Pietro Michelangeli: errori da evitare quando inizi a investire
In questa puntata di The Bull ospitiamo Pietro Michelangeli, uno dei divulgatori finanziari più seguiti su YouTube in Italia.
Dopo anni a rimandare questa chiacchierata, ci confrontiamo su come raccontiamo la finanza, sulle differenze tra le nostre community e su ciò che realmente blocca gli italiani quando si parla di soldi, risparmio e investimenti.

272. Pietro Michelangeli: errori da evitare quando inizi a investire
Trascrizione Episodio
Riccardo
Caro Pietro, benvenuto negli studi di The Bull. Oh, ma grazie. Finalmente siamo entrambi su YouTube.
Ci abbiamo messo una vita a dare entrambi su YouTube, perché io ci ho messo un po’. Ma una vita anche a incontrarci, perché questo appuntamento qua l’abbiamo rimandato per mesi e mesi e mesi.
Pietro
Un’ora di distanza ed è diventata 30 anni di attesa per fare questo video.
Riccardo
Pensai che nel web non c’è distanza.
Pietro
Eh sì, più o meno. Vabbè però ce l’abbiamo fatta. Ce l’abbiamo fatta.
Abbiamo ancora una bella scaletta su cosa.
Riccardo
Sì, tra l’altro io oggi mi sento il novellino al cospetto di uno che parla di finanza su YouTube da quasi un decennio ormai.
Pietro
Eh, guarda, ho fatto otto anni ieri. Quindi metà della tua vita praticamente. Sì, no, vabbè un po’ meno di un terzo.
Un terzo della tua vita? Ci tossiamo quanti anni?
Riccardo
Devo dirlo proprio.
Pietro
Io ne faccio 40 l’anno prossimo. Ok, io ho 28 adesso, quindi 12.
Riccardo
Vabbè la chiediamo qua perché mi ha già rotto.
Pietro
Ci separa un ragazzino delle media. Va bene, quindi non so, ci consideriamo due generazioni diverse? Secondo me non troppo.
Riccardo
No, due generazioni no. Mezza generazione.
Pietro
No, infatti prima poi chiacchieravamo anche a pranzo in realtà su molte cose. La verità è che siamo d’accordo. E per oggi io voglio un po’ litigare.
Dai, ci sforziamo di litigare. No, perché sennò è brutto che stiamo qua per mezz’ora e ci raccontiamo ma sai che sono proprio belli i tuoi video? Anche i tuoi sono molto belli.
Poi parli proprio di cose interessanti. No, così mezz’ora no. Facciamo quasi sano dissing.
Secondo me è interessante sul rispettivo lavoro possiamo iniziare a raccontarlo. Ovvero, tu adesso sei sbarcato su YouTube. Sì.
E ti avevo già scritto benvenuto ma te lo dico anche adesso di persona. E sono molto contento tra l’altro che sei arrivato. Mi ricordo le prime volte che ci siamo sentiti che era ancora solo podcast e dicevo, cazzo ma io ho bisogno del video.
Mi dici, io non riesco ad ascoltare, basta mi annoio. Ho un problema con i podcast, mi distraggo. Cioè, devo guardare qualcosa perché sennò va a finire che me li metto sotto mentre faccio altro e poi divento arrivata.
Mi dimentico di ascoltare. Quindi no, sono stracontento che sei anche tu su YouTube. Quindi confrontiamoci un po’ sull’idea di divulgazione che abbiamo.
Riccardo
Certo.
Pietro
Perché abbiamo entrambi due approcci, seppur simili nella sostanza, diversi nella forma, nei modi. Tu, per esempio, a quali cose dai priorità sia negli anni che vengono ma anche da qui in poi perché poi si cambia nel tempo.
Riccardo
Beh, diciamo che come stile, superato diciamo all’inizio la parte più introduttiva ovviamente dove un po’ tutti noi abbiamo toccato gli argomenti, gli argomenti di base. Mi sono molto appassionato anche alla parte un po’ più secchiona della finanza. Infatti qua ci sono un po’ di libri che sono gli stessi che ho nella mia libreria che abbiamo riportato qua.
E quindi, diciamo, tutta la parte della teoria finanziaria calata nel concreto della nostra esperienza di piccoli investitori è una cosa che mi piace molto e quindi mi piaceva l’idea, che forse in Italia fanno in poco, se non nessuno proprio in questo modo di raccontare anche cosa c’è dietro le cose che poi vanno a finire nei nostri portafogli. Quindi, diciamo, ho voluto fare un po’ il nerd della finanza personale. Tu avevi cominciato, mi ricordo, parlando molto più di finanza personale poi nel tempo ti sei spostato sugli investimenti, ma all’inizio eri molto sulla…
Pietro
L’inizio è andato un po’ diverso, nel senso che sono partito parlando di soldi. Cioè, qualsiasi cosa mi fosse legato a quel mondo, quindi marketing, tutto c’era dentro. Se non che poi a un certo punto ho detto dai rendiamolo qualcosa di un pochino più strutturato e allora mi sono spostato sulla nicchia, che è stato finanza personale e poi si è sostanziato molto in investimenti.
Però, a differenza tua, che hai fatto, secondo me, uno step ulteriore di dire mi sposto sulla parte più quantitativa accademica io ho notato che nel tempo mi affascina proprio quella prima barriera all’ingresso che hanno le persone quindi quel primo approccio, e proprio confrontandomi con le persone mi sono reso conto che è lì che riesco bene, molto più. Cioè, se dovessimo invertirci, secondo me, ed è questa la cosa più bella avremmo delle difficoltà. Tu perché probabilmente senti la spinta a voler…
Prima per fare questa scaletta, che voi non vedete, ma è stata sudata eravamo li a dire, dai parliamo di questa cosa poi io ho detto, no, ma quella roba lì è un video apposta, cioè non si può però tu mi piace che hai questa spinta qui ad andare a spaccare il capello in dodici a me piace spaccarlo solo in due, ma non perché non mi piaccia approfondire ma perché mi piace proprio quel primo approccio che ha la persona e infatti nel tempo mi sono focalizzato su quelle 3-4 cose che mi piace, che la persona che non sa nulla di finanza inizi effettivamente ad avere per poi, se gli basta, bene, se no può fare lo step ulteriore e andare a seguire canali più dettagliati
Riccardo
Beh, è molto importante perché io dico spesso, e parlo tanto di queste cose qua mi piace andare a prendere i paper, mi piace parlare del factor investing di queste cose, e parlo poco del risparmio, ma spesso dico attenzione che comunque quella è la cosa fondamentale cioè tu comunque devi partire da lì, devi partire dall’avere del capitale da investire e soprattutto devi innescare quella miccia che ti porta ad occuparti in maniera attiva dei tuoi soldi perché adesso è novembre, il mese dell’educazione finanziaria quindi usciranno tutti i soliti report e noi facciamo schifo, siamo gli ultimi del mondo che non sa niente di finanza, eccetera, eccetera quindi quel primo step lì in realtà ha tra l’altro un impatto sociale devastante perché gestire meglio i nostri soldi come paese farebbe bene a tutti quanti però tu che sei da così tanto tempo ad occuparti di queste tematiche secondo te perché non è così ampiamente diffuso?
cioè quali sono le barriere all’ingresso che impediscono proprio di cominciare anche solo a pensare devo investire i miei soldi e poi il factor investing arriva alla fine, alla punta dell’iceberg proprio la parte iniziale perché ancora così tanti fanno fatica?
