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per continuare a costruire le tue finanze, un passo alla volta. Capire cosa sta succedendo sui mercati non serve a prevedere il futuro, ma a prendere decisioni più consapevoli.
Oro e bitcoin non pagano nessun flusso di cassa: nessuna cedola, nessun dividendo, nessun affitto. Eppure sono diventati due dei mattoni più discussi di qualsiasi portafoglio. Nel settimo appuntamento della Summer School vediamo perché un asset che non produce reddito può comunque avere senso.

347. Summer School – Oro e Bitcoin: quanto dovrei investirci?
00:00 Il socio che non lavora
02:33 Le due famiglie di asset
03:51 Perché un lingotto non si può valutare
04:58 Allora perché tenerlo? L'assicurazione
06:22 Debasement: la tesi dietro tutto
08:37 Quando il paracadute non si apre
10:52 Airbag o assicurazione sulla vita?
11:44 Quanto oro tenere: 5-15%
13:37 Bitcoin: perché basta l'1-3%
15:20 ETC, ETN e il vantaggio fiscale
18:00 PAC e ribilanciamento
Il socio che non lavora
Immaginate di avere due soci in un’azienda.
Il primo si sveglia ogni mattina, va al lavoro, e a fine anno produce degli utili e con una parte di questi vi fa un bel bonifico sul conto.
Il secondo, invece, sta seduto nel suo ufficio. Non produce niente. Non incassa niente. Non vi paga niente. Zero.
E adesso la domanda: perché mai dovreste tenervi in società il secondo socio?
Fuori di metafora, se l’azienda è il nostro portafoglio e gli asset di cui è composto sono i soci, beh, quel socio che sembra lì a non fare un tubo inutile come un nano in giardino è rappresentato da due asset illustri: oro e bitcoin.
Un sasso giallo chiuso in un caveau e una stringa di codice.
Non staccano un euro.
La riserva di valore più antica del mondo e quella più nuova sono ormai diventati due dei mattoni più importanti dell’intero edificio della finanza globale.
Quali sono le tre cose che vedremo nell’episodio di oggi:
Primo: capiremo perché un asset che non paga niente può comunque avere un senso nel nostro portafoglio – e quali sono i suoi limiti più pericolosi. [perché investire in un asset che non paga niente]
Secondo: stimeremo quanto investirci davvero, e perché la dose di oro e quella di bitcoin sono due cose molto diverse.
Terzo: vediamo come si comprano concretamente, e come evitare di farci del male rincorrendo le bolle.
E se siete arrivati fin qui pensando “eh ma io l’oro ce l’ho già”, restate lo stesso: perché c’è un motivo per cui negli ultimi anni si è messo a comportarsi in un modo che quasi nessuno si era aspettato.
Sigla!
Bentornati a The Bull, il tuo podcast di finanza personale.
Questo è il settimo appuntamento della The Bull Summer School, la nostra scuola estiva dedicata ai tasselli fondamentali per prendere le migliori decisioni di investimento per la nostra vita.
E quella di oggi è una delle più chiacchierate in assoluto: “quanto oro e bitcoin dovrei avere?”.
In questo podcast parliamo di finanza, investimenti e mercati per aiutare chiunque a imparare a investire meglio e costruirsi la vita che desidera. Se non l’avete ancora fatto, mettete segui al canale su YouTube, Spotify o Apple Podcast: a voi non costa nulla, per me significa il mondo. E se siete qui per la prima volta e di finanza pensate di non capirci una mazza partite dai primi 10 episodi o dalla playlist “Comincia da qui”, così poi seguirete qualunque puntata passata, presente e futura senza problemi.
Come per ogni episodio della Summer School, ho preparato una scheda scaricabile con il toolkit pratico su tutto quello che diremo oggi. La trovate insieme a tutte le altre schede della serie: link in descrizione, lasciate l’email e le ricevete tutte assieme in un colpo solo.
