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Un americano crede nell’Italia più di noi: Alec Ross

L'Italia è davvero un Paese destinato al declino? In questa intervista Alec Ross, ex consigliere dell'amministrazione Obama e autore di The Italian Dream, ribalta la prospettiva e spiega perché innovazione, meritocrazia e una nuova cultura del rischio possono trasformare il nostro futuro.

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Un americano crede nell’Italia più di noi: Alec Ross
The Bull - Il tuo podcast di finanza personale

340. Un americano crede nell’Italia più di noi: Alec Ross

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Risorse

Punti Chiave

00:00 Intro — il talento italiano per l'autodenigrazione

01:33 Benvenuto Alec Ross

05:07 "Gli italiani sono le persone più amate del mondo"

06:39 Solo gli ottimisti cambiano il mondo

13:00 Il caso Ferrari: quando tutti sbagliano previsione

20:05 Robinhood, Scaled AI e il capitale che non c'è

28:03 Il sogno americano non è tutto rose e fiori

35:04 Cosa possiamo fare noi, non lo Stato

47:07 Non accettare la cultura dominante

Trascrizione Episodio

Riccardo Spada
Noi italiani abbiamo un talento. Uno solo, ma coltivato alla perfezione. Sappiamo spiegare in modo brillante, colto, elegante, perché in questo paese non può funzionare niente.

In attesa che l’Italia torni a giocare i mondiali, il nostro sport nazionale è l’autodenigrazione con l’Aurea. E poi arriva un signore del West Virginia, una delle zone più povere d’America, uno che però ha lavorato alla Casa Bianca con Obama e con Hillary Clinton, che sceglie di venire a vivere in Italia e ci dice, ragazzi, vi state raccontando una balla. Lui si chiama Alec Ross e ha appena scritto un libro dal titolo The Italian Dream, in cui ci racconta che l’Italia non solo è un sogno, ma deve imparare a costruirsi il proprio sogno per il futuro.

E non posso che essere più d’accordo con lui. In questa puntata vi porto la mia intervista ad Alec Ross. E la promessa è molto precisa.

Non l’ennesima analisi sul declino dell’Italia, ma il ribaltamento di quell’analisi. E soprattutto cosa possiamo fare, da domani mattina, per costruirci la nostra parte di sogno italiano. Parliamo di perché abbiamo così paura del rischio, di dove è finito il nostro capitale, e di cosa possiamo davvero fare noi, non lo Stato.

Noi. Per tutto questo, e molto altro, vi lascio la mia chiacchierata con quello straordinario cowboy che è il professor Alec Ross. Buona visione.

Una produzione Coras, social media company. Professor Ross, benvenuto a The Bull. È bello essere con te, con tutti voi oggi.

Grazie, grazie mille per essere qui. Stiamo facendo questa chiacchierata dove io sono a Milano, tu sei a Baltimora, tu sei un americano con origini italiane o un italiano trapiantato negli Stati Uniti, poi ci dirai tu quale definizione preferisci. La prima domanda che vorrei farti è questa.

Da americano che ha lavorato a Washington con Obama, con Hillary Clinton, che conosce molto bene gli Stati Uniti e che però ovviamente ha delle radici in Italia, perché hai pensato che fosse necessario un libro sugli italiani e gli italiani, scritto però da qualcuno che avesse un punto di vista che deriva dalla nazione, modello per tutti noi, che cerca di raccontare i suoi modelli, e invece tu in qualche modo stai cercando di dirci dovete crearvi voi il vostro modello.

Alec Ross
Perché c’è una lunga storia di libri scritti da persone che non sono cittadini del proprio paese, ma che possono vederlo con un po’ di distacco. Forse il libro più famoso scritto sull’America fu scritto nel 700-800 da Lafayette, un francese che ha scritto. E quindi questo libro, The Italian Dream, che vedete con la parola American cancellato, è scritto con qualcuno che ovviamente io amo l’Italia, ho un anime italiano, ma lo vedo anche con un po’ di distacco.

Distacco nel senso che sono americano, come sentite da questo accento qua voi, ma anche dopo di visitare più di 100 dei 196 paesi nel mondo. Quindi vedo l’Italia anche nel contesto della scacchiera globale, con un po’ più di obiettività di uno che conosce solo l’Italia. Quindi è anche perché ho vissuto in Italia negli anni 80 a Roma con il mio nonno per un anno.

Poi sono stato uno studente di un famoso professore Umberto Eco negli anni 90. Poi nei ultimi cinque anni ho vissuto questa vita transatlantica e c’erano delle cose che a me erano un po’ ovvie, ma forse non le vediamo perché siamo così vicini a questi dinamici culturali, sociologici, economici in Italia. Quindi era per tentare di portare un po’ di luce nel buio su qualche tema.