Pietro
uuuh tantissimi motivi, possiamo stare qua mezz’ora e lencarli ti dico quelli che secondo me sono quelli che ho sentito più spesso proprio come riportati e sono una parte perché quelli sono quelli consci che la gente ha razionalizzato e interiorizzato e poi ci sono quelli invece inconsci che questi si basano sulla mia deduzione ovviamente quelli razionali sono non me l’ha mai insegnato nessuno quindi esattamente come cioè per esempio l’educazione sessuale che ormai viene demandata male alle scuole in famiglia è una conversazione difficile da avere stessa cosa con il denaro tantissime persone, non dico giovanissimi ma anche solo ventenni non conoscono il reddito dei propri genitori cioè questa cosa mi manda completamente ai matti perché se non sai qual è la capacità di spesa della tua famiglia come puoi pensare di fare delle scelte finanziarie senza dipendere da un fattore incerto quindi non se ne parla in famiglia ed è una cosa di cui non si parla nemmeno a scuola mentre su altri temi appunto si è tentato goffamente di portarli a scuola che ci si prova, rassegnati completamente e poi un’altra triste verità è che inizi a preoccuparti di gestire le tue finanze quando hai delle finanze e rispetto ai paesi sviluppati quindi si fa come hai detto prima nel G20 siamo tra gli ultimi in questo momento redditi e potere d’acquisto sono una combinazione che fa sì che guadagniamo di fatto poco e a fine mese non abbiamo il dubbio di ah mi avanzano questi 500 euro cosa ne faccio no perché se va bene sono 50 questi soldi tant’è che io ho anche una distribuzione geografica sul canale molto spinta nel nord Italia proprio per lo stesso triste motivo per il fatto che nel sud Italia gli stipendi sono più bassi e quindi è un problema secondario gestire l’avanzo perché magari l’avanzo è proprio faticato ad averlo questa è una roba molto triste e secondo me è forse il problema più grosso e poi ci sono anche fattori inconsci cioè io credo che nel nostro paese soprattutto per magari i nostri nonni, i nostri genitori la cultura di relazione stato-religione abbia influenzato molto questa è una mia teoria
Riccardo
trovi? questa è interessante, questa la voglio approfondire
Pietro
beh per esempio non si possono prestare soldi con interesse secondo la Bibbia
Riccardo
certo, certo
Pietro
poi ovviamente queste sono cose di millenni fa però hanno un effetto secondo me inconscio su quello che è la visione che poi noi abbiamo del denaro perché ci è stato insegnato in modo indiretto quindi non è che qualcuno ce l’ha detto in modo specifico che denaro è male che invece è bene fare cose gratuitamente è bene farle perché sei una persona caritatevole che per carità va bene cioè viva, fate le cose per carità però c’è anche quella componente lì nella vita
Riccardo
no però è vero che poi bisogna sempre distinguere tra causa e correlazione quindi non si sa mai bene dove finisce un’inizia l’altra però se tu pensi a quali sono i paesi in cui si investe di più in cui si investe di più in azioni quindi si tende a prendere più rischio sono tipicamente paesi anglosassoni con tradizione protestante rispetto ai paesi più di tradizione cattolica e mi ricordo di aver letto da qualche parte che nello stesso concetto di previsione che è forecast in inglese e invece in italiano e nelle lingue latine ha una radice latina appunto nell’approvvisio c’è la provvidenza quindi l’idea che qualcuno si prenderà cura di te mentre nel forecast c’è l’idea che se non te la cavi da solo non ti salva nessuno perché poi la morale protestante non prevede un salvatore prevede che tu devi ottenere il meglio e poi come va va e probabilmente hai ragione questa cosa qua influisce anche sull’approccio al risk taking dell’investitore noi italiani ce l’abbiamo poco siamo formichie
Pietro
tra l’altro qui c’è un’altra parentesi che veramente questa scaletta la stiamo voi non lo sapete la stiamo buttandosi perché per esempio un altro tema di cui non si parla in relazione di avversione al rischio o propensione al rischio la differenza uomo-donna non so qual è la tua demografica la mia demografica è tristemente a favore maschile e la propensione al rischio finanziario in questo caso stiamo parlando delle donne è un po’ inferiore però questa cosa sebbene possa far pensare che allora ottengono meno in realtà siccome è più bassa ci sono degli studi che fanno vedere come in determinate situazioni di mercato dove magari il maschio tende più all’emotività la differenza è piccola ovviamente tende più all’emotività ad agire la donna invece si ritrae un po’ e dice no no io lascio perdere non mi interessa e quindi piuttosto sta ferma invece nelle situazioni di mercato in cui le cose vanno molto bene il premio va effettivamente al maschio che riesce a rischiare però in generale come Italia si rischiamo poco abbiamo anche un mondo molto più sul bancario che non sul finanziamento di rischio quindi se abbiamo anche solo l’idea di ho un progetto imprenditoriale cosa faccio? beh vai in banca questa cosa sappiamo che per esempio negli Stati Uniti con tutti i loro limiti è diversa cioè lì ci sono molti più capitali di rischio hanno più soldi vero? ma ok stiamo parlando di Italia stringiamo un po’ i nostri pubblici quali sono per la tua esperienza le domande più italiane che si fanno?
Riccardo
beh allora ovviamente noi parliamo a persone che non so se siano un campione rappresentativo in senso assoluto dell’Italia perché sono persone che comunque come dicevi prima hanno un reddito da tendenzialmente da cui riescono a risparmiare e che riescono ad investire che hanno un interesse verso questi verso questi contenuti quindi forse non sono nazional popolari le cose che mi chiedono quindi poi magari parliamo anche di alcune domande proprio strettamente finanziarie che tornano spesso probabilmente la domanda più italica del mondo ha sempre a che fare con la casa in qualche modo quindi i grandi i grandi dilemmi sul comprare casa andare a vivere in affitto o peggio ancora l’investimento immobiliare è il migliore di tutto perché è il mattone non tradisce mai hai mai sentito dire questa cosa?
