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per continuare a costruire le tue finanze, un passo alla volta. Capire cosa sta succedendo sui mercati non serve a prevedere il futuro, ma a prendere decisioni più consapevoli.
Sappiamo tutti quanto guadagniamo, ma quasi nessuno sa in che posizione si trova nella classifica dei patrimoni italiani. In questo episodio vediamo dove sta una famiglia oggi, in Italia e tra i coetanei, con che probabilità entrerà nel venti per cento più ricco e quali scelte spostano quella probabilità.

365. Lo stipendio non ti porta nel 10% più ricco d’Italia. Questo Sì!
00:00 Come sei messo rispetto agli altri
02:03 La classifica
05:19 Il reddito non diventa patrimonio
09:56 Il numero magico
12:14 Il simulatore
16:16 Le tre leve
18:54 Stessa classifica, due vite
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Come sei messo rispetto agli altri
Quanto guadagniamo lo sappiamo tutti.
E sappiamo benissimo se è tanto o poco.
Ma se ci chiedessero in che posizione è la nostra famiglia nella classifica dei patrimoni italiani, quasi nessuno di noi saprebbe rispondere.
Siamo a metà classifica?
Nel quarto più ricco?
E soprattutto: dove saremo fra dieci o vent’anni?
La famiglia italiana mediana guadagna circa 31.704 euro netti l’anno secondo l’ISTAT.
E in attività finanziarie, cioè conti, titoli, fondi, azioni, tutto quello che non è casa, ha diecimila euro.
Quattro mesi di reddito.
E fin qui uno potrebbe dire: va beh, con trentamila euro l’anno non è che si metta via molto.
Allora guardiamo il venti per cento delle famiglie che guadagnano di più, quelle sopra i cinquantunomila euro netti.
La famiglia tipo, lì, di attività finanziarie ne ha quarantacinquemila.
Meno di un anno di reddito.
In Italia anche chi guadagna tanto ha in portafoglio meno di un anno di stipendio.
Il reddito non diventa patrimonio da solo.
C’è un’idea che gira molto qua noi e cioè che in Italia la classe sociale la decida la casa.
Sulla parte bassa della classifica è vero, e ne abbiamo parlato qualche settimana fa. Ma la casa ci porta nel ceto medio.
Per svoltare, servono altre due cose: il reddito, e quanta parte di quel reddito diventa capitale che lavora.
Per svoltare intendo una cosa precisa: entrare nel venti per cento delle famiglie più ricche d’Italia, e poi magari nel dieci.
E vedrete che – anche se non facile – non si tratta affatto di imprese impossibili, partendo da situazioni medie.
Alla fine di questo episodio sapremo:
A che livello si trova la nostra famiglia oggi, sia in Italia sia fra i nostri coetanei,
con che probabilità entreremo nel top 20% e 10%, e
quale delle nostre scelte sposta di più quella probabilità.
E alla fine vi darò un simulatore
che ho costruito apposta per questo episodio che vi dice in un attimo dove siete e a che condizioni e con che probabilità potrete salire nella scala della ricchezza.
La classifica
Bentornati a The Bull, il tuo podcast di finanza personale.
In questo podcast parliamo di finanza, investimenti e mercati per aiutare chiunque a fare i conti con i propri soldi, investire meglio e costruirsi la vita che desidera.
Se non l’avete ancora fatto, mettete segui al canale su YouTube, Spotify o Apple Podcast: a voi non costa nulla, per me significa poter continuare a tenere in piedi questo canale.
Partiamo dalla classifica.
Banca d’Italia, ogni tre mesi, pubblica quelli che si chiamano conti distributivi della ricchezza delle famiglie.
Tradotto: mette in fila i circa venticinque milioni di famiglie italiane dalla più povera alla più ricca, contando tutto quello che possiedono, casa compresa, e togliendo i debiti.
Gli ultimi dati sono di agosto e fotografano il primo trimestre del 2026.
Ne avevo parlato un paio di settimane fa, ma facciamo breve ripasso per gli assenti.