Riccardo Spada
Non siamo abituati a tanto ottimismo di solito, quindi sicuramente il grande Eco che ha avuto il libro Pan Unintended sulla parola Eco è dovuto probabilmente anche al fatto che siamo molto bravi a raccontarci le cose che non vanno bene invece di raccontarci quelle che dovrebbero andare bene. C’è un paradosso nel libro che suona tipo noi come Italia per molte persone straniere siamo un sogno ma non abbiamo imparato a costruirci il futuro. Ci spieghi che cosa intendi?

Alec Ross
Sì è molto interessante. Adesso The Italian Dream, Italia. Gli italiani è interessante, gli italiani sono forse le persone più amate nel mondo.

Si può viaggiare ovunque. Quando qualcuno ti chiede ma di dove sei, di dove sei? Sono italiano, sono italiano?

C’è sempre un sorrisino. Tutti amano gli italiani ma non è così per qualsiasi altro paese, certamente non è così per gli americani, gli inglesi, i tedeschi, i francesi, forget about it come diciamo. Sai ma sai chi sono i più brutali con gli italiani?

Sono gli altri italiani. Siamo molto autocrittici e quindi l’Italia è vista come un sogno ma il sogno della cartellina Cipressi in Toscana, Costa Amalfitana, quindi è un’idea di sogno di altri, quasi di turismo, è la caricatura dell’Italia. Ma gli italiani proprio non stanno plasmando il loro proprio futuro, quindi un’Italia del futuro immaginato, inventato e gestito dai italiani.

E quindi l’idea di The Italian Dream, di questo libro in parte è di dire sì abbiamo autodeterminazione, abbiamo la capacità non solo di rinichiarci in una posizione di difesa di fronte ai cambiamenti tecnologici e ma di avere un po’ di determinazione nel proprio futuro. E so che sono un cowboy, ho questo ottimismo molto americano, ma solo gli ottimisti cambiano il mondo eh! Solo gli ottimisti cambiano il mondo e dobbiamo fare i progetti di lungo termine.

L’idea di un sogno non è una contraddizione con la pianificazione, con il pragmatismo. Tu sai Riccardo, tu nel tuo mondo vedi esempi dei grandi innovatori, dei grandi investitori e loro sono anche sognatori, ma quando un sogno diventa pragmatico e c’è un piano di lungo termine, progetti di lungo termine, si può avere la realizzazione del sogno, ma nell’assenza del sogno non ci sono progetti di lungo termine e giochiamo sempre in difesa, rispondiamo al futuro invece di plasmare il futuro.

Riccardo Spada
Perché abbiamo secondo te questa autocommiserazione molto colta? Cioè siamo molto bravi a raccontare in maniera molto sofisticata perché le cose non possono funzionare?

Alec Ross
Io lo vedo, non so i radici ideologici, ma io lo vedo come una debolezza. Io che sono anche un professore, quando io sento qualcuno che dice una delle espressioni più abusate nella lingua italiana è il problema è, il problema è. Qualcuno molto raffinato è il problema è, il problema è.

La mia risposta è vaffanculo. Queste persone non sono importanti, fanno finta di essere cotti, fanno finta di essere intellettuali, ma non sono perché loro identificano tutti i problemi nel mondo ma mai le soluzioni, mai le soluzioni e io li vedo molto debole. Non so onestamente Riccardo perché questo è diventato una cultura dominante all’interno della cultura e dell’impresa, diciamo è un dinamico non storico, non è un dinamico storico, non è nel proprio DNA italiane, è più qualcosa dei ultimi 30-40 anni.

Se guardiamo per esempio al periodo dopo guerra c’era tanta audacia, progetti di lungo termine, se raccontiamo un elenco di invenzioni italiane, primo motore di combustione interno al mondo, calcolatrici e programmabili, l’epidemiologia, la macchina da scrivere, il motociclo, gli occhiali, i paracorduti, personal computer, protesi, uno dopo l’altro. Microchip, di quanto si parla. Esatto, esatto, ma questo richiede un mente aperto, ma negli ultimi 35 anni siamo stati bloccati, anche a livello, ho scritto questo libro perché non c’è una ricetta economica, solo una ricetta economica per riprendere il futuro, per riprendere il futuro dobbiamo anche affrontare gli aspetti culturali e questi parrucconi che dicono oh dobbiamo stare attenti, il problema è che ci vuole della pazienza e per questo ricordo che negli ultimi 30 anni il livello della crescita composta del PIL siamo nel 182° posto fra 196 paesi nel mondo. Questo è, questo è, non si non si può vincere se si gioca solo in difesa.

Riccardo Spada
Mi offri l’assist per ricollegare cose di cui parlo sempre nel mio podcast legato, per esempio, alla diversa propensione agli investimenti. Negli Stati Uniti forse il 60% degli adulti investe nel mercato azionario, in Italia la percentuale è veramente molto molto bassa perché c’è una bassa propensione al rischio, il rischio è visto, il rischio sarebbe un concetto simmetrico in finanza, invece nella nostra lingua è un concetto con una connotazione negativa e questa cosa ovviamente si ripercuote non solo su come uno investe, ma anche sulla propensione all’imprenditorialità e in ultima analisi sulla capacità di pensare che alla fine le cose saranno migliori di come sono oggi, perché senza questa idea di fondo, senza un po’ di ottimismo pragmatico, come dicevi all’inizio, non ha molto senso attivare nessuna nessuna impresa.