Le due famiglie di asset
Allora, partiamo dalla cosa più importante di tutte.
Nel nostro portafoglio, qualunque cosa ci mettiate dentro, esistono due grandi famiglie di asset.
La prima famiglia è fatta di asset che producono un flusso di cassa.
Un’azienda genera utili, e una parte ve la gira come dividendo.
Un’obbligazione vi paga una cedola e restituisce il capitale a scadenza.
Un immobile vi paga un affitto.
Questa è la famiglia dei soci che lavorano.
Come avevamo detto nel primo episodio della serie, se non paga flussi di cassa, non è un investimento.
La seconda famiglia è infatti composta da asset che non producono reddito. Un lingotto d’oro sta lì e resta un lingotto d’oro. Un bitcoin sta lì e resta un bitcoin.
Non vi arriva niente in tasca mentre li tenete.
Questa è la famiglia del socio che sta sul divano.
Anche le materie prime, come petrolio, rame, gas, argento e così via hanno questa caratteristica, ma diversamente da oro e bitcoin hanno una destinazione industriale precisa.
L’oro ok un po’ si usa a livello industriale, c’è un suo vasto uso nella gioielleria, ma fondamentalmente non serve a niente.
Bitcoin ancora meno.
Per dirla male oro e bitcoin sono due asset che non producono flussi di cassa e non servono niente.
E proprio per questo sono così speciali.
Perché un lingotto non si può valutare
Ora, perché è così importante questa distinzione?
Perché decide come si valuta un asset.
Un’azione la potete reputare “cara” o “economica”.
Come?
Guardate quanto profitto genera la società,
fate un’ipotesi su quanto crescerà,
scontate quei flussi futuri a oggi in base a quanto ritenete rischioso investirci rispetto ad altre alternative di investimento sul mercato
ed ecco che potete fare una stima.
Stimare correttamente è difficile ma c’è un ancoraggio: sotto c’è un motore che produce cassa, e quel motore vi dà un metro per dire se il prezzo ha senso oppure no.
Con le obbligazioni è ancora più facile: il prezzo di un’obbligazione, come un Titolo di Stato, è esattamente il valore dei flussi di cassa che pagherà fino alla scadenza scontato per il rendimento a scadenza.
Con l’oro, questa roba non esiste.
Non puoi scontare il valore futuro di un sasso.
Il valore di un lingotto oggi è, molto semplicemente, quello che qualcun altro è disposto a pagarvelo domani [Valore di oro e bitcoin = prezzo a cui un altro è disposto a pagarlo]
Lo stesso vale per bitcoin: nessun utile sotto, c’è solo il prezzo a cui ha comprato l’ultimo investitore un secondo fa.
Allora perché tenerlo? L’assicurazione
Ma allora: se un asset non mi paga niente e il suo valore si regge soltanto sulla convinzione che qualcun altro sia disposto a comprarlo ad un prezzo più alto di me… perché diavolo dovrei tenerlo?
La risposta lunga sarebbe complessa e articolata, con moltissime sfumature.
Quella breve invece è questa: non si investe in oro e bitcoin per il rendimento, ma principalmente per l’assicurazione.
Sono due lavori completamente diversi.
Le azioni sono lì per farvi crescere il capitale;
Le obbligazioni per generare flussi di reddito meno volatili;
L’oro – e in piccola parte il bitcoin – sono lì per fare una cosa sola: comportarsi in modo diverso dal resto del portafoglio soprattutto quando il resto del portafoglio va in vacca – cosa che ogni tanto succede.
Diversificazione e risposta a differenti fattori di rischio.
L’oro per esempio ha spesso tenuto un comportamento indipendente da quello di azioni e obbligazioni e questo fa capire bene perché negli ultimi 50 anni avrebbe portato benefici in termini di diversificazione del portafoglio.
Vedete.
Il comportamento di oro e mercato azionario americano è stato quasi perfettamente complementare.
Quando andava bene uno andava male l’altro – e viceversa.