La famiglia che sta esattamente a metà classifica ha centosettantottomila euro di patrimonio netto.
Per entrare nel venti per cento più ricco ne servono quattrocentosessantatremila.
Per entrare nel top 10% servono, settecentosessantaseimilacinquecento.
E qui c’è la prima cosa da togliersi dalla testa.
Quando pensiamo al dieci per cento più ricco d’Italia
ci immaginiamo yacht e ville in Costa Smeralda.
In realtà parliamo di due milioni e mezzo di famiglie.
E la soglia d’ingresso è meno di ottocentomila euro: una casa di proprietà in una città e un portafoglio ben costruito in una vita di lavoro.
Ma la classifica nazionale ha un grosso difetto che rischia di renderla inutile e di fomentare dibattiti a cazzo di cane perché mette nella stessa fila un ragazzo di ventotto anni appena uscito di casa e una coppia di cinquantacinque anni con trent’anni di lavoro alle spalle.
Allora ho fatto un’altra cosa.
Banca d’Italia fa anche un’indagine sui bilanci delle famiglie che dice come si distribuiscono le famiglie nella classifica in base all’età.
Mettendo insieme le due fonti, si può stimare il nostro posto non solo in Italia, ma fra quelli che hanno la nostra età.
Prendiamo centocinquantamila euro di patrimonio netto, casa compresa.
In Italia vuol dire stare al quarantacinquesimo percentile, poco sotto metà classifica.
Fra le famiglie con meno di trentacinque anni, al sessantatreesimo: ben sopra la media dei coetanei.
Fra quelle fra i cinquantacinque e i sessantaquattro anni, al trentaseiesimo: sotto.
Stessi soldi, tre classifiche diverse.
Ed è per questo che il confronto con la media nazionale è sbagliato in tutte e due le direzioni. A trent’anni ci fa sentire poveri quando non lo siamo.
A cinquantacinque ci fa sentire tranquilli quando forse non dovremmo esserlo.
E c’è poi una terza classifica, quella per area.
Al Nord il quattordici per cento delle famiglie sta nel dieci per cento più ricco d’Italia.
Al Sud meno del quattro.
Vuol dire che se viviamo al Centro-Nord la classifica nazionale ci tratta bene, perché dentro ci sono anche regioni più povere, mentre quella fra i nostri vicini di casa è più dura.
Nel simulatore che potete scaricare le trovate tutte e tre.
Ma tutto questo ci dice dove siamo.
Non ci dice perché siamo lì.
E il perché è la parte interessante.
Il reddito non diventa patrimonio
Guardiamo la differenza di ordine di grandezza quando confrontiamo i redditi con i patrimoni.
Fra i dipendenti che lavorano a tempo pieno tutto l’anno,
lo stipendio netto che sta a metà classifica è di circa duemila euro al mese.
Per entrare nel dieci per cento più pagato d’Italia bastano tremila euro netti al mese. Una volta e mezza lo stipendio mediano.
Adesso rifacciamo lo stesso conto con il patrimonio.
Per entrare nel dieci per cento delle famiglie più ricche serve più di quattro volte il patrimonio della famiglia che sta a metà classifica.
Lo so, uno è lo stipendio di una persona e l’altro il patrimonio di una famiglia.
Ma qui conta la forma della scala, non i numeri assoluti.
La scala degli stipendi è corta.
Quella dei patrimoni è lunghissima.
Con il solo stipendio, anche salendo fino in cima, non si arriva dove sta il dieci per cento più ricco.
E c’è un secondo problema: quella scala, negli ultimi vent’anni, non si è nemmeno allungata.
Tolta l’inflazione, il reddito delle famiglie italiane nel 2024 è circa l’otto per cento sotto quello del 2003.
Quello da lavoro dipendente, il quattro per cento sotto.
Se il reddito è fermo da decenni, la distanza fra le famiglie non può averla fatta il reddito.
E allora i risparmi di chi guadagna, dove finiscono?
Lo vediamo dai conti distributivi.
