Iscriviti alla Newsletter
per continuare a costruire le tue finanze, un passo alla volta. Capire cosa sta succedendo sui mercati non serve a prevedere il futuro, ma a prendere decisioni più consapevoli.
Ad agosto sono arrivate due novità per la parte più importante di qualsiasi portafoglio: Vanguard ha portato in Europa il suo ETF azionario più ampio e meno costoso di sempre, e gli ETF attivi di Avantis sono finalmente registrati in Italia.

353. Qual è il miglior ETF azionario? (Due grandi novità!)
00:00 Due novità per l’ETF più importante nel portafoglio
03:38 Opzione 1: Tutto il mercato senza scegliere
06:49 Opzione 2: azioni più economiche e profittevoli
11:01 Che decisione sto prendendo?
12:18 Perché i fattori funzionano?
15:24 Opzione 3: Equal Weight
18:58 La soluzione al “mio” problema
21:48 Il miglior ETF azionario
23:24 Investire significa conoscere se stessi
Ovunque ti trovi, non correre rischi: proteggi la tua privacy.
Goditi streaming e download senza rallentamenti e accedi ai tuoi contenuti preferiti anche quando sei all’estero.
Approfitta dell’offerta esclusiva dedicata agli ascoltatori di The Bull!
Il miglior ETF azionario non è quello che hai in portafoglio
Due novità per l’ETF più importante nel portafoglio
Qual è il miglior ETF azionario per il cuore del mio portafoglio?
Questa è la domanda delle domande perché la parte più importante di ogni portafoglio è lo strumento con cui replicare l’esposizione al mercato finanziario più bello del mondo: quello delle azioni globali.
E perché ne parliamo allora all’episodio 353 di The Bull?
Semplice, questo Agosto non ci ha regalato solo colpi di scena sul mercato dei bond e gli ennesimi numeri esorbitanti di Nvidia, ma per tutti noi che amiamo gli ETF più della nostra squadra del fantacalcio sono arrivate 2 novità succose:
Vanguard ha lanciato il suo ETF azionario più ampio e meno costoso di sempre;
Avantis, invece, del nostro amico Eduardo Repetto che era venuto a trovarci a inizio anno, ha invece finalmente lanciato i suoi ETF attivi anche in Italia.
Abbiamo quindi l’emittente che ha inventato il passive investing che lancia il suo ETF globale definitivo in Europa, e una delle società che ha creato gli strumenti fattoriali più di successo per l’investitore retail.
Insomma, se dovessi scegliere oggi il mio ETF azionario globale, cosa sceglierei:
L’ETF più ampio del mondo che pesa ogni società per il suo market cap?
Un ETF globale attivo che pesa le società in base a criteri di valore e redditività? Oppure ancora – terza opzione bonus –
Un ETF globale che pesa ogni società allo stesso modo [pesi uguali]?
Nel frattempo, pure io dovevo fare il tagliando al mio portafoglio e queste novità sono cascate proprio a fagiolo per fare tutta una serie di ragionamenti importanti – ma vi dirò tutto nel corso dell’episodio.
Mettetevi comodi perché in questo video parleremo di queste tre cose:
UNO: vedremo pro e contro delle tre opzioni fondamentali per il cuore azionario del nostro portafoglio [3 opzioni per la base azionaria]
DUE: capiremo insieme le logiche sottostanti e i criteri per prendere le decisioni migliori per i nostri portafogli [logiche e criteri di scelta], e infine
TRE: vi racconterò la mia specifica decisione personale per il mio nuovo piano di accumulo.
State con me perché alla fine di questo episodio non avrete scelto un ETF. Avrete scelto che tipo di dolore volete provare per i prossimi trent’anni.
Buon divertimento!
Bentornati a The Bull, il tuo podcast di finanza personale.
Qui dentro parliamo di finanza, di investimenti e di mercati per aiutare chiunque a investire al meglio i propri risparmi e costruirsi la propria libertà finanziaria.