Solo di recente le cose, forse, sono un po’ cambiate – come dirò tra un secondo.
Debasement: la tesi dietro tutto
Prima, però, rispondiamo a questa domanda: ok che soprattutto l’oro ha avuto un comportamento utile per diversificare il portafoglio.
Ma a livello fondamentale cosa diversifica?
Cioè quel è il fattore di rischio a cui rispondono asset come oro e bitcoin in portafoglio
Partiamo però da una tesi di fondo, di cui avrete sentito parlare ogni tanto negli ultimi due anni, che gli dà un senso: il cosiddetto debasement.
Ho fatto una sfilza di episodi dedicati ma l’idea è questa:
i debiti pubblici di mezzo mondo – Stati Uniti, Giappone, Francia, Italia, Spagna e tanti altri – sono enormi e continuano a salire.
Nessun governo ha voglia di ripagarli tagliando spese e alzando tasse, perché è un suicidio politico.
Quindi la tentazione, silenziosa, è di lasciar correre un po’ l’inflazione, così il debito, in termini reali, pesa meno.
In pratica: dollari, yen ed euro perdono progressivamente potere d’acquisto – con buona pace di chi ha investito in quel debito e dei consumatori in quella valuta.
È proprio sull’idea di debasement che oro e bitcoin hanno costruito una forte crescita – soprattutto di recente.
Se il denaro si svaluta piano piano, un asset reale che non si può stampare, indipendente da governi e banche centrali e tra le poche cose al mondo a cui Americani, Cinesi, Indiani, Russi e così via attribuiscono lo stesso valore tende a fare da contrappeso.
Mettiamola così: è il termometro della sfiducia nella moneta.
Per questo si parla di oro e bitcoin come possibili “alternative alle valute di carta”.
Attenzione: è una tesi, non una legge di natura.
Ma è la ragione più seria per cui una piccola fetta di questi asset può avere senso in un portafoglio di lungo periodo: detenere una riserva di valore indipendente da logiche politiche e monetarie.
Quindi, l’oro non è di per sé un motore di rendimento, è un’assicurazione contro la perdita di credibilità del denaro.
Più che come investimenti in senso stretto, che non sono, Oro e bitcoin sono valute che nessuno può stampare e rispondono all’esigenza di assicurare una parte della propria ricchezza, in teoria almeno, in una particolare forma di valuta che nessuno può diluire.
Quando il paracadute non si apre
O meglio: così dovrebbe essere – ma in finanza appena capisci come funziona una cosa, quella inizia a cambiare comportamento, un po’ come le Scale in Harry Potter.
Un’assicurazione, per funzionare, deve fare una cosa: pagare proprio quando le cose vanno male. Il paracadute serve se si apre quando cadi, non finché sei sull’aereo.
La verità, però, è che nonostante la tesi del debasement oro e bitcoin negli ultimi anni hanno fatto una cosa diversa: invece di muoversi contro il mercato, hanno cominciato a muoversi insieme al mercato.
In gergo si dice che sono diventati “high-beta”: high-beta in finanza vuole dire che un asset ha movimenti amplificati rispetto a quelli del mercato:
se per esempio il mercato azionario cresce quelli crescono di più,
se crolla quelli crollano di più.
Perché è successo questo?
Probabilmente perché ad un certo punto le mode prendono il sopravvento sui fondamentali.
Da quando comprare oro e bitcoin è diventato facilissimo – un clic su un ETF o un ETC e sei dentro – è arrivata una folla oceanica nuova di compratori.
Guardiamo per esempio la crescita imperiosa di Bitcoin da quando la SEC ha autorizzato la quotazione di ETF su bitcoin in america:
È cresciuto del 168% in meno di due anni, per poi dimezzare il suo valore negli ultimi 9 mesi una volta che la moda si è spostata su altre tematiche.
Qualcosa di simile è successo anche all’oro.