Nel ceto medio, cioè fra la metà della classifica e il novantesimo percentile, la ricchezza finanziaria è fatta per metà o per tre quarti di depositi. Conti correnti, conti deposito, libretti.
Nel dieci per cento più ricco, i depositi sono meno di un quarto. Il resto è investito.
E adesso guardiamo cosa è successo a quelle due famiglie negli ultimi quindici anni.
Dal 2010 a oggi, tolta l’inflazione, la famiglia che sta a metà classifica ha perso circa un terzo del suo patrimonio.
La famiglia media del dieci per cento più ricco ha guadagnato il quattro per cento.
Perché?
Di sicuro il dieci per cento più ricco ha anche messo via di più.
Ma in quindici anni, più di quanto metti via, conta cosa hai in mano.
Il ceto medio aveva soprattutto la casa, che in questi quindici anni in termini reali è scesa, e dei depositi, che l’inflazione si è mangiata.
Il dieci per cento più ricco aveva azioni, partecipazioni e fondi: in quindici anni, tolta l’inflazione, quella parte del suo patrimonio è raddoppiata.
E questo, attenzione, è un fenomeno globale e per certi versi epocale.
Rispetto a quello che è successo dal dopoguerra in poi, negli ultimi due anni la creazione di ricchezza globale è arrivata molto più dalle azioni che dall’apprezzamento dei valori immobiliare.
Teniamocelo nel retrocranio, perché c’entra con l’episodio di oggi.
Poi avremo modo di approfondire questo trend secolare in un altro video.
Comunque, già questo ci dice qual è il patrimonio che fa svoltare.
Non tanto quello che guadagniamo, perché il reddito da solo, come abbiamo visto, resta sul conto corrente.
Non è quello che abbiamo sotto i piedi e sopra la testa, perché la casa ci tiene a galla ma non ci spinge.
Il patrimonio che fa svoltare è la parte del nostro reddito che, anno dopo anno, abbiamo trasformato in capitale che lavora in asset che producono flussi di profitto.
Il che ci porta a una domanda molto concreta.
Quanta parte del nostro reddito stiamo trasformando?
E per rispondere serve un numero solo, che possiamo calcolare con lo strumento che vi lascerò alla fine dell’episodio.
Prima di vederlo, però, c’è sicuramente una cosa che può accelerare il percorso verso il top 10% più ricco del Paese.
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Il numero magico
Il numero è questo: quanti anni di reddito abbiamo messo a lavorare?
Si calcola così.
Prendiamo tutto quello che abbiamo investito: fondi, ETF, azioni, obbligazioni, il fondo pensione. Il conto corrente no, e la casa nemmeno.
E lo dividiamo per il reddito netto annuo della famiglia.
Esempio: se abbiamo trentamila euro investiti e guadagniamo in due quarantamila euro netti l’anno, il nostro multiplo è zero virgola settantacinque. Nove mesi di reddito.
Se invece abbiamo 300.000 euro investiti, con lo stesso reddito fa 7,5, sette anni e mezzo.
Perché proprio questo numero? Perché mette insieme le due cose di cui abbiamo parlato finora: quanto entra e quanto di quello che entra diventa capitale.
Chi guadagna tanto e investe poco ha un multiplo basso.
Chi guadagna poco ma da anni trasforma una parte fissa del reddito, ce l’ha alto.
E non dipende da dove viviamo né da quanto vale la nostra casa.
La famiglia italiana tipo, l’abbiamo visto, sta a zero virgola tre, meno di un terzo del reddito annuo in asset finanziari – e in quel numero ci sono dentro anche i depositi.
E allora a quanto dovremmo stare?
Usiamo un’ipotesi di partenza semplice: una famiglia che parte da zero a trent’anni e investe il quindici per cento del reddito netto ogni anno, in un portafoglio settanta per cento azioni e trenta obbligazioni.
Per il rendimento usiamo le stesse ipotesi del simulatore, che vi racconto fra poco: nel futuro mediano, tolti inflazione e costi, quel portafoglio rende circa il due virgola quattro per cento reale l’anno, così non abbiamo l’inflazione tra i piedi.