Se non l’avete ancora fatto, mettete segui e attivate le notifiche su YouTube, su Spotify o su Apple Podcast — è un piccolo gesto gratuito per voi, significa tutto per me.
E se volete sapere ogni settimana come leggere i fatti finanziari più importanti, iscrivetevi alla newsletter di The Bull cliccando al link in descrizione o su www.thebull.it/newsletter.
Allora, dobbiamo scegliere il miglior ETF azionario per il nucleo fondamentale del nostro portafoglio – che decisione prendiamo?
Abbiamo fondamentalmente tre opzioni:
UNO: Replicare il mercato globale per come è seguendo il principio di base dell’ipotesi dei mercati efficienti cioè: se i prezzi incorporano tutte le informazioni disponibili allora basarsi sul valore di mercato delle aziende, cioè assegnare a ciascuna un peso proporzionale al suo market cap, è la scelta di default; oppure
DUE: usare criteri che all’interno del mercato globale sovrappesano o sottopesano alcune società in base a quanto sono convenienti e profittevoli rispetto al valore contabile ed altri fondamentali di bilancio; oppure ancora
TRE: decidere che ciascuna azione deve pesare esattamente come tutte le altre, che sia Nvidia o una sconosciuta società mineraria australiana.
Per snocciolare la questione vediamo questi 2 ETF di Vanguard e Avantis nuovissimi di zecca, perlomeno per il mercato italiano, e poi un ETF di Invesco che esiste dal 2024 e che è ad oggi rappresenta l’unica opzione per investire nel mercato globale con un criterio equal weight, tutti pesano uguale.
Opzione 1: Tutto il mercato senza scegliere
PRIMA OPZIONE: tutto il mercato senza scegliere.
Cominciamo dal Vanguard FTSE All Cap.
Si tratta di una grande novità perché per la prima volta arriva in Europa uno strumento che replica l’intero mercato azionario globale, sia paesi sviluppati che emergenti, large, middle e small cap.
Parliamo del 98% dell’universo investibile.
Negli anni ’60 William Sharpe pose le basi della finanza moderna con il Capital Asset Pricing Model (CAPM), che fondamentalmente scriveva per la prima volta in maniera rigorosa la relazione tra rischio e rendimento.
L’idea era semplice: il rendimento atteso di un’azione dipende dalla sensibilità delle variazioni del suo prezzo alle variazioni dell’intero portafoglio di mercato.
Tutto questo concetto viene chiamato in breve BETA.
Questo ETF di Vanguard che replica l’indice FTSE All Cap è probabilmente la cosa che più si avvicina all’idea teorica di portafoglio di mercato che Sharpe aveva in mente.
Un indice che replica tutto il mercato azionario globale è il modo più naturale per catturare il suo premio al rischio.
Parliamo di un ETF che replica 10.127 aziende – al momento nessun ETF gli si avvicina.
Il secondo più grande è di State Street che ne include meno di 5.000.
E al di là della quantità complessiva è proprio la dimensione mediana dell’azienda rappresentata che cambia ordine di grandezza: circa 1 miliardo di capitalizzazione contro quasi 6 miliardi del FTSE Global Large Cap.
Questo perché la prima grande novità di questo ETF globale è che è il primo della famiglia FTSE che replica tutto l’universo investibile: Large, Mid e Small di 46 Paesi.
IL mercato, appunto.
La seconda grande novità è il costo.
Dopo aver già abbassato i costi del suo storico VWCE, il più amato dai meme di Reddit, Vanguard ha disintegrato i costi di questo ETF globalissimo, 0,09% di TER.
Ora, prima di proseguire precisiamo una cosa importante:
Il fatto che replichi 10.000 azioni non significa automaticamente che questo ETF sia migliore di altri grandi ETF globali che molti di noi hanno già in portafoglio. O meglio: è quantitavamente il migliore, perché ha più sottostanti ecattura una porzione più ampio di mercato. Ma non lo è necessariamente sul piano qualitativo.