Pietro
no, è di nuovo ah di nuovo? sì, non l’ho mai sentita ti consiglio dei video no no no oppure ah mi compro la seconda casa che così mi faccio la pensione esatto l’affitto mi copre il mutuo quindi allora facciamoci due minuti su sta roba qui vai qual è la tua idea sulla casa la mia idea
Riccardo
in generale sulla casa che intanto bisogna distinguere l’investimento appunto compro la seconda la famosa seconda casa Milano così sia a posto per sempre da milanese vi dico non funziona così alla casa dove vado a vivere casa dove vado a vivere molti lo considerano un investimento sono un po’ scettico su questa definizione la casa è il più costoso bene di consumo che compriamo in alcuni casi può apprezzarsi nel tempo in altri casi no non è assolutamente scritto nella pietra che se compri una casa a 100 la rivendi a 200 soprattutto in valore reale infatti dal 2007 a oggi che in media i valori immobiliari in Italia sono negativi rispetto al picco che abbiamo toccato allora però sono più tendenzialmente favorevole all’idea di comprare casa soprattutto se hai un orizzonte abbastanza lungo chiaro che se tu hai intenzione di stare due anni in un posto manchi 5 anni in un posto ma vai in affitto tutta la vita investi tutto il resto se pensi di fermarti 10 15 anni 20 anni non so quanti avevano una prospettiva così lunga a dir la verità secondo me più di quanti si pensano in quel caso secondo me ci sta credo che siano due scelte comunque indifferenti dal punto di vista valoriale perché ho la sensazione che in Italia sia poco moralmente e socialmente accettabile l’idea di dire vado in affitto anche a lungo termine perché comunque la casa ce la devi avere perché butti i soldi ma butti i soldi quando vai in affitto tu che sei in affitto
Pietro
io sono in affitto si adesso andrò in un altro affitto tra l’altro e qui si vede il vantaggio cioè la mobilità se l’avessi comprato un anno e mezzo fa tra l’altro ho fatto tutti i video sulla casa sulla prossima penso cerrò per me ste robe adesso è tutto da vedere se l’avessi comprato ora sarei stato molto più in difficoltà avrei perso dei soldi va bene ma sarei prepostato in difficoltà burocratica invece c’è adesso la libertà di cambiare quindi non è buttare sto pagando per un servizio come quando ti noleggi la macchina come quando ti noleggi qualsiasi cosa un bolleggio se vogliamo a me la cosa che un po’ spaventa è che io più qualche anno fa che adesso avevo tantissimi coetanei che stavano uscendo per la prima volta di casa e per la prima volta quando esci di casa compri e no aspetta com’è possibile che tu riesca a fare questa scelta in modo logico se ti va bene fantastico però il rischio è anche quello che è la tua prima esperienza da solo o di coppia e quante cose puoi sbagliare ma per inesperienza non perché sei matto casa troppo grande casa troppo piccola posizione sbagliata partner sbagliato può succedere anche quello quindi l’affitto secondo me può anche essere una porta d’ingresso poi come test se vogliamo considerarlo un test come dire non so se comprarmi la macchina faccio il test drive il test drive dura un minuto e in quel caso magari ci stai sei mesi in affitto una cosa del genere e poi sul tema non è un investimento la prima casa
Riccardo
come fai a far cambiare idee alle persone su questa cosa ma che la casa comunque perché la tocchi la vedi e quindi sicuramente è un investimento migliore degli altri sia quando lo è come un investimento vero e proprio sia quando non lo è come quella in cui vai a vivere
Pietro
a me piace raccontare questa cosa a noi soprattutto sui nostri canali che comunque ci interessa il numero ci interessa il dato quando si parla di fare investimenti analizziamo il numero analizziamo il dato quando si parla di comprare casa ma chi fa questa roba qua chi è che fa una proiezione ah sto pensando di comprare casa sono imbovisa ma quale potrebbe essere il valore ma no ma se stai pensando di comprare casa imbovisa è perché hai il lavoro vicino perché hai trovato quella casa comoda quindi quelli sono i fattori pensiamoci a cui si dà peso quando compri casa non eh ma tra 15 anni i tassi i valori ma no ma quelle sono altre cose quando invece compri la seconda casa ok il più delle volte però se ci pensiamo stiamo già facendo una scelta arbitraria che è quella del luogo se ho deciso di comprare casa già ho escluso il 99,9% dei luoghi d’italia perché mi interessa quel luogo lì quindi già è una scelta di investimento sbagliata perché come dire ah io adesso devo comprare una azione ma posso comprare solo azioni che hanno sede legale nella georgia del sud cioè non è un investimento è una roba un po’ stramba quindi no sono completamente d’accordo con te sul fatto che non è un investimento in alcun modo e sì forse andrebbe un pochino più sdoganato l’affitto poi chiaro abbiamo situazioni tipo Milano dove proporzione affitto acquisto è sempre più complessa perché la prima casa in affitto diventa sempre più costosa già per esempio in questo momento sto in Brianza che è un po’ più comoda come prezzi però anche lì stiamo tristemente arrivando a prezzi che non hanno senso un altro mito che invece ti racconto io sono tutti quelli delle americanate bello quante volte ti fanno domande e ti rendi conto ok questa domanda me la fa qualcuno che ha appena letto un libro americano e non ha capito niente quante volte ti capita questa roba
Riccardo
beh allora grande merito degli americani che hanno diffuso questa cultura del personal finance qui ce ne sono diversi di libri i libri in italiano penso che non ce ne siano è vero che si crea un po’ un mito che si pensa sia replicabile allo stesso modo in Italia quindi quando inizio a seguire certi canali qualche anno fa seguivo alcuni canali un po’ più pop di personal finance negli Stati Uniti che erano molto simili tra di loro e ovviamente le indicazioni di investimento erano SPI e VO e QQQ quindi investi su SMP500 e Nasdaq per massimizzare il tuo foro 1K e mi sono imparato anche alcune regole fiscali dei fondi pensione estingui subito i debiti e la carta di credito tutti noi conosciamo
Pietro
la famosa carta di credito
Riccardo
certo noi conosciamo Dave Ramsey e i suoi famosi sette passi che poi se ci pensi portati qui da noi non sempre hanno applicazione quindi uno dei motivi per cui ho iniziato a fare il podcast era anche per perché cercavo al tempo podcast che raccontassero queste cose italianizzate e non c’erano effettivamente quindi ho detto provo a tradurle in nel contesto europeo dove gli investimenti sono un po’ diversi quindi secondo me è molto importante prendere alcune cose che sono sicuramente trasferibili perché la teoria finanziaria è quella e quindi noi investiamo a livello globale però dobbiamo ricordarci che noi guadagniamo in euro e non guadagniamo in dollari questo è un piccolo dettaglio secondo noi quando non viviamo prevalentemente di debito noi italiani e quindi cioè non so neanche io non conosco italiani che hanno i debiti sulle carte di credito ce ne saranno sicuramente però non è la ce ne sono lo dici?