È sorprendente che se partiamo sempre da gennaio 2024, quando è stato lanciato l’ETF su Bitcoin, anche l’oro ha fatto una corsa identica a quella di Bitcoin, fermandosi al +167%, solo qualche mese più tardi, per poi crollare rovinosamente, anche se solo del 25%.
Il vecchio investitore in oro erano principalmente banche centrali e investitori istituzionali.
Il nuovo investire in oro E bitcoin è spesso uno che ne ha sentito parlare da un tizio su TikTok ed è entrato a rialzo già fatto, per poi scappare al primo scossone.
E infatti, alla prima crisi vera – la guerra in Iran – invece di salire, l’oro è sceso insieme più di tutto il resto.
Il paracadute che si rifiuta di aprirsi proprio quando servirebbe.
Con bitcoin la faccenda è ancora più marcata: nel panico scende insieme a tutto, spesso più di tutto, come abbiamo visto di recente.
Airbag o assicurazione sulla vita?
Ora, attenzione: tutto ciò non è una ragione per non averli in portafoglio.
Si tratta invece di capire che tipo di assicurazione offrono – o almeno l’oro, su cui abbiamo uno storico molto più affidabile.
L’oro non è un airbag.
Raramente reagisce in tempo reale agli shock.
Nel breve comandano di più i flussi, gente che entra ed esce da certi trade più di pancia che di testa.
L’oro è l’assicurazione sulla vita.
Il debasement non è un incidente stradale, è una lenta erosione silenziosa: dipende dal fatto che i debiti pubblici continuano a crescere e l’inflazione a correre.
Se uno decide di avere oro o la sua versione digitale in portafoglio deve tenerli in maniera sistematica come contrappeso a questa tendenza secolare, non correre dietro ai trend né scappare quando si interrompono.
Quanto oro tenere: 5-15%
È invece importante seguire determinate regole, che sono in parte finanziarie in parte comportamentali.
Partiamo dall’oro, che è la parte più “adulta” del discorso.
La buona notizia è che qui la ricerca converge spesso sugli stessi numeri.
Una quota compresa tra il 5 e il 15% all’interno di un portafoglio composto al 50-60% da azioni e il resto in obbligazioni è un suggerimento piuttosto diffuso.
Altri modelli di portafoglio, come il Golden Butterfly o il Permanent Portfolio, si spingono anche verso il 20-25%.
È una scelta soggettiva – personalmente non sono a mio agio con l’idea di avere un quarto del portafoglio in un asset improduttivo, ma altri la pensano diversamente.
5-15% è invece quella quota che storicamente avrebbe meglio ottimizzato il rapporto tra rischio e rendimento.
D’altra parte, sotto al 5% probabilmente è troppo poco per avere effetti tangibili; sopra, diventa più una scommessa.
Per esempio se confrontiamo il classico portafoglio 60% azioni e 40% titoli di Stato con una versione in cui includiamo 10% di oro
Vediamo che negli ultimi 50 anni avrebbe avuto un rendimento molto simile, ma con una minore volatilità, cali massimi più contenuti e tempi di ripresa più rapidi.
Non è chiaramente un invito a mettere oro in portafoglio.
Però se uno crede che la tesi del debasement abbia corpo e che in un futuro in cui debiti pubblici sempre più grandi e inflazione persistente metteranno in crisi la classica capacità dei titoli di stato di diversificare le azioni, allora tra gli asset alternativi l’oro occupa sicuramente una posizione di rilievo.
E in questa ricetta, probabilmente 5-15% è un dosaggio ragionevole.
Bitcoin: perché basta l’1-3%
E il bitcoin?
Qui ci sono alcune differenze:
UNO: L’oro non ha bisogno di niente per esistere; a bitcoin invece serve un’infrastruttura informatica, gente che gestisce la blockchain, elettricità e connessione ad internet;
DUE: il valore dell’oro ha una sedimentazione culturale di 5.000 anni, non di diciotto. Domani potremmo tutto considerarlo inutile, ma sarebbe un processo molto appiccicoso. Bitcoin, da questo punto di vista, è più fragile.