Negli ultimi 10 anni la performance delle large cap ha largamente dominato – non è una notizia.
Di conseguenza il Global All Cap è rimasto dietro perché ha sottorappresentato le Magnifiche 7.
Questo naturalmente potrebbe invertirsi in futuro, ma non mi aspetterei una divergenza di performance sostanziale.
Filosoficamente, però, diventa l’ETF benchmark per eccellenza del mercato globale – in effetti la cosa più vicina all’idea di portafoglio di mercato. Con due benefici non da poco:
Costi molto bassi – ok non è che 0,09% rispetto a 0,17% faccia una differenza clamorosa, ma siamo d’accordo che spendere meno sia meglio che spendere di più
E poi il costo unitario per quota ne fa un prodotto retail per eccellenza.
4 € a quota nel momento in cui sto registrando è ideale per i piani di accumulo perché davvero risolve il problema di dover fare compromessi con la forma del PAC quando le quote singole non si adattano al nostro piano di risparmio.
Opzione 2: azioni più economiche e profittevoli
SECONDA OPZIONE: il mercato filtrato per fattori.
L’arrivo di Avantis, bisogna dirlo, è stata la notizia che molti aspettavano da mesi.
Il suo fondatore Eduardo Repetto non è un personaggio qualunque: è stato co-CEO di Dimensional Fund Advisor, la mitologica società fondata da David Booth nel cuore dell’Università di Chicago, là dove la finanza moderna è stata creata dai titani della ricerca finanziaria: su tutti, il nostro eroe e passato ospite Eugene Fama padre dell’ipotesi dei mercati efficienti e per decenni membro del board di Dimensional.
La nota biografica non è irrilevante.
Poco fa abbiamo detto che Sharpe aveva scritto la relazione tra rischio e rendimento.
Il Beta era di fatto il “fattore mercato”, il rischio sistematico proprio dell’investire nel mercato azionario in generale.
Il rendimento atteso di un’azione, secondo il modello, dipenderebbe dal suo beta rispetto al mercato, ossia – detta rozzamente – da quanto il prezzo dell’azione tende a muoversi di più o di meno rispetto al mercato in allegato.
Insomma, per decenni è stato l’unico fattore tramite cui venivano associati rischio e rendimento atteso di un asset.
Poi lo stesso Fama, il suo partner di ricerca Kenneth French, e tanti altri eroi della ricerca accademica scoprirono delle anomalie ricorrenti: cioè c’erano titoli che si comportavano in maniera diversa da quello che prevedeva il modello basato sul beta.
Queste anomalie sono note:
Le azioni di società più piccole rendevano in media di più di quelle di società più grandi; [Small Cap]
Le azioni di società con prezzi bassi rispetto al valore contabile (dette Value Stock) rendevano di più di quelle con prezzi alti (le Growth Stocks).
Le azioni di società con maggiore ritorno sull’equity rendevano di più di quelle con una profittabilità inferiore e maggiore debito [Profitability/Quality]
Le azioni cresciute maggiormente di prezzo negli ultimi 12 mesi rendevano di più nei 12 mesi successivi e viceversa quelle cresciute meno. [Momentum]
E infine le società con più bassa volatilità generavano un rendimento aggiustato per il rischio maggiore di quelle più rischiose. [Low Volatility]
Dimensional prese in particolare le prime tre: Dimensione, Value e Profittabilità per creare fondi che privilegiavano una parte del mercato in maniera sistematica – cioè non in base ad analisi fondamentali sulle singole aziende, ma attraverso questi criteri quantitativi.
In pratica sovrappesavano società più piccole, con prezzi più bassi rispetto al book value e più profittevoli.
I risultati sono stati notoriamente spettacolari e oggi Dimensional gestisce più di 1.000 miliardi di asset.