Pietro
Fai questo gioco e ci rimarrai male però te lo dico cioè sei pronto la prossima volta che vai in banca se ti capita di andare in una banca fisica io purtroppo ho quella dell’azienda che è una banca fisica non facciamo il nome ma una male l’altra ogni volta che vado ne approfitto siccome è il mio sguardo a una parte di mondo faccio due chiacchiere con la commerciale della banca e l’ultima volta gli ho chiesto ma ma sta situazione delle carte di credito?
mi fa non hai idea di quanta gente sono pochi che hanno tantissimi scoperti quindi non sono tanti è vero ma quei pochi sono patologici ne hanno più di una una roba atroce
Riccardo
probabilmente hanno preso abitudini tipicamente americane
Pietro
e l’altro giorno invece mi è capitato di vedere questi che hanno fatto un finanziamento su un iPhone per poi rivenderlo in modo tale da avere liquidità subito perdendoci il 15% cioè amacci quindi tristemente esistono anche queste cose sono sottodimensionate ovviamente rispetto a lì
Riccardo
mi hai dato una brutta notizia io se vedo no noi italiani siamo bravi paghiamo tutti i mesi
Pietro
la carta di credito no pochi fortunatamente però quei pochi si rovinano la vita
Riccardo
tu hai avuto esperienze di tanti che ti scrivono che ti dicevano ma io so di questa roba qua perché l’ho vista nel video l’ha scritta il guru americano che dice di far così e tu invece mi hai detto di no
Pietro
e a me capita abbastanza spesso proprio perché io mi rivolgo a quelli che hanno il primo affaccio o comunque appena successivo e sì mi capita spesso perché magari leggi quei libri più popolari che può essere il Dave Ramsey il Kiyosaki c’è la gente che mi chiede quali prodotti hanno l’interesse composto che è proprio c’è una incomprensione di fondo di una cosa che è matematica semplicemente vuol dire reinvestire
Riccardo
però è una grande idea di marketing
Pietro
ETF con interesse composto l’interesse composto sì sì sì quindi sì in realtà ce ne sono ma forse la cosa più comune che vedo su cui la gente si ossessiona di più è l’idea stessa di pensione cioè il sistema pensionistico non c’entra una beata con quello americano e questo ha tutta una serie di conseguenze gigantesche per esempio il nostro tasso di risparmio è infinitamente più basso ma perché c’è un risparmio a monte che non abbiamo deciso noi e invece ogni tanto leggo di persone che magari dicono ma io in questo momento risparmio solo il 10% ma è poco se riesci a fare quello va bene
Riccardo
sì tra l’altro dico una piccola esagerazione ma non così tanto negli Stati Uniti investire investment e retirement sono quasi la stessa cosa perché se quando uno legge un libro di finanza personal finanza in generale scritto negli Stati Uniti e si parla di come investire di solito l’ordine di priorità è i soldi che devi mettere intanto nel foro 1K cioè il tuo fondo pensione finanziato dal tuo datore di lavoro eventualmente per chi ce l’ha in quelli privati come gli IRA e poi se hai un taxable account che è in realtà il modo in cui noi tutti investiamo qua allora metti i soldi anche lì però è il terzo nell’ordine di priorità quindi per loro investire è innanzitutto investire per la pensione perché ovviamente se no non ci sono regole di dire se no boiano di fame certo quindi effettivamente quei ragionamenti che vengono fatti con prospettive anche di lunghissimo termine perché loro hanno davvero questo lunghissimo termine come tempo della propria vita finanziare noi ragioniamo in un modo in un modo un po’ diverso ed è vero anche il fatto che abbiamo molti meno capitali da investire a parità di altre condizioni banalmente perché ogni mese diamo un sacco di soldi all’Inps sperando che una parte ci possa
Pietro
sperando, pregando scegli tu che parola usare
Riccardo
ci possa tornare indietro e invece quelli che superano il primo step e poi iniziano a farti domande proprio di finanza e di finanza dura e pura c’è qualche domanda ricorrente pic e pac
Pietro
pic e pac che ormai sta diventando tipo cip e ciop cioè se avrò due gemelli
Riccardo
un giorno li chiamerò così
Pietro
sì sì sì pic e pac allora pic e pac però allora facciamo facciamo un gioco prima di dirmi cosa ne pensi tu che sei sempre composto dettagliato accademico devi scegliere senza neanche giustificarti devo cioè io sono uno che vengo da te e dico Riccardo sto per cadere da un burrone se non mi dici pic e pac cado
Riccardo
cosa farei io devi decidere no io diciamo nella situazione pistola alla tempera rispondere pic nel senso che poi
Pietro
e sai che io risponderei pac
Riccardo
tu rispondi adesso approfondiamo questa cosa beh io perché la premessa di questa chiacchierata era sono quello un po’ nero gli piace leggere ste robe così quindi a un certo punto visti i numeri statisticamente parlando c’è una risposta univoca quindi il rendimento atteso investire tutti i soldi prima possibile quando ce li hai li investi invece che diluirli nel tempo dicevo rendimento atteso è superiore quindi a costo di prendersi le sberle sui denti come si dice metto la lingua dove la mia bocca penso sia un’altra traduzione del modo di dire e quindi faccio in questo modo però sono aperto all’idea che dal punto di vista soprattutto psicologico eh fare il pac possa essere una cosa ehm più adatta a molte persone però sarebbe la tua scelta di default sarebbe la mia scelta di default
Pietro
forse me lo chiede qualcuno
Riccardo
e tu i redditi oggi 100.000 euro
Pietro
ah lascia perdere io io ma io oggi ti direi che forse sì con queste condizioni forse sì non nel senso forse dividerei gli approcci ok quindi da buon democristiano quali sono ti direi metà lo metto subito e l’altra metà o per future evenienze con l’azienda perché comunque noi siamo in questa posizione particolare quindi io sempre prima lo sguardo quello però a me in realtà questa domanda viene spesso fatta più che sono io che me la faccio e quando questa domanda mi arriva arriva di solito da una persona che è la prima volta che si fa questa domanda quindi è probabilmente la prima volta che è entrato in possesso di un capitale grosso comunque capitale più grosso che ha mai avuto perché sono o i soldi che ha accumulato nel tempo e non ha mai investito o a un certo punto capita magari ricevi un’eredità e se devo pensare a una persona che non ha mai investito una somma che reputa considerevole che magari per alcuni è 10.000 per altri è un milione allora ad occhi chiusi direi PAC perché è una persona che per esperienza di tutti quelli con cui parlo al 90% non è in grado di tollerare quella volatilità
Riccardo
E la domanda gemella questa che arriva allo step successivo quando uno inizia un po’ a capirne e può essere che su questo magari abbiamo un leggero punto di vista diverso è aspetta ma io non faccio il PAC nel senso che prendo ogni mese una parte del mio stipendio di investo io ne tengo un po’ da parte perché così quando il mercato va giù io entro e compro sconto Questa forse è una di quelle più sistematiche che ho ricevuto che ho ricevuto negli anni
Pietro
Allora ne pensi di questa cosa qua poi ti dico cosa ne pensi Su questa cosa dell’aspettare di entrare a sconto sui mercati
Riccardo
Del tenersi cash on the sideline per fare Secondo me
Pietro
il motivo più facile per smontare questa cosa è prendi un qualsiasi grafico di un indice azionario cioè proprio un gioco che potete fare per esempio un grafico di un indice azionario che non conoscete possibilmente quindi non S&P perché magari lo riconoscete addirittura se seguite molti mercati e prendete un punto nel passato non so dalle 5 anni indietro e dite ok adesso decido o entro ora o aspetto e poi vai un po’ avanti se decidi di aspettare a un certo punto calerà e probabilmente sarà calato sopra al punto iniziale quindi il vero problema è che rischi di aspettare per avere effettivamente un calo ma il minimo toccato sarà sempre che investi nei minimi sarà superiore al massimo su cui eri prima ovviamente questo si parla di mercati in cui vanno bene perché la prospettiva è di investire in robe che vanno bene poi ovviamente ci sono degli approcci secondo me ibridi può essere un value averaging rispetto al dollar cost averaging che secondo me è molto interessante ma è un po’ una via di mezzo in questo caso alla fine più è spinto e più si avvicina a un dollar cost averaging e più è un value averaging moderato e più effettivamente riesce a essere indipendente io un minimo di buffer non lo vedo malaccio ma semplicemente perché quel buffer può essere ciò che ti permette di rischiare di più mi spiego meglio se il dollar cost averaging lo consideriamo il caso di default la cosa più simple ogni mese mi entrano dei soldi li investo immediatamente probabilmente in un portafoglio bilanciato una cosa più spinta del mondo ecco che invece secondo me può essere interessante valutare un’altra cosa che è una parte l’accantono ed è quell’accantonamento che mi consente di stare tranquillo se quello che invece ho investito sta crollando male in questo modo cos’è che ottieni?