Secondo te però è un fatto culturale, spesso si ricollega alla tradizione cattolica per esempio rispetto alla tradizione protestante, oppure c’è proprio un’infrastruttura che in Italia è fatta di burocrazia, di tasse, di tante frizioni che come dire fa passare la voglia a un certo punto di mettere in pratica una propensione al rischio che magari abbiamo ma vediamo che poi non serve mai a niente.

Alec Ross
Ci sono radici profondi per questo e radici iniziano con la povertà, la povertà del settecento, la povertà del ottocento, non è per caso che siamo stati lenti nel processo dell’industrializzazione e poi la realtà economica è diventato cultura e la cultura poi è diventato istituzionale, con per esempio la burocrazia ma c’è anche il giornalismo. Mi piace molto fare dei podcast in Italia anche perché è un modo di comunicare senza l’intermediazione del giornalismo tradizionale che riflette questa cultura. Ti do un esempio, quando c’è qualcosa negativo nell’ambito del finance, dell’economia, ci sono titoli esagerati, ma poi non dicono una parola quando c’è un qualcosa nella direzione apposta.

Ti do un esempio concreto, Ferrari, dopo l’introduzione della macchina a luce, ogni giornale, ogni programma televisivo in Italia ha detto crolla nelle azioni di Ferrari! Oggi, Riccardo, i valori di queste stesse azioni sono molto più alti di prima l’introduzione, la presentazione della luce, ma dove sono adesso i titoli? Dove sono adesso?

Ma nessuno dice una parola, c’è solo e è solo nella notizia quando è negativo. C’era una volta, io sono stato con l’editore con uno dei giornali più importanti in Italia e ho fatto una cosa con lui, sono andato su venti pagine da uno, dovevo arrivare a pagina 21 prima di arrivare a notizia positiva. Venti pagine!

Poi, una volta sono andato su Rai, era un programma di un’ora, io ero nel cinquantunesimo minuto del programma e tutti i minuti precedenti sono stati negativi. Quindi, quando si legge, si guarda solo notizia negativa, creda, si crede che i risultati sono sempre negativi, perché non ci raccontiamo il positivo, i veri risultati. Invece, nei Stati Uniti, io non dico che il modello americano è quello corretto, ma noi esageriamo nella direzione opposta.

Noi celebramo i grandi successi e mettiamo in evidenza i successi e tu, io vedo sul tuo muro adesso The Bull, il toro. Il concetto di The Bull, se si guarda, io dico in Dio confidiamo, tutti gli altri portano dei dati. E quando si guarda ai numeri in borsa, Riccardo, i numeri, i dati, si raccontano con una diversificazione delle proprie risorse, c’è una traiettoria positiva.

Ecco, questi sono dati, questi sono fatti.

Riccardo Spada
Sì, ho cercato, scegliendo il titolo, di dare un bias positivo a tutto il podcast. Bravo, hai fatto bene. Domani sarà The Bears, cambierà il mio umore generale nel mondo, ma per il momento ha portato bene, devo dire, anche perché questi tre anni il mercato ci ha accompagnato in maniera positiva.

Hai detto una cosa importante, che c’è una celebrazione negli Stati Uniti del successo, ma c’è anche una celebrazione del fallimento, che invece qua è una cosa che non esiste. No. Una startup fallita negli Stati Uniti è un punto sul curriculum, poi magari la si racconta un po’ meglio di quello che è, però è un fatto che fallisci il più possibile un asset, invece in Italia è un fallimento e diventa una macchia sul curriculum.

Alec Ross
No, e sono totalmente apposti. Io ti darò un esempio concreto. Ieri, proprio 24 ore fa, ero con un uomo che si chiama Eric Schmidt.

Eric era il CEO di Google per tipo dieci anni. Come no. Io sono stato con Eric per tipo un weekend e lui era assunto dai fondatori di Google, da Larry Page e Sergey Brin, in parte perché ha fallito, perché lui era il CEO di un’azienda che si chiama Novell e loro hanno lottato con Microsoft.

Ha vinto Microsoft e Eric ha spiegato a Larry e Sergey quello che ha imparato di come lottare contro Microsoft. Microsoft doveva andare in concorrenza contro Microsoft e loro hanno visto la sua storia come qualcosa di positivo, ed è verissimo. Quando noi facciamo un colloquio con una persona che è fatta parte di qualcosa che non è andato bene, la mia domanda è sempre cosa hai imparato da quell’esperienza.

Invece, spesso negli Stati Uniti non c’è il colloquio perché è fallito. E questo è qualcosa che dobbiamo, ti dico, è importantissimo cambiare la mentalità sugli errori, sugli errori. Anche per, Riccardo, per i nostri giovani che sono ventenni, sono trentenni, li trattiamo spesso come bambini invece di come adulti.