D’altra parte bitcoin massimalisti più esperti di me vi darebbero un cazziliardo di ragioni per cui Bitcoin è qui per restare, perché è l’asset del futuro, perché il resto è tutta fuffa e così via.
Sta a ciascuno scegliersi la propria fede.
Detto questo, per non sapere né leggere né scrivere, a bocce ferme è probabilmente avere un’esposizione a bitcoin piuttosto che no, a meno che uno abbia una tesi forte per non volerlo.
In passato ha mostrato una volatilità mostruosa, quindi teoricamente basta una piccolissima quota in portafoglio, 1-3%, per esporsi ad una scommessa asimmetrica: se va a zero, danno limitato; se decuplica di valore l’impatto sul portafoglio lo senti eccome.
Guardate per esempio che differenza esorbitante avrebbe fatto negli ultimi dieci anni anche solo avere 3% di bitcoin dentro un portafoglio 60/40.
È chiaro che in futuro è difficile che una crescita del genere si ripeta, altrimenti Bitcoin ad un certo punto varrebbe più di tutta la ricchezza globale.
Ma il beneficio di avere asset ad altissima volatilità è proprio quello di richiedere poco capitale per creare un’esposizione “convessa” come si dice: downside limitato, upside illimitato.
ETC, ETN e il vantaggio fiscale
Ultimo pezzo, il più pratico: come ci si investe.
Per l’oro, la strada semplice e a basso costo è un ETC a replica fisica. Costano come i più grandi ETF, intorno allo 0,1-0,2% l’anno, e danno un’esposizione fedele al prezzo dell’oro senza le menate di doverlo custodire, assicurare, portare in giro ecc.
Per bitcoin, invece, in Europa abbiamo due strade.
un ETN quotato, comodissimo perché sta nel vostro conto titoli insieme a tutto il resto. Però tecnicamente non hai bitcoin, hai solo un’esposizione al prezzo e dei pagare la commissione di gestione. Se invece sei un bitcoiner crypto bro duro e puro vuoi davvero in mano i tuoi bitcoin, your key, your coins.
La seconda strada è quindi comprarlo su un exchange serio e tenerlo in un wallet fisico: controllo 100%, occhio però che se perdete le chiavi o il wallet ci sono zero possibilità di recuperarli.
E se vuoi un modo molto economico, smart ed efficace per investire in ETC e ETN puoi usare Scalable Capital, la banca tedesca che sta rivoluzionando l’investimento in Europa e in cui investo da tre anni parte del mio portafoglio
È che è anche sponsor di quest’episodio.
Con Scalable puoi fare piani di accumulo a zero costi d’ordine, e sempre a zero puoi comprare singoli ETF per importi di almeno 250 €.
In più sulla liquidità non investita ricevi un interesse annuo del 2,50% che viene accreditato ogni mese, zero vincoli. Puoi depositarli e prelevarli in qualsiasi momento senza perdere i rendimenti maturati fino a quel giorno.
Clicca sul link descrizione per aprire un conto con scalable capital, così la tua assicurazione con il debasement si paga da sola.
Se usate il link non avete nessun beneficio in più, ma aiutate questo podcast a continuare a sfornare contenuti.
Condizioni e distribuzione della liquidità su www.scalable.capital
E qui c’è un dettaglio che merita di essere sottolineato
ETC ed ETN, dal punto di vista fiscale, non funzionano come gli ETF e questo fatto ha un vantaggio fiscale.
Quando vendiamo un ETF azionario in guadagno, quella plusvalenza in Italia è un reddito di capitale.
Con gli ETC sull’oro e gli ETN su bitcoin, invece, le loro plusvalenze sono redditi diversi.
Cosa significa? [ETC e ETN possono compensare minusvalenze]
Significa che se vendo un asset in perdita e un ETC o un ETN in profitto, posso compensare la minusvalenza che deriva dalla perdita invece che pagare il 26% di tasse pieno sul profitto. Questa cosa tra soli ETF invece non si può fare.