che ciò in cui stai investendo puoi rischiare molto di più quindi se un 100% azionario diventa secondo me fuori luogo per quasi qualsiasi persona o addirittura roba leva prima lo accennavamo in questo caso questo buffer può essere interessante perché in quelle situazioni dove le cose si mettono male hai un cuscinetto non lo vedo però come un aspetto di rischio per tutti i mercati che calano lo vedo come un bilanciare il portafoglio in un modo diverso anziché bilanciato azioni e obbligazioni risk on e totale risk off sul resto quindi è una cosa un po’ più ibrida certo
Riccardo
beh se ci pensi la teoria finanziaria classica quindi quella da Billy Sharp in poi dice il portafoglio con il miglior rapporto tra rischio e rendimento il portafoglio di mercato 60-40 è diventato molto famoso perché è una buona approssimazione del portafoglio di mercato e quindi ogni investitore cosa dovrebbe fare partire da quello e se la sente prende un po’ di soldi in prestito e fa un po’ di leva per portarlo magari al livello di un 100% azionario oppure al contrario fa del leveraging col cash quindi in realtà quello che ha raccontato è questa seconda parte diciamo avere la possibilità di tenere un certo livello di rischio che però è deriscato dal fatto che c’è una quota di cash però io ho fatto tante discussioni con tante persone che mi hanno detto non è vero perché in realtà se stai attento poi i mercati scendono tra che entri ma allora
Pietro
tutto può essere qui apriamo un’altra parentesi secondo me perché più che mercati generalisti dove alla fine quando i mercati calano calano tutti essenzialmente
Riccardo
si salva qualcosa
Pietro
ovviamente però quel qualcosa che si salva è piccolo rispetto a dirti il tipo di attività temporale
A me interessa molto di più parlare con te del tipo di attività di selezione degli asset, tipo di attività temporale mi interessa meno, cioè compro sui minimi, vendo sui massimi, quella roba lì non me la bevo molto nel senso che mi sembra più astrologia che altro, mentre la scelta degli asset lì abbiamo una visione un pochino diversa sull’attività, sull’attività intendo su quanto essere attivi.
Riccardo
Il premesso è che appunto diciamo un consiglio di default che darei a mia sorella per come investire, investi in un blocco che potrebbe essere l’azionario globale, composto con l’azionario obbligazionario aggregate coperto in euro, obbligazione europea eccetera eccetera e segui quella strada lì senza prendere particolare decisione. Se però diciamo vuoi avere un approccio maggiormente attivo, che è quello che utilizzo con il mio portafoglio, parlo di solito di investimento in modo dinamico, sistematico nel senso che è rule based, non seleziono singole azioni o una sola azione, ma è più un gadget che è Berkshire, ma lo faccio per simpatia, chi non ha un’azione di base, delle B ovviamente, non delle A. Dicevo il modello è quello di adattare la componente rischiosa del portafoglio, quindi soprattutto la parte azionaria, immaginando che il grosso appunto sono azioni e obbligazioni, in base ad un criterio oggettivo e un criterio soggettivo.
Quello oggettivo sono le valutazioni, quindi in un momento in cui le valutazioni, cioè i prezzi rispetto agli utili del mercato in generale, poi c’è un mercato oggi ovviamente con l’americano che è particolarmente pesante da questo punto di vista, quando sono molto alti e in generale più salgono, più il rendimento prospettico, più il rendimento futuro scende, è una legge meccanica questa. I mercati possono andare avanti a crescere e anche a gonfiarsi in limiti che non ci immaginiamo, però a un certo punto c’è una coerenza tra gli utili sotto, il cashflow che generano e le loro valutazioni, quindi in quel caso lì il mio modello di portafoglio porta a ridurre la componente azionaria o magari a sovrappesare diversamente i mercati della componente azionaria complessiva, aumentando magari quelli un po’ più cheap e riducendo quelli un po’ più costosi, sapendo che credo molto nel, come dice questo signore qua, nell’efficienza dei mercati, quindi comprare un mercato più economico non vuol dire che sono il più intelligente del mondo, vuol dire che chiaramente mi sto prendendo probabilmente anche dei rischi supplementari, ammesso che il mercato abbia ragione senza la pretesa che funzioni meglio, però appunto il mio è un mercato market cap weighted fondamentalmente, con delle decisioni che si legano tendenzialmente alle valutazioni, questo è il criterio oggettivo, quello soggettivo ha a che fare invece con la mia propensione al rischio, che è composta da quanto me la sento, dove sono posizionati i miei obiettivi, perché ovviamente la mia capacità di rischio varia, seconda che devo investire da qui a 5 anni e da qui a 50 anni, e la necessità di avere un certo rendimento piuttosto che un altro, perché magari per me è importante fare il 5% all’anno e sono a posto, avrò un tipo di portafoglio, oppure è importante provare a fare l’otto e quindi mi dovrò prendere degli altri rischi consapevoli delle conseguenze, diciamo questi sono un po’ i criteri di base in base a cui costruisco lo scheletro del mio portafoglio, non vado dentro le singole, i singoli settori, le singole azioni, anzi sui singoli settori sono abbastanza scettico, so che però tu hai un approccio molto più, o molto più, parzialmente più più attivo e anche con una componente un po’ più discrezionale di valutazione. Raccontaci questa parte.
Pietro
Sì, allora, intanto è una parte che tendo a, non a non raccontare perché lo racconto, ma tendo a raccontare entrambe le facce di questa medaglia, ossia che è molto personale. Certo. E proprio perché esiste una parte soggettiva, anche di decisioni, non è quello che mi sentirei di consigliare alla maggior parte delle persone, perché è sbagliato, no, semplicemente perché non so chi c’è dall’altra parte.
Certo. Io conosco perfettamente la mia propensione al rischio, sono estremamente giovane, se fossi avverso al rischio non avrei avviato un’attività imprenditoriale, non fare questo lavoro qua, quindi è evidente che la mia propensione al rischio è, se non alta, altissima, e quindi so perfettamente cosa sono in grado di tollerare. L’idea che ho di attività è semplicemente, io so che investendo, diciamo, in un mercato generalizzato, quindi può essere total market cap o qualcosa del genere, avrò uno scenario medio.
Riccardo
Certo.