Uscito da Dimensional, anni dopo Repetto fondò Avantis e di fatto replicò la stessa idea focalizzandosi principalmente su ETF.
In appena 6 anni, Avantis è arrivata a gestire 150 miliardi di dollari da investitori di tutto il mondo, proprio grazie all’offerta di prodotti che sfruttano in maniera sistematica e basso costo queste “anomalie” descritte dalla teoria finanziaria.
Dopo lo sbarco in Europa nel 2024, ad Agosto finalmente gli ETF UCITS di Avanti sono registrati anche in Italia.
Non solo ETF che investono nel mercato globale, ma anche small cap value globali – che forse sono il loro fiore all’occhiello – emergenti e altri ETF regionali.
Oggi però ci interessa l’ETF sull’azionario globale.
Ora, diciamo subito una cosa: si chiama Globale, ma non è davvero globale.
Investe nelle società a grande, media e piccola capitalizzazione dei Paesi Sviluppati.
Il suo benchmark è infatti l’MSCI World.
Se uno vuole coprire con Avantis anche i mercati emergenti deve sommare due ETF.
Vediamo però in cosa si discosta dall’MSCI World, perché il filtro fattoriale che cerca di valorizzare società un costo del capitale più basso (cioè azioni con prezzo basso rispetto al book value e elevata profittabilità) crea delle differenze sostanziali.
Alcuni settori sono sovrappesati, soprattutto Finanziari, Energetici e Industriali, mentre la differenza più evidente riguarda il settore IT, sottopesato di quasi 6 punti percentuali, in pratica un quinto in meno rispetto all’MSCI World.
Di conseguenza risulta un portafoglio meno concentrato al vertice.
Le prime 10 società pesano insieme meno del 20%, contro quasi il 26% dell’MSCI World
È presto per tirare conclusioni nette, ma non c’è dubbio che dal lancio in Europa nel 2024 questo ETF ha fatto esattamente quello che aveva promesso, cioè:
battere l’MSCI World in maniera sistematica.
Negli ultimi 22 mesi: +36% Avantis, +32% Msci World.
Che decisione sto prendendo?
Ora, la domanda che bisogna porsi è: investendo in questo tipo di ETF per la mia allocazione core azionaria, che tipo di decisione sto prendendo?
La cosa più ovvia è che sto investendo solo nel mercato sviluppato.
Per coprire davvero quello stesso mercato che compre lo strumento di Vanguard servirebbero due etf di Avantis:
Global Equity
Emerging Markets
Tra l’altro, come si vede dall’immagine, una rondine non fa primavera ma dalla data di lancio hanno entrambi battuto i corrispondenti indici di MSCI – e lo stesso ha fatto anche quello sulle Small Cap Value.
La cosa meno ovvia, invece, è che scegliendo strumenti di Avantis per la quota core del portafoglio azionario sto facendo una scommessa molto precisa, ossia:
Scommetto che i premi fattoriali siano persistenti e che Avantis continuerà ad essere in grado di catturarli in maniera sistematica anche nel futuro.
Allo stesso tempo, scommetto che sarò in grado di sopportare momenti anche duraturi di sottoperformance.
Le due scommesse sono le due facce della stessa medaglia: per ottenere il maggior premio previsto da un’inclinazione fattoriale del portafoglio azionario devo accettare il fatto che questo premio possa non materializzarsi – anche a lungo.
Sembra un paradosso, ma è proprio la ragion d’essere dei premi fattoriali.
Devono essere scomodi e fastidiosi da ottenere – sennò lo farebbero tutti e scomparirebbero.
Perché i fattori funzionano?
Per capire invece perché non tutti gli investitori possono prenderli, bisogna spiegare cosa significa “trovarsi dall’altra parte”.
E farlo, nessuno l’ha spiegato meglio di Cliff Asness e degli altri geni che lavorano in AQR.
Per chi vuole capire davvero, ma davvero, l’investimento fattoriale, consiglio in assoluto questo articolo:
Fatti, finzioni e investimento fattoriale, del 2023, pubblicato sul Journal of Portfolio Management.