I multipli diventano quindi:
Una volta il reddito a trentasette anni.
Due a quarantatré.
Tre verso i quarantotto.
Cinque e mezzo a sessanta.
Sei e mezzo a sessantacinque.
E chi investe il dieci per cento del reddito? Arriva a sessantacinque anni con poco più di quattro volte il reddito. Chi investe il venti, con quasi nove.
Ora, attenzione a due cose.
La prima: stare sotto la scala non vuol dire essere in ritardo nella vita. Magari abbiamo appena comprato casa, abbiamo dei figli piccoli o abbiamo cambiato lavoro. Vuol dire solo una cosa: che in questo momento il nostro reddito non sta diventando capitale.
La seconda: chi parte a quarant’anni non deve rincorrere la scala del trentenne. Deve guardare la pendenza, cioè quanto sale il suo multiplo ogni anno.
Il multiplo però ci dice se stiamo convertendo.
Non ci dice dove ci porta.
Per quello serve il simulatore.
Il simulatore
Per questo episodio abbiamo costruito un simulatore.
È gratuito, basta cliccare al link è in descrizione, inserire la vostra e-mail e vi arriva.
Gli diamo pochi dati:
età,
reddito netto della famiglia,
quanto investiamo ogni anno,
quanto abbiamo già investito e
quanto teniamo sul conto, e
se c’è una casa, quanto vale e quanto mutuo resta da pagare.
Poi il simulatore fa girare il futuro diecimila volte con un Montecarlo.
In ognuno di quei futuri i mercati fanno una cosa diversa: anni buoni, anni pessimi, crisi lunghe e riprese veloci.
Alla fine ci dice tre cose.
Dove siamo oggi in classifica, in Italia e fra i coetanei.
Dove saremo all’età che abbiamo scelto, con un ventaglio che va dagli scenari futuri sfortunati a quelli fortunati.
E soprattutto con che probabilità saremo entrati nel venti e nel dieci per cento più ricco, o meglio: in quanti scenari superiamo le soglie che oggi identificano il 20 e il 10% più ricco, mantenendone il potere d’acquisto.
Le ipotesi sono scritte nella pagina ma ve le dico anche qui perché da queste dipende tutto il resto.
Per le azioni ho ipotizzato un rendimento reale del quattro per cento l’anno, ossia:
uno virgola sei per cento di dividend yield dell’MSCI ACWI
più il due virgola quattro percento di crescita reale degli utili, assumendo che il rapporto tra prezzi e utili resti dove sono oggi.
Per le obbligazioni l’uno virgola cinque:
il quattro per cento nominale che rende oggi a scadenza il Bloomberg Euro Aggregate,
meno il due virgola cinque di inflazione.
Infine, terza ipotesi, volutamente ottimista: il reddito cresce dell’uno per cento reale all’anno. Chiaramente questa non è la media nazionale, dove gli stipendi reali in media sono inchiodati al valore del 95.
Ma chi segue questo canale vuole fare meglio della media, e l’uno per cento è un obiettivo di carriera, non una previsione sull’Italia.
Chi vuole essere più prudente lo può abbassare nelle impostazioni avanzate.
Ora, proviamo con tre famiglie.
La prima ha trent’anni, trentamila euro netti di reddito, vive in affitto, ha diecimila euro investiti e cinquemila sul conto, e investe il dieci per cento di quello che guadagna.
Oggi è al diciottesimo percentile in Italia. Fra i coetanei, al trentacinquesimo. Se va avanti così fino a sessantacinque anni, nel futuro mediano arriva al cinquantottesimo percentile. La probabilità di entrare nel venti per cento più ricco è del sei per cento. Nel dieci, meno dell’uno.
La seconda è una coppia con figli. Ha quarant’anni e quarantanovemilanovecento euro di reddito netto, esattamente la mediana delle coppie con figli in Italia. Vive al Nord, in una casa da duecentocinquantamila euro con centoventimila di mutuo ancora da pagare.
Ha quarantamila euro investiti e quindicimila sul conto, e investe il quindici per cento.
