile.

Prendete il vostro patrimonio investito e moltiplicatelo per il rendimento che vi aspettate.
Poi prendete quanto risparmiate in un anno.
Confrontate i due numeri. Finché il secondo è più grande del primo, la vostra ricchezza la fa il risparmio, non il portafoglio.

Esempio con Matteo.
Diciamo che Matteo ha messo insieme cinquantamila euro, su un portafoglio con l’ottanta per cento di azioni, con un rendimento atteso 7% all’anno.
Quando ha 45 anni inizia a investire questi e mille euro al mese che riesce ad incrementare ogni anno del 4% fino ai 55 anni.
Ricordate? Matteo è nella fase di picco di reddito.
Dai 55 ai 67, quando va in pensione, invece, riduce sempre del 4% all’anno.

Al primo anno quel patrimonio produce circa 4.000 euro di rendimento.
Il suo risparmio, invece, vale tre volte il rendimento.

È chiaro che in questa situazione Matteo:
Non dovrebbe spendere troppo tempo a costruire il portafoglio perfetto ottimizzando i costi alla terza cifra decimale;
Avrebbe molto più impatto finanziario
spendere 2 ore per prepararsi a negoziare un aumento di stipendio;
fare application con metodo e costanza per cambiare lavoro;
lanciare un side-hustle, tipo un podcast, per crearsi una seconda entrata

E ovviamente sullo sfondo ci sono sempre le opportunità di ottimizzazione delle spese.
Surroga del mutuo, cambio fornitori di assicurazione, luce e gas, maggior controllo sugli acquisti online, food delivery, fumo, alcol, esperienze a basso valore aggiunto e così via.

È con queste idee sullo sfondo che Matteo riesce a far crescere i versamenti più del 4% all’anno.
Ma in uno scenario professionale più ottimistico l’incremento potrebbe essere ben più alto.

Le cose cambiano quando il rapporto si inverte.

A 57 anni il portafoglio di Matteo comincia a generare quasi 20.000 € all’anno di rendimento mentre i suoi contributi cominciano a ridursi.
Mentre prima il grosso lo faceva quando Matteo versava nel portafoglio, ora è il rendimento a fare una differenza sempre più importante.

Ecco allora che l’ordine di priorità si ribalta.
Dei 500.000 € circa che Matteo ottiene come rendimento complessivo del suo portafoglio nel corso di 23 anni, 400.000 €, l’80% arrivano proprio da quel punto lì in poi, negli ultimi 10.

Visualizziamo bene questa asimmetria puramente aritmetica che si genera.
Una volta che capiamo che il grosso del rendimento assoluto arriva in pochi anni alla fine, capiamo anche su cosa dobbiamo lavorare per colmare un eventuale gap se abbiamo cominciato tardi ad investire.
Cioè:
dobbiamo preoccuparci poco del fatto di avere meno tempo a disposizione
ma dobbiamo preoccuparci tanto di cercare di massimizzare il cash flow nella prima parte del percorso per poi veder decollare i rendimenti assoluti nell’ultima.

In altre parole, quello che conta davvero è il nostro capitale finanziario futuro, quel reddito che ancora non abbiamo guadagnato.

Tutto questo, ovviamente, in media perché come dicevamo prima ci sono due cose che non dipendono da noi che contano tantissimo:
il rischio di coorte: cioè il ventennio/trentennio in cui ci troviamo effettivamente ad investire e
il rischio di sequenza dei rendimenti: anni buoni subito e negativi in fondo portano a risultati peggiori che nel caso di anni negativi subito e positivi in fondo – anche a parità di rendimento medio.

La flessibilità è un superpotere

Ora, se il primo takeaway fondamentale da portare a casa è come il risparmio investibile può piegare il tempo a nostro favore, c’è un’altra cosa importante da considerare: l’obiettivo.

Il concetto che vorrei trasferire è la potenza della flessibilità temporale degli obiettivi.
Cioè: investire per la pensione a 67 anni o per andare in FIRE tra 15 anni o quello che volete è un obiettivo rigido, fissato nel tempo.

Investire per una finestra flessibile per esempio di 5 anni, fa invece una differenza abissale per due motivi.

PRIMO MOTIVO: aumenta il rendimento atteso.
Spieghiamo in che senso.
Ammettiamo che il mio target finanziario sia esattamente tra 20 anni.
Verosimilmente la mia asset allocation dovrà diventare gradualmente più conservativa negli ultimi 5-7 anni, pena il rischio di vedere il mio capitale dimezzato un secondo prima di raggiungere il traguardo.
Pensiamo a chi avesse posto il proprio traguardo nel 2002 o nel 2009.