Pietro
Io invece so che aggiungendo attività il ventaglio di scenario diventa ampio, e quindi ho una possibilità di avere degli extra rendimenti o dei sottorendimenti, e personalmente accetto molto bene questo trade off, quindi sono perfettamente consapevole che in certe situazioni, non sempre e non con tutta la parte del capitale, anche lì mi piace diversificare pure gli approcci, accetto la possibilità di andare meno, cioè perdere rispetto al mercato, consapevole che invece ho la possibilità di fare di più, quindi questa è una cosa che in termini di rischio riesco molto bene a tollerare.
Riccardo
L’utilità marginale di un grosso upside è superiore alla disutilità marginale di un upside dall’altra parte.
Pietro
Ovviamente lo dico considerando qual è la mia situazione, che è una situazione che… Don’t try this at home. Sì, ma tra l’altro infatti non…
cioè, prima abbiamo parlato di alcune operazioni che non racconto pubblicamente, perché so perfettamente che la gente non… parte che magari non capirebbe nemmeno la razza e la logica dietro a certe operazioni, e poi non sono cose adatte a tutti, non so come dire. In certi casi a me piace spingere abbastanza sul pedale dell’acceleratore, perché so che in questo momento ho una situazione finanziaria che mi consente di guadagnare un pochino della media, meno male, e ho una prevenzione al rischio abbastanza alta.
E come dicevi te c’è un discorso di utilità. L’idea di avere un capitale medio a 67 anni, l’età della pensione, non mi attira particolarmente. L’idea di avere un capitale o grande o piccolo a 50, per me è più interessante.
L’importante secondo me è quando aggiungi un extra livello di attività e renderti conto che stai aggiungendo la possibilità di fare peggio. Quello è importantissimo.
Riccardo
LM. A proposito di decisioni attive, di recente ho visto sul tuo canale più video in realtà, in cui hai sollevato qualche dubbio sull’onnipotenza del mercato americano.
Pietro
Sì, sono dubbi. In questo momento, come dicevo proprio su YouTube, la parte azionaria del mio portafoglio è all’80% stati uniti, quindi è ancora estremamente pesata, però è in fase continua di ridimensionamento. Adesso non so ancora quanto arriverò, però in questo momento la mia idea è di continuare a ridurlo.
Ci sono delle cose che mi danno un po’ da pensare. Proprio perché ti dicevo PAC e non FIC, uno degli elementi fondamentali di tutto ciò di cui parliamo è la distinzione tra rendimenti degli investimenti e rendimenti dell’investitore, tema di cui anche tu lo racconti spessissimo. Sono dell’idea che per quanto una persona possa essere iperdisciplinata, pure come noi, che voglio dire questo mondo lo mastichiamo da anni, forse anche un decennio, nel momento in cui c’è un asset in portafoglio che non ti fa dormire a sonni tranquilli, allora stai sbagliando qualcosa.
Consapevole che stai facendo una decisione, di nuovo sì, però per quello che mi riguarda, in questo momento avere l’80%, prima era 100, del portafoglio negli Stati Uniti mi dà qualche gratta a capo, sia dal punto di vista politico, dal punto di vista di valutazione, l’hai detto anche te prima, ci sono delle cose che mi stanno portando a ridurli un pochino. Tu sugli Stati Uniti invece che l’ideai?
Riccardo
Beh, io ho raccontato spesso nel canale come è fatto il mio portafoglio e i motivi per cui ho sottopesato la parte azionaria leggermente, anche se rispetto a quello che mi stai raccontando è sottopeso tanto. No, ma ti raggiungo. Il punto di partenza secondo me, diciamo dal punto di vista teorico, il livello neutrale è il peso degli Stati Uniti in un indice globale, quindi oggi siamo 63-64% Stati Uniti, quindi all world, anche dei mercati emergenti nel portafoglio, quindi sopra sovrappesi, sotto sottopesi, fino a credo l’inizio del 2024, forse fino a metà, ero un po’ sopra quella cifra, quindi ero un po’ più sovrappesato sugli Stati Uniti, poi ho iniziato un po’ a scendere, adesso intorno al 50%, quindi è comunque il mercato più grosso che ho nella componentazione del portafoglio, però ho spiegato anche le motivazioni per cui ho scelto più o meno questa allocazione. Non tanto per motivazioni contingenti, quindi c’è una situazione politica particolare, ci sono delle tematiche che possono lasciare poco sereni sull’evoluzione degli Stati Uniti, adesso va un po’ di moda dire che gli Stati Uniti stanno tornando ad essere un paese emergente per certe dinamiche, nel senso che l’idea di svalutare il dollaro per favorire le esportazioni, sono più dinamiche da paese emergente che non da grande potenza, oltre alle dinamiche politiche un po’ autoritarie che ci sono delle scemenze, però c’è qualche titolo di podcast che mi è comparso in questi giorni con questo claim, però non è tanto questo, sono abbastanza asettico e parto dal presupposto che il mercato in assenza di altre, fino a prova contraria, prezza le cose, quindi il fatto che io abbia un’idea, è difficile che sia un’idea vincente rispetto a quello che già il mercato sta facendo, però ci sono altre considerazioni che mi hanno portato a sottopesare gli Stati Uniti, una è banalmente fondamentale, cioè il corso delle valutazioni, valutazioni molto elevate, uguali a rendimenti futuri probabilmente inferiori, quindi il mio portafoglio, che è un mix di market cap weighted e un layer fattoriale, ha portato a quella combinazione lì, dall’altra diciamo all’inizio non prendiamo tutto quello che arriva dai midi americani, copiamolo paro paro, perché appunto Mr. Jones della Pennsylvania prende il suo paycheck settimanale in dollari, spende dal macellaio in dollari, investe in dollari, la pensione in dollari, ha un rischio meno rispetto a quello che abbiamo avuto prima, abbiamo anche il rischio valutario, che come tutti i rischi è simmetrico, può andar bene può andar male, però bisogna considerare che c’è questa cosa e quindi volevo avere contemporaneamente un ribilanciamento delle valutazioni del mio portafoglio e allo stesso tempo un maggior on bias, quindi avere più esposizione nazionale in euro e in altre valute. Queste sono le motivazioni per cui sono arrivato a questa considerazione. Le tue sono un po’ più invece circostanziali, perché hanno proprio a che fare con determinate situazioni che ci sono.
Pietro
Sono molto legate anche nel mio caso alle valutazioni, proprio in questo momento se fino al 2021-22 riuscivo a trovare le aziende singole che mi convincevano, in questo momento come le punto sul radar il giorno dopo, te ne parlavo prima, mi fanno il 20 e non sono neanche fatto il tempo ad entrare, quindi vedo un mercato molto gonfio, che ha ancora tanta necessità di entrare, cioè una liquidità che ha tanta necessità di entrare almeno nel mondo americano, quindi su quello sto facendo molta fatica proprio in termini di valutazioni.
Poi sì, in minor parte ho anche delle remore, seppur piccole, sulla situazione politica, vedo delle tensioni, vedo una polarizzazione sempre più presente, sempre più pressante, quindi mi auguro ovviamente che questi miei pensieri rimangano solo pensieri, quindi mi sciorto da soli pensieri in un certo senso, però allo stesso modo non vorrei domani dire a cavoli, vedi, avevo queste preoccupazioni e non ho fatto niente, quindi preferisco un domani pentirmi di aver ridotto troppo gli Stati Uniti che non viceversa.