Oggi è appena sopra metà classifica in Italia e un po’ più su fra i coetanei, ma fra le famiglie del Nord è sotto metà: al quarantaquattresimo percentile. Il suo multiplo è zero virgola otto, cioè sotto la scala. Eppure la probabilità di entrare nel venti per cento più ricco è del novantasei per cento: tra mutuo che si estingue e portafoglio che cresce, ci arriva quasi in ogni scenario futuro.
Il top dieci per cento invece è quasi una sembra persa in partenza: solo sedici per cento di probabilità – anche se tra poco vediamo come raddoppiare questa probabilità.
La terza ha cinquant’anni, sessantamila euro di reddito, una casa da trecentocinquantamila euro senza mutuo, centocinquantamila euro investiti e venticinquemila sul conto, e investe il venti per cento.
È già all’ottantatreesimo percentile, e il venti per cento più ricco è praticamente certo. La probabilità di entrare nel dieci è del sessantacinque per cento.
Guardate il ventaglio di quei futuri.
I mercati decidono quanto è largo.
Ma dove sta, cioè se il ventaglio parte dal quarantesimo o dall’ottantesimo percentile, lo decidono le scelte che facciamo noi. E allora la domanda vera diventa: quali scelte?
Le tre leve
Prendiamo la famiglia di quarant’anni, quella con il sedici per cento di probabilità di entrare nel dieci per cento più ricco, e proviamo a muovere una leva alla volta.
Prima leva: mettere via di più.
Se invece del quindici investe il venti per cento del reddito, la probabilità passa dal sedici al trentasette. Più che raddoppiata, con cinque punti di risparmio.
Seconda leva: lavorare tre anni in più.
Uscire a sessantotto invece che a sessantacinque porta la probabilità al ventinove per cento.
Terza leva, quella che lega davvero il reddito al portafoglio. Investire metà di ogni aumento.
Funziona così. Ogni volta che lo stipendio sale, per un aumento, una promozione, un cambio di lavoro, metà dell’aumento va nel portafoglio e metà nella nostra vita. Lo stile di vita cresce comunque, ma più lentamente del reddito. È un’idea di Richard Thaler, premio Nobel, e di Shlomo Benartzi, che si trova nel paper Save More Tomorrow
Pubblicato sul Journal of Political Economy nel 2004 e che è stata testata empiricamente: chi adottava questa regola, in pochi anni, quasi quadruplicava la quota di stipendio che metteva via.
Sulla nostra famiglia, con un reddito che cresce dell’uno per cento l’anno oltre l’inflazione, la regola porta la probabilità dal sedici al trenta per cento. Ma questa leva ha una caratteristica che le altre non hanno: vale di più quanto più cresce il nostro reddito. Se lo stipendio cresce del due per cento l’anno, senza la regola arriviamo al ventidue per cento, con la regola al sessanta.
È la leva di chi ha ancora una carriera davanti.
E per chi vuole metterla in pratica da domani mattina: si fa con un piano di accumulo che non è fisso, ma che rialziamo ogni volta che arriva la busta paga nuova.
Insomma, il prossimo aumento di stipendio vale più della scelta dell’ETF.
Manca una leva, ed è quella che su un canale di investimenti uno si aspetterebbe per prima: le azioni.
Se la nostra famiglia porta le azioni dal sessanta all’ottanta per cento, la probabilità di entrare nel dieci per cento più ricco sale al ventiquattro percento.
Se le riduce al quaranta, crolla al sette.
Quindi conta, eccome.
Qual è il problema allora?
Il problema è che più azioni allargano verso l’alto il ventaglio dei futuri possibili senza mettere un pavimento agli scenari più sfortunati.
Per questo nel simulatore lo slider si ferma all’ottanta per cento e non arriva al 100%, e per questo la mettiamo per ultima.
Come avevamo visto nell’episodio 354, per chi parte a metà strada l’allocazione è la leva più debole delle quattro.
Stessa classifica, due vite
Torniamo alla soglia del dieci per cento più ricco: settecentosessantaseimilacinquecento euro.