Se invece la mia finestra è tra 18 e 23 anni cambia.
Di fatto fino al diciottesimo anno posso permettermi di tenere la stessa asset allocation, possibilmente la più aggressiva possibile.
A quel punto
Se ho raggiunto il target ho vinto e inizierò a fare ragionamenti da decumulo o comunque a usare il mio patrimonio per finanziare il mio obiettivo.
Se invece succede un patatrac stile 2000 o 2008, allora ho 5 anni di tempo per recuperare.

Vediamo un esempio stile Matteo del passato.
Inizia con 50.000 €, mette mille euro al mese per 20 anni. Lascio mille fisse perché aumentare e diminuire il piano di accumulo complica inutilmente l’esempio.
Portafoglio sempre 80/20.

Diciamo che è sfigato come pochi, inizia nel marzo del 1989 e il suo obiettivo è vent’anni dopo, marzo 2009.

Con un obiettivo rigido il risultato è penalizzato dal fatto che o Matteo avrebbe già ridotto rischio e rendimento atteso del portafoglio già dal 2004-2005 magari, oppure avrebbe visto il suo patrimonio collassare nell’arco degli ultimi 18 mesi.
Come si vede dal grafico, praticamente quasi tutto il suo capitale sono i soldi che ci ha messo dentro.
Di capital gain gli sarebbero rimasti appena 150.000 euro, contro gli oltre 400.000 al picco del 2007.

Cosa succede invece con un obiettivo flessibile a 5 anni, in quel caso tra il 2007 e il 2012?
Beh succede che la finestra di opportunità migliora nettamente.

Se ho più opzioni, posso tenere un’asset allocation più aggressiva perché non sono vincolato ad una data fissa in cui rischio di cristallizzare una perdita.

Perché 5 anni?

Perché su 5 anni la probabilità di un rendimento negativo con un portafoglio come quello di Matteo, 80/20, storicamente è stata inferiore al 10%, mentre il rendimento mediano è stato di quasi il 9%.
Poi, sopportare psicologicamente un -30/40% è un altro discorso.
Ma se vogliamo fare un discorso puramente razionale, una persona che inizia tardi dovrebbe investire il più possibile, come detto prima, e provare a darsi un obiettivo flessibile per massimizzare il rendimento atteso.

Massimizzare il rendimento coordinandolo con la flessibilità temporale è razionale.
Prendersi rischi da cowboy con strumenti rischiosi, invece, decisamente no.

C’è però anche un altro vantaggio della data flessibile.
Il SECONDO MOTIVO è che aumenta il capitale investito.

Spieghiamo anche qui e usiamo un bell’articolo sul sempre formidabile sito di Michael Kitces.
La tesi è questa: avere la flessibilità di posticipare di uno-due anni la data di pensionamento risulta la scelta ottimale in due casi sue tre.
Qui si parla di pensionamento perché Kitces si occupa di questo, ma si può sostituire pensionamento con: “qualunque grosso obiettivo finanziario per cui stiamo investendo”.

Questo risultato è stato calcolato simulando blocchi di 30 anni di accumulo e poi di decumulo del capitale.

Dallo studio emerge che una piccola differenza di appena due anni in cui sono in grado di continuare a lavorare e investire può avere un peso esorbitante.
La differenza mediana tra la scelta di tempistica migliore e quella peggiore entro la finestra temporale di due anni vale due terzi del valore finale del portafoglio.

Ecco quindi che per chi ha iniziato tardi, ragionare su finestre flessibili relativamente piccole può dare un super potere aggiuntivo che la semplice aritmetica del rendimento composto lineare non racconta.

Raggiungere la libertà finanziaria

Chiudiamo il cerchio.
Tutto quello che abbiamo detto sinora serve a portarci ad un numero solo, che diventa IL Numero il giorno in cui smettiamo di lavorare. Quel numero è il tasso di prelievo: quanto possiamo tirar fuori ogni anno dal portafoglio, diviso quanto abbiamo accumulato.
Qualche episodio fa avevamo spiegato che il modo più semplice è intuitivo per arrivare a quel numero è moltiplicare il costo mensile della vita che vogliamo finanziarie per 300.
Farò presto un episodio sulle strategie più efficaci per prelevare dal portafoglio quando vogliamo vivere di rendita.
Qui facciamo finta di fissare un tasso di prelievo annuo statico.

Se moltiplico per 300 implicitamente sto dicendo che preleverò il 4% il primo anno dal portafoglio, visto che trecento è 12 mesi diviso 4%, che poi adeguerò annualmente all’inflazione.

Se a Matteo a 67 anni serviranno 2.000 € al mese da integrare alla pensione avrà bisogno di aver accumulato almeno 600.000 €.
3.000 € al mese? 900.000.
4.000 € 1.200.000 e così via.