In parte perché i ventenni e i trentenni fanno degli errori e noi esageriamo quando fanno degli errori. E quindi cosa succede? Cambiano il paese invece di cambiare il paese, perché esageriamo nel confronto con un errore.

Riccardo Spada
Tu racconti infatti su questo tema che noi trattiamo i giovani come apprendisti permanenti, mentre per esempio quando tu lavoravi per l’amministrazione Obama, forse eri nei tuoi trent’anni e c’erano tante persone trentenni che occupavano posizioni di altissima responsabilità, cosa che in Italia sarebbe impossibile, non solo nella politica ma anche nelle aziende, dove trovare CEO sotto i quarant’anni è complicato, mentre nel nostro immaginario dirigenti o imprenditori uguali persone dai 60-70 anni in su. Quanto pesa questa cosa sulla crescita?

Alec Ross
È pesantissimo. Se ci chiediamo ma come mai, come mai in Italia? Siamo stati nel 182esimo posto fra 196 paesi dal punto di vista della crescita economica negli ultimi trent’anni?

Questa fa gran parte. Vado ancora nel concreto, ok? Sono professore, sono un autore, ma sono anche un investitore e negli ultimi nove anni ho partecipato con il mio fondo, abbiamo investito più o meno un miliardo o 500 milioni di dollari in una sessantina di startup su cinque continenti, ok?

Io ho 54 anni, mi sento giovane, ma ogni investimento che abbiamo fatto ha un CEO più giovane di me. E ti dico anche durante questo weekend, che ti ho già raccontato, c’era con noi Alexander Wang. Alexander Wang è stato il fondatore di Scaled.ai, uno dei maggiori successi del mio fondo. L’abbiamo venduto per 14 miliardi 900 milioni di dollari a meta. Il fondatore è ancora un ventenne, era il più giovane miliardo, self-made miliardo nel mondo, ma in Italia non nessuno investirebbe in lui mai. Non aveva una laurea, si presenta in un modo, sarebbe stato, sarebbe visto impresentabile, sia dal punto di vista di come si indossa, ma anche il comportamento, impresentabile.

L’altro grandissimo successo del mio fondo è Robinhood, anche qui, anche qui, Vlad Tenner, in Italia impresentabile, non raccoglierebbe un centesimo, sia dal punto di vista dell’età, sia dal punto di vista di come si presenta in quel periodo. Quindi questi grandi, giovani, talenti italiani, ci sono delle eccezioni, ma ci sono le eccezioni che provano le regole. Cosa fanno?

Vanno in California, vanno a Londra, vanno a Berlino, vanno in Singapura, e quindi non possiamo, io, non possiamo prendere il vantaggio delle loro idee, delle loro innovazioni. Se vai a Anthropic, se vai a OpenAI, se vai a Apple, ci sono italiani ovunque. Certo.

Ci sono italiani ovunque. Poi, perché siete così belli e belle, cosa succede? Sposate.

Sposate, fate famiglie in California e tornate in Italia in agosto e per Natale. Quindi diventa una relazione economica passiva, invece di fare imprese in Italia. E’ così.

Riccardo Spada
Certo. Uno dei marchi di fabbrica italiani, che è il Made in Italy, spesso diventa anche una zavorra, perché da una parte è la cifra del genio, dell’innovazione, di tante cose belle che ci riconoscono nel mondo, dall’altro diventa un spoil, abbiamo sempre fatto così, diventa un freno all’innovazione. Tutto il tuo libro si gioca tra tante coppie di antitesi e una di queste è proprio tradizione e innovazione.

Come si può bilanciare questo mix? Perché noi ci freggiamo del Made in Italy, ma molto spesso ce la raccontiamo un po’ e siamo più ostili ad accogliere il cambiamento. Ultimo esempio, se guardiamo per l’adozione delle IA in Italia, l’adozione è tra le più basse nei paesi sviluppati, perché ci mettiamo sempre un po’ ad accettare qualcosa di nuovo in processi consolidati.

Alec Ross
No, questa è una domanda importantissima Riccardo. Dobbiamo vedere la tradizione ed innovazione non come tradizione, non come contraddizione, anzi. Il vero tradizione è di, diciamo, di fare custodi, di mantenere il fuoco invece di pregare ai ashes, è così.

Made in Italy è un bel esempio di come e quando si può innovare legato alla tradizione, se si guarda per esempio alla moda o se si guarda a qualche settore che sono stati protagonisti anche negli ultimi trent’anni, si può vedere come la tradizione può essere la base di innovazione, ma quelli che dicono, oh ma è sempre stato fatto così, questa è una grande frena. Quello che dobbiamo capire è che la tradizione che esistono oggi sono stati innovazioni nel passato, per esempio torno all’esempio della luce, ci sono 60 milioni italiani, ognuno di voi sa più di me delle macchine, ok? Io non sono una persona delle macchine, quindi non le capisco, non mi importano, niente.