Se quindi abbiamo minusvalenze, che possono essere compensate entro quattro anni, avere ETC o ETN in portafoglio è un modo per recuperare una parte delle perdite.
PAC e ribilanciamento
Ovviamente sono fondamentali anche per oro e bitcoin, se uno decide di investirci, due regole di buon senso:
La prima è che l’investimento deve essere progressivo, così da evitare di saltar dietro a mode momentanee o al contrario di vendere disperati durante un crollo; quindi piano di accumulo per smussare gli estremi.
La seconda è ribilanciare: oro e bitcoin sono asset che possono tranquillamente raddoppiare di valore in un anno – o dimezzare il proprio valore. Se ho deciso di tenerne rispettivamente il 10 e il, fai, 2%, e questi dopo un po’ diventano il 15 e il 4% del portafoglio, mi metto una mano sul cuore, ne vendo un po’ e ribilancio.
Questo perché è molto facile illudersi che crescite esplosive durino per sempre.
Invece è molto più probabile che una crescita esplosiva sia seguita prima o poi da una brusca caduta.
Bene amici miei, fine dell’episodio di oggi – e settima lezione della Summer School portata a casa.
Prima di salutarci: la scheda con le due famiglie di asset, le dosi e la checklist su come comprarli la trovate al link in descrizione — con tutte le altre schede della serie.
Per questo episodio invece è davvero tutto e noi ci rivediamo tra pochi giorni con un nuovo appuntamento assieme, sempre qui, naturalmente, con The Bull, il tuo podcast di finanza personale.
Quando capisci come funziona la finanza… ti viene voglia di raccontarla!
Non sono solito a mettere recensioni e specialmente non ascolto podcast, ma da quando ho iniziato questo, faccio fatica a staccarmi, e quasi non posso più fare a meno di ascoltare e arricchirmi culturalmente.
Andrea V., 22 Set 2025Dovrebbero ascoltarlo buona parte degli italiani e io avrei dovuto scoprirlo con qualche anno in anticipo ma meglio tardi che mai
Matteo C., 3 Set 2025La mia ignoranza in materia mi ha sempre creato dei dubbi, ma grazie a un amico ho iniziato ad ascoltare il podcast. Per fortuna che ho 24 anni e un po' di tempo e soldi da dedicarmi a imparare le varie nozioni per me stesso. Grazie mille!
Luca G. 10 Ott 2025Podcast che dà sempre spunti interessanti che personalmente mi ha fatto appassionare alla finanza personale spingendomi ad approfondire in prima persona.
Lorenzo, 13 Mar 2025Ho acquistato e letto il suo libro e l' ho trovato. Esprime i concetti economici in modo semplice e chiaro. Sentirlo parlare conferma che è un professionista del settore.
Giulia N., 11 Ago 2025Podcast piacevole, scorre veloce ma in modo estremamente chiaro, spiega i concetti chiave per gestire le proprie finanze, fornendo la classica cassetta degli attrezzi. Complimenti, davvero ben fatto!
Massimiliano, 29 Mag 2024Da quando l'ho scoperto in 15 gg mi sono ascoltato 150 puntate senza fermarmi, ho annullato gli altri podcast per portarmi alla pari ed ascoltare tutte le precedenti puntate, ben fatto, esattamente il livello di informazione che mi serviva
Gianluca G., 11 Set 2025Riccardo mi ha letteralmente cambiato la vita e fatto scoprire che amo la finanza, ho ascoltato il podcast già due volte e non mi stufo mai di ascoltarlo, parla in modo semplice e chiaro
Massimo D., 23 Set 2025Veramente interessante, chiaro e conciso. Cambia la vita finanziaria di chiunque.. da ascoltare assolutamente anche per chi di finanza non vuole occuparsi mai
Francesca B., 6 Apr 2024