Una famiglia ce li ha tutti nella casa in cui abita.
Un’altra ce li ha in portafoglio.
Per Banca d’Italia sono una accanto all’altra in classifica.
Ma la prima, ogni mese, da quel patrimonio riceve un tetto sopra la testa e le spese di condominio.
La seconda, con la regola del trecento che abbiamo visto due settimane fa, può prelevare circa duemilacinquecentocinquanta euro al mese, più di quanto spende la famiglia media italiana.
Stesso posto in classifica, due vite diverse.
Il patrimonio che fa svoltare è quello che lavora.
Ora, fatto questo viaggio, vi lascio con tre compiti a casa.
UNO: Calcolare il vostro multiplo, capitale investito diviso reddito annuale.
DUE: Aprire il simulatore e guardare il vostro posizionamento in Italia e fra i coetanei, la probabilità di entrare nel top 20 o 10% e le leve per accelerare.
E infine TRE: segnare sul calendario la regola degli aumenti.
Link in descrizione, inserite l’email, tutto gratis e gira solo nel vostro browser.
Buon divertimento.
Bene amici miei, fine dell’episodio di oggi, che spero vi sia piaciuto e vi abbia dato una nuova prospettiva su come guardare alle vostre risorse economiche rispetto al quadro del nostro Paese.
Come sempre vi ringrazio per essere arrivati fino a qui e se vorrete mettere segui al canale su YouTube Spotify o Apple podcast per supportarci e permetterci di continuare a produrre contenuti che vi mettono in classifica anche se non vi siete mai iscritti alla gara sempre nuovi.
Per questo episodio invece è davvero tutto e noi ci rivediamo tra pochi giorni con un nuovo appuntamento assieme, sempre qui, naturalmente, con The Bull, il tuo podcast di finanza personale.
Quando capisci come funziona la finanza… ti viene voglia di raccontarla!
Da quando l'ho scoperto in 15 gg mi sono ascoltato 150 puntate senza fermarmi, ho annullato gli altri podcast per portarmi alla pari ed ascoltare tutte le precedenti puntate, ben fatto, esattamente il livello di informazione che mi serviva
Gianluca G., 11 Set 2025Ho acquistato e letto il suo libro e l' ho trovato. Esprime i concetti economici in modo semplice e chiaro. Sentirlo parlare conferma che è un professionista del settore.
Giulia N., 11 Ago 2025Podcast piacevole, scorre veloce ma in modo estremamente chiaro, spiega i concetti chiave per gestire le proprie finanze, fornendo la classica cassetta degli attrezzi. Complimenti, davvero ben fatto!
Massimiliano, 29 Mag 2024Riccardo mi ha letteralmente cambiato la vita e fatto scoprire che amo la finanza, ho ascoltato il podcast già due volte e non mi stufo mai di ascoltarlo, parla in modo semplice e chiaro
Massimo D., 23 Set 2025Veramente veramente raccomandato! la finanza personale riassunta alla perfezione! e spiegata partendo dall'ABC! Ottimo anche da ascoltare a velocita 1,5x!
Giorgia R., 23 Gen 2025Veramente interessante, chiaro e conciso. Cambia la vita finanziaria di chiunque.. da ascoltare assolutamente anche per chi di finanza non vuole occuparsi mai
Francesca B., 6 Apr 2024Dovrebbero ascoltarlo buona parte degli italiani e io avrei dovuto scoprirlo con qualche anno in anticipo ma meglio tardi che mai
Matteo C., 3 Set 2025La mia ignoranza in materia mi ha sempre creato dei dubbi, ma grazie a un amico ho iniziato ad ascoltare il podcast. Per fortuna che ho 24 anni e un po' di tempo e soldi da dedicarmi a imparare le varie nozioni per me stesso. Grazie mille!
Luca G. 10 Ott 2025Podcast che dà sempre spunti interessanti che personalmente mi ha fatto appassionare alla finanza personale spingendomi ad approfondire in prima persona.
Lorenzo, 13 Mar 2025