La finzione numero sette è proprio: “tutti dovrebbero investire in fattori”.
E la loro risposta sta in quattro parole. Non tutti possono. Punto.
Il motivo è quasi aritmetico: l’unico portafoglio che tutti gli investitori del mondo possono tenere contemporaneamente è il portafoglio di mercato, che è la somma di tutte le posizioni di tutti.
Quindi ogni volta che qualcuno decide di sovrappesare per esempio le azioni più economiche rispetto al loro valore contabile, da qualche parte nel mondo c’è per forza qualcun altro che le sta sottopesando.
Per ogni compratore serve un venditore ovviamente.
Ma perché qualcuno sovrappesa alcune società e qualcun altro le sottopesa?
E soprattutto: perché il numero di investitori che sceglie le società con maggiori premi di rendimento sono la minoranza?
Cioè se si sa che certe azioni rendono di più, perché non lo fanno tutti?
Per una questione di preferenze e possibilità.
Solo una minoranza di investitori è disposta ad accettare di investire:
O in azioni teoricamente più rischiose, come le small cap o le società value
O in azioni meno sexy e entusiasmanti, come quelle ad alta profittabilità.
In altri termini: non c’è consenso unanime se i premi fattoriali abbiano una natura pienamente razionale o dipendano dai nostri bias comportamentali e dalle nostre preferenze soggettive.
Quello che ci basta sapere è che esistono perché, alla fin della fiera, per catturarli bisogna accettare di prendersi più rischi o sopportare investimenti sgradevoli.
E solo una minoranza di investitori può, vuole o è in grado di accettare questa cosa.
E allora la domanda che bisogna farsi prima di comprare un ETF fattoriale non è “questa strategia funziona?”.
La domanda è: chi c’è dall’altra parte del mio trade, e perché diavolo dovrebbe restarci per vent’anni?
Insomma, l’investimento fattoriale richiede di restare fedeli ad una strategia spesso complicata da sopportare: vale la pena, ma non tutti hanno l’orizzonte temporale o la tolleranza psicologica per farlo.
Se però i fattori rappresentano rischi che vale la pena prendere, in altri ambiti certi rischi sono solo negativi e dannosi.
Come quando navighiamo su internet.
Qui rischiare di prendersi virus e sminchiare i nostri device non aumenta la performance attesa, anzi.
Per star sereni c’è invece NordVPN, la VPN più avanzata sul mercato, e sponsor di questo episodio: dentro c’è Next-Gen Antivirus, che blocca siti truffa e link di phishing, scansiona i file che scaricate e vi avvisa pure quando la chiamata in arrivo puzza di call scam.
VPN, Next-Gen Antivirus e Dark Web Monitor in un solo abbonamento.
Con il link in descrizione oppure andando su www.nordvpn.com/thebull potete avere 2 anni di abbonamento ad un prezzo incredibile + quattro mesi extra.
Investire in modo completamente passivo va benissimo
Navigare in modo passivo, invece, decisamente no.
Opzione 3: Equal Weight
Detto questo, veniamo alla
TERZA OPZIONE: il mercato in cui tutte le azioni pesano uguale.
Qui non c’è una novità di prodotto vera e propria, perché lo strumento principale per investire globalmente assegnando ad ogni azione lo stesso peso esiste da più di due anni ed è emesso da Invesco.
Anche qui, parliamo di “globale” nel senso di large cap Paesi Sviluppati.
Che io sappia non esiste equal weight che comprende né emergenti né small cap.
Ma a parte questo, qual è il senso profondo di investire con un approccio equal weight?