Ma era molto interessante l’ostilità alla luce, anche se non ti piace, va bene se non ti piace, ma se piacciono ai cinesi, ai americani, ai brasiliani, perché c’è questa emozione negativa, perché c’è questo schodo enfroide di celebrare gli errori? Io ho visto questi parrucconi, questi vecchi italiani che hanno detto, oh è brutto, non mi piace, ma devono togliere il cavallino! Io ho detto, ma perché stai piangendo?

Perché in realtà Enzo Ferrari, nella dopoguerra, la risposta a lui era così, e lui era un grande sognatore, infatti se vai alla fabbrica a Maranello di Ferrari, c’è sul muro una sua citazione, se lo puoi sognare, lo puoi fare. E Enzo Ferrari risponderebbe in un modo abbastanza tosto ai critici, perché lui ogni giorno ha creato qualcosa di diverso dal giorno precedente, e tutto questo non è per difendere la luce, ma per difendere la mentalità che si può e si deve innovare, si deve tentare di fare le cose diverse, invece di avere una memoria di un periodo negli anni cinquanta, e di ricostruirlo tra i 165 giorni dell’anno.

Questa è una ricetta per stagnazione, per un paese che diventerebbe niente più che un resort per quelle che innovano in altre parti. Io credo che in Italia siamo capaci di più di fare la pizza e suonare il mandolino per i turisti, io non voglio che la penisola italiana diventa solo un grande resort, sciare nei dolomiti, prendere il sole sulla costa, siamo capaci di molto di più di questo.

Riccardo Spada
Dovremmo aprire un grande capitolo anche su come gestiamo il turismo, che ci va bene che abbiamo la natura che ci assiste, ma non siamo sempre stati super accoglienti, e quindi quando vedo per esempio che in Spagna vanno molti più stranieri in vacanza che in Italia, un po’ mi piange il cuore, perché forse abbiamo lasciato qualcosa per strada negli ultimi anni. Ma a parte il turismo, invece, quando parliamo di innovazioni in ambiti che contano davvero per il futuro, serve il capitale, capitale fondamentale. Noi condividiamo un problema in realtà a livello europeo, non solo italiano, che da noi l’impresa è sempre finanziata a livello bancario, in maniera molto ponderata, il capitale di rischio è un concetto complicato, soprattutto dove il rischio è molto alto, come nell’ambito del venture, dove per definizione chi mette i soldi sa che almeno 9 aziende su 10, quei soldi l’indietro non li rivedrà più.

Abbiamo un grosso risparmio privato in Italia e anche in Europa, fondamentalmente fermo, come si può fare per cominciare a veicolarlo all’interno di progetti innovativi che possono supportare l’economia reale? Perché è una delle ragioni, alla base del, ormai, duraturo, miracolo degli Stati Uniti, che tanta gente è disposta a rischiare i propri soldi per cose che oggi non esistono ancora, che un domani potrebbero cambiare il mondo.

Alec Ross
Penso che inizi con l’educazione, perché, come ho detto dieci minuti fa, Riccardo, in Dio confidiamo tutti gli altri portino dei dati. Se guardiamo ai dati, ai numeri precisi, una diversificazione di investimenti produce risultati migliori di avere i banconotti che stanno dormendo in conti bancari. Questo è che dovete mettere il 50% delle proprie risorse nell’ambito di venture capital, ma se guardiamo ancora ai numeri, i risultati migliori arrivano con una vera diversificazione, tra cui venture capital. E nel mio fondo non ci piangiamo addosso se otto dei nostri dieci investimenti vanno a zero se c’è in Robinhood, se c’è in scale.ai e con questi numeri è come se fossero ottanta successi perché sono numeri pazzeschi e quindi secondo me richiede un po’ di educazione, non polemica, ma numeri. Dimostrare, ok, un doloro messo qui dopo sette anni qui la metà arriva qui, invece in un conto bancario è qui, invece nella borsa è qui. Quindi parliamo principalmente di educazione perché invece di emozioni, invece di ma penso che, invece di ma penso che, ma non pensi che, ma dobbiamo stare attenti che, no, guardiamo ai numeri storici, scegli tu, scegliete voi il periodo, un anno, due anni, cinque anni, dieci anni, trent’anni, è sempre la stessa storia, è sempre la stessa storia e quando c’è una crolla o qualcosa e parliamo di tre, cinque, dieci per cento per me questo rappresenta un bell’opportunità di comprare. Per esempio se torniamo a Ferrari, quando ho visto dopo due giorni di risposte esagerate degli italiani, io ho comprato delle azioni in Ferrari e ho vinto io perché ho detto ma state esagerando e quindi io ho comprato delle azioni e adesso sei cresciuto tipo non lo so 20 per cento, 18 per cento e quindi ci sta e richiede l’educazione più di tutto.