Meglio un rimorso che un rimpianto. Esatto, assolutamente. E facciamo i futurologi.
Dai sì, mi piace fare futurologia. No, allora, esatto, magari prima di fare futurologia apriamo la parentesi, nessuno sa cosa succederà né tra sei mesi, né tra dieci anni, anzi, però sì, io sono abbastanza d’accordo con te, o meglio con i dati, che ci dicono chiaramente che quando le valutazioni vanno troppo su, la correlazione con i rendimenti è abbastanza chiara, quindi sugli Stati Uniti ho una mia idea che vedo che è abbastanza condivisa.
Sul resto invece cosa ti aspetti?
Riccardo
E’ interessante perché c’è una… ci sono due gigantesche incognite sul nostro futuro, non nel 2026 però forse dal 2026 in poi, una potenzialmente molto positiva e una potenzialmente molto negativa. Ovviamente quella molto positiva è questa terra promessa dell’intelligenza artificiale che trasformerà tutto, che se internet ha creato quei colossi che sono parte delle Mag7, chissà l’intelligenza artificiale cosa creerà?
Potrà creare una versione sotto steroidi di questo miracolo economico? Oppure no, ovviamente, con tutte le… quello che succede quando di solito ci sono aspettative eccessive, molto spesso le innovazioni hanno aspettative eccessive nel breve e poi sorprese positive nel lungo, la famosa legge di Amara.
Dall’altra parte la grande minaccia probabilmente è sui debiti, c’è una grossa esposizione di tantissimi paesi ovviamente in termini di debiti pubblici, gli Stati Uniti hanno un debito pubblico che assorbe praticamente buona parte della crescita marginale del PIB globale e questo è un tema importante perché in un futuro in cui forse crescita e debito non andranno alla stessa velocità, bisogna capire fino a che punto sia sostenibile quel modello economico a cui siamo abituati, perché noi fondamentalmente stiamo vivendo in un monoblocco che è iniziato negli anni 80 ed è arrivato fino al 2022, poi nel 2022 è iniziato a scricchionare qualcosa, adesso dobbiamo ancora capire in che regime siamo, quindi se dovessi scommettere sui prossimi dieci anni direi sì, probabilmente rendimenti attesi un po’ più bassi di quelli a cui siamo stati abituati e quelli degli ultimi quindici anni sono stati astronomici, quindi è improbabile averne altri quindici di quel tipo, anche perché l’SMP500 avrà un caprice di 60 forse tra dieci anni e diventa assolutamente ingestibile in termini di legittimità dei rendimenti che uno si può aspettare e dall’altro punto bisogna capire quanto hanno contribuito i governi mettendo tantissima liquidità nel mercato ad arrivare dove siamo oggi, quindi avere forse un portafoglio maggiormente diversificato oggi ha un senso perché è difficile capire in che scenario macroeconomico ci troveremo. E poi chiudo prima di passarti la palla, non sappiamo bene, i debiti pubblici sappiamo bene dove sono, i debiti privati non lo sappiamo così bene e c’è stato un’enorme crescita dei mercati privati in questi anni, soprattutto del debito privato. Jimmy Dimon qualche settimana fa, secondo quando uscirà questo episodio, giorno fa o settimana fa, aveva fatto la famosa battuta degli scarafaggi e ha detto che perché sono fallite alcune società negli Stati Uniti per problemi anche di frodi in realtà legati ai bilanci, però diciamo ci inizia ad esserci qualche default sulle aziende un po’ più scricchiolanti, ha detto che quando c’è uno scarafaggio probabilmente ce ne sono in giro altri e quindi potrebbe essere che come nel 2008 tutto è cominciato quando esplosa sta roba dei CDO di cui nessuno aveva mai sentito parlare, magari la prossima crisi sarà un problema di crediti e liquidità che oggi non stiamo guardando ancora. Quindi uno scenario misto, non mi aspetto il decennio migliore della storia dei mercati da qui in poi.
Pietro
Ok e sul front AI ti faccio un’ultima domanda e poi ti dico un po’ in breve qual è la mia idea. Questione occupazionale, hai una visione riguardo?
Riccardo
Allora io sono stato una headhunter, quindi ho fatto il canciatore di teste per tanti anni e ho vissuto il periodo del covid, tra l’altro gestendo una divisione nella società in cui lavoravo che era molto legata al mondo digital e commerce, IT, che ha avuto un boom incredibile, persino durante il covid, cioè ero chiuso in casa a selezionare la gente per proprio andare a lavorare e si faceva tutto da remoto per la prima volta nella storia in Italia, perché oggi scontato fare colloqui via Teams o Zoom prima del 2020 non li faceva nessuno.
E poi ho visto negli anni successivi che praticamente in tutte le divisioni c’era tantissimo lavoro per cercare, non si trovavano persone, c’era un’enorme richiesta di personale e pochissime persone disponibili a farlo e non solo in contesto digitale ma anche in contesto industriale, in contesto di consumer e così via. Quindi la sensazione è che ci sia stato sicuramente un overhiring in quel periodo, in America poi in maniera clamorosa.
Pietro
Lì anche perché c’è molta più mobilità e meno freni ad assunzioni, licenziamenti.
Riccardo
Assolutamente, infatti è uno delle virtù anche di quel modello. Quindi è difficile dire che con l’introduzione di AgPT le aziende hanno cominciato a licenziare perché c’è l’intelligenza artificiale. Può essere, è un po’ presto secondo me per vedere quell’effetto.
Oggi un po’ si coglie la palla al balzo, stanno cominciando ad arrivare le prime soluzioni che permettono di sostituire magari qualche persona. Penso che il fatto che ci siano meno assunzioni in mercato del lavoro globale sia un po’ più rigido e negli Stati Uniti sia bloccato. Ammesso che ci sia perché non sappiamo i dati, quindi i dati che arrivano è un po’ l’inverso.
Si va anche prima a quelli che arrivavano. Più 500 mila. Ah no, aspetta, era meno 90 mila, abbiamo sbagliato.
Quindi li prendiamo un po’ con le pinze. Può essere che però sia spiegato principalmente da sovrassunzioni prima. È un tema che però potrebbe creare disruption l’intelligenza artificiale, quindi secondo me non cancellerà i lavori, non è che l’AI ti ruberà il lavoro, si potrebbe dire di qualunque tecnologia del passato.
Sicuramente le trasformerà tante, quindi quello che dico sempre è che tu probabilmente non perderai il lavoro perché ti sostituisce l’intelligenza artificiale, ti sostituirà qualcuno che la sa usare meglio di te nel tuo settore. Questa è l’idea secondo me più forte che dovrebbe accompagnare chiunque nella consapevolezza professionale di quello che comporta l’introduzione dell’AI nelle nostre vite.