Possiamo riassumerla così:
Uno: riduce meccanicamente la concentrazione in poche mega cap e allo stesso tempo aumenta l’esposizione a realtà più piccole e relativamente più economiche, perché meno premiate dal mercato. Da quindi implicitamente un tilt “value” e verso società più piccole, anche se non propriamente small cap. [- Mega Cap / + Società più piccole ed economiche]
Due: taglia il momentum – cioè: dovendo tenere sempre i pesi uguali vende sistematicamente le società che stanno andando meglio e compra quelle che stanno andando peggio.
Queste caratteristiche si manifestano direttamente nella composizione geografica e settoriale che ne risulta.
In particolare:
Gli Stati Uniti risultano nettamente ridimensionati (40% invece di 70%)
Così come il settore IT, che scende dal 35 al 12%, mentre settori più tradizionali come Finanza e Industria sono molto più rappresentati.
Anche qui, la domanda da porsi: scegliendo questo come core del portafoglio, cosa sto comprando?
Sto comprando una scommessa contrarian nei confronti degli Stati Uniti e del settore Tech, privilegiando società che in questo ciclo il mercato ha sottovalutato – a torto o ragione.
Il problema principale di questo approccio, tuttavia, è duplice:
Il primo è che l’esposizione “value” che ne deriva, il fatto di sovrappesare società più economiche, è sporca, non segue un rigoroso criterio quantitativo come fa Avantis o un ETF fattoriale Value;
Il secondo è che usa un approccio value – vendo i vincitori, compro i perdenti – in un orizzonte di breve termine in cui mediamente prevale il momentum. Cioè: cerco di intercettare i cambi di trend, in un orizzonte temporale in cui i trend tendono ancora a persistere.
Bisogna però dire un paio di cose.
È vero che negli ultimi 15 anni l’indice MSCI World pesato per capitalizzazione ha surclassato quello equipesato, ma perché in questo quindicennio hanno vinto una manciata di mega cap americane. Ogni strategia che non ha assecondato il momentum e il market cap ha perso.
E il risultato di questo quindicennio probabilmente spiega anche la differenza di performance complessiva su cui MSCI ci dà informazioni, che risale al 1994.
In questi 32 anni l’MSCI World ha vinto nettamente, ma probabilmente la crescita esorbitante delle magnifiche 7 degli ultimi anni spiega molto di questa differenza.
A voler essere onesti, invece, ci sono tanti indizi sul fatto che il rendimento ATTESO dell’MSCI World Equal Weight rispetto a quello standard è superiore per gli anni a venire.
In primis il prezzo: la versione equal Weight scambia a 16 volte gli utili attesi contro quasi 19 dell’MSCI World
In secondo luogo, il dividend yield: 2,2% contro 1,5%. A parità di crescita degli utili e delle valutazioni, la versione equipesata parte con 0,7% di rendimento annuo di vantaggio.
In terzo luogo, se ci troviamo a fine ciclo e di fronte a noi si prospetta un lungo bear market secolare, come sono stati quelli degli anni ’70 e di inizio 2000, generalmente in queste fasi gli indici Equal Weight sovraperformano il mercato.
Quindi?
A che conclusione arriviamo per i nostri portafogli?
La soluzione al “mio” problema
Prima però vi racconto il piccolo tema di ottimizzazione che volevo risolvere.
Come sapete, io investo da parecchi anni e come chiunque investa da parecchi anni ho un portafoglio che si è stratificato.
Pezzi comprati in momenti diversi, alcuni secondo logiche che oggi non seguirei, altre fatte semplicemente perché allora certi strumenti non c’erano.
Un esempio su tutti: quando ho iniziato ad investire non esistevano ETF sui mercati ex-Stati Uniti.
E poi i fattoriali non sono stati in portafoglio fin dall’inizio – prima ho voluto digerire completamente la teoria.
Il risultato è che di volta in volta ho fatto una serie di operazioni per arrivare all’asset allocation che avevo in mente, sia in termine di asset class che di fattori e geografia.
Oggi sono dove vorrei essere, ma volevo semplificare il mio PAC mensile.
La soluzione ovvia sarebbe vendere due o tre cose e pulire il portafoglio.