Riccardo Spada
Siamo poco inclini all’idea di buy the deep perché pensiamo che quando una cosa inizia ad andare male andrà sempre peggio. Una delle tante diciamo delle tante contrapposizioni che ci sono nel nostro paese quella tra nord e sud, poi in realtà ce ne sarebbero mille perché anche tra est e ovest e anche all’interno di singole regioni ce ne sono tante, siamo alla fine un paese di 8.000 comuni dove ciascuno si considera un po’ una polis greca a se stante, però appunto nord e sud c’è un antagonismo storico, tu racconti che vieni, non vieni né da Manhattan né dalla Silicon Valley, vieni da una delle parti più povere degli Stati Uniti, la paragoni un po’ alla nostra Calabria, Calabria degli Stati Uniti e se il riscatto venisse proprio dal sud e non da Milano che tra l’altro negli ultimi anni ha avuto dei tassi di crescita superiore rispetto al nord Italia, forse c’è del potenziale davvero in espresso lì.

Alec Ross
Sì e grazie a solo un fattore, i talenti, quando io sono in Silicon Valley e vedo questi italiani ovunque li chiedo sempre ma di dove sei, di dove sei, come le rispondono? Sono di Calabria, sono di Basilicata, sono di Puglia, sono da Sicilia, sono da un piccolo paese al sud di Napoli, sono dal mezzogiorno, non sempre ma ce ne sono tantissimi di questi grandi talenti dal mezzogiorno che vedo a Londra, Berlino, California e quindi c’è la base nei talenti e ci sono anche delle università forti, quello che dobbiamo fare per avere una crescita continua nel sud ci sono due tre quattro cose ma abbiamo una risorsa con i talenti che sono serie A quindi è tipo se abbiamo giocatori che sono capaci di giocare in serie A dobbiamo fare squadra, dobbiamo avere l’infrastruttura, dobbiamo eliminare l’aspetto del clientelismo, la raccomandazione e tutta quella cultura ma i talenti ci sono e quindi io sono abbastanza bullish, io sono l’espressione in inglese I’m long che vuol dire sono positivi, I’m long il mezzogiorno, ci sono delle differenze nel mezzogiorno non è tutta la stessa cosa ma ci sono delle ragioni nel mezzogiorno che sono maggiormente positive, quello che sta succedendo per esempio verso Bari tanta roba, quello che sta succedendo verso di Costenza in Calabria molto interessante, all’est di Sicilia verso Catania super interessante, un po’ di cose Palermo molto interessante, Napoli io non ho studiato nella profondità quello che sta succedendo in Napoli ma c’è un bel fermento e quindi io vedo le potenzialità ma tocca alla prossima, tocca alla generazione di trentenni, ventenni di diventare i protagonisti nel loro territorio e non lasciarlo a quelli che hanno guidato male il mezzogiorno gli ultimi decenni.

Riccardo Spada
Provo a ribaltare la frittata a questo punto della chiacchierata in cui abbiamo parlato ovviamente sullo sfondo è rimasto il modello americano perché poi anche il tuo libro The Italian Dream chiaramente fa riferimento all’American Dream che è il dream più famoso del mondo, ovviamente come diciamo qui non è tutto rosa e fiori perché anche il sogno americano ha tante ombre, avevo avuto ospite qui qualche mese fa Paul Krugman che ha scritto ultimamente una serie di pezzi in cui ha cercato di far vedere che anche la differenza tra Stati Uniti e Europa, non ho fatto confronto tra Stati Uniti e Italia, Stati Uniti e Europa, in realtà non è così netto come può sembrare, ha fatto una serie di considerazioni puramente econometriche facendo vedere anche la differenza, la parità di potere d’acquisto del PI che non è così marcata come sembra da altri dati, ma poi si è soffermato molto su tanti aspetti più qualitativi legati alle aspettative di vita, livello di benessere, sicurezza, welfare eccetera eccetera. Dove il modello rischia di trasformarsi diciamo nel suo esito opposto?

Quindi quanto c’è da imitare del modello americano e quanto invece c’è da preservare di quello più europeo?

Alec Ross
Io non è un caso che la parola American è barata, quindi quello che sto… questa non è una confutazione dell’America ma un’affermazione di Italia e d’italianità e dire ok un sogno italiano non deve essere radicato nell’imitazione del modello americano o di qualsiasi altro paese ma un percorso definito dall’interno che riflette le interesse e i valori propri, la creatività, la bellezza, la comunità, la qualità della vita e non è per caso che io passo il 40 per cento dell’anno in Italia, io ho scelto l’Italia grazie ai fattori che Krugman ha citato, non si… la cultura non ha forse un numero nel pil, la qualità della vita, l’accoglienza non si può attribuire, però quando io sono in Italia sono sempre ben accolto da tutti, da tutti, non c’è un numero nel pil per attribuire all’accoglienza, a questo aspetto della cultura italiana e quindi io credo che dobbiamo… io ho scritto questo libro per dire non dobbiamo imitare gli americani, dobbiamo fare questi progetti di lungo termine in Italia che riflettono un approccio più diciamo italiano perché il capitalismo americano è più brutale, sì noi siamo bravi nel creare persone ricche, per me andare dalla Calabria degli Stati Uniti, da West Virginia al mio livello di successo obiettivamente sarebbe stato molto più facile come un americano che sarebbe stato come se fossi nato in Calabria, questo è un fatto, ma detto questo io non è che tutti devono fare la gavetta per arrivare a un certo livello e non è che i miei obiettivi devono essere gli obiettivi di tutti e quindi io ripeto the Italian dream è un’affermazione d’italianità, a livello europeo io sono più pro unione europea ma sono un po’ scetica dell’idea di fare grandissimi progetti a livello europeo, dobbiamo ma facciamo fatica invece di sempre guardare a Brasose o guardare a Roma, guardare ai governi, io credo che ognuno di noi nel nostro piccolo possiamo contribuire alla realizzazione, alla pianificazione e la realizzazione di un sogno italiano.