Ci arriva?
Beh, con rendimenti attesi del 5% e del 7% e sequenze negative e positive, in realtà ci stiamo muovendo proprio in quei range.

Ricordiamo però le due condizioni di fattibilità:
Numero UNO: Matteo deve spingere assiduamente sulla massimizzazione del reddito investibile e
Numero DUE: Deve tenersi finestre di flessibilità per permettersi un’asset allocation più aggressiva di quanto altrimenti avrebbe forse fatto.

Quindi, se pensate di aver iniziato tardi, da domani dovete fare quattro cose.
La prima: definire il gap vero. Quanto ci servirà, perché e quanto arriverà dalla pensione e dalle altre entrate e quanto dovrà produrre il portafoglio?
La seconda: confrontare il risparmio annuale con il rendimento atteso del patrimonio. Capirete se la vostra priorità è ancora aumentare il capitale investito oppure ripensare l’allocation di quello già accumulato.
La terza: lavorare sul cash flow. Prima il reddito, poi le spese. Non perché sia facile, ma perché è la leva sulla quale avete più controllo.
La quarta: costruite un portafoglio diversificato abbinato ad una finestra temporale flessibile per assumerci più rischi di quanto altrimenti avremmo fatto.

Niente leva, niente scommesse specifiche, niente obiettivi fissati su Excel.
Se i numeri non quadrano, le soluzioni sono tre: investire di più, spostare il traguardo oppure ridimensionare l’obiettivo.
O una combinazione delle tre.

Il messaggio non è che avete ancora tutto il tempo del mondo. Non è vero.
È che potreste averne ancora abbastanza, a condizione di concentrarvi sulle decisioni che spostano davvero il risultato.
Il mercato non è il nostro piano di recupero.
Il piano siamo sempre noi.

Cari miei, fine dell’episodio di oggi.
Spero vi sia piaciuto e che sia stato interessante sia per chi si sente in ritardo, sia per chi è ancora all’inizio ma vuole ottimizzare il proprio percorso in vista della libertà finanziaria finale.

Come sempre vi invito a mettere segui e attivare le notifiche su Spotify, Apple Podcast e YouTube, per supportarci e permetterci di continuare a produrre contenuti che parlano tantissimo di finanza ma vi suggeriscono di andare a chiedere un aumento domani o altrimenti di cambiare lavoro per un meglio retribuito sempre nuovi.

Per questo episodio invece è davvero tutto e noi ci rivediamo tra pochi giorni con un nuovo appuntamento assieme, sempre qui, naturalmente, con The Bull, il tuo podcast di finanza personale.

Recensioni

Quando capisci come funziona la finanza… ti viene voglia di raccontarla!

Da quando l'ho scoperto in 15 gg mi sono ascoltato 150 puntate senza fermarmi, ho annullato gli altri podcast per portarmi alla pari ed ascoltare tutte le precedenti puntate, ben fatto, esattamente il livello di informazione che mi serviva

Gianluca G., 11 Set 2025

Riccardo mi ha letteralmente cambiato la vita e fatto scoprire che amo la finanza, ho ascoltato il podcast già due volte e non mi stufo mai di ascoltarlo, parla in modo semplice e chiaro

Massimo D., 23 Set 2025

Non sono solito a mettere recensioni e specialmente non ascolto podcast, ma da quando ho iniziato questo, faccio fatica a staccarmi, e quasi non posso più fare a meno di ascoltare e arricchirmi culturalmente.

Andrea V., 22 Set 2025

Podcast che dà sempre spunti interessanti che personalmente mi ha fatto appassionare alla finanza personale spingendomi ad approfondire in prima persona.

Lorenzo, 13 Mar 2025

Veramente interessante, chiaro e conciso. Cambia la vita finanziaria di chiunque.. da ascoltare assolutamente anche per chi di finanza non vuole occuparsi mai

Francesca B., 6 Apr 2024

La mia ignoranza in materia mi ha sempre creato dei dubbi, ma grazie a un amico ho iniziato ad ascoltare il podcast. Per fortuna che ho 24 anni e un po' di tempo e soldi da dedicarmi a imparare le varie nozioni per me stesso. Grazie mille!

Luca G. 10 Ott 2025

Ho seguito tutte le puntate! Grazie veramente

Amalia A., 17 Set 2025

Dovrebbero ascoltarlo buona parte degli italiani e io avrei dovuto scoprirlo con qualche anno in anticipo ma meglio tardi che mai

Matteo C., 3 Set 2025

Ho acquistato e letto il suo libro e l' ho trovato. Esprime i concetti economici in modo semplice e chiaro. Sentirlo parlare conferma che è un professionista del settore.

Giulia N., 11 Ago 2025

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Capire cosa sta succedendo sui mercati non serve a prevedere il futuro, ma a prendere decisioni più consapevoli.

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