Solo che dentro quelle posizioni ci sono plusvalenze anche del quaranta, cinquanta, sessanta per cento e non voglio pagare tasse per niente.
Quindi la domanda vera che mi sono fatto ad agosto è: qual è lo strumento giusto per far confluire i versamenti nuovi, semplificando al minimo il PAC senza far sballare l’allocation e magari ottenere anche un piccolo beneficio fiscale?
Vanguard mi ha fatto il regalo perfetto.
Per un bel po’ l’ETF azionario più onnicomprensivo del mondo sarà quasi l’unico ETF azionario del mio piano di accumulo – con due vantaggi:
UNO: semplifico il PAC e non vado più a toccare soprattutto gli ETF fattoriali, che da mesi si prendevano il grosso dei flussi mensili: ora ho circa 65% market cap e 35% fattoriali, da qui in avanti per un po’ investo solo nel mercato globale e per il resto il mio portafoglio si adatterà da solo.
DUE: mi creo un’opportunità fiscale sull’azionario. Il giorno che dovessi vendere o per ribilanciare o perché mi serve cash, avrei uno strumento azionario con molto meno capital gain degli altri.
Se dovessi vendere 10.000 € di azionario pagherei da 520 € sullo strumento meno in profitto a oltre 1.500 € per quello più in profitto.
È chiaro che prima o poi le tasse si pagano.
Ma finché posso evitare, le tasse non pagate generano rendimento composto.
Perché per me il Vanguard Global All-Cap è la scelta giusta?
Perché è il più neutro: massima ampiezza possibile, zero inclinazioni, il pavimento del portafoglio a nove euro di costo annuo ogni 10.000 investiti.
Il Global Equity di Avantis invece resta uno strumento molto interessante.
Cominciassi oggi da zero, probabilmente lo considererei eccome.
Ma avendo già degli strumenti che cercano di catturare momentum, value e quality sui mercati sviluppati – aggiungere anche Avantis creerebbe delle ridondanze.
Ad essere completamente sincero sul mio portafoglio dovrei invece dire due parole sul loro strumento dedicato alle Small Cap Value.
Ma questo ce lo teniamo per il primo episodio futuro di recap sui miei investimenti.
Il miglior ETF azionario
Veniamo invece alla risposta alla domanda del titolo.
Qual è il miglior ETF azionario globale?
Tre risposte:
Per la stragrande maggioranza delle persone davanti a questo video, il migliore è il più ampio e il più economico che esiste. Il nuovo strumento di Vanguard si candida decisamente ad essere l’ETF azionario di riferimento per chi vuole replicare il mercato senza prendere alcuna posizione né esprimere alcuna opinione. Lo strumento più vicino al portafoglio di mercato di Bill Sharpe e della teoria finanziaria classica.
Per una minoranza di investitori che invece ha compreso il factor investing e che ritiene di avere la tolleranza al rischio, l’orizzonte temporale e la predisposizione comportamentale adatta per catturare rendimento extra sopportando i possibili effetti collaterali, allora il Global Equity di Avantis è un’idea solida. È un ETF attivo, ok, ma non discrezionale. Semplicemente applica quasi alla lettera la teoria finanziaria sui fattori, con particolare riferimento a Value, Dimensione e Profittabilità.
Per una più ristretta minoranza di investitori che invece è a disagio con due terzi del portafoglio sugli Stati Uniti e più di un terzo sulle aziende tech, che crede che assegnare a tutte le azioni lo stesso peso sia una scelta più corretta rispetto ad assecondare le bolle – vere o presunte tali – che il mercato pesato per capitalizzazione alimenterebbe, allora un indice Equal Weight è la scelta.
Personalmente non sono un grande fan di questo terzo approccio.
Se voglio uno strumento con un’esposizione positiva società più piccole e economiche vado su qualcosa che va direttamente in quella direzione, non indirettamente come fa un equal weight.