Riccardo Spada
La mia preoccupazione riguarda la scala globale perché ovviamente ci sono due grandi poli in questo momento Stati Uniti e Cina che sono immensi se comparato a qualunque singolo stato europeo, mentre chiaramente in aggregato l’Europa potrebbe essere il terzo polo globale che magari aiuterebbe anche a bilanciare alcuni alcuni estremismi, quindi la mia preoccupazione è che forse a livello di singolo paese sarebbe molto difficile riuscire ad avere un peso rilevante nel mondo, nella fase in cui ci troviamo oggi, d’altra parte Bruxelles è una versione europea di tante cose tipicamente italiane, quindi una selva di regole, di limitazioni, noi facciamo prima le regole poi innoviamo, c’è questo modo di dire che è estremamente calzante. Secondo te come si potrebbe trovare il giusto bilanciamento oppure tu dici no possiamo, dobbiamo prima pensare a farcela come paese e poi a farcela come come mercato unico.

Alec Ross
E quella è la seconda cosa che hai detto, ti do un esempio, Bill Clinton che è stato un presidente di grandissimo successo, Bill Clinton per tutto il resto per otto anni lui è stato fantastico, ma lui ha iniziato il suo lavoro in Arkansas, uno stato piccolo, lui non ha lavorato a Washington, lui è stato presidente di una regione in termini italiani, è stato un governor e quindi per me per fare qualcosa di importante a livello europeo dobbiamo avere i modelli nazionali e ci sono per esempio il modo di fare impresa, possiamo guardare ad Estonia per esempio, possiamo guardare a Svezia per certe cose, quindi ci sono, io credo nel concetto di best practices che le innovazioni non arriveranno necessariamente a Brussels ma in Italia, in Spagna, in Portogallo, in Danimarca, in Estonia e se identifichiamo qualcosa che funziona molto bene può diventare qualcosa a livello europeo, io vorrei portare il modello di fare impresa estoniana e farlo a livello europeo, quindi quello che direi Riccardo è che se in Italia possiamo creare dei modelli di sviluppo, di crescita, possono diventare modelli europei e quello che non possiamo fare, quindi quello che non possiamo fare a livello europeo dobbiamo fare a livello nazionale, quello che non riusciamo a fare a livello nazionale dobbiamo fare a livello della regione, quello che non riusciamo a fare a livello della regione dobbiamo fare a livello del comune, quello che non riusciamo a fare a livello della comune dobbiamo fare a livello delle singole aziende, delle singole persone e così se torniamo per esempio nei Stati Uniti il modello di e-commerce Jeff Bezos, quando lui ha creato Amazon era qualcosa che lui ha fatto come una persona che poi è diventato un modello nazionale e poi globale per e-commerce, ma molto spesso le grandi innovazioni iniziano con delle scintille di idee, delle singole idee e progetti e poi diventano importanti.

Riccardo Spada
Ti faccio un’ultima domanda anche se in parte l’hai preparato con quello che ha appena detto la risposta a questa domanda e cioè io per esempio ho una figlia di tre anni e tra 15-20 anni non le vorrò dire vai all’estero, le vorrò dire stai in Italia perché qua ci saranno le opportunità, però chiaramente c’è qualcosa che richiede un fix in questi prossimi decenni. Noi ci aspettiamo sempre che sia top down, che sia lo Stato, la politica, che qualcun altro faccia qualcosa. Il take away che invece possiamo lasciare qui oggi, facendo invece zoom in e non zoom out, quindi la cosa pratica che uno si deve portare a casa da questa chiacchierata e non solo l’idea che le cose potrebbero andare meglio, ma che può praticamente mettere in pratica per attuare una piccola parte di cambiamento, secondo te quale potrebbe essere?

La merfiocrazia.

Alec Ross
Se parliamo per esempio dell’intelligenza artificiale, che ovviamente ha un effetto importante nel mondo, con la cultura esistente di trattare ventenni e trentenni come se fossero bambini e devono cambiare paese per avere le loro competenze valorizzate, se diciamo ai nostri ventenni e trentenni che sono come sono nativi nell’uso di queste tecnologie e gli diamo delle responsabilità e dimentichiamo che hanno 25 anni o qualcosa, la vera meritocrazia avrà un effetto importante nel paese.