Pietro
Sì guarda, mi aggancio proprio a questa cosa, ma vado veloce perché essendo futuro alla fine dobbiamo solo far chiacchiere e poi chissà, tra dieci anni faremo un’altra puntata. Sul fronte occupazionale io mi aspetto non una eliminazione di posti di lavoro, ma un enorme ricambio, quindi questa cosa un pochino non so come si andrà a sostanziare, perché avrai tutta una classe di persone che verrà sostituita da quella che è più istruita, è più a passo con i tempi, e quindi tutta quella parte di persone come si adatta, come effettivamente riesce ad adattarsi a un mondo che sta cambiando così velocemente, cioè ricordiamo che tre anni fa è arrivato già il GP, cioè sembra veramente l’altro ieri, quindi è un po’ la velocità del ricambio che a questo giro mi da preoccupazione, e poi quello che se dobbiamo pensare invece già nel medio-lungo periodo mi dà da pensare è il livello successivo nei lavori manuali, che già sono stati automatizzati nella rivoluzione industriale, se adesso effettivamente riusciamo, come goffamente stanno provando a fare adesso il robot che ti fa le faccende domestiche, che vabbè per ora è più un meme che altro, però se veramente questo è un primo prototipo, tra dieci anni una cosa del genere dovesse essere sufficientemente valida anche con una produttività che è la metà di un uomo, e ho capito ma questo non dorme, non richiede cibo, non fa nulla, quando effettivamente l’automazione, l’intelligenza artificiale dovesse riuscire a sconfinare nel mondo fisico, penso per esempio al primo tentativo che sono un po’ l’auto guida autonoma, e c’è tutta una classe di persone che lavora oggi guidando, il camionista, il maggior potenziale distruttivo, e la maggior difficoltà nel ricambio, perché sai sul lavoro concettuale faccio molto prima a riadattarmi, mi sposto di settore, mi sposto di ambito, mi sposto di mansione, se io faccio il camionista è molto difficile, però fortunatamente sembra non mancare pochissimo, abbiamo visto che il robot lì non sta in piedi, è malapena, però ecco non mi siederei troppo sugli allori. Cosa accadrà in questo ricambio? Di nuovo stiamo giocando a Farry Futurology, mi aspetto una forbice di ricchezza che si ampia ancora di più.
Riccardo
Da che economi?
Pietro
Quello forse per alcune aziende potrebbe essere un problema, penso tutte quelle che oggi hanno convinto la maggior parte della popolazione americana che tutti i cittadini devono avere un iPhone. Secondo me l’iPhone costerà due stipendi e forse il grosso non se lo può più permettere. A questo punto Apple come fa?
Come si ridisegna? Ovviamente stiamo andando molto in là col pensiero, però stiamo a vedere.
Riccardo
Se dovessi fare proprio pronostici a caso direi outlook di lungo termine complessivamente positivo, quindi saldo netto positivo di questa cosa qua. Forse lo shock più forte sarà che per la prima volta della storia saremmo costretti ad un adattamento incredibilmente veloce rispetto alle altre trasformazioni, perché internet è stato disruptive, però c’è una messa prima di diventare una cosa pervasiva nelle nostre vite. Qui ogni mese l’intelligenza artificiale sembra una cosa lontanissima da quella che era almeno prima.
Pietro
Personalmente già riesci a usarla sul lavoro in modo concreto?
Riccardo
La uso quotidianamente per, ovviamente è una fonte di informazioni importante, ti sgrava lavoro di bassa qualità, quello senza altro. Mi rendo conto che sono molto indietro rispetto a dove vorrei essere, perché il catch up è quasi impossibile da fare in tempo reale, cioè dovrei fare questo dalla mattina alla sera. Infatti predico bene, razzolo male, dovrei essere forse in prima linea e essere sul pezzo su come utilizzarla nel modo migliore possibile, perché oggi tu hai fatto un sacco di video in cui tu non sei tu ma è la consola, quindi un domani probabilmente tutto si farà in modo completamente diverso, ma è un domani che è tra pochi minuti.
Pietro
Sì guardi, ti dico per la mia piccola esperienza, io ho dei collaboratori e già oggi sono arrivato a dire, però perché loro sono qualificati, ragazzi questa cosa che facevate fino a ieri non serve più, ora fate altro, ma perché loro sono in grado di fare altro, se fossero stati un altro tipo di persona era gente che basta, quindi questa cosa siccome la sto anche un po’ vivendo personalmente, so che è aneddotico, però mi sta dando da pensare, mi chiedo che l’intero mercato del lavoro come potrebbe cambiare, siamo a vedere.
Riccardo
Senti, dopo otto anni di finanza personale su youtube, cosa da fare per i prossimi otto?
Pietro
Io mi diverto ancora, continuerò per questi otto e no, l’ho sempre detto, finché mi piaccia continuo a farlo con la più grande passione del mondo, quando non mi piace più smetto il giorno dopo. Fantastico. Tu?
Riccardo
Beh io ho iniziato a due anni e mezzo, quindi vado ancora al nido in confronto. Vabbè, due anni e mezzo ancora li reggi? Due anni e mezzo sì, abbiamo appena iniziato con i video, quindi c’è tutta una cosa molto divertente adesso da portare avanti.
Pietro, ci vediamo presto. È stato un grande piacere. Alla prossima.
Ciao a tutti. Ciao.
Recensioni
Quando capisci come funziona la finanza… ti viene voglia di raccontarla!
Dovrebbero ascoltarlo buona parte degli italiani e io avrei dovuto scoprirlo con qualche anno in anticipo ma meglio tardi che mai
Matteo C., 3 Set 2025Podcast piacevole, scorre veloce ma in modo estremamente chiaro, spiega i concetti chiave per gestire le proprie finanze, fornendo la classica cassetta degli attrezzi. Complimenti, davvero ben fatto!
Massimiliano, 29 Mag 2024Da quando l'ho scoperto in 15 gg mi sono ascoltato 150 puntate senza fermarmi, ho annullato gli altri podcast per portarmi alla pari ed ascoltare tutte le precedenti puntate, ben fatto, esattamente il livello di informazione che mi serviva
Gianluca G., 11 Set 2025Veramente interessante, chiaro e conciso. Cambia la vita finanziaria di chiunque.. da ascoltare assolutamente anche per chi di finanza non vuole occuparsi mai
Francesca B., 6 Apr 2024Veramente veramente raccomandato! la finanza personale riassunta alla perfezione! e spiegata partendo dall'ABC! Ottimo anche da ascoltare a velocita 1,5x!
Giorgia R., 23 Gen 2025Ho acquistato e letto il suo libro e l' ho trovato. Esprime i concetti economici in modo semplice e chiaro. Sentirlo parlare conferma che è un professionista del settore.
Giulia N., 11 Ago 2025La mia ignoranza in materia mi ha sempre creato dei dubbi, ma grazie a un amico ho iniziato ad ascoltare il podcast. Per fortuna che ho 24 anni e un po' di tempo e soldi da dedicarmi a imparare le varie nozioni per me stesso. Grazie mille!
Luca G. 10 Ott 2025Non sono solito a mettere recensioni e specialmente non ascolto podcast, ma da quando ho iniziato questo, faccio fatica a staccarmi, e quasi non posso più fare a meno di ascoltare e arricchirmi culturalmente.
Andrea V., 22 Set 2025Podcast che dà sempre spunti interessanti che personalmente mi ha fatto appassionare alla finanza personale spingendomi ad approfondire in prima persona.
Lorenzo, 13 Mar 2025