Ma il fatto che non piaccia a me non è affatto un buon motivo per non prenderlo in considerazione.
Investire significa conoscere se stessi
Come sempre, la cosa che conta davvero è la consapevolezza delle decisioni.
E ancora di più conta conoscere sé stessi e decidere – mettiamola così – il tipo di dolore che preferiamo provare.
Preferiamo copiare il mercato e provare rimpianto per l’eventuale extra rendimento perso senza tilt fattoriali? Vanguard Global All Cap o simili.
Preferiamo un rimorso ad un rimpianto e ci sta bene assumerci maggiori rischi e disagi con una scelta più attiva? Avantis Global Equity o altre soluzioni di factor investing.
Preferiamo infine fare i bastian contrari e fare sistematicamente zig quando il mercato fa zag? Invesco Msci World Equal Weight o altre strategie contrarian saranno la nostra scelta.
Pick your pain, come si dice.
Investire è sempre questione di scegliere il tipo di sofferenza più adatto a noi.
Non si vuole vivere nessun tipo di sofferenza e investire per 30 anni sempre tranquilli e sereni?
Mi spiace, questo non è possibile.
La sofferenza – in qualunque forma – è il prezzo da pagare per partecipare.
Scegli la tua.
Scegli con saggezza.
Bene amici miei, fine dell’episodio di oggi.
Come sempre vi invito a mettere segui e attivare le notifiche su Spotify, Apple Podcast e YouTube per supportarci e permetterci di continuare a produrre contenuti che vi fanno capire se volete stare dalla parte del mercato o dall’altra parte sempre nuovi.
Per questo episodio invece è davvero tutto e noi ci rivediamo tra pochi giorni con un nuovo appuntamento assieme, sempre qui, naturalmente, con The Bull, il tuo podcast di finanza personale.
Quando capisci come funziona la finanza… ti viene voglia di raccontarla!
Da quando l'ho scoperto in 15 gg mi sono ascoltato 150 puntate senza fermarmi, ho annullato gli altri podcast per portarmi alla pari ed ascoltare tutte le precedenti puntate, ben fatto, esattamente il livello di informazione che mi serviva
Gianluca G., 11 Set 2025Ho seguito tutte le puntate! Grazie veramente
Amalia A., 17 Set 2025Non sono solito a mettere recensioni e specialmente non ascolto podcast, ma da quando ho iniziato questo, faccio fatica a staccarmi, e quasi non posso più fare a meno di ascoltare e arricchirmi culturalmente.
Andrea V., 22 Set 2025Riccardo mi ha letteralmente cambiato la vita e fatto scoprire che amo la finanza, ho ascoltato il podcast già due volte e non mi stufo mai di ascoltarlo, parla in modo semplice e chiaro
Massimo D., 23 Set 2025La mia ignoranza in materia mi ha sempre creato dei dubbi, ma grazie a un amico ho iniziato ad ascoltare il podcast. Per fortuna che ho 24 anni e un po' di tempo e soldi da dedicarmi a imparare le varie nozioni per me stesso. Grazie mille!
Luca G. 10 Ott 2025Podcast piacevole, scorre veloce ma in modo estremamente chiaro, spiega i concetti chiave per gestire le proprie finanze, fornendo la classica cassetta degli attrezzi. Complimenti, davvero ben fatto!
Massimiliano, 29 Mag 2024Veramente veramente raccomandato! la finanza personale riassunta alla perfezione! e spiegata partendo dall'ABC! Ottimo anche da ascoltare a velocita 1,5x!
Giorgia R., 23 Gen 2025Veramente interessante, chiaro e conciso. Cambia la vita finanziaria di chiunque.. da ascoltare assolutamente anche per chi di finanza non vuole occuparsi mai
Francesca B., 6 Apr 2024Podcast che dà sempre spunti interessanti che personalmente mi ha fatto appassionare alla finanza personale spingendomi ad approfondire in prima persona.
Lorenzo, 13 Mar 2025