Tutti questi giovani che vanno in Inghilterra, che vanno in California, che vanno in Singapore, se possiamo trattenerli in Italia faranno una grandissima differenza, ma per trattenerli in Italia dobbiamo avere una vera meritocrazia. Io ho un figlio e mio figlio, ho tre figli, hanno 19, 21 e 23 anni e mio figlio più grande che ha 23 anni, le sue responsabilità che lui ha alla sua azienda in Texas, impossibile in Italia e non è grazie a me, non so se i suoi datori di lavoro non mi conoscono, ma lui a 23 anni ha delle responsabilità e tanta roba, quindi io direi Riccardo ogni singola azienda, ogni piccola imprese con otto dipendenti, otto collaboratori, se può avere una vera meritocrazia, valorizzare le persone non sulla base dell’età o dei numeri di anni di esperienza o chi è tuo zio o queste roba, ma una vera meritocrazia secondo me avrà un effetto di breve termine, medio termine e lungo termine in Italia.

Riccardo Spada
C’è qualcosa che può fare il venticinquenne e trentenne che ha ascoltato questa chiacchierata e che da domani può cominciare a mettere in pratica?

Alec Ross
Numero uno è che apprezzo tantissimo questo podcast, ma si deve andare un po’ nella profondità, quindi si deve leggere questo libro. Certo. Vedi che noi americani non abbiamo vergogna nel vendere.

Certo. E’ una mentalità di lifelong learning, che l’apprendimento non concludi con una laurea all’età di 23-24 anni, quindi sì, un ragazzo o una ragazza che ha 25-30 anni loro non devono sapere che il processo di apprendimento deve essere per sempre. Numero due è di non accettare la cultura dominante, ma di sapere, nel libro scrivo un po’ sul concetto di agency, che non si traduce bene in italiano e questa è anche un’indicazione di qualcosa, ma diciamo autodeterminazione, ma non di accettare, non di accontentarsi come le cose esistono oggi.

Quindi io, abbiamo bisogno di un po’ di cowboy, io ti sto guardando Riccardo e dietro di te c’è un torre, ok? Che è un cow, e i cowboy cosa fanno? Loro vivono nel mondo dei torri e quindi abbiamo bisogno di un po’ di cowboy e cowgirl in Italia, secondo me.

Riccardo Spada
Alek, grazie mille per questa splendida chiacchierata.

Alec Ross
Grazie a te Riccardo e grazie a tutti voi che ci avete ascoltato.

Riccardo Spada
A presto!

Recensioni

Quando capisci come funziona la finanza… ti viene voglia di raccontarla!

Non sono solito a mettere recensioni e specialmente non ascolto podcast, ma da quando ho iniziato questo, faccio fatica a staccarmi, e quasi non posso più fare a meno di ascoltare e arricchirmi culturalmente.

Andrea V., 22 Set 2025

Da quando l'ho scoperto in 15 gg mi sono ascoltato 150 puntate senza fermarmi, ho annullato gli altri podcast per portarmi alla pari ed ascoltare tutte le precedenti puntate, ben fatto, esattamente il livello di informazione che mi serviva

Gianluca G., 11 Set 2025

Podcast piacevole, scorre veloce ma in modo estremamente chiaro, spiega i concetti chiave per gestire le proprie finanze, fornendo la classica cassetta degli attrezzi. Complimenti, davvero ben fatto!

Massimiliano, 29 Mag 2024

Dovrebbero ascoltarlo buona parte degli italiani e io avrei dovuto scoprirlo con qualche anno in anticipo ma meglio tardi che mai

Matteo C., 3 Set 2025

La mia ignoranza in materia mi ha sempre creato dei dubbi, ma grazie a un amico ho iniziato ad ascoltare il podcast. Per fortuna che ho 24 anni e un po' di tempo e soldi da dedicarmi a imparare le varie nozioni per me stesso. Grazie mille!

Luca G. 10 Ott 2025

Ho acquistato e letto il suo libro e l' ho trovato. Esprime i concetti economici in modo semplice e chiaro. Sentirlo parlare conferma che è un professionista del settore.

Giulia N., 11 Ago 2025

Riccardo mi ha letteralmente cambiato la vita e fatto scoprire che amo la finanza, ho ascoltato il podcast già due volte e non mi stufo mai di ascoltarlo, parla in modo semplice e chiaro

Massimo D., 23 Set 2025

Veramente veramente raccomandato! la finanza personale riassunta alla perfezione! e spiegata partendo dall'ABC! Ottimo anche da ascoltare a velocita 1,5x!

Giorgia R., 23 Gen 2025

Veramente interessante, chiaro e conciso. Cambia la vita finanziaria di chiunque.. da ascoltare assolutamente anche per chi di finanza non vuole occuparsi mai

Francesca B., 6 Apr